La Logica del Regno: Servizio e Dono della Vita

Nonostante l'età, intraprendere lo studio del pianoforte rivela una verità universale: non è affatto semplice. Richiede costanza, pazienza e ripetizione. Le dita a volte non obbediscono, e il progresso sembra lento. Eppure, con l'esercizio quotidiano, si notano piccoli miglioramenti; un passaggio prima impossibile, oggi riesce. Questa dinamica ci appartiene un po' in ogni ambito: studiare, lavorare, allenarsi per migliorare. Ci impegniamo, facciamo sacrifici, e ci aspettiamo risultati. Tuttavia, nel Vangelo, Gesù mette in crisi proprio questa logica, proponendo una prospettiva radicalmente diversa per il cammino di fede.

L'Annuncio della Passione e l'Incomprensione dei Discepoli

Il Cammino verso Gerusalemme

Mentre Gesù sale a Gerusalemme per donare la vita, la sua missione storica si compie in un preciso disegno, dove il verbo "ascendere" acquista un valore profondo. Per raggiungere Gerusalemme, situata ben oltre mille metri al di sopra di Gerico, bisogna senz'altro "salire". Questo cammino di Gesù verso Gerusalemme, la città del sacrificio, meta dei profeti, testimoni di Dio, dà pieno compimento e significato ad ogni offerta suprema di sé. Per la terza volta, Gesù predice in modo più dettagliato che mai la sua Passione, Morte e Resurrezione. Avvicinandosi a Gerusalemme, prende in disparte i Dodici e lungo il cammino dice loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Gesù annuncia la sua Passione agli apostoli

La Richiesta dei Figli di Zebedeo

Nonostante gli annunci chiari di Gesù, i discepoli discutono ancora di posti, di ruoli, di chi sarà più grande. Ragionano ancora in termini di carriera spirituale, di avanzamento, di riconoscimento. In questo momento tragico e difficile per Gesù, i suoi amici più fedeli, che hanno vissuto con lui per tre anni e assistito a miracoli, litigano e sgomitano. Allora si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo, con i suoi figli Giacomo e Giovanni, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».

La Reazione degli Altri Discepoli

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Questa pagina "mette i brividi" e ci fa "vergognare", come se volessimo cancellarla per l'imbarazzo che crea. Eppure gli evangelisti non temono di manifestare la loro sconcertante piccineria e la loro inadeguatezza, per dirci che gli apostoli "non avevano capito nulla". Gesù sente tutta la distanza con loro, la sua evidente solitudine e l'incomprensione. Persino pensando all’oltre del regno di Dio, ancora cercano di emergere in modo egocentrato. È normale che in una parrocchia, fra preti, in un gruppo ci siano gelosie, invidie, simpatie; succede in tutte le società composte da persone.

Il Nuovo Stile di Gesù: Servire e Non Dominare

Il Capovolgimento dei Valori Mondani

Ma Gesù, grande maestro, mette da parte il suo dolore e insegna: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo». Nel suo Regno non si sale, si scende; non si domina, si serve; non si prende, si dona. Il messaggio del Maestro è chiaro: mentre i grandi della Terra si costruiscono “troni” per il proprio potere, Dio sceglie un trono scomodo, la croce, dal quale regnare dando la vita. Gesù ci indica il suo stile, al quale convertirci, e chiaramente ci dice come l'uomo può essere felice: servendo! La grandezza evangelica si misura sul servizio. Il peccato ci strappa da questa logica di servizio e ci porta a cercare una gloria umana che è schiavitù e dominio. Il cammino vocazionale di ogni cristiano è diretto gradualmente verso lo spogliamento di tutto fino al dono totale della vita.

Grafico che illustra il rovesciamento della piramide del potere in una prospettiva di servizio evangelico

Il Calice del Sacrificio

Gesù disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Bere il calice è entrare nel Regno. Farsi servo ha come suo ulteriore esito il dono della vita. Questa via del servizio è l’antidoto più efficace contro il morbo della ricerca dei primi posti; è la medicina per gli arrampicatori, questa ricerca dei primi posti, che contagia tanti contesti umani e non risparmia neanche i cristiani, il popolo di Dio, neanche la gerarchia ecclesiastica. Perciò, come discepoli di Cristo, accogliamo questo Vangelo come richiamo alla conversione, per testimoniare con coraggio e generosità una Chiesa che si china ai piedi degli ultimi, per servirli con amore e semplicità.

La Testimonianza Profetica e la Persecuzione

Geremia, Figura del Profeta Scomodo

Il profeta Geremia si pone un interrogativo forte ed incisivo: «Si rende forse male per bene?». Nell'ora della persecuzione, quando i capi di Israele tramano insidie contro di lui a causa del suo scomodo messaggio da parte di Dio, tale interrogativo diventa voce di ciò che il cuore custodisce. «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole». Geremia è oggetto di un complotto ed è minacciato per la fedeltà alla propria vocazione e per la sua disponibilità a intercedere a favore degli altri. Gesù stesso, figura profetica di Cristo, sa che le cose per lui si stanno mettendo male, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Il profeta testimonia la verità nella Chiesa fino al dono totale della vita.

Illustrazione del profeta Geremia

La Vera Offerta a Dio

La Prima Lettura (Sir 35,1-12) ci ricorda cosa sia veramente gradito al Signore: «Chi osserva la legge vale quanto molte offerte; chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva. Chi ricambia un favore offre fior di farina, chi pratica l’elemosina fa sacrifici di lode. Cosa gradita al Signore è tenersi lontano dalla malvagità, sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall’ingiustizia. Non presentarti a mani vuote davanti al Signore, perché tutto questo è comandato. Il sacrificio dell’uomo giusto è gradito, il suo ricordo non sarà dimenticato. Glorifica il Signore con occhio contento, non essere avaro nelle primizie delle tue mani. In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia consacra la tua decima. Da’ all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto, e con occhio contento, secondo la tua possibilità, perché il Signore è uno che ripaga e ti restituirà sette volte tanto». Questo brano è un contrappunto tra due glorie: quella del Figlio dell'uomo, che consiste nel consegnarsi, nel servire e dare la vita; e quella degli uomini, che consiste nel possedere, nell'asservire e dare la morte.

La Promessa e la Realtà del Discepolato

Cento Volte Tanto, ma con le Persecuzioni

Gesù ci dà fiducia, il Suo invito è universale: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà». La promessa del Signore è generosa, Lui non si lascia vincere in generosità. Però aggiunge: “Con persecuzioni”. Gesù è realista e non vuole ingannarci. Essere Suoi discepoli, se lo siamo veramente, ci porterà difficoltà e problemi. Ma Gesù considera le persecuzioni e le difficoltà come un premio, giacché ci aiutano a crescere, se le sappiamo accettare e vivere come un’occasione per guadagnare in maturità e in responsabilità.

Cosa significa essere un buon discepolo?

Vivere come Figli di Dio

La ricerca della gloria è insita nell'umano, che cerca il suo valore nelle cose e anche nelle relazioni. Quella che chiamiamo ambizione è un aspetto positivo della vita, che ci spinge a puntare in alto. Ma ciò che è messo in discussione da Gesù è la modalità di intendere il prestigio. La nostra perfezione è vivere con umiltà come figli di Dio compiendo concretamente la sua volontà. San Cipriano scriveva che “alla paternità di Dio deve corrispondere un comportamento da figli di Dio, perché Dio sia glorificato e lodato dalla buona condotta dell’uomo”. Gesù stesso dice: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore è capace di un nuovo inizio. L’apostolo Paolo aggiunge: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?».

La Felicità nel Dono di Sé

Nel cammino di fede, non cresciamo perché accumuliamo meriti, ma perché impariamo a perdere qualcosa di noi. Allora sì, continuiamo a nutrire la nostra fede, così come ci si esercita al pianoforte. Ma ricordiamoci che l’espressione più bella della fede non è frutto di una scalata spirituale, bensì da un cuore che accetta di servire, di amare, di donarsi. Non vi è felicità che amando. Amare Dio «con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente con tutte le forze» e amare il prossimo fino alla morte. Gli apostoli, pur essendo stati portati in una fede profonda, disponibile a dare la vita per Gesù, ancora cercano una gloria vista in modo ripiegato. Il cammino di sequela nella grazia li condurrà a scoprire che ciò che dà veramente vita piena è solo l’amore di Dio ed in lui dei fratelli. Scopriranno gradualmente la misteriosa strapotenza dello Spirito nel toccare il cuore e farlo felice. La Quaresima ci riconduce all'essenzialità, alla verità, in noi stessi e nelle nostre comunità.

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