I giorni della Settimana Santa non sono un lunedì, un martedì o mercoledì qualsiasi, ma noi li chiamiamo santi perché sono i giorni del nostro destino, i giorni supremi della storia dell’umanità. Tra questi, il Giovedì Santo riveste un’importanza particolare. I suoi simboli principali sono la lavanda dei piedi e il pane, al centro delle profonde riflessioni di Padre Ermes Ronchi.
In una sua riflessione sul Martedì Santo, Padre Ermes Ronchi analizza il Vangelo di Giovanni, concentrandosi sul tradimento di Giuda durante l’Ultima Cena. Nonostante l’annuncio del tradimento, della fuga dei discepoli e del rinnegamento di Pietro, Gesù dimostra un amore incondizionato. Benvenuti al Martedì Santo, che ci accompagna nel Vangelo di Giovanni, capitolo 13.

L'Ultima Cena: Tra Crisi e Dono Incondizionato
La Realtà dell'Ultima Cena e il Tradimento
L’Ultima Cena non ha niente di romantico. È il momento in cui Gesù passa per il fuoco, come un pane nel forno; anche lui passa per il fuoco. È il momento in cui tutto è esploso e tutto sembra finito. È difficile immaginare una celebrazione più realistica dell’amore, più faticosa dell’Ultima Cena. Chi volesse farne un banchetto sereno, carico di buoni sentimenti, ne toglie tutta la portata scandalosa e realistica.
Gesù dice: «Uno di voi mi tradirà». Lui è la più amata spina, la spina più dolorosa della passione di Gesù. All’inizio di questi giorni supremi troviamo il Vangelo del tradimento. È importante non scandalizzarsi perché fin dalle origini il tradimento accompagna la comunità cristiana, anzi accompagna me: «Sono forse io?». Ma ancora più importante è capire che la fedeltà di Gesù è più forte di qualsiasi tradimento. E infatti il piano di Giuda rimane dentro i gesti d’amicizia di Gesù. Gli ha appena lavato i piedi, intinge un boccone e glielo offre. Nel giardino lo chiamerà amico.
Di fronte alla crisi Gesù non scappa, la affronta e non si illude sul tradimento di Giuda, sull’incoerenza dei suoi, su quei tre anni che sembrano falliti. Affronta l’incoerenza dei suoi, il fallimento di quei tre anni insieme. Nonostante l’annuncio del tradimento, della fuga dei discepoli e del rinnegamento di Pietro, Gesù dimostra un amore incondizionato.
La Lavanda dei Piedi: Un Gesto Inedito di Servizio
Eppure lava loro i piedi anziché rimandarli a casa, perché non hanno capito, perché non sono all’altezza. Invece di reagire con giudizio, Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, offrendo un gesto di servizio e umiltà di fronte alla crisi. Questo atto rivela la strategia di Gesù: elevare i suoi discepoli, persino nel momento del tradimento, attraverso la fiducia e l’offerta di sé.
Qualcosa però che lui aveva accolto su di sé da quella donna che l’aveva lavato con le sue lacrime, asciugato con i suoi capelli, profumato con un unguento che costava quanto il salario di un anno di un operaio. E Gesù, all’Ultima Cena, imita i gesti di quella donna. La lavanda dei piedi è in qualche modo la vendetta di Dio, perché Dio si vendica di tutta la nostra lontananza, di tutte le nostre fughe, e lo fa prendendo in mano i piedi dei discepoli, nel gesto dello schiavo o della donna.
Eppure è come se Gesù dicesse: «Io non chiedo, io dono.» «Non sono venuto a chiedere, sono venuto a portare. Non sono il padrone, ma il servo che ti aiuta. Non andartene, non lasciarmi mai, non fuggire.» E chi è Dio? «Dio è il tuo lavapiedi.» E a noi viene da dire come a Pietro: «Ma Signore, ma tu sei tutto matto! Chi è Dio?» È l'immensa vulnerabilità dell’atto d’amore.
Invece di giudicare, rimproverare e accusare, invece di rimandarli alla casa, alle barche, al lago perché non ce la fanno, inventa qualcosa di inedito. Si fa loro maestro ancora per aiutarli a salire su, più in alto verso il suo sogno. Avrebbe potuto lasciarli lì, ricominciare altrove con altri. E invece Gesù, il maestro del cuore, ha una strategia: portarli più su, più in alto, fargli respirare aria più pura, guardare orizzonti più larghi. Dice: «Voi mi consegnate nelle loro mani e io mi consegno nelle vostre mani.»
La lavanda dei piedi (spiegata per piccoli e grandi)
Il Pane Eucaristico: Accoglienza Universale
In questi tempi senza chiese, tempi di liturgie solitarie, riandiamo a quell’Ultima Cena, e scopriamo che il primo altare del cristianesimo non lo trovi nelle chiese o nelle cappelle, ma nell’umile tavola di casa. «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo: prendetene tutti…Tutti. Anche chi sta per tradire, anche chi sta per fuggire. Se solo avete fame.» «Prendetene tutti, anche voi gente di fughe e abbandoni.» È un segno bello e terribile: il pane fa vivere e si annulla, nutre e scompare.
Oggi, in casa, onoriamo il nostro altare domestico, memoria del primo altare, con la tovaglia più bella, un fiore, un pane fragrante. Il pane semplice e ricercato, povero e ricco. Buono con tutto e anche da solo. Nel pane passa tutto il creato: il sole e la pioggia, l’erba dei campi, le api e la mano dell’uomo. Gesù offre il pane anche a Giuda, che lo ha preso ed è uscito, e sprofonda nella notte.
Il Comandamento Nuovo: "Come Io Ho Amato Voi"
«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.» Se cerchiamo la firma inconfondibile di Gesù, il suo marchio esclusivo, lo troviamo in queste parole: «Vi do un comandamento nuovo: come io ho amato voi così amatevi anche voi gli uni gli altri.» Parole infinite, in cui ci addentriamo come in punta di cuore, trattenendo il fiato. Amare.
Dietro alle nostre balbuzie amorose c'è la perdita di contatto con lui, con Gesù. Ci aiuta il Vangelo di oggi. La Bibbia è una biblioteca sull'arte di amare. E qui siamo forse al capitolo centrale. L'amore ha un come, prima che un ciò, un oggetto. La novità è qui, non nel verbo, ma nell'avverbio. Gesù non dice semplicemente «amate». Non basta amare, potrebbe essere solo una forma di dipendenza dall'altro, o paura dell'abbandono, un amore che utilizza il partner, oppure fatto solo di sacrifici. Esistono anche amori violenti e disperati.
«Come io ho amato voi.» Gesù usa i verbi al passato: guardate a quello che ho fatto, non parla al futuro, non della croce che pure già si staglia, parla di cronaca vissuta. Appena vissuta. Siamo nella cornice dell'Ultima Cena, quando Gesù, nella sua creatività, inventa gesti mai visti: il Maestro che lava i piedi nel gesto dello schiavo o della donna.
Dio è amore che si offre anche al traditore, e fino all'ultimo lo chiama amico. È un amore intelligente, che vede prima, più a fondo, più lontano. Amore che legge la primavera del cuore, pur dentro i cento inverni! Che tira fuori da ciascuno il meglio di ciò che può diventare: intere fontane di speranza e libertà; tira fuori la farfalla dal bruco che credevo di essere. La gloria dell'uomo, e la stessa gloria di Dio consistono nell'amare. Non c'è altro di cui vantarsi. È lì il successo della vita. La sua verità. «La verità rivelata è l'amore.» Bello è chi ti ama.
Padre Ermes sottolinea come la Pasqua consista nell’essere amici della vita, della vita fragile nel momento della crisi più grande.