Il Capitolo 6 del Vangelo di Giovanni: Il Pane della Vita e la Fede

Il Capitolo 6 del Vangelo di Giovanni è un testo di profonda importanza, che si concentra sul significato della persona di Gesù come Pane della Vita e sulla fede necessaria per accogliere questo dono. Il capitolo presenta una serie di eventi e insegnamenti che culminano nel discorso eucaristico, rivelando la natura divina di Gesù e la sua missione.

Il Contesto Pasquale e la Moltiplicazione dei Pani (Gv 6,1-15)

Il Vangelo di Giovanni inizia il capitolo 6 raccontando l'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dopo questi fatti, Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Giovanni è l’unico dei quattro evangelisti a precisare che tutto ciò accadde in prossimità della Pasqua. La Pasqua Ebraica richiama l’Esodo e il nutrimento che Dio provvide ad Israele nel deserto, stabilendo un confronto tra l'antica Pasqua dell'Esodo e la nuova Pasqua che avviene in Gesù.

Gesù, alzati gli occhi e vedendo che una grande folla veniva da lui, disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Dio infatti vuole il contributo degli uomini; è il suo modo di farci crescere nella fede e nell'audacia, e di connetterci più intimamente alla sua vita.

Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Filippo pensava in termini economici, limitando Dio alla sua capacità di provvedere. Spesso limitiamo Dio allo stesso modo, cercando di compiere la Sua opera al minimo. Andrea, fratello di Simon Pietro, presentò un ragazzo che aveva cinque pani d'orzo e due pesci, ma si domandò: «Che cos'è questo per tanta gente?». L’orzo era considerato un cibo semplice, più adatto agli animali che alle persone, e valeva meno del grano. Non c’era molto con cui lavorare, ma il testo sottolinea che Dio non ha bisogno di tanto, e le cose piccole non sono sempre da disprezzare.

Il Miracolo dell'Abbondanza

Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne vollero. Con questa frase, Giovanni evoca il gesto dell'Ultima Cena (1Cor 11,23-24), indicando il significato profondo e sacramentale del gesto. Il miracolo risiedeva nelle mani di Gesù, non nella distribuzione, che avvenne mentre spezzava il pane e i pesci e li distribuiva ai discepoli.

Gesù moltiplica pani e pesci per una folla numerosa, con i discepoli che aiutano a distribuire

E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Il numero dodici evoca la totalità del popolo con le sue dodici tribù, e ciò che viene sottolineato è l'abbondanza dei doni divini.

La Reazione della Folla e il Rifiuto di Gesù alla Regalità Terrena

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Mosè predisse l’arrivo del Profeta da loro atteso: "L’Eterno, il tuo DIO, susciterà per te un profeta come me, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli; a lui darete ascolto" (Deuteronomio 18:15). Tuttavia, questa intuizione era stata deviata dall'ideologia dell'epoca che voleva un grande re forte e dominatore. Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. Gesù non si lasciò certo impressionare né sedurre da una folla che Lo voleva incoronare re, poiché la sua regalità è amore e servizio, e con il Signore, l'unica misura è amare senza misura.

Gesù Cammina sulle Acque (Gv 6,16-21)

Poco dopo questo racconto della moltiplicazione dei pani, Giovanni colloca l'episodio di Cristo che cammina sulle acque. Quando fu sera, i suoi discepoli discesero al mare. E, montati in barca, si dirigevano verso Capernaum. Era ormai buio e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare intanto si agitava, perché soffiava un gran vento. I discepoli erano in difficoltà pur essendo sulla via del dovere e con Cristo che pregava per loro.

Ci possono essere pericoli e afflizioni anche per i credenti, e nuvole e tenebre spesso circondano i figli della luce e del giorno. Dopo aver remato circa venticinque o trenta stadi, essi attraversavano un momento di frustrazione per volontà di Gesù, facendo esattamente quello che Egli aveva detto loro di fare. Marco 6:48 dice che Gesù osservava i discepoli mentre remavano per il lago; li aveva tenuti sott’occhio per tutto il tempo, non dimenticandoli.

Anche se si sentivano soli e abbandonati, il Signore non li abbandona: li ama e non li lascia in preda alle tenebre. Viene loro incontro come colui che cammina sulle acque, vittorioso sulla morte. Quando lo videro camminare sul mare, pensarono fosse un fantasma e si spaventarono. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». La sua presenza basta a portare aiuto e consolazione soprannaturale. Essi dunque volentieri lo ricevettero nella barca; e subito la barca approdò là dove essi erano diretti. Questo racconto, incastonato tra il fatto dei pani e il discorso sul pane di vita, mostra la potenza divina di quel «sovrappiù» che va oltre la sazietà materiale: è la misteriosa presenza dell’assente, il Signore stesso che ci comunica la sua vita, ci salva dall’abisso e ci dà la forza di giungere alla meta desiderata.

Gesù cammina sulle acque verso la barca dei discepoli nella tempesta notturna

Il Discorso sul Pane della Vita (Gv 6,22-59)

Il giorno seguente la folla, che era rimasta sull’altra riva del mare, si rese conto che là non c’era che una piccola barca. Avendolo trovato di là dal mare, gli dissero: «Maestro, quando sei venuto qui?». Gesù rispose loro e disse: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati». Gesù biasimò la loro domanda, poiché la loro motivazione era utilitaristica, legata al cibo che perisce. Molte volte possiamo imparare di più cercando di comprendere le motivazioni per cui noi facciamo una domanda a Dio, piuttosto che dalla risposta a quella domanda.

Gesù esorta: «Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo». Il sigillo era un marchio di proprietà e una garanzia di contenuti, che probabilmente si identifica con il battesimo di nostro Signore. Gesù crea un contrasto tra le cose materiali e quelle spirituali, indicando che le persone sono spesso più attratte dalle prime.

La Fede come Opera di Dio

Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Ogni vera soluzione nella vita spirituale non consiste nel verbo «fare», ma nel verbo «credere». E credere implica un orientamento di tutta la persona e non solo delle sue azioni. Un genitore non vuole solo obbedienza dai figli; per lui una relazione di fiducia e d’amore è ancora più importante, e la speranza è che l’obbedienza nasca da quella relazione.

Gesù: Il Pane Vivo Disceso dal Cielo

Gesù rivela: «In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». Cristo è per l'anima ciò che il pane è per il corpo, nutre e sostiene la vita spirituale. Il pane vivente è così eccellente che l'uomo che se ne nutre non morirà mai.

Il pane che Gesù vuol darci è quello che ci riporta dal deserto al giardino, dall’esilio alla patria. Questo pane è la sua stessa vita: il suo amore di Figlio per il Padre e per i fratelli. Il pane, che Gesù ha «preso rendendo grazie e distribuendo», è lui stesso, il suo corpo dato per noi. In quanto «pane», egli ci conferisce la sua vita di Figlio; «mangiarlo» significa assimilarlo, o meglio, esserne mangiati e assimilati, per vivere di lui e come lui. La sua carne è il luogo di incontro tra Dio e l’uomo. Con questa immagine forte e provocatoria, Gesù, invitandoci a prendere la sua «carne», ci incoraggia ad avere una relazione profonda con lui. Mangiare questa carne e bere questo sangue significa credere in Cristo, partecipando così a Cristo e ai suoi benefici per fede.

La Vita Eterna e l'Attrazione del Padre

Gesù afferma: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me». Il Vangelo non trova nessuno disposto a essere salvato nel modo umile e santo che vi è stato presentato; ma Dio attira con la sua parola e lo Spirito Santo; e il dovere dell'uomo è quello di ascoltare e imparare, cioè di ricevere la grazia offerta e acconsentire alla promessa.

Reazioni e la Confessione di Pietro (Gv 6,60-71)

Alla conclusione del discorso sul Pane della Vita, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Queste parole erano inaccettabili, per loro e per noi, perché vanno contro ogni logica umana, volendo portarci al di là di ciò che è ragionevole. Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Qui, carne e spirito non si riferiscono a due realtà concrete e opposte, ma a due modi di affrontare l'esistenza umana. Solo un atteggiamento spirituale può dare un senso pieno alla vita umana. Non si tratta di una contraddizione, ma di scoprire che il valore della «carne» deriva dall’essere informata dallo spirito. Con lo spirito, la carne è tutto. Senza lo spirito, la carne non è nulla. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

La Fede Incondizionata di Pietro

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Questa è la speranza essenziale del cristiano. Pietro può arrivare a questa solenne professione di fede non perché qualcuno gliel’abbia insegnata, ma grazie alla sua conoscenza intima e profonda di Gesù, maturata lungo un certo tempo di convivenza con lui. Il titolo Santo di Dio ha a che fare con la provenienza di Gesù dall’alto, dal Padre e l’invio che il Padre ha fatto del Figlio nel mondo, consacrandolo per questa missione.

Implicazioni Teologiche: L'Eucaristia come Centro della Vita Cristiana

Il capitolo sesto di Giovanni è quasi interamente dedicato al discorso sul pane di vita, un argomento fondamentale nella vita della Chiesa. In questo importante discorso, Gesù pronuncia alcune parole che scandalizzano quelli che lo ascoltavano: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6, 54-55). San Giovanni ci invita a credere in Gesù, che è egli stesso cibo, un pane che dà la vita eterna (cfr. Gv 6, 58).

La liturgia della messa conferma questo simbolismo, richiamando l'episodio della moltiplicazione dei pani. La Parola di Dio riempie il nostro cuore di pace e di gioia, e allo stesso tempo nutre la nostra intelligenza, perché il Logos, la Parola eterna di Dio, dà senso alla nostra vita. Tutto questo diventa concreto nella Santa Messa, che Josemaría diceva essere «centro e radice della nostra vita interiore».

Partecipare al santo sacrificio dell’altare, nutrirci di Gesù e dimorare in Lui mediante la Comunione eucaristica, se lo facciamo con fede, trasforma la nostra vita in un dono a Dio e ai fratelli. Il Cielo incomincia proprio in questa comunione con Gesù. Questa è la speranza essenziale del cristiano, che si manifesta nell'unità della Chiesa, dove, mangiando lo stesso Pane, i cristiani diventano il Corpo di Cristo.

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