Il Commento di Alberto Maggi alle Tentazioni di Gesù nel Vangelo: Libertà, Amore e Potere

Introduzione al Pensiero di Alberto Maggi

Il biblista Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria e fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci», è noto per la sua divulgazione delle Sacre Scritture, interpretandole sempre al servizio della giustizia e mai del potere. Il suo approccio critico e profondo offre una prospettiva illuminante su passaggi chiave del Vangelo, come quello delle tentazioni di Gesù. Maggi, che deve gran parte della sua formazione al biblista Joseph Rius Camps e al gruppo di studio di Juan Mateos, propone una lettura che sfida le interpretazioni tradizionali, concentrandosi sulla rivelazione di un Dio amorevole e liberatore.

La Nuova Creazione e la Figura di Giuseppe (Matteo 1)

Il Vangelo di Matteo presenta la genealogia di Gesù Cristo e la sua nascita con una prospettiva unica: “Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.” Il matrimonio in Israele si svolgeva in due fasi. Il primo, lo sposalizio (in ebraico “Qiddushìn”, che significa “santificazione”), avveniva quando la donna aveva dodici anni e il maschio diciotto. Durante questa fase, il futuro marito formulava la richiesta ufficiale ai genitori della sposa, e si contrattava sulla somma di denaro, a mo’ di cauzione, che sarebbe stata pagata alla famiglia della donna in caso di ripensamento. Un anno dopo, aveva luogo la seconda fase, le nozze, con l'inizio della coabitazione e un banchetto.In questo intervallo tra lo sposalizio e le nozze, “Maria si trova incinta di Spirito Santo.” Nella cultura ebraica, il respiro era individuato come il principio della vita e la forza vitale che può venire solo dal Dio creatore. Pertanto, con il termine spirito si indica la forza creatrice di Dio, definita santo perché la sua azione consiste nel santificare, ovvero separare e consacrare, chi accoglie questa forza divina dalla sfera del male.Giuseppe, il promesso sposo di Maria, viene presentato come “un uomo giusto”, ossia un fedele osservante di tutte le prescrizioni della Legge. Per un giusto, il libro del Deuteronomio imponeva di denunciare la moglie infedele come adultera e partecipare alla lapidazione. L'evangelista, tuttavia, presenta il dramma di Giuseppe: pur fedele alla Legge, non la denuncia, ma “pensò di ripudiarla in segreto” per non esporla alla pubblica infamia e non farla uccidere. Il verbo greco deigmatísai, che significa “abbandono al generale disprezzo”, sottolinea la gravità della situazione.Mentre Giuseppe stava considerando queste cose, “ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo».” L'intervento dell'angelo, che rappresenta Dio stesso, risolve il conflitto di Giuseppe, che incarna il “resto di Israele” fedele. Questo dubbio riflette il conflitto interno degli israeliti dinanzi alla novità della comunità cristiana, una "nuova creazione". L’angelo invita l'Israele fedele ad accettare questa nuova comunità, perché ciò che nasce in essa è opera di Dio. In questo modo, Israele comprende la novità del messianismo di Gesù e accetta una continuità e discontinuità con il passato.L'angelo si rivolge a Giuseppe chiamandolo “figlio di Davide”, sottolineando la discendenza regale di Gesù. Il fatto che l'angelo appaia in sogno mostra che l'evangelista Matteo, unico a usare questa modalità, intende evidenziare il modo in cui Dio comunica con gli uomini, seguendo uno schema classico dell'Antico Testamento che evita il contatto diretto con la divinità.
Annunciazione a Giuseppe in sogno
Il nome “Gesù”, che significa “Dio salva” (in ebraico Yehoshua, come Giosuè), si spiega in base alla missione del bambino: “egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.” La missione di Gesù non è salvare il popolo dal giogo dei nemici o dal potere straniero, ma da un passato di ingiustizia. Questa è la prima delle citazioni dell'Antico Testamento che cadenzano i primi due capitoli di Matteo. La citazione del profeta Isaia (7,14) annuncia la nascita di Emmanuele, che significa “Dio con noi”. “Il Dio con noi” è il tema conduttore che apre e chiude il Vangelo di Matteo, con le ultime parole di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni” (28,20). L’evangelista conclude la narrazione della nascita di Gesù escludendo qualsiasi rapporto coniugale tra Giuseppe e Maria finché ella partorì un figlio, per sottolineare la natura divina della concezione.

La Crisi di Giovanni Battista e il Messianismo di Gesù (Matteo 11)

Alberto Maggi affronta anche la “crisi di Giovanni il Battista”, quando questi, in carcere, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” Giovanni, che pure aveva riconosciuto Gesù come il Messia, entra in crisi perché aveva annunciato un messia giustiziere, che avrebbe punito severamente i peccatori. Ma in Gesù non si manifesta questo. Gesù, “espressione del Dio amore, offre il suo amore a tutti”, paragonandolo al sole che splende su buoni e cattivi, e alla pioggia che scende su tutti, meritevoli e non meritevoli. Dio è amore, e il suo amore non giudica né condanna.L'avviso inviato da Giovanni, che si trovava in carcere per aver denunciato il re Erode, suona come un ultimatum: “«Sei tu colui che deve venire…»” oppure “«…o dobbiamo aspettarne un altro?»” perché Gesù agisce in modo contrario a ciò che Giovanni aveva annunciato. Giovanni si aspettava un “novello Mosè” che compisse nuovamente le “dieci piaghe” per liberare il popolo e punire il nemico. Invece, il Vangelo di Matteo elenca “dieci azioni di Gesù con le quali egli comunica vita, anche ai nemici”, come risuscitare la figlia del capo della sinagoga, in contrasto con l'uccisione del figlio del faraone nell'Esodo.Gesù risponde ai discepoli di Giovanni rifacendosi ai fatti e citando le azioni messianiche riportate nei capitoli 35 e 61 di Isaia: “«…i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i morti risuscitano, ai poveri è annunziato il vangelo».” Tuttavia, Gesù censura Isaia, evitando i versetti che parlavano di vendetta contro i nemici. Lo scandalo qui è quello della misericordia. Un Dio che non premia i buoni né castiga i malvagi, ma offre il suo amore a tutti, è motivo di scandalo per coloro che erano abituati a una mentalità religiosa tradizionale. La misericordia di Dio, che non conosce ostacoli posti dagli uomini e vuole raggiungere tutti, scandalizza, specialmente le persone religiose che credono di meritare l'amore divino. Gesù annuncia che il Padre non è il Dio della religione che premia i buoni e castiga i malvagi, ma comunica amore “indipendentemente dal comportamento e dalla risposta delle persone.” Questo scandalizza perché anche gli indegni e i peccatori possono essere oggetto dell'amore di Dio senza previa penitenza o purificazione.

Le Tentazioni di Gesù nel Deserto: Un Nuovo Paradigma (Luca 4 e Matteo 4)

La prima domenica di Quaresima la liturgia cristiana presenta le tentazioni di Gesù nel deserto, secondo l’interpretazione di Luca nel capitolo 4 del suo vangelo. Alberto Maggi offre una lettura profonda di questo episodio, non come un fatto storico da interpretare aritmeticamente, ma come una “lezione magistrale” che riguarda tutta l'esistenza di Gesù e, per estensione, l'umanità intera.Gesù, “pieno di Spirito Santo”, si allontanò dal Giordano ed era “guidato” dallo Spirito nel deserto. Il deserto richiama l’Esodo di Israele e il suo cammino dalla schiavitù egiziana verso la terra promessa. In questo contesto, però, la terra promessa è diventata una terra di schiavitù da cui Gesù deve liberare il popolo, prigioniero degli interessi dell'istituzione religiosa. Il periodo di “quaranta giorni” non va interpretato aritmeticamente, ma figurativamente, indicando una generazione o un'intera esistenza. L'evangelista vuole comunicarci che “quello che adesso ti sto presentando non riguarda un singolo periodo della vita di Gesù, ma tutta la sua esistenza” fu sottoposta a queste “seduzioni”.Il termine “tentato dal diavolo” viene corretto da Maggi: per noi “tentazione” significa indurre al male, ma in questo contesto il diavolo non si presenta come un rivale di Gesù, bensì come un suo collaboratore, uno che vuole il suo successo. Si parla quindi più propriamente di “seduzioni” del diavolo nel deserto. Gesù “non mangiò nulla in quei giorni”, ma non si tratta di un digiuno comune; la fame di Gesù era una fame diversa, quella di compiere la Pasqua con l'umanità. Il diavolo qui non è un essere malvagio, ma la personificazione del potere che domina le persone, in antitesi con Dio che è amore e servizio.

La Prima Seduzione: Potere Personale e Bisogno Materiale

Il diavolo disse a Gesù: “«Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».” Questa non è una messa in dubbio della figliolanza divina di Gesù, già affermata nel battesimo, ma un invito a usare le proprie capacità “a tuo proprio vantaggio”. Gesù rispose citando il Deuteronomio: “«Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».” Questa disputa teologica, costruita dall'evangelista, mostra il rifiuto di Gesù di usare il proprio potere per soddisfare bisogni personali o materiali, sottolineando che la sua intera esistenza fu sottoposta a queste seduzioni.

La Seconda Seduzione: Il Dominio del Mondo e l'Idolatria del Potere

Il diavolo “lo condusse in alto” - condizione divina - e “gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio.»” Questa affermazione è tremenda: Luca attribuisce al diavolo la capacità di conferire potere e ricchezza, denunciando che chi detiene potere e ricchezza non la riceve da Dio, ma dal diavolo, rendendo la loro attività diabolica. Il diavolo lo invita all'idolatria: “«Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo.»” Ancora una volta, Gesù risponde citando il Deuteronomio: “«Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».” Ciò evidenzia l'incompatibilità tra Dio e il potere, tra l'amore e il servizio, e il rifiuto categorico di Gesù dell'idolatria del potere.Alberto Maggi sottolinea che l'evangelista, sotto le vesti del diavolo, anticipa l'azione dei farisei, dei sadducei e dell'istituzione religiosa, i quali detengono ricchezza e potere non da Dio, ma dal diavolo stesso.
Gesù tentato dal diavolo sul monte

La Terza Seduzione: Il Segno Spettacolare e la Prova di Dio

Infine, il diavolo “Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui».” Il diavolo, esperto dei luoghi sacri e della Bibbia, invita Gesù a compiere un segno spettacolare, citando il Salmo 91. Questa seduzione, come la prima, si basa sulla condizione divina di Gesù (“giacché sei il Figlio di Dio”), ma a differenza di quella di mezzo (potere e denaro), che affascina tutti gli uomini. Il diavolo invita Gesù a manifestarsi con uno spettacolo, come una tradizione religiosa apocrifa dell'epoca suggeriva che il Messia si sarebbe manifestato.Gesù rispose: “«È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».” Ancora una volta dal Deuteronomio, Gesù asserisce la piena fiducia nell'azione del Padre, senza bisogno di provocarlo. Maggi identifica nei “dottori della legge” e nei “difensori della dottrina” gli strumenti del diavolo, i veri diavoli, che provocheranno Gesù fino alla croce. Il diavolo si allontana da Gesù “fino al momento fissato”, che si rivelerà essere il momento della croce, quando i capi del popolo gli diranno: “Se è il Cristo si salvi”, invitandolo a usare le sue capacità per sé stesso. Ma Gesù non ha mai usato le sue capacità per il proprio interesse, ma sempre per gli altri.

Libertà e Servitù: Il Commento di Dostoevskij e Han

Alberto Maggi evidenzia che le tentazioni di Gesù non sono un mero fatto storico, ma una “lezione magistrale” sulla dignità umana e il problema della libertà. Maggi cita Fëdor Dostoevskij, che nel suo “Grande Inquisitore” ha saputo esprimere in modo geniale come “nulla fu mai per l’uomo e per la società umana più insopportabile della libertà!”. Questa è la questione decisiva che è in gioco nelle nostre vite.Maggi estende questa riflessione alla cultura contemporanea del capitalismo neoliberale, citando Byung Chul Han. Il potere, in questa cultura, “non si occupa direttamente dell’individuo; al contrario, si occupa del fatto che l’individuo agisca in maniera tale che riproduca da sé stesso l’intreccio di dominio che da lui è interpretato come libertà. È, in definitiva, la convergenza tra libertà e sfruttamento nella forma dell’autosfruttamento”. Paradossalmente, quando pensiamo di essere più liberi, siamo in realtà più schiavi. Le tentazioni di Gesù, quindi, sono un archetipo di questa lotta per la vera libertà.

La Verità su Satana, Diavolo e Demoni nella Scrittura

Alberto Maggi dedica un'analisi approfondita al concetto di diavolo, Satana e demoni, evidenziando come la figura del diavolo, con le caratteristiche tramandate nei secoli, “non ha fondamento nella Scrittura”. Egli critica la “storiella di Lucifero”, che si è trasformata in una tradizione giunta sino al Concilio Vaticano II e che ha profondamente influenzato la vita delle persone, alimentando la paura di un Dio punitore.Nella Bibbia ebraica, il termine satan (che significa “avversario” o “nemico”), tradotto in greco con diabolos, indicava sia figure simboliche che persone concrete, come Davide stesso. Nel Libro di Giobbe, “il satana” appare come una funzione, non un nome proprio: è il sovrintendente al servizio di Dio, con il compito di accusare i peccatori. In questo contesto, il satana non è un nemico di Dio, ma un suo “solerte funzionario”, un prezioso collaboratore che fa parte della corte divina.Questa funzione del satana, di accusare gli uomini per infliggere il castigo divino, “tramonta definitivamente con Gesù”, che presenta un Dio diverso: un Dio amorevole che offre incondizionatamente il suo amore a tutti, “perché egli è benevolo verso gli ingrati e malvagi” (Lc 6,35). Per questo, Gesù può annunciare: “Vedevo il satana cadere dal cielo come una folgore” (Lc 10,18), indicando l'inizio di una nuova era in cui l'amore divino non ammette esclusioni.Anche nei Vangeli, il satana/diavolo ha un ruolo marginale, apparendo come personaggio in azione unicamente nell’episodio delle tentazioni nel deserto. Gli evangelisti non intendono discutere l’esistenza o meno del diavolo, ma usarlo per indicare la natura del potere che domina gli uomini, in contrasto con Dio che è Amore e servizio per la libertà. Per Gesù, sono i capi religiosi ad avere “per padre il diavolo” (Gv 8,44), perché sacrificano gli uomini al proprio interesse mascherato da dottrina. Anche Pietro e Giuda, in specifici contesti, vengono apostrofati da Gesù come “satana” quando ostacolano la sua missione.
Rappresentazione simbolica del concetto di Satana come
Maggi prosegue distinguendo tra “diavoli” e “demòni”. Mentre nel linguaggio comune sono la stessa cosa, gli autori sacri li distinguono. Il termine “demòni” nasce quando, tra il III e il II secolo a.C., la Bibbia fu tradotta in greco. Le origini dei demòni venivano ricercate in un passo mitologico del Libro della Genesi (6,4) che parla di “giganti” e di “figli di Dio” che si univano alle “figlie degli uomini”. Al tempo di Gesù, la credenza nei demòni era talmente fiorente che si attribuivano a essi malattie ed eventi negativi.È cruciale notare che “nella Bibbia ebraica è completamente assente l’idea di persone possedute dal diavolo o dai demòni, e non si trova un solo caso di indemoniato.” Anche nel Nuovo Testamento, non esistono casi di persone possedute dal diavolo, ma solo dai demòni, che gli evangelisti usano come figure popolari per indicare “dottrine o ideologie che, volontariamente accolte dagli uomini, li possiedono e rendono ostili all’insegnamento di Gesù.” Gesù non compie riti esorcistici, ma libera le persone con la potenza della sua parola.Maggi conclude che è “singolare vedere come la figura del diavolo, irrilevante nella Sacra Scrittura, abbia assunto nel corso del tempo dimensioni spropositate nella vita dei credenti, al punto che molti cristiani sembrano credere più nell’onnipresenza del tentatore che in quella del Salvatore.” Il Vangelo, invece, “libera da queste credenze” e “dalla paura di Dio e del diavolo.” Il diavolo è stato “indubbiamente una trovata eccezionale, un alibi per le malefatte degli uomini”.

L'Ultima Tentazione di Gesù: La Croce (Luca 23)

Il commento di Alberto Maggi si estende fino a definire la crocifissione di Gesù come “l’ultima tentazione di Gesù”, un concetto potentissimo che connette le tentazioni del deserto al culmine della sua missione. Le tentazioni nel deserto, infatti, si erano concluse con la frase che il diavolo si sarebbe allontanato “per ritornare al tempo fissato”. Questo “momento fissato” è la croce, un momento tremendo e drammatico della fine di Gesù, quando i capi del popolo gli diranno “Se è il Cristo si salvi”, invitandolo nuovamente a usare le sue capacità per il proprio interesse, esattamente come nelle tentazioni nel deserto. Ma Gesù, che non ha mai usato le sue forze per il proprio tornaconto, ha sempre agito per gli altri.Gesù fu condotto al luogo chiamato Cranio, o Golgota/Calvario, insieme a due malfattori. Maggi analizza le reazioni di coloro che assistono a questa “ultima tentazione”.

Le Reazioni alla Croce

* Il Popolo: Stava a vedere in modo non passivo. Deluso dal fatto che Gesù non si fosse manifestato come il Messia atteso, che avrebbe riconquistato il regno con la violenza, aveva attivamente chiesto la sua crocifissione, scegliendo Barabba.* I Capi: Essi deridono e scarniscono Gesù, usando un verbo che significa “arricciare il naso”. I capi sono visti come gli strumenti del Satana, che invitano Gesù a usare il suo potere di Eletto di Dio per salvare sé stesso, dato che non l'ha usato per salvare gli altri.* I Soldati: Anche i soldati lo scarnivano, porgendogli l’aceto, simbolo di odio nella Bibbia (in contrasto con il vino, simbolo di amore). Essi ridicolizzano la sua pretesa politica di essere “il Re dei Giudei,” sfidandolo a salvarsi.* Un Malfattore: Gesù viene insultato persino da uno dei malfattori appesi accanto a lui, il quale lo bestemmia chiedendogli di salvare sé stesso e anche loro. L’altro malfattore, al contrario, rimprovera il compagno, riconoscendo che la loro condanna è giusta, ma affermando che Gesù “non ha fatto nulla di male”.

La Salvezza Incondizionata e il Paradiso

Questa persona, il secondo malfattore, ritenuta la più lontana da Dio, è l’unica a riconoscerlo come Re. A lui Gesù risponde con la promessa immediata di salvezza: “oggi sarai con me nel paradiso.” Questa risposta sottolinea la natura del Dio rivelato in Luca: un Dio che è “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” e non guarda ai meriti o alle virtù, ma ai bisogni e alle necessità umane. Il suo amore è un regalo, non un premio.Il termine “paradiso” (dal medio iranico pardezze, che significa “giardino/parco”) appare qui per l’unica volta nei Vangeli. La prima persona ad entrare in questo luogo, dal quale l’uomo peccatore era stato cacciato dalla Genesi, è proprio un anonimo bandito. Questa accoglienza in paradiso di un delinquente senza apparente pentimento, nella Chiesa primitiva, spinse a “santificarlo” successivamente come il “buon ladrone” (Disma nelle memorie apocrife) per rendere accettabile questa salvezza immediata senza purgatorio.
Gesù in croce con i due ladroni, illustrazione storica

Alberto Maggi, Il Vangelo della Domenica (I Quar) 5 marzo 2017

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