La risurrezione di Lazzaro è un episodio fondamentale narrato dal Vangelo secondo Giovanni, rappresentando uno dei sette segni posti da Gesù che rivelano la sua natura divina. Questo evento, oltre a essere un prodigio strepitoso, costituisce un ponte cruciale tra la rivelazione pubblica di Gesù a Israele e l'ultima fase della sua vita, culminante nella glorificazione alla destra del Padre. La duplice menzione della "gloria" (Gv 11,4; 11,40) all'interno della pericope ricollega questo segno alle nozze di Cana (Gv 2,1-11), il primo dei segni giovannei, sottolineando come l'intera narrazione sia orientata a svelare il mistero della persona di Gesù.

Il Contesto e i Personaggi Principali
Il racconto inizia con l'informazione che un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era colei che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli. Le sorelle, con profondo affetto, mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3). L'espressione greca originale utilizza il verbo philéō, che indica l'affetto dell'amicizia, sottolineando il legame profondo tra Gesù e questa famiglia.
Gesù amava profondamente Marta, sua sorella e Lazzaro (Gv 11,5). Nonostante l'urgenza del messaggio, Gesù, all'udire della malattia, disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato» (Gv 11,4). Gesù indugiò due giorni nel luogo dove si trovava prima di decidere di andare in Giudea. Questo ritardo è significativo, poiché la credenza giudaica dell'epoca riteneva che l'anima del defunto potesse vagare vicino al corpo fino al terzo giorno; al quarto giorno, la decomposizione era certa. Gesù, ritardando il suo arrivo, volle dimostrare il suo pieno dominio sulla morte e la corruzione.
Il Viaggio e le Preoccupazioni dei Discepoli
Quando Gesù propose ai discepoli di tornare in Giudea, questi gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?» (Gv 11,8). Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui» (Gv 11,9-10). Con queste parole, Gesù esortò i discepoli a riconoscere in lui la luce capace di vincere ogni oscurità, anche quella della morte.
Successivamente, Gesù rivelò loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo» (Gv 11,11). I discepoli, pensando al riposo del sonno, dissero: «Signore, se si è addormentato, si salverà» (Gv 11,12). Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!» (Gv 11,14-15). Questo segno, come quello delle nozze di Cana, era destinato a suscitare la fede nei discepoli. Tommaso, chiamato Dìdimo, con una dichiarazione di lealtà, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (Gv 11,16).
L'Incontro con Marta e Maria
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri, e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per la perdita del fratello. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Il Dialogo con Marta: "Io sono la risurrezione e la vita"
Marta espresse il suo dolore e la sua fede, dicendo a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà» (Gv 11,21-22). Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà» (Gv 11,23). Marta rispose, riflettendo la fede comune del tempo: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno» (Gv 11,24).
A questo punto, Gesù pronunciò una delle sue affermazioni più solenni e centrali: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25-26). Le parole "Io sono" richiamano il nome con cui Dio si era rivelato a Mosè (Es 3,14), e specificano il potere di Gesù di vincere la morte e donare la vita eterna. Marta, purificando e completando la sua fede, rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11,27).
Video Vangeli - L’AMICIZIA - La resurrezione di Lazzaro
L'Incontro con Maria e il Pianto di Gesù
Dopo il colloquio, Marta andò a chiamare Maria, sua sorella, dicendole di nascosto: «Il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,28). Maria si alzò subito e andò da lui, gettandosi ai suoi piedi con le stesse parole di Marta: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» (Gv 11,32). I Giudei che erano con lei a consolarla la seguirono, pensando andasse a piangere al sepolcro.
Gesù, vedendola piangere e piangere anche i Giudei, si commosse profondamente, si turbò e domandò: «Dove lo avete posto?» (Gv 11,34). A questo punto, «Gesù scoppiò in pianto» (Gv 11,35). Questo gesto rivela la sua profonda empatia con il dolore umano e la sua "collera" o "indignazione" contro il male e la morte che umiliano l'uomo, pur sapendo di avere il potere di vincerli. Alcuni Giudei notarono: «Guarda come lo amava!» (Gv 11,36), mentre altri dubitarono: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?» (Gv 11,37).
Il Miracolo della Risurrezione
Ancora una volta commosso profondamente, Gesù si recò al sepolcro. Era una grotta con una pietra posta contro l'ingresso. Disse Gesù: «Togliete la pietra!» (Gv 11,39). Marta, la sorella del morto, obiettò: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni» (Gv 11,39). Gesù le rispose: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). La rimozione della pietra era un atto di fede richiesto all'uomo, mentre il miracolo sarebbe opera di Dio.
Tolsero dunque la pietra. Gesù alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato» (Gv 11,41-42). Questa preghiera non è una petizione, ma una rivelazione del legame indissolubile tra Gesù e il Padre, manifestando la volontà divina di dare vita agli uomini.
E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11,43). Il morto uscì, con i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44). Lazzaro, il cui nome ebraico Eleazar significa "aiuto di Dio", diventa un preludio di ciò che Gesù annuncia: i morti udranno la sua voce e vivranno. Le bende che lo avvolgevano simboleggiano i legami dello sheol e del peccato, dai quali Gesù libera l'uomo.

Le Reazioni e le Conseguenze
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, credettero in lui (Gv 11,45). Tuttavia, alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. A causa di questo segno portentoso, che aveva rafforzato la fede di molti, i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio. Dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione» (Gv 11,47-48).
Allora uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera» (Gv 11,49-50). L'evangelista Giovanni interpreta queste parole come una profezia: Gesù doveva morire non solo per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,51-52). Da quel giorno, dunque, decisero di ucciderlo (Gv 11,53).
A seguito di questi eventi, Gesù non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli (Gv 11,54). Con l'avvicinarsi della Pasqua, molti dalla regione andarono a Gerusalemme per purificarsi, cercando Gesù e interrogandosi sulla sua presenza alla festa (Gv 11,55-56). Nel frattempo, i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava Gesù lo denunciasse, per poterlo catturare (Gv 11,57).
Significato Teologico e Liturgico
La risurrezione di Lazzaro è il settimo e più grande segno narrato da Giovanni, rivelando Gesù come il Signore della vita e della morte. È un preludio alla sua stessa risurrezione e un anticipo della risurrezione finale. Il "silenzio dei sinottici" (Vangeli di Matteo, Marco e Luca) su un miracolo così strepitoso ha sollevato interrogativi sull'attendibilità storica del segno per alcuni critici, ma per la tradizione giovannea, il suo valore risiede nella profonda rivelazione teologica.
Nella liturgia di Rito Romano, il brano evangelico della Risurrezione di Lazzaro è proclamato alla V domenica di Quaresima Anno A. Questo posizionamento riflette un percorso battesimale, dove, dopo la tentazione, l'incontro con l'acqua viva (samaritana) e la luce (cieco nato), la risurrezione di Lazzaro mostra come la vita dell'uomo sia ricreata e resa nuova nel battesimo, attraverso il potere di Gesù sulla morte.