L’evangelista Luca narra che Gesù si reca al Giordano per farsi battezzare da Giovanni. Questo evento è completamente diverso dal nostro Battesimo, che è un sacramento di iniziazione cristiana. Giovanni il Battezzatore chiamava tutti a un deciso cambiamento di vita, praticando un battesimo di conversione per la remissione dei peccati, un’immersione nelle acque del Giordano. La parola stessa "battesimo", infatti, è un termine greco che significa "immersione".
Attirati dalla sua predicazione, anche i pubblicani, considerati peccatori pubblici, si recavano da Giovanni per essere battezzati. In questa fila di peccatori, che confessavano i propri peccati, c’è Gesù. Egli si mescola agli altri, pur non avendo bisogno di essere battezzato per ricevere il perdono dei peccati, che non ha e non può avere. La sua azione serve a farci capire quanto Dio sia vicino a noi peccatori. Il suo mettersi in fila con l’umanità peccatrice significa che la salvezza appartiene a tutti, perché lui, Agnello di Dio, prende su di sé i nostri peccati.

La Manifestazione Divina al Giordano
Dopo il Battesimo, nel momento in cui il Signore Gesù risale da quell’acqua carica dei peccati dell’umanità, avviene la manifestazione di Dio. L’evangelista Luca annota: «mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”» (Lc 3,21-22).
Luca presenta tre avvenimenti straordinari che costituiscono una vera e propria teofania: il cielo si apre, scende lo Spirito Santo in forma di colomba e si ode una voce dal cielo. Questa festa, che conclude il tempo di Natale, ci aiuta a ripensare al nostro Battesimo e al suo profondo significato.
L'Apertura dei Cieli
L'apertura del cielo è un momento atteso, come preghiera invocata da Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). Si tratta di un versetto in cui l’orante chiede a Dio di riaprire il cielo, di manifestarsi e di scendere in mezzo al popolo, così da attuare un nuovo esodo. Al Giordano, il cielo si aprì come una porta, o una breccia, per permettere la comunicazione tra il mondo del divino e gli uomini. Nel nostro episodio, l’apertura dei cieli non prelude a una visione del mondo celeste, bensì alla discesa dello Spirito Santo.
La Discesa dello Spirito Santo come Colomba
Lo "Spirito" è una parola che significa "vita", richiamando il primo soffio di Dio che accende la fiamma misteriosa in Adamo. "Santo" significa "di Dio". La discesa dello Spirito Santo in forma di colomba è un simbolo di vita di Dio, un soffio che rianima la fiamma smorta, portando vitalità nuova per ogni battezzato. La colomba è anche un simbolo che raffigura Israele fin dal diluvio, rappresentando gentilezza e il popolo di Dio. Questo simbolo indica che nella venuta di Gesù si realizza la presenza perfetta di Dio, che si manifesta nell'effusione del suo Spirito, consacrando Cristo per la sua missione salvifica e per il compito di rivelare agli uomini la parola definitiva del Padre.
La Voce dal Cielo: L'Identità di Gesù
La voce che viene "dal cielo" indica non tanto la provenienza quanto l’autorevolezza, rivelando l'identità personale di Gesù: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Questa espressione identifica Gesù come il figlio "unico/amato/yāḥîd", un deliberato riferimento neotestamentario al "servo" (ebraico "ebed") di cui parla Isaia, che è sia un individuo ideale che il rappresentante dell’intera comunità (Is 42,1). Gesù incorpora in sé la figura del misterioso "Servo di YHWH" che vive totalmente a disposizione di YHWH e del suo popolo, fino a offrire la propria vita. Questa associazione del battesimo di Gesù con la sua futura morte e risurrezione emerge chiaramente in Lc 12,50 (Mc 10,38).
Di Buon Mattino (Tv2000) - Riflessione sul significato del Battesimo
Il Significato del Battesimo di Gesù per l'Umanità
La missione di Gesù, che viene direttamente da Dio, è quella di rivelare il vero volto del Padre, ossia la sua misericordia per i peccatori. Era difficile pensare che Dio amasse i peccatori ma, perché non vi fossero dubbi in proposito, Gesù ce lo ha mostrato come primo gesto della sua vita pubblica. Papa Francesco sottolinea che Gesù si fa battezzare perché «vuole stare con i peccatori: per questo si mette in fila con loro e compie lo stesso gesto». Gesù ha voluto darci un esempio: «Conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15), vuole insegnarci ciò che è meglio per noi. Egli si fa carico delle nostre necessità, di noi che mendichiamo l’amore di Dio.
Meditare che Gesù ci ha insegnato la via che dobbiamo seguire è una meravigliosa realtà. Non lo ha fatto perché Lui ne aveva bisogno, lo ha fatto perché noi ne abbiamo bisogno. Gesù è voluto venire sulla terra per salvarci e farci figli di Dio. Il suo Battesimo è strettamente connesso al nostro Battesimo. Papa Francesco aggiunge che anche noi possiamo imitare Gesù, uscire e farci carico delle necessità degli altri, «non giudicando, non suggerendo cosa fare, ma facendoci vicini, compatendo, condividendo l’amore di Dio». Siamo chiamati a imitare Cristo, occupandoci dei bisogni degli altri e non tanto dei nostri. Questa è la strada della vera felicità, perché c’è più felicità nel dare che nel ricevere.
Il Battesimo e la Nostra Condizione di Figli di Dio
Che tutti i battezzati siano figli di Dio è un altro insegnamento del Vangelo che riempie di gioia. San Josemaría, nel libro "Il Santo Rosario", scriveva: «Il Signore, nel volerci come figli, ha voluto che vivessimo nella sua casa, nel mezzo di questo mondo, che appartenessimo alla sua famiglia, che il suo fosse nostro e il nostro suo, che avessimo con Lui questa familiarità e confidenza che ci fa chiedere la luna, come fanno i bambini!». Meditare sulla nostra condizione di figli di Dio è una realtà piena di gioia.
Questa consapevolezza ci insegna a vedere il mondo in una maniera nuova. Non vediamo solo le qualità o i difetti delle persone, il colore della pelle o le idee politiche, ma riconosciamo in ognuno un figlio di Dio. Non esiste «che una razza: la razza dei figli di Dio. Non c'è che un colore: il colore dei figli di Dio. E non c'è che una lingua: quella che parla al cuore e alla mente e, senza suono di parole, ci fa conoscere Dio, e fa sì che ci amiamo scambievolmente» (È Gesù che passa, 106). Il Battesimo è il dono più importante della nostra vita, quello che ci caratterizza come persone e come figli di Dio.
Contesto Teologico e Storico
Luca, nel descrivere la scena del battesimo di Cristo nelle acque del Giordano, non è interessato a comunicarci dettagli storici o concreti sull'avvenimento, ma intende fornire gli elementi per comprendere l'identità di Gesù. Il brano lucano contiene due dichiarazioni sull'identità di Gesù: quella di Giovanni (Lc 3,15-16) e quella di Dio stesso (Lc 3,21-22).
La prima è provocata dalla reazione del popolo alla predicazione e al battesimo di conversione di Giovanni: «non sarà forse lui il messia?» (Lc 3,15). Giovanni risponde che c'è una differenza sostanziale tra il battesimo con acqua dispensato da lui e quello in «Spirito Santo e fuoco» amministrato da Gesù (Lc 3,16). La seconda proviene dal cielo ed è pronunciata durante il battesimo di Gesù. Sullo sfondo della scena c'è il popolo dei battezzati, da cui avanza la figura di Gesù, che, unendosi ad esso, si fa battezzare (Lc 3,21). Il centro focale della scena non sta nell'azione battesimale, ma nei fatti che l'accompagnano: si aprono i cieli, lo Spirito scende verso di lui e si ode una voce che annuncia l'identità di Gesù (Lc 3,22).
Il Ruolo di Giovanni il Battista e "Colui che viene"
Luca ama far emergere la problematica che investiva la predicazione e l’opera del Battista, ponendo in risalto l’attesa del popolo sull’identità di Giovanni. Di fatto, il popolo stava vivendo un’attesa ansiosa e febbrile nei confronti del Cristo. La parola "Cristo" è la traduzione dell’ebraico "Messia", che significa "unto" o "consacrato": un consacrato da Dio e inviato con una missione di restaurazione di Israele. Giovanni risponde a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,16).
Il battesimo di Giovanni era con acqua, un elemento naturale per la purificazione, e non rimetteva i peccati, ma esprimeva la volontà di fare penitenza. Se avesse servito a rimettere i peccati, Gesù non l’avrebbe richiesto, poiché Egli era "il Santo". La frase "viene colui che è più forte di me" indica una persona precisa, conosciuta come tale, attesa e preannunciata, distinguendola da "uno più forte". Giovanni, pur essendo un profeta con una missione, si percepisce umile e indegno di sciogliere i legacci dei sandali al Messia, un gesto tipico di uno schiavo.
Il rapporto tra Dio e il popolo era raffigurato come quello tra uno sposo e una sposa. Il Battista riconosce in Gesù lo sposo di Israele. Il Messia porta lo Spirito Santo in misura sovrabbondante a coloro che sono disposti alla penitenza. Il "battesimo in Spirito e fuoco" è un’immersione interiore, intima e profonda nell’amore di Dio, che rende l’uomo capace di trasformare la propria esistenza. Per Luca, il riferimento al fuoco è più legato alla Pentecoste che al giudizio escatologico, alludendo alla forza creatrice e rinnovatrice dello Spirito Santo e alla purificazione che opera il Battesimo, come l'oro nel crogiuolo.

La Narrazione di Luca e il Passaggio dalla Vecchia alla Nuova Alleanza
Luca concentra in un quadro unico e completo tutta l'attività di Giovanni, dall'inizio della predicazione fino all'arresto. Quando Gesù compare sulla scena per essere battezzato, Giovanni non è più menzionato, rendendo esplicita la lettura della storia salvifica: Giovanni è l'ultima voce profetica della promessa veterotestamentaria. Ora il centro della storia è Gesù, è lui che dà inizio al tempo della salvezza, che si prolunga nel tempo della Chiesa. Il battesimo di Gesù viene per ultimo, dopo quello di tutto il popolo, diventando l’ultimo atto del "tempo d’Israele", tempo della preparazione. Da allora inizia un nuovo periodo della storia di salvezza, il "tempo di Gesù", tempo del compimento.
La sua attività di Giovanni, alla maniera dei profeti classici, ha un esito violento. L’autenticità di un profeta emerge dalla sua libertà nei confronti del potere politico, infatti denuncia con coraggio le malvagità di Erode. Dinanzi all’appello del profeta, il popolo e i peccatori si convertono, mentre i potenti rispondono con la violenza repressiva. Giovanni termina la sua esistenza in carcere, anticipando il destino di Gesù, rifiutato e ucciso, ma che diventa punto di riferimento per tutti coloro che sono perseguitati dal potere repressivo. Il Giordano è il luogo fisico della predicazione di Giovanni, e Luca crea un legame stretto tra questo fiume e il Battista: Gesù non vi comparirà mai più dopo il suo battesimo, così come Giovanni non sconfinerà mai nelle regioni della Galilea e della Giudea, luoghi riservati all'attività di Gesù.
La Tradizione Orientale e il Battesimo di Gesù
Nella tradizione della Chiesa orientale, il Battesimo di Gesù è la festa più importante nelle liturgie natalizie. Il 6 gennaio si festeggiano insieme il battesimo, la nascita, la visita dei Magi e le nozze di Cana come un'unica realtà, ponendo l'accento sulla rilevanza teologica-salvifica piuttosto che sullo svolgimento storico. Cirillo di Gerusalemme afferma che Gesù conferisce alle acque del Battesimo il "colore della sua divinità". Gregorio di Nissa scrive che la creazione di questo mondo e la creazione spirituale, un tempo nemiche, si riuniscono nell'amicizia, e noi umani, fatti un solo coro con gli angeli, partecipiamo alla loro lode. Le acque distruttrici diventano acque di salvezza per i giusti.
Le letture veterotestamentarie nella liturgia dei Vespri evocano le acque che salvano: lo Spirito aleggia sulle acque nella creazione (Gn 1), le acque del Nilo salvano Mosè (Es 2), le acque si aprono al passaggio del popolo d'Israele (Es 14), le acque di Mara diventano dolci (Es 15), le acque del Giordano si aprono davanti all'Arca (Gios 3), le acque del Giordano guariscono Naaman il lebbroso (2Re 5). Gesù poi trasforma l'acqua nelle nozze di Cana in vino (Gv 2) come segno che la salvezza è giunta. In questa festa, nella liturgia orientale, c'è la tradizione di benedire le acque immergendo per tre volte la croce (la triplice immersione battesimale) in un pozzo o in un fiume, evocando il profeta Isaia: «si rallegrino il deserto e la terra arida» (Is 35,1-10), «voi tutti assetati venite all'acqua» (Is 55, 1-13), «attingete acqua con gioia» (Is 12,3-6).
Il Battesimo del Signore segna un momento di transizione liturgica: si conclude il tempo di Natale e si apre il tempo ordinario, il periodo in cui la Chiesa ci invita a vivere la quotidianità alla luce della missione di Cristo. L’orazione di colletta di questa domenica ci invita a riflettere sul significato del nostro battesimo: siamo figli di adozione, rinati dall’acqua e dallo Spirito. Come Gesù è stato proclamato Figlio amato, così ogni battezzato è chiamato a vivere nella consapevolezza di essere amato da Dio e a rispondere a questo amore con una vita di testimonianza e giustizia. La discesa dello Spirito e l’apertura del cielo sono segni che ci ricordano che Dio è all’opera anche oggi, attraverso di noi, per rinnovare la faccia della terra.