Il Germoglio di Isaia: Profezia, Speranza e Rinascita

I profeti, in nome di Dio, ricordano costantemente al popolo il Suo amore e la Sua fedeltà. Essi segnano con la loro attiva e forte presenza la storia del popolo di Israele. Tra questi, il profeta Isaia è quello che più di tutti offre una serie di annunci messianici in cui possiamo scorgere quasi in filigrana la figura e le opere di Gesù stesso. La figura di questo profeta può diventare familiare ai bambini attraverso la liturgia, soprattutto nel tempo dell'Avvento.

Il Germoglio di Iesse: Una Profezia di Speranza

Il bellissimo inno di Isaia inizia con un'immagine potente: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici». Questo tronco tagliato e secco simboleggia le infedeltà dei re discendenti di Davide. Ma ecco spuntare da questo tronco morto un germoglio, cioè un inizio assolutamente inatteso e quindi gratuito di vita. Talvolta, pur con le loro bardature religiose, gli uomini di Chiesa sono più increduli degli atei, misurando solo le capacità umane e non sapendo sperare che, là dove c'è una storia di Grazia all'opera, anche se il tronco venisse reciso, il Signore è fedele e saprà far sbocciare un germoglio.

Quello di Isaia è un grande poema messianico: è il Messia che spunterà da quel tronco. Su di lui lo Spirito è effuso in pienezza e totalità, manifestandosi in una serie di doni che abbracciano tutta la vita umana, inclusi lo spirito di consiglio, di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore. Il dono più alto che il Messia riceve da Dio, e che è chiamato a realizzare nel mondo rinnovato, è la costruzione di un regno di giustizia e di imparzialità, di difesa dell'oppresso e di pace. Questi valori saranno così determinanti nel vivere fra gli uomini da dare origine addirittura a un nuovo paradiso.

illustrazione di animali selvaggi e domestici che convivono in pace guidati da un bambino

In questo regno, si congiungeranno in armonia indistruttibile quelle realtà che, in natura, sono opposte e inconciliabili: gli animali selvaggi (lupo, pantera, leoncello, orsa, leone, aspide) e gli animali domestici (agnello, capretto, mucca, bue, lattante). «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.» Questa pace garantisce i deboli e disarma i forti, distruggendo le opposizioni e le situazioni di prevaricazione, e togliendo motivi di divisione, di violenza e di difesa.

Il "Resto" di Israele: La Teologia della Salvezza

Al centro del capitolo 10 ritroviamo un grande tema di Isaia: il ritorno e la salvezza di un resto. «Un-resto-tornerà» è il nome che aveva dato a uno dei suoi figli ed è anche il cuore della sua visione della salvezza: «Solo un resto - il resto di Giacobbe - farà ritorno al Dio forte. Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, soltanto un suo resto ritornerà» (Isaia 10, 21-22). Queste parole furono scritte, riscritte ed emendate in periodi tra i più bui della dolorosa e complessa vicenda del popolo di Israele: guerre, esili, la separazione e la dispersione della maggior parte delle tribù che non fecero più ritorno in patria dopo l'esilio.

È una profezia che parla di ritorno e di salvezza nel tempo del non-ritorno, e quindi del non-compimento della promessa fatta ai padri. Isaia conosce la grande promessa fatta ad Abramo di una discendenza numerosa «come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare» (Genesi 22,17), e crede e ha fiducia in quella parola originaria. Ma i fatti gli dicono il contrario: il popolo è disperso e smarrito. Questa è la prima fatica morale, infinita, del profeta: annunciare una parola e vivere dentro un presente storico che la nega. Il suo compito è restare dentro questa tensione vitale, cercando di salvare la parola dalla forza contraria dell'evidenza storica.

La teologia del resto è un elemento fondamentale della “strategia” di Isaia per salvare la promessa e la storia. Non nega il presente con la sua evidenza contraria alla parola, ma la fede dell'inizio è salvata partendo dalla fine. Il "resto" è quello che i prepotenti considerano “scarto” dell’umanità e che Dio, invece, eleva a germoglio di rinascita umana. Questo gruppo sparuto di persone, purificato dal Signore, diventerà un nuovo popolo santo. In realtà, l’abitudine di lasciare un rimasuglio di persone in occasione delle deportazioni era un gesto di ulteriore prepotenza, considerando lo “scarto” della popolazione insignificante. Quella dei profeti, perciò, è una visione di fede e di speranza, perché il Signore prende proprio quello “scarto” e lo eleva a germoglio di rinascita che crescerà in onore e gloria.

Le crisi più grandi e difficili delle persone e delle comunità che hanno creduto in una parola e in una promessa sono quelle generate dai fatti di oggi che smentiscono la promessa di ieri. La perdita della fede è la soluzione più semplice in queste grandi crisi della vita. I profeti tengono viva la fede di ieri nella prova di oggi donandoci un racconto diverso di domani. Dalle crisi non si esce semplicemente rielaborando il passato, ma iniziando a narrare una storia diversa del futuro, possibile e convincente.

Isaia ci dona un metodo di racconto della fine, quando ci dice e ci ripete: «Solo un resto tornerà». La prima promessa si compie soltanto in parte, ma si compie veramente. Non era inganno né illusione, era soltanto eccedente. Solo la promessa dell’infinito e dell’impossibile rende possibile oggi l’esperienza del finito. La salvezza è veramente quella sola piccola cosa che è sopravvissuta della prima promessa. In quel pugno di sabbia, c’è tutta la promessa antica che si è salvata, ha salvato noi e ha salvato il mondo intero. Il germoglio è la fioritura del resto, è la possibilità e la speranza che quell’albero, anche se mozzato, potrà ancora essere, diverso da quello sognato, non meno reale, forse più bello ancora. L’abbattimento dell’albero non era il fallimento della promessa, ma solo la fine della nostra immaginazione della promessa.

Il Regno Nascosto e la "Cosa Nuova"

Nel Vangelo, Gesù diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Il Regno è come un seme, seminato nei nostri cuori, una presenza nascosta, quasi non-presenza, grido silenzioso, passività dinamica, forza di fragilità.

Come il seme sotto terra, così la presenza del Regno di Dio nel mondo è nascosta. Il conosciuto proverbio dice: «Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce». O come dice il profeta Isaia: «Ecco io faccio una cosa nuova». Non si tratta tanto di cose da fare, ma di capire qual è la cosa nuova di cui parla il profeta. La novità sta nella capacità di accorgimento: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Il Regno è presente in modo nascosto, ma c’è qui e ora, per poterlo accogliere dobbiamo accorgerci del Nuovo.

seme che germoglia da terra, con radici e un piccolo stelo

Il germoglio è promettente, ma è anche fragile. Basta una gelata per farlo fuori. Se è un germoglio, deve crescere. Torna l’idea della Novità: nulla è già compiuto. Bisogna far crescere il germoglio, occorre dare spazio alla Novità. I veri progressi umani sono lenti, nascono solo dalla coscienza collettiva e per formare tale coscienza ci vuole tempo. L’impazienza e il controllo minano questo processo e ci impediscono di accorgerci del nuovo germoglio che sta nascendo.

Il “già e non ancora” del Regno di Dio è quel già presente dentro di noi, nel mondo, nell’umanità, nelle possibilità che vediamo. Il non ancora è il sogno di Dio non pienamente realizzato, non messo in gioco nelle scelte di vita personali e collettive. Non è l’azione umana che produce il regno di Dio, ma la potenza stessa di Dio nascosta nel seme. La parabola del seme presenta un paradosso e un contrasto tra due tempi: quello del contadino, brevissimo per la semina e la mietitura, e quello della crescita del seme, lungo, in cui tutto si svolge nel segreto della terra.

Così è il regno: un’azione di Dio incessante e prodigiosa, ma nascosta e autonoma. La parabola afferma la priorità assoluta di Dio sul mondo e sull’umanità: dopo la fatica della semina occorre solo pazientare e aver fiducia. Non è un invito a dormire o a poltrire, ma un rovesciamento del nostro modo di vedere e di vivere la realtà: c’è sempre qualcosa di meglio che cresce, al di là dell’apparenza, qualcosa che merita ed esige fiducia e quindi paziente e laboriosa attesa perché opera di Dio. Il regno di Dio nella storia assume forme umili e nascoste, ha l’aspetto della piccolezza. È questo uno dei criteri fondamentali della sua presenza in mezzo all’umanità: una presenza povera, nascosta, silenziosa, come il sale che dà sapore senza essere avvertito, come il lievito che fa fermentare la massa dissolvendosi in essa e come la luce che illumina senza essere vista. La presenza del regno di Dio si vede e non si vede perché non fa chiasso e rumore, sta in fondo e dietro alle cose. È il divino nella sua immensa semplicità, che sta sulla paglia del presepio e sul legno della croce. È il divino che entra nell’umano senza clamore.

Attività e Tradizioni: Il Germoglio nell'Avvento

La figura del profeta Isaia e il tema del germoglio sono particolarmente rilevanti nel tempo dell'Avvento, un periodo di attesa e speranza. Numerose sono le attività e le proposte per vivere questo tempo, che spesso si concentrano sull'immagine del germoglio e dell'Albero di Jesse. Questa antica tradizione, ricorrente nell'arte cristiana del Medioevo in bibbie miniate, vetrate e arazzi, raffigura l'albero genealogico di Gesù a partire da Iesse, padre del re Davide, dal cui "tronco" sarebbe nato il Messia. L'Albero di Jesse è un modo affascinante per parlare ai bambini degli antenati di Gesù.

vetrata medievale che raffigura l'Albero di Jesse

Le iniziative per l'Avvento spesso includono:

  • Percorsi per bambini e ragazzi incentrati sul tema della speranza e del germoglio, con libretti che offrono la Parola di Dio, spunti di riflessione e attività da svolgere in famiglia.
  • Veglie di preghiera, sia per famiglie che per gruppi, con attenzione ai segni dell'Avvento: il germoglio, il libro della Parola, il pane e la lampada accesa.
  • Meditazioni e itinerari per adulti, per camminare con gioia verso il Natale.
  • Celebrazioni penitenziali che riprendono i quattro segni dell'Avvento.
  • La costruzione di un proprio "Albero di Jesse" in casa, appendendo ogni giorno una decorazione che richiama un patriarca o un episodio biblico legato alla genealogia di Gesù. Esistono molti sussidi e modelli stampabili online per realizzare queste decorazioni.

Matteo da Gualdo - Albero di Jesse

Queste attività mirano a rendere il cammino di Avvento un'occasione di vera conversione a una più consapevole attesa del ritorno di Cristo, che è il punto focale di tutta la storia, quel germoglio che sorge su un ceppo, quel “resto” che è stato purificato dalla sofferenza.

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