La vocazione al sacerdozio è un percorso spirituale profondo, caratterizzato da un forte desiderio di servire Dio e la comunità. Questo cammino, come testimoniato dalle esperienze di don Giuseppe Quadrio e suor Monika Amlinger, pur nella diversità delle loro epoche e dei contesti, rivela aspetti comuni di dedizione, sacrificio e ricerca di un senso più alto nella vita.
La Vocazione Sacerdotale in Don Giuseppe Quadrio: Un Ritorno alle Origini
Don Giuseppe Quadrio, in occasione della sua prima messa a Vervio il 20 luglio 1947, esprime con commozione la sua gratitudine e il suo senso di appartenenza. Il suo discorso al convivio e l'omelia serale, permeati di ricordi personali e riferimenti scritturali, offrono uno spaccato della sua vocazione.
Ricordi Familiari e Radici della Fede
Don Quadrio non manca di ricordare l'influenza dei suoi genitori nel suo percorso. Al padre, con cui lavorava nei campi, attribuisce l'avergli insegnato la tenacia. "Io ho scelto un altro campo, un campo dove bisogna fare lo stesso lavoro; strappare le spine, togliere i sassi, metterci la terra. Io spero di aver imparato come si fa: l'ho imparato da voi, dalla vostra tenacia nel lavoro." Alla madre, invece, ricorda la rassicurante promessa: "Se ti troverai male, ritorna. Ritorna quando vuoi, che un pezzo di pane a casa tua lo troverai sempre." Dopo quattordici anni, il ritorno è da sacerdote, un traguardo che egli attribuisce, dopo il Signore e la Madonna, ai suoi genitori e alla loro "educazione profondamente cristiana".
Rivolgendosi ai suoi fratelli, zii e altri parenti, don Quadrio manifesta un profondo affetto e riconoscenza per il loro contributo alla festa. Un saluto particolare è rivolto anche agli "ospiti così illustri" e a figure sacerdotali che hanno segnato il suo cammino, come il reverendissimo arciprete che gli fece conoscere la vita di Don Bosco e l'amato don Renato, descritto come "tanto buono, tanto fraterno, tanto accogliente". Don Felice Cantoni, con il suo "sorriso aperto e bonario" e il "cuore grande come le sue montagne", è ricordato con simpatia.
L'Influenza di Maria e Don Bosco
Nell'omelia serale, intitolata "Magnificat", don Quadrio ripercorre la sua vocazione paragonandola al ritorno di Gesù a Nazareth. Si identifica con il "povero e meschino pastorello" chiamato dal Signore, sottolineando il suo orgoglio di essere "dei vostri" e non un "intruso" tra la sua gente umile e laboriosa.
La figura di Maria emerge come centrale nella sua vocazione e nel suo sacerdozio: "Per mezzo di Maria, perché a lei io devo tutto: la mia vocazione, il mio sacerdozio." L'immagine della Vergine, all'altare, lo porta a comprendere che "tutto dovevo a lei, che lei aveva fatto tutto".

Un momento cruciale nella sua vocazione fu la lettura della vita di Don Bosco, un "libro benedetto ed indimenticabile", ricevuto "dalla Vergine santissima". Don Bosco lo "affascinò" e lo "conquise", tanto da fargli promettere di benedire quel libro "finché avrò vita". Un altro incontro significativo fu con un "valorosissimo missionario", il "don Bosco della Cina", che risvegliò in lui "la scintilla dell'ideale missionario".
I Maestri e i Compagni di Vita
Don Quadrio ricorda con gratitudine i suoi quattro parroci: don Michele Molinari, che "presentì la mia futura vocazione"; l'indimenticabile don Luigi Sertorio, che "la vide sbocciare e l'indirizzò"; e i carissimi don Aldo e don Renato, "tanto larghi di fraterna amicizia ed intimità". Anche le sue "indimenticabili signore maestre" vengono menzionate per la prima istruzione e i primi consigli.
Il pensiero di don Quadrio si estende anche ai suoi "cari, indimenticabili amici e compagni dei nostri trastulli infantili", molti dei quali "non sono più", uccisi "da mani assassine" o morti "in terra straniera". A loro dedica un appello al perdono, esortando le madri straziate dal dolore a non odiare, ma a perdonare chi li ha "brutalmente addolorati".
La Madonna, Faro nella Tempesta del Sacerdozio
Riflettendo sulle sfide del sacerdozio, don Quadrio non si fa illusioni. Consapevole che "oggi un prete novello non si fa illusioni" circa una vita "pacifica e agiata", riconosce le difficoltà e le ostilità che i sacerdoti affrontano. Tuttavia, si affida alla protezione di Maria: "Maria santissima ha sempre protetto i suoi sacerdoti." Questo è simboleggiato dalla festa della Madonna del Carmelo, la cui piccola nube, vista dal profeta Elia, prefigurava la Vergine che avrebbe portato al mondo "la pioggia divina della grazia, della redenzione, dei sacramenti".
Monika Amlinger: Una Voce per le Donne con Vocazione al Sacerdozio
In un contesto contemporaneo, suor Monika Amlinger, esperta referente pastorale e benedettina, solleva un'altra prospettiva sulla vocazione: quella delle donne che si sentono chiamate al sacerdozio. La sua esperienza evidenzia una sofferenza dovuta all'impossibilità di vivere pienamente questa chiamata all'interno della Chiesa cattolica.

Il Desiderio di Servire attraverso i Sacramenti
A 25 anni, Monika Amlinger è diventata suora benedettina, ma già allora avvertiva il desiderio di essere prete, un desiderio inizialmente represso. Oggi, a 41 anni e con un dottorato in teologia, ha la certezza che "Dio vuole la sua chiamata". Lavorando nelle comunità e come cappellano ospedaliero, trova soddisfazione nell'essere "a disposizione degli altri", ma desidera "qualcosa di più".
Il suo desiderio profondo è di poter recitare la preghiera eucaristica e le parole dell'istituzione, poiché nella celebrazione dell'eucaristia "il cielo si apre sempre un po' di più". Vuole "poter trasmettere la vicinanza di Dio alle persone attraverso i sacramenti", un aspetto che attualmente le è precluso.
Il Discernimento di una Vocazione al Femminile
La sua chiamata è cresciuta durante il periodo in monastero, dove, come sacrestana, si è avvicinata all'eucaristia. Un pellegrinaggio e l'incontro con una teologa che condivideva la stessa vocazione furono momenti di "illuminazione interiore". Monika ha pregato e lottato con Dio, chiedendosi perché mettesse "una tale chiamata nel mio cuore, un desiderio profondo, quando le donne nella tua Chiesa non possono essere preti?".
La difficoltà di discernere questa vocazione è evidente, ma Monika trova sostegno nel contatto con altre donne che condividono il suo sentire. Ha allestito un "piccolo spazio per la preghiera" nel suo appartamento, dove sente che "Dio mi conduce". La conferma esterna, come il sentirsi definire "buona pastora" o "signora parroco", rafforza la sua convinzione sull'autenticità della sua chiamata. Tuttavia, riconosce che spetta ai ministri della Chiesa, in particolare ai vescovi, riconoscere una vocazione, cosa che finora non è avvenuta per le donne.
La Sofferenza e la Forza della Rete
La consapevolezza di non poter vivere pienamente la sua vocazione è una "grande sofferenza" per Monika. Un libro che raccoglie le testimonianze di 150 donne e persone non binarie da Germania, Svizzera e Austria, desiderose di essere diaconesse o preti, è un segno della crescente consapevolezza e del desiderio di non tacere più.
Queste donne, "connesse in rete", vogliono parlare con tutti gli attori della Chiesa, inclusi i vescovi e forse il Papa, delle loro esperienze. Monika trova speranza nelle dichiarazioni di alcuni vescovi al Sinodo dell'Amazzonia, che si sono interrogati sul rifiuto dell'ordinazione sacramentale alle donne che già svolgono un ruolo fondamentale nelle comunità cristiane.
L'adozione del testo base "Donne nei servizi e negli uffici nella Chiesa" nel Cammino sinodale tedesco, che riconosce che anche in passato donne come Teresa di Lisieux hanno sentito la chiamata al sacerdozio, è un "grande passo" e un segno di sostegno da parte di molti vescovi tedeschi. Monika desidera essere ordinata per "servire la gente anche attraverso i sacramenti e trasmettere ad essa la vicinanza di Dio", con un'attenzione al "rafforzamento della dimensione diaconale del sacerdozio" e il rifiuto del clericalismo.
La Gestione del Disagio Psicologico nella Vita Sacerdotale e Religiosa
Un'altra prospettiva sulla vita religiosa e sacerdotale è offerta da padre Giuseppe Crea, psicologo e psicoterapeuta, che affronta la questione dei "malati speciali" tra sacerdoti e religiosi. Il suo lavoro evidenzia la necessità di un approccio psicologico al disagio, superando preconcetti e spiritualizzazioni.

Superare Preconcetti e Spiritualizzazioni
Padre Crea, missionario comboniano e autore del volume "Tonache ferite", sottolinea che il benessere e il malessere fanno parte della vita di ogni individuo, inclusi sacerdoti e religiosi. Il preconcetto che il prete sia una figura imperturbabile porta spesso a ignorare o a minimizzare il disagio psicologico, attendendo un "intervento divino" anziché affrontare il problema con strumenti terapeutici.
La "spiritualizzazione del problema", secondo padre Crea, è un modo per "dilazionarlo nel tempo", spesso nascondendo un malessere che può aggravarsi. Le comunità religiose, pur essendo "luogo eletto di formazione", devono riconoscere e affrontare queste dinamiche.
Forme di Disagio e Selezione dei Candidati
Sebbene le percentuali di disagio grave tra sacerdoti e religiosi siano minime, alcune forme sono caratteristiche della vita religiosa, in particolare quelle "a livello relazionale". Affetti sbilanciati, difficoltà a riconoscere la propria identità e modalità relazionali disfunzionali possono portare a dipendenze o aggressività all'interno della comunità.
Papa Francesco ha lanciato un appello alla Congregazione per il Clero per prestare "occhi aperti" nella selezione dei candidati al sacerdozio. Padre Crea osserva che la carenza di vocazioni può portare ad abbassare il livello di guardia, rendendo difficile dire di no a un candidato anche in presenza di segnali di disagio. Affidare la cura del malessere psicologico esclusivamente al direttore spirituale, senza l'intervento di un esperto, può solo "rimandare l'escalation".
Il Discernimento nei Casi di Abuso
Nel contesto degli abusi sui minori, padre Crea è risoluto: queste persone sono "un pericolo sociale" e la Chiesa deve agire con decisione. Il discernimento del vescovo non è solo questione di "mannaia", ma di individuare un "progetto di salvezza per un individuo profondamente malato". Comprendere che queste persone devono allontanarsi dalla Chiesa significa "rispondere al progetto di Dio".
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