Commento al Vangelo di Giovanni: Il Tema del Ricordo e della Memoria Liturgica

Mentre gli altri tre Vangeli offrono un racconto storico-teologico della vita di Gesù, quello attribuito a Giovanni si presenta piuttosto come un teatro, uno «spettacolo» in cui si «vede» chi «parla». È un intreccio di dialoghi e lunghi monologhi, con brevi indicazioni di luogo, di tempo e di azione. Il protagonista è la Parola stessa, diventata carne in Gesù, per manifestarsi all’uomo ed entrare in dialogo con lui.

La parola ci pone in relazione con gli altri e ci mette a disposizione ogni realtà, nel bene e nel male. Essa ci entra nell’orecchio, accende l’intelligenza, riscalda il cuore e muove mani e piedi: «informa» le nostre facoltà ed energie, il nostro sentire e pensare, volere e fare, la nostra esistenza intera. Se l’uomo di sua «natura» è ascolto e risposta, Dio a sua volta è Parola, comunicazione di sé senza residui.

La Peculiarità del Vangelo di Giovanni: La Parola Rivelatrice

Il Vangelo secondo Giovanni, chiamato anche il «quarto Vangelo», mettendo come protagonista la Parola, ha un intento profondo. La forma del dialogo è la più adatta allo scopo, poiché chi lo legge è a sua volta letto e reinterpretato da ciò che legge: la Parola dice ciò che accade in lui e fa accadere in lui ciò che dice. Alla fine, il lettore si accorge di diventare lui stesso un nuovo racconto: quello della Parola che ha ascoltato.

In Giovanni i «fatti» sono ridotti al minimo: sono dei «segni», brevemente raccontati, per lasciare ampio spazio al loro significato. Questo però non pregiudica la storicità, poiché un fatto è storico non solo per gli eventi accaduti, ma soprattutto per il senso che essi hanno e cosa fanno accadere.

Illustrazione del Vangelo di Giovanni, con focus sulla Parola come dialogo e rivelazione

Il Vangelo è come un antivirus, che corregge l’errore specifico che certe parole hanno per noi. Si tratta di parole fondamentali, come padre, figlio, verità, libertà, fiducia, amore, che riguardano la possibilità stessa della nostra esistenza umana. Oltre che terapeutica, la Parola è anche «maieutica»: come ripara il nostro codice genetico, così ci fa nascere progressivamente alla nostra identità di figli di Dio e di fratelli degli altri.

Il Vangelo di Giovanni come Esperienza e Memoria di Fede

L'amore di Dio, che è infinito, ha fatto in modo che anche noi potessimo fare esperienza e memoria di tutto quello che Lui ha fatto, nonostante non l'abbiamo vissuto in prima persona. È una cosa normale dimenticarsi qualcosa che non si è vissuto direttamente. Ad esempio, non ci ricordiamo di quando i nostri nonni si sono sposati o di quando Armstrong è andato sulla Luna nel 1969. Allo stesso modo, non ci ricordiamo di quando Gesù ha fatto l'ultima cena con gli apostoli.

Gesù non ci ha lasciato solo delle parole, perché è facile dimenticare quello che si ascolta, e nemmeno solo la Sacra Scrittura, perché è facile dimenticare quello che si legge. Cosa ha fatto allora?

L'Eucaristia: Il Cuore della Memoria Liturgica

Il Signore ci ha lasciato il Pane Eucaristico nel quale c'è Lui, vivo e vero, con tutto il sapore del suo amore. Come facciamo esperienza di quanto sono buone la nutella o le patatine fritte, così il Signore ci ha lasciato questo Cibo affinché, ricevendolo, possiamo dire: “È il Signore, si ricorda di me!”. Questa è una forma di memoria profonda, che va oltre il semplice ricordo intellettuale, toccando l'esperienza sensoriale e affettiva.

Immagine simbolica del Pane Eucaristico e della sua relazione con il ricordo di Cristo

Noi sappiamo bene che non sempre siamo buoni e perfetti; quante volte ci comportiamo male o non facciamo del bene a chi ha bisogno? Questi peccati sono come delle «malattie» o «infezioni». Anche il Signore viene a curare i nostri peccati con l'Eucaristia, che contiene gli anticorpi per guarirci, offrendo così non solo un ricordo, ma una rinnovata vita.

Vivere la Memoria: Servizio e Amore Fraterno

Dopo aver ricevuto la Comunione, siamo chiamati a non sprecare la vita inseguendo cose inutili che non danno la felicità. Il Signore, offrendosi a noi in un modo semplice come il Pane, ci invita a «servire». Gesù è venuto sulla terra per servire; lo vediamo chiaramente quando, durante l'ultima cena, ha lavato i piedi dei suoi discepoli. Quel gesto ha riassunto il significato di tutta la Sua vita, invitandoci a imparare da Lui a non lasciare mai solo chi ci sta vicino, e ad «Amare i vostri nemici».

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli - Giovanni 13:1-17

Il Vangelo di Giovanni nella Proclamazione Liturgica e nella Lectio Divina

L'Ewangelia według św. Jana (Vangelo secondo San Giovanni) è proclamata nella liturgiczna actio (azione liturgica) e accolta nella lectio divina. La proclamazione liturgica del Vangelo secondo San Giovanni consente di scoprire la sua particolare ricchezza tematica, facilitata dall'organizzazione del lezionario messale. La comprensione del testo contenuto nel libro liturgico e proclamato durante la liturgia deve essere approfondita anche nella lectio divina, che costituisce un nutrimento spirituale il cui culmine si trova nella liturgia sacramentale. Questo processo integrato garantisce che la "memoria liturgica" non sia un mero richiamo al passato, ma un'esperienza viva e trasformativa del messaggio di Giovanni.

L'Immersione Contemplativa nella Parola

Il Vangelo secondo Giovanni è veramente, ma anche ingannevolmente semplice. Già una prima lettura è di suggestiva evidenza: si coglie subito che Gesù, con ciò che fa e dice per i fratelli, mostra l’amore del Padre. Quando però si cerca di capire meglio, le cose diventano complicate. Non resta che immergersi dentro e giocare piacevolmente con le onde, perdendosi in un orizzonte senza orizzonte. È un Vangelo nel quale bisogna entrare con ésprit de finesse, con l’occhio del contemplativo che gode dell’acqua e dell’aria, del moto e della luce. Va letto e riletto, masticato e ruminato, gustato e assimilato. Ogni frase è un’ondata dello stesso mare e riporta la stessa realtà infinita.

Il fine del Vangelo è credere che Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio: chi lo accoglie ha la vita eterna, la vita di Dio. Il mezzo per raggiungere questo fine è la Parola stessa, testimoniata nel Vangelo, che entra in dialogo con noi. Il Vangelo secondo Giovanni rappresenta il dramma della scelta tra fede e incredulità, la lotta tra la luce e le tenebre che c’è in ciascuno di noi. La Parola innesca e sviluppa, riproduce e risolve nel lettore un lento cammino di illuminazione, culminando in una profonda e duratura memoria di Cristo.

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