La Comunione degli Apostoli di Federico Barocci: Un Capolavoro a Santa Maria sopra Minerva

La Comunione degli Apostoli, nota anche come Istituzione dell'Eucaristia, è un pregevole dipinto di Federico Barocci raffigurante l'Ultima Cena. Quest'opera, capolavoro della fase matura dell'artista urbinate (1528/1535 - 1612), è situata a Roma, all'interno della Basilica di Santa Maria sopra Minerva, dove funge da pala d'altare nella Cappella Aldobrandini.

Foto de La Comunione degli Apostoli di Federico Barocci nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Commissione e Contesto dell'Opera

Il dipinto fu commissionato per la cappella di famiglia di Papa Clemente VIII Aldobrandini e completato tra il 1603 e il 1608. La vista della Presentazione della Vergine di Barocci nella Chiesa Nuova, inaugurata nel 1603, influenzò molto probabilmente la commissione della Comunione, avvenuta quattro mesi dopo. Il pontefice ne rimase talmente impressionato da desiderare una pala d'altare per la sua cappella. Era già a conoscenza delle doti artistiche dell'urbinate, avendo potuto ammirare a Roma, nella Chiesa Nuova, la Visitazione, posizionata sull'altare nel 1586. Il suo passaggio a Pesaro nel 1598 fu forse anche l'occasione per incontrare di persona il pittore, ormai acclamato tanto a Roma quanto a Milano.

Il 13 agosto 1603, il papa comunicò con il suo ministro, Giacomo Sorbolongo, e con Francesco Maria II della Rovere, duca di Urbino, circa l'acquisizione di una pala d'altare da Barocci. In quel periodo, il Cavaliere d'Arpino era l'artista più importante del papa; la lettera prosegue chiedendo che d'Arpino non venisse informato della commissione. Federico Barocci si trovava in quel momento ad Urbino e il duca Francesco Maria II Della Rovere si era prestato a interpretare il ruolo dell’intermediario tra il celebrato pittore suo suddito ed il pressante Clemente VIII.

Il Complesso Processo di Realizzazione

La commissione fu completata interamente a Urbino, e furono fatti sforzi per fornire a Barocci ampie informazioni sulla cappella contestuale, che era stata affrescata da Cherubino Alberti con un Trionfo della Santa Croce. Il processo di realizzazione del dipinto è documentato dal carteggio conservatosi, il quale rivela una trattativa complessa e dettagliata tra il duca di Urbino, l'artista e il committente.

Fasi di Lavorazione e Interventi Papali

Iniziata nell'agosto del 1603, pochi mesi dopo che Barocci aveva consegnato La Presentazione al Tempio alla Chiesa Nuova, la commissione coinvolgeva tempi stretti, che richiesero fin da subito la raffigurazione di una "Cena". A novembre, due disegni erano già pronti e furono presentati al papa che dimostrò di apprezzarli, volendo inviare all'artista "una collana d'oro di molto valore". Gian Pietro Bellori scrisse che al papa furono forniti schizzi preparatori.

Schizzo preparatorio di Federico Barocci per la Comunione degli Apostoli

Papa Clemente VIII era talmente desideroso di vedere esaudita la sua precisa visione che arrivò a inviare a Federico Barocci, uno dei maggiori pittori della sua epoca e maestro riconosciuto in tutta Europa, un disegno realizzato da un giovane artista sconosciuto. Questo disegno avrebbe dovuto mostrare a Barocci come eseguire il dipinto a olio, per di più di soggetto sacro. Il papa cercò di rimuovere la figura di Satana dal disegno originale e, in seguito, chiese che la scena fosse raffigurata di notte. A seguito del commento del committente nel febbraio successivo, che richiedeva modifiche alla composizione (il gesto di Cristo che doveva essere più manifesto e l'aggiunta di luci dirette che indicassero un evento notturno), il duca si preoccupò di accelerare le volontà del papa a Barocci.

Seppur nel carteggio non si trovi esplicita menzione del rifiuto papale, è noto che una delle prime due proposte compositive fu scartata a causa della presenza di Satana accanto a Giuda, intento a ricevere la comunione da Cristo. Entrambi i disegni sono stati identificati: quello scartato a causa della presenza demoniaca si trova a Chatsworth, mentre quello accettato è conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge. Molti altri schizzi e disegni preparatori testimoniano il lungo lavoro dell'artista.

Completamento e Pagamento

Nell’agosto del 1604, il duca si recò nello studio del pittore trovandolo "molto abbattuto" per la febbre. Il quadro non era ancora finito quando a marzo del 1605 morì Clemente VIII, come annotato da Francesco Maria sul suo Diario. Nel luglio del 1608, il dipinto, dopo interventi dal duca, era finalmente terminato e fu inviato alla corte papale e donato poi a Olimpia Aldobrandini, sorella del pontefice. La cappella fu consacrata solo nel marzo del 1611. Barocci chiese 1.500 scudi per la pala d'altare, una somma influenzata indubbiamente dal numero di figure rappresentate.

Analisi Iconografica e Stilistica

Il soggetto trattato è un'ultima cena, ma con un accento particolare sul significato liturgico e mistico dell'evento storico. Le misure del quadro da inserire nello spazio realizzato dal Maderno nella cappella erano un rettangolo alto e stretto che non si prestava ad una Cena tradizionale, così Barocci scelse un'iconografia diversa. La scena è ambientata in un locale chiuso, forse una taverna; sullo sfondo si intravede il luccichio di stoviglie d’argento, mentre dei giovani sistemano e puliscono la tavola. Al centro della scena, su di un piano rialzato, vediamo Cristo - fulcro compositivo e teologico - intento a distribuire le particole; non sta spezzando il pane come avrebbe richiesto una scena che si proponesse di risultare verosimile, di narrare la storia eucaristica per come era presumibile fosse avvenuta. Gesù è in piedi, si erge al centro della composizione, affiancato da due angeli in alto. Gli Apostoli si radunano, inginocchiati, pronti a ricevere il Sacramento.

Dettaglio di Cristo e gli Apostoli inginocchiati ne La Comunione degli Apostoli

Omaggi e Citazioni Artistiche

Barocci cita dalla Scuola di Atene di Raffaello inserendo il ritratto di Eraclito, che molti credono sia un ritratto di Michelangelo. Significativamente, Barocci raffigura Giuda Iscariota utilizzando un ritratto riconducibile a Michelangelo. Per un pubblico che aveva familiarità con questa associazione, ciò sarebbe stato interpretato come un commento particolarmente forte sullo status di Michelangelo. Inoltre, citando direttamente Raffaello, che era l'antitesi di Michelangelo e favorito dalla corte clementina, Barocci, e implicitamente papa Clemente VIII, inseriva un commento sullo status relativo dei due artisti all'interno della Chiesa dell'epoca. Nella preparazione della pala, Barocci aveva dunque in mente il suo illustre compatriota Raffaello, citato nella figura malinconica dell'apostolo che evoca il Michelangelo/Eraclito della Scuola di Atene. Forse Barocci ha voluto rendere omaggio a Raffaello attraverso una nuova lettura degli affreschi romani studiati durante i suoi soggiorni nella capitale.

Confronto tra il Giuda di Barocci e il ritratto di Michelangelo nella Scuola di Atene

Il Luminismo di Barocci

Barocci ha dedicato particolare attenzione alla resa luministica dell'opera, creando un'atmosfera dove il bagliore delle torce e delle candele accende i colori delle figure, che brillano come smalto su un velluto nero nell'oscurità della cappella Aldobrandini. Questo luminismo inedito nella produzione di Barocci dimostra una sua continua sperimentazione e rielaborazione stilistica, in cui mantiene una propria autonomia su una strada parallela rispetto alle novità di Caravaggio, col quale lo stesso Bellori lo fa dialogare, a distanza, sottolineandone le diversità. Nel suo insieme, il dipinto contiene una serie di omaggi a vari maestri: dalle ampie e luminose composizioni alla Paolo Veronese, all’uso dei colori tipico di Tiziano, ma anche di Domenichino e Lanfranco.

Padre Pasolini è intervenuto su “San Francesco e la via della piccolezza”,a Como martedì 5 maggio

Dettaglio e Composizione

La composizione del Barocci, rigidamente centralizzata secondo i termini di uno spazio scenico teatrale con giochi luministici che creano profondità di campo, si caratterizza per l’atmosfera tersa e delicata. Da notare, inoltre, la definizione del dettaglio in ogni livello della scena: l’apostolo che sta riponendo il coltello nella guaina; quello di destra che si pulisce la bocca con un lembo del mantello e porge il bicchiere vuoto al fanciullo per farsi versare altro vino; quello che, con una mano appoggiata sul tavolo, sta raccogliendo il mantello per accingersi ad alzarsi; l’espressione assorta dell’apostolo barbuto in preghiera; quella attenta di coloro che ascoltano ed osservano Gesù. Nella stanza c’è grande animazione: i servi stanno pulendo le stoviglie, uno attizza il fuoco, alcuni si affacciano dalle porte sullo sfondo.

La Cappella Aldobrandini e Santa Maria sopra Minerva

La Basilica di Santa Maria sopra Minerva, sita a Roma, è una chiesa di grande rilevanza storica e artistica. Nel sito sorgeva dall’VIII secolo un oratorio, passato ai Domenicani nel 1275. La costruzione dell'attuale chiesa gotica a tre navate iniziò nel 1280 e fu completata in varie fasi, con la facciata terminata solo nel 1725. Nel XVII secolo, numerosi interventi interni, inclusa la trasformazione a tutto sesto degli archi ogivali, conferirono alla chiesa un aspetto barocco. Tra le numerose cappelle laterali, ricche di opere d’arte, la Cappella Aldobrandini si trova a destra, la seconda dal coro. Eretta nel 1300 dal cardinale domenicano Matteo Orsini, passò alla famiglia Aldobrandini nel 1570.

Interno della Cappella Aldobrandini a Santa Maria sopra Minerva

tags: #comunione #degli #apostoli #barocci