La Commissione d'Inchiesta su Medjugorje: Analisi e Conclusioni Vaticane

È stata pubblicata la relazione finale ufficiale della Commissione internazionale d’inchiesta e di studio (CI) sui fatti avvenuti a Medjugorje, in Bosnia, a partire dal 24 giugno 1981: le presunte apparizioni della Madonna a sei ragazzi bosniaci, oggi tutti sposati con figli. L’aggettivo «presunte» è stato voluto nella relazione. Dal marzo 2010 al gennaio del 2014, la Commissione, voluta da Papa Benedetto XVI, si è riunita in sessione plenaria per 17 volte, guidata dal cardinale Camillo Ruini. Nella relazione, comunemente chiamata “Rapporto Ruini”, l’obiettivo era quello di valutare il carattere soprannaturale degli eventi di Medjugorje e dare suggerimenti per la cura pastorale del luogo bosniaco, diventato ormai un centro mariano universale. Il metodo di lavoro e i criteri seguiti sono elencati nelle Considerazioni introduttive del dossier.

Foto del Cardinale Camillo Ruini

Istituzione e Obiettivi della Commissione

La Commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje è stata istituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la presidenza del cardinale Camillo Ruini, nel marzo 2010. Composta da una ventina di cardinali, vescovi, periti ed esperti in varie discipline - teologia, diritto canonico, psicologia - provenienti da diversi Paesi, ha lavorato in maniera riservata. Il suo compito è stato quello di analizzare la documentazione esistente e di raccogliere nuove testimonianze per esprimere un giudizio sulla natura dei fenomeni che si verificano a Medjugorje.

In passato, il “caso Medjugorje” era stato affidato a una commissione diocesana, che aveva ritenuto l’evento più ampio della sua competenza, passando la mano alla Conferenza episcopale locale. Successivamente, i vescovi della Bosnia ed Erzegovina avevano chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede di affrontare la situazione, anche a causa di una spaccatura interna all’episcopato.

Le Fasi delle Presunte Apparizioni e le Valutazioni della Commissione

Nella prima parte del suo lavoro, la CI ha individuato due fasi delle presunte apparizioni:

1. Prima fase: Gli inizi (25 giugno - 3 luglio 1981)
Questa fase include gli eventi accaduti sul monte Podbrdo con le prime cinque apparizioni tra il 25 e il 29 giugno 1981, a cui si aggiungono l’apparizione del 30 giugno nel villaggio di Cerno e quella del 1° luglio nella casa parrocchiale della chiesa di San Giacomo. In totale, si tratta di sette apparizioni. L’esito della votazione riguardo la soprannaturalità degli inizi del “fenomeno Medjugorje” è stato positivo per dieci membri e tre esperti, che si sono espressi con «constat de supernaturalitate» (consta la soprannaturalità), rappresentando la maggioranza rispetto ai 15 presenti. Le prime sette apparizioni, secondo la CI, «manifestano un carattere di indeducibilità ed eccedenza rispetto alla storia, all’identità e alle possibilità sia dei presunti veggenti sia del loro ambiente vitale».

Mappa del Podbrdo e del villaggio di Medjugorje

I veggenti, all'epoca ragazzi, vengono giudicati sani ed equilibrati. La relazione sottolinea che «gli inizi hanno coinvolto infatti alcuni ragazzi e ragazze psichicamente sani e normali i quali, al di fuori da ogni loro attesa o preparazione, e senza che i francescani o altre persone avessero potuto influire su di loro, hanno sempre e concordemente testimoniato che la Madonna è loro apparsa, improvvisamente e ripetutamente in un luogo e in orari precisi, provocando inizialmente in loro sorpresa e timore, qualificandosi come ‘Regina della pace’ e affidando loro un messaggio di conversione e penitenza. Questa testimonianza è stata da loro mantenuta anche quando la polizia li ha arrestati e minacciati di morte».

2. Seconda fase: Gli avvenimenti successivi
Questa fase viene individuata in ragione dello spostamento delle presunte apparizioni nella casa parrocchiale di San Giacomo, una mutazione del luogo originario (il Podbrdo), che ha «segnato anche il passaggio a una nuova fase del fenomeno». Sulla seconda fase, che riguarda gli avvenimenti dei 30 anni successivi e le decine di migliaia di presunte apparizioni, il giudizio della Commissione è stato sospeso con la formula «nondum decernendum»: non è possibile esprimere una valutazione allo stato delle cose, anche se a tratti il giudizio è critico. La critica più forte nei confronti dei veggenti riguarda la mancanza di una guida spirituale in tutti questi anni, che avrebbe agevolato il loro percorso interiore e la loro maturità umana e spirituale.

Il "Rapporto Ruini": Suggerimenti Pastorali e Proposte

La seconda parte del dossier tratta dei Suggerimenti per la gestione pratica del fenomeno. La CI ha proposto alcune linee pastorali, tra cui:

  • La nomina di un amministratore apostolico con particolari facoltà, dipendente direttamente dalla Santa Sede (l’Arcivescovo polacco mons. Henryk Hoser è stato nominato il 31 maggio 2018).
  • La trasformazione della parrocchia di Medjugorje in santuario alle dirette dipendenze della Santa Sede. Maggioritaria è stata l’ipotesi di erigere a santuario internazionale pontificio la chiesa parrocchiale di San Giacomo a Medjugorje.
  • Suggerimenti riguardo il comportamento da tenere con i presunti veggenti, curando l’approfondimento della loro vita spirituale e il loro senso di appartenenza e obbedienza alla Chiesa.
  • Indicazioni sulla cura dei pellegrini e dei devoti a Medjugorje stessa, coltivando le caratteristiche genuine della spiritualità del luogo, incentrata sulla riscoperta, attraverso Maria, della fede in Cristo e dell’impegno a vivere con radicale coerenza il dono di Dio.
  • Specifici suggerimenti riguardanti il servizio dei francescani, la celebrazione dell’Eucaristia, l’amministrazione del sacramento della penitenza, la catechesi, la presenza di “nuove comunità” e la gestione degli aspetti economici e finanziari.
  • La raccomandazione che in ogni circoscrizione ecclesiastica interessata vi sia un sacerdote incaricato dall’ordinario del luogo di seguire sia i gruppi di preghiera e devozione mariana che s’ispirano a Medjugorje, sia i pellegrinaggi.

Nonostante alcune osservazioni critiche, il giudizio della CI sulle apparizioni è dunque sostanzialmente positivo, almeno per la prima fase, e i suggerimenti offerti di buon senso. Pur trattandosi di un giudizio consultivo, l’opinione espressa dalla Commissione rappresenta un utile strumento di indagine su uno dei più straordinari fenomeni del nostro tempo.

La Posizione di Papa Francesco e l'Inviato Speciale

Il dossier Medjugorje è nelle mani di Papa Francesco, che lo ha definito un «lavoro molto molto buono». Il Pontefice ha fatto cenno ai risultati nel volo di ritorno da Fatima, evidenziando «alcuni dubbi nella Congregazione» vaticana che hanno indotto a inviare l’intera documentazione ai membri del dicastero, compresi i pareri contrari al testo Ruini.

Papa Francesco ha riassunto gli orientamenti proposti dalla Commissione d’inchiesta, riferendo che «sulle prime apparizioni, quando i “veggenti” erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più “cattivo”: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore».

Medjugorje, Papa Francesco ne parla.

Il Papa ha sempre mostrato grande attenzione e rispetto per la «forza evangelizzatrice della pietà popolare», riconoscendo che molta «gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita. E questo fatto spirituale-pastorale non si può negare».

In questo contesto, è stata istituita la missione dell'inviato speciale di Papa Francesco a Medjugorje, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser. La missione, iniziata a fine febbraio e conclusasi entro l’estate (nel 2017), aveva lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative per il futuro. Questo incarico aveva un carattere esclusivamente pastorale e non entrava nel merito delle apparizioni mariane, questioni dottrinali di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Successivamente, come accennato, Mons. Hoser è stato nominato amministratore apostolico.

Il Contesto Locale e le Controversie

Non è un mistero la tensione che contrappone i francescani presenti nella nota località e la diocesi competente con il suo pastore, che è quella di Mostar-Duvno. È risaputo che il vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric, come il suo predecessore, mantiene un giudizio negativo sui cosiddetti “fenomeni” di Medjugorje. In un intervento pubblicato nel sito diocesano, Peric ha parlato di «figura ambigua», «segni ingannevoli», «messaggi strani», «profezie false» e «manipolazioni intenzionali», affermando che «la Madonna non è apparsa» nella cittadina.

Le norme dell’ex Sant’Uffizio sul “discernimento di presunte apparizioni” (datate 1978) prevedono di valutare la «sana devozione» e i «frutti spirituali abbondanti» che si rilevano, ma anche di tenere conto dell’atteggiamento dei presunti veggenti che devono avere «rettitudine della vita morale» e «docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica». Inoltre, si chiede che non vi sia una «ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto».

La “dichiarazione di Zara” del 1991, della Conferenza episcopale della Jugoslavia, osservava che «sulla base delle indagini finora condotte non è possibile affermare si tratti di fenomeni sovrannaturali».

Il Fenomeno Medjugorje: Frutti Spirituali e Aspetti dei Veggenti

Il fenomeno Medjugorje ha generato milioni di pellegrini e tante conversioni, un aspetto riconosciuto dalla commissione. Il Vangelo, si fa notare, dice che l’albero si riconosce dai frutti, e un raffinato teologo come il cardinale Schönborn ha parlato di «fiumi di grazia». Ogni anno, due milioni di persone da tutto il mondo giungono nella cittadina della Bosnia-Erzegovina.

Uno dei problemi sollevati è il numero delle «apparizioni», esorbitante rispetto a casi riconosciuti dalla Chiesa come Fatima o Lourdes. Tre dei sei presunti veggenti sostengono di vedere la Madonna tutti i giorni, facendo decine di migliaia di «apparizioni» dall’81. Un’altra delle conclusioni alle quali era arrivata la Commissione riguardava proprio i problemi pastorali legati a questo aspetto.

Nessuno dei sei veggenti ha abbracciato la vita consacrata; sono tutti sposati. Quattro di loro vivono nella cittadina dell’Erzegovina o nei dintorni: Mirjana Dragicevic-Soldo, Ivanka Ivankovic-Elez, Jakov Colo e Vicka Ivankovic-Mijatovic. Ivan Dragicevic si muove fra l’ex Jugoslavia e gli Stati Uniti, mentre Marija Pavlovic-Lunetti abita in Lombardia.

Foto di Vicka Ivankovic-Mijatovic, una delle veggenti, in preghiera

Sviluppi Futuri

Ora che la relazione finale della commissione Ruini è stata svelata, sarà interessante conoscere il parere definitivo della Congregazione per la Dottrina della Fede e soprattutto di Papa Francesco. Dopo aver sbloccato i pellegrinaggi a Medjugorje (sebbene non ufficialmente diocesani), la decisione finale sul riconoscimento delle prime sette apparizioni o sul mantenimento dello scetticismo papale è ancora attesa.

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