In questo anno della fede siamo chiamati a riscoprire la verità della preghiera così come ce la presenta Gesù. Il discepolo imita il Maestro anche in questo, nel praticare una preghiera come ha visto fare al Signore. Due sono gli aspetti fondamentali nella preghiera del cristiano: sapere a chi ci si rivolge e non dissociare la preghiera dalla vita reale.
La Vera Natura della Preghiera
Molto spesso chiediamo e non riceviamo perché chiediamo male o chiediamo cose che, in verità, non ci sono necessarie, o perché non chiediamo ad un Padre, ma ad un despota da convincere e convertire. Gesù ci insegna a rivolgerci continuamente ad un Padre che sa bene ciò di cui abbiamo bisogno. Se è davvero così, allora, la preghiera non cambia Dio ma cambia noi, cambia me.
Inoltre, la preghiera cambia la vita: così, al centro dell'attenzione dei credenti di tutte le epoche, le regole da seguire sono riassunte da un atteggiamento leale e fattivo del mettere in opera azioni a favore di chi incontriamo. Magari non vestono peli di cammello e non mangiano locuste, ma agiscono, sono un segno per la nostra vita.

Fede, Coerenza e Fragilità Umana
Siamo reduci da anni terribili e oscuri in cui alcuni cristiani, e preti - l’assoluta minoranza, ma ci sono stati - hanno contraddetto il Vangelo con comportamenti ignobili. Perciò, chiedere una soglia minima di coerenza è legittimo. Ciò detto e ribadito, però, dobbiamo stare attenti a non dare una connotazione tutta mondana alla coerenza.
Paolo, San Paolo, confida in una sua lettera di avere inutilmente chiesto a Dio nella preghiera di essere liberato da una spina nel fianco, probabilmente un difetto, un aspetto del suo carattere che percepisce come invalidante. I cristiani non sono perfetti e forse neanche più buoni degli altri, e forse nemmeno tanto coerenti. Nel vangelo gli apostoli, ben lontani dal nostro modello asettico e idealista di uomo di fede, vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità.

Gesù: Oltre le Aspettative
I parenti di Gesù si fermano alle sue umili origini, alla sua mancanza di titoli, alla sua modesta provenienza. Non solo: i profeti del passato avevano tutti origini misteriose o nobili. Gesù, invece, non soddisfa queste attese. Anzi, è accusato di essere poco religioso e, addirittura, un pazzo o un indemoniato. Uno poco devoto, poco virtuoso, affatto mortificato. Un mangione e un beone.
La Preghiera di Gesù per i Suoi Discepoli e la Prova della Fede
Nella dolorosa e serena preghiera che - secondo Giovanni - Gesù innalza al Padre dopo l’ultima Cena, esiste un particolare che colma il cuore di gioia profonda. Gesù sa di avere adempiuto alla sua missione, sa che - malgrado le difficoltà - l’uomo, se vuole, può cercare e trovare il vero volto di Dio, lasciarsi illuminare dalla sua presenza, acquistare la vita eterna che è conoscere il Padre. Inviato dal Padre perché ogni uomo conoscesse il suo vero volto, Gesù ha adempiuto la sua missione e si prepara all’ultimo, definitivo gesto: la morte in croce.
Ora sta a noi accettare o rifiutare il vero volto di Dio, continuare a dimorare nella dimenticanza o allargare il nostro cuore allo stupore del Vangelo. Ma, quanto è difficile credere! Gli ostacoli sono molti e la nostra fragilità infinita; pensiamo di avere convertito il nostro cuore e dobbiamo, dolorosamente, constatare la nostra incoerenza infinita.
Tenerissimi e ingenui apostoli pensano di avere capito tutto e, invece, ancora devono capire col cuore sanguinante, capire con la vita, attraverso la croce, che non possiamo dire di credere prima di avere attraversato il deserto della prova! Certo, è giusto, doveroso, utile nutrire la propria interiorità, la propria vita di preghiera, la propria conoscenza delle Scritture, la propria partecipazione alla comunità… Ma solo quando attraversiamo il deserto della prova, quando sperimentiamo il silenzio di Dio, quando saliamo con Cristo sulla croce, possiamo capire se crediamo davvero o meno. Meglio stare in silenzio, allora, dimorare nell’umiltà, affidarsi. No, non sappiamo se siamo in grado di superare la tentazione e la prova.
Gesù, allora, prega per noi, per coloro che il Padre gli ha affidato. Sì, amici, eravamo presenti nella preghiera di Gesù, proprio lì, nel momento più drammatico della vita del Signore, in quell’orto dell’ultima scelta, dell’ultimo dono io, tu, eravamo presenti. Amico che inizi la giornata, non temere, il Maestro ti conosce, ti ama ed ha pregato per te.
La preghiera a Gesù nel Gethsemani e i fiumi di grazie concesse a chi la recita
Costruire sulla Roccia: L'Autenticità del Discepolato
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti.”»
Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. La conclusione dello sconcertante discorso della montagna è un invito all’autenticità, alla verità, alla conversione. Dio non ama i fedeli finti, i devoti di professione, i santi ipocriti. Dio chiede verità, al figlio che dice di non avere voglia di andare a lavorare il campo e poi ci va, al figlio che mostra una facciata di devozione e preghiera e poi è un sepolcro imbiancato. Non basterà gridare tutte le nostre credenziali, dovremo leggere la concretezza della nostra vita.
E se guardiamo alle nostre vicende, possiamo ammettere che quando la nostra vita è investita dalla tragedia, dalla tempesta, dal terremoto (un lutto, una malattia, una separazione), ciò che resta in piedi è fondato sulla fede. Costruiamo la casa della nostra vita sulla roccia, cercatori di Dio, perché solo la Parola può rendere saldo ciò che costruiamo. Chiediamoci se le scelte che facciamo coinvolgono la nostra fede: se preghiamo prima di prendere una decisione, se lasciamo che il vangelo ci ispiri prima di fare delle scelte importanti.

La Chiamata di Matteo: Misericordia, non Sacrificio
Matteo parla della sua chiamata, del momento in cui, molti anni prima, ha incrociato lo sguardo del Nazareno che lo ha spinto ad abbandonare tutto ciò che pensava di avere, tutto ciò che con determinazione e violenza aveva conquistato. Quanta forza doveva esserci, e ancora c’è, in quello sguardo capace nel contempo di farti sentire non giudicato, amato, importante! Proprio Levi, il pubblicano, il peccatore pubblico, guardato con odio e schifo dai devoti, veniva scelto dal profeta di Nazareth.
E dopo trent’anni, ancora, Matteo ne parla, fa di quell’istante l’inizio della sua rinascita, il cambiamento inatteso e radicale della sua vita ormai diventata benedizione per sé e per gli altri. E quella chiamata diventa contagiosa: invita i suoi amici, pubblicani e peccatori, a conoscere il Maestro che lo ha chiamato, che gli ha chiesto, ultimo fra gli ultimi, di diventare discepolo. Non si capacita, Matteo, dell’iniziativa di Gesù: lui, guarito dalla misericordia, racconta agli altri quanto gli è successo.
Così avanza l’annuncio del Vangelo: da bocca a orecchio, da storia a storia, da guarigione interiore a guarigione interiore, da compassione a compassione. Ma se questa è la logica, perché ci ostiniamo ad apparire sempre migliori di quello che siamo veramente? Mistero dell’umana natura! Se Gesù ribadisce che Dio è il medico venuto per curare i malati, perché ci sforziamo, fingendo, di essere pieni di salute e di virtù mirabolanti?
«Sì, Maestro, insegnaci oggi a capire cosa significa che chiedi misericordia, compassione, tenerezza e non sacrifici che tanto ci piace far finta di compiere!»
