La liturgia cattolica, in particolare la Santa Messa, è un atto sacro e regolamentato, la cui integrità è fondamentale per la fede e la pratica ecclesiale. Ogni alterazione arbitraria dei riti e dei testi liturgici costituisce un abuso, minando la validità e la dignità del sacramento. Questo articolo esplora le diverse forme di abuso rituale, le ragioni della loro condanna e il significato profondo della Messa come azione di Cristo e della Chiesa, non soggetta all'arbitrio individuale.
La Parola e l'Azione del Sacerdote
Esistono preghiere che sono proprie ed esclusive del sacerdote, come la dossologia conclusiva dell'anafora: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo…". Solo il sacerdote può pronunciarla, e i fedeli devono rimanere in silenzio, immobili, rispondendo con il solenne "Amen" alla fine (cfr. OGMR 151). Similmente, i laici non devono recitare la preghiera della pace ("Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’…").
La recita della preghiera eucaristica, che è il culmine dell'intera celebrazione, è propria del sacerdote in forza della sua ordinazione. È un abuso far recitare alcune parti della preghiera eucaristica da un diacono, da un ministro laico o da uno o tutti i fedeli insieme. L'omelia, sebbene possa essere soppressa nelle Messe feriali, è di rigore nei giorni festivi e "di solito è tenuta dallo stesso sacerdote celebrante o da lui affidata a un sacerdote concelebrante, o talvolta, secondo l’opportunità, anche al diacono, mai però a un laico" (R.S., 64). Durante l'omelia, bisogna irradiare la luce di Cristo sugli eventi della vita, evitando di svuotare il senso autentico della parola di Dio trattando solo di politica, argomenti profani o nozioni provenienti da movimenti pseudo-religiosi (R.S., 67).
Responsabilità del Sacerdote e Fedeltà alla Liturgia
I sacerdoti hanno una grande responsabilità nella celebrazione eucaristica, presiedendola "in persona Christi" e assicurando un servizio di comunione non solo alla comunità partecipante, ma anche alla Chiesa universale. Tuttavia, la pressione di offrire "qualcosa sempre nuovo" nelle Messe domenicali può portare a sperimentazioni, abusi e improvvisazioni, creando una "Babele liturgica". Giovanni Paolo II, fin dall’inizio del suo pontificato, sottolineò che il sacerdote "non può considerarsi come proprietario che liberamente disponga del testo liturgico e del sacro rito come di un suo bene peculiare così da dargli uno stile personale e arbitrario. Questo può talvolta sembrare di maggiore effetto, può anche maggiormente corrispondere ad una pietà soggettiva, tuttavia oggettivamente è sempre un tradimento di quell’unione che, soprattutto nel Sacramento dell’unità, deve trovare la propria espressione" (Dominicae cenae, n. 12).

La regolamentazione della sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, che risiede nella Sede Apostolica e, a norma del diritto, nel Vescovo diocesano (R.S., 14). Nessuno ha il diritto di "toccare" la liturgia, anche se mosso dalle migliori intenzioni. "Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i sacerdoti, i diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra liturgia da essi pronunciati." (R.S., 59).
Cosa significa la nostra liturgia?
Comportamenti Inappropriati durante la Messa
Conversazioni, rumore, danze e altri comportamenti distraenti sono inappropriati durante la Messa. Ci si trova di fronte al sacrificio del Figlio di Dio, dove Gesù si offre al Padre come vittima per i nostri peccati. Conversare con il vicino, rispondere al cellulare, battere le mani o eseguire coreografie e danze sono azioni che non si addicono alla sacralità del momento. In un esempio specifico, una foto scattata durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto nel 2002 mostra una scena in cui il sacerdote non veste i paramenti stabiliti (manca la casula), indossa un cappello e occhiali scuri, e l'altare è improvvisato con una scatola. Se tale scena fosse vera, sarebbe "tutto sbagliato", rappresentando un chiaro esempio di abuso liturgico.
Il Ruolo dei Laici e la Distribuzione della Comunione
Il ministro ordinario dell'Eucaristia è il sacerdote. La Chiesa raccomanda di non chiamare i laici che aiutano il sacerdote nella distribuzione della Comunione "ministri dell'Eucaristia", "ministri straordinari dell'Eucaristia", "ministri speciali dell'Eucaristia" o "ministri speciali della Sacra Comunione". La presenza di questi ministri straordinari è ammessa solo quando il numero dei comunicandi è talmente elevato da ritardare la Messa oltre il ragionevole. È abusiva la pratica di consegnare frazioni del pane eucaristico ai laici, poiché è espressamente vietato dalle norme liturgiche (cfr. R.S., 73).
I ministri straordinari della Sacra Comunione devono presentarsi al sacerdote dopo che egli si è comunicato, ricevono da lui la Comunione e poi la distribuiscono ai fedeli nei luoghi indicati dal celebrante. Si devono utilizzare delle patene per evitare la perdita delle particole o di parti di esse. È abusiva la pratica di improvvisare frasi durante la distribuzione della Comunione, e i laici incaricati di questo servizio devono vestirsi con il massimo decoro.

Modalità di Ricezione della Comunione
Ci si può comunicare in ginocchio o in piedi. Quando ci si comunica in piedi, si raccomanda di fare la dovuta riverenza prima di ricevere il sacramento (R.S., 90). Il fedele ha sempre il diritto di scegliere se desidera ricevere la Sacra Comunione in bocca o in mano. Il modo tradizionale è direttamente in bocca. Se si preferisce riceverla in mano, bisogna presentarsi con le mani aperte, sovrapposte, pronte a ricevere la Sacra Comunione. Non è corretto "prendere" la particola come se fosse un oggetto comune. "Non è consentito ai fedeli di «prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano» la sacra ostia o il sacro calice" (R.S., 94). Non si deve permettere che la distribuzione della Comunione sia del tipo self-service.
La Messa non è Nostra: Tra Riconoscimento e Creatività
Affermare che "la Messa non è nostra" indica correttamente una "perdita di potere" sull'azione rituale, una condizione di "prendere l'iniziativa di perdere l'iniziativa". L'atto rituale non è mai un atto assolutamente creativo, ma un atto di riconoscimento. Tuttavia, per essere tale, deve rimanere anche relativamente creativo. Questa affermazione, pur fondata, può celare una distorsione.
- L'azione rituale dell'Eucaristia è un atto di Cristo e della Chiesa. Quindi, allo stesso tempo "non è" nostra ed "è" nostra.
- Questa titolarità "comune" dell'azione, che considera Dio e il suo popolo, Cristo e la sua Chiesa come soggetti del rito, invita a rileggere i codici espressivi della celebrazione con un occhio meno drastico. In ogni linguaggio della Messa non agisce né solo Dio né solo il popolo, né solo Cristo né solo la Chiesa.
- La Riforma liturgica ha restituito le parole a questa logica complessa. Un repertorio nato in latino è ora celebrato nelle lingue parlate, che non sono semplici traduzioni, ma valorizzano ciò che il latino, come ogni altra lingua, non riesce a dire. Dire che "la Messa non è nostra" non significa pensare di poterla solo tradurre letteralmente dal latino.
- Se il rito è composto da testi autorevoli che costituiscono la base invariabile del testo parlato, il rapporto con essi non può essere solo di ripetizione. Essendo nati da "plurime espressioni" della stessa fede, non escludono affatto che, alle debite condizioni, non si possano considerare come esclusivi.
- Per questo il principio "la Messa non è nostra" non può essere utilizzato come principio dirimente, non solo perché la Chiesa ha autorità sulla Messa (stabilendo, ad esempio, il numero delle preghiere eucaristiche), ma anche perché l'assemblea radunata fa parte del mistero celebrato.
È stato osservato che quanto più drastica risuona l'affermazione di "mancanza di potere", tanto più forte può essere il desiderio di conservarlo tutto senza alcuna alterazione. Negli ultimi 40 anni, una risorsa utilizzata per mettere a tacere ogni legittima domanda di riforma è stata l'argomento (sofistico) dell'assenza di potere. Se il Concilio avesse agito così, non si sarebbe elaborato né il concetto di partecipazione attiva né il processo di riforma che ha condotto ai nuovi riti. Affermare che "la Messa non è nostra", pur con la sua parziale ragionevolezza, rischia di suonare coerente con le forme più intolleranti di tradizionalismo ecclesiale.
Nessun intervento sul testo della Messa è di per sé giustificato, salvo che non vi sia un cammino comunitario che elabora forme rispettose di approfondimento, riflessione, articolazione e arricchimento della fede ecclesiale. Poiché questo non è ordinario, ma non può essere escluso, il principio affermato è relativo, non assoluto.
Validità della Messa e Abusi
Perché la Messa sia valida, è necessario che il sacerdote pronunci almeno le parole "Questo è il mio corpo" e "Questo è il calice del mio sangue". La materia, in genere, consiste in alcuni elementi materiali indispensabili per la celebrazione del sacramento, mentre la forma del sacramento è costituita dalle parole.
Gli abusi, non di rado, si radicano in un falso concetto di libertà. Dio ci concede in Cristo non quella illusoria libertà di fare tutto ciò che vogliamo, ma la libertà di fare ciò che è degno e giusto. Ciò vale per i precetti divini e per le leggi promulgate dalla Chiesa. È necessario che tutti si conformino agli ordinamenti stabiliti dalla legittima autorità ecclesiastica. Gli atti gravi che mettono a rischio la validità e dignità della Santissima Eucaristia vanno sempre obiettivamente considerati tali (istruzione Redemptoris Sacramentum, n. 4). Se gli abusi vengono commessi "con buone intenzioni", bisogna consultare i documenti ecclesiali per ricordare il motivo dell’osservanza delle norme. Gli abusi liturgici sono gravi e chi li commette pecca gravemente, sia per ignoranza volontaria che per negligenza nel non informarsi su ciò che si deve sapere.