La Festa del SS. Crocifisso di Ciminna affonda le sue radici in un passato molto antico, con la prima celebrazione documentata che risale al maggio del 1651. Oggi, la festività si svolge tradizionalmente la prima domenica di maggio e il lunedì successivo, attirando numerosi emigranti che tornano a Ciminna per partecipare a questi giorni di devozione e celebrazione, o per adempiere a promesse fatte in seguito a grazie ricevute dal "Patri di li Grazij".

Origini Storiche e Miracoli
La devozione al SS. Crocifisso a Ciminna ha origini che risalgono al XVII secolo. Un momento cruciale nella storia della festa fu l'anno 1623, quando, secondo quanto narrato da Don Santo Gigante, un certo Bartolo Caiazza venne assassinato. Il mattino seguente, durante il corteo funebre, l'immagine del Crocifisso, portata dalla confraternita di San Giovanni Battista, si mostrò inspiegabilmente pesante, incapace di essere sollevata dal suolo o staccata dal muro finché il corpo non fu sepolto. Questo evento segnò l'inizio di una profonda venerazione per l'immagine, che fu collocata su un altare nella chiesa di San Giovanni Battista.
La devozione crebbe ulteriormente, portando alla decisione di organizzare una processione il 14 maggio 1651. In questa data si verificarono numerose manifestazioni considerate miracolose: storpi riacquistarono la capacità di camminare, ciechi videro e guarirono numerose persone da ernie. La sacra immagine stessa sembrò guidare l'itinerario della processione, sfuggendo talvolta dalle mani dei portatori, segno della sua volontà divina. Il 1651 è quindi considerato un anno fondamentale nella vita religiosa di Ciminna, segnando l'inizio di una tradizione che si ripete ancora oggi con poche varianti.

Il Ruolo di Don Santo Gigante
Don Santo Gigante, vicario foraneo e dottore in Sacra Teologia, svolse un ruolo cruciale nella documentazione e preservazione della storia della devozione al SS. Crocifisso. Il suo diario e la sua opera "Historia della miracolosa immagine del SS." forniscono testimonianze preziose sulle manifestazioni miracolose avvenute nel XVII secolo. Le sue cronache registrano dettagliatamente i guarigioni e gli eventi straordinari, contribuendo a tramandare la memoria di questi fatti per le generazioni future, senza pretesa di essere preso sul serio, ma come testimonianza oculare.
Le testimonianze di Don Gigante includono il caso di Filippa Pappalevato, la cui preghiera al SS. Crocifisso portò alla guarigione del suo bambino affetto da una "Rottura". Furono registrate guarigioni da ernie, fratture, e persino la guarigione di un cieco, Giuseppe D’Accomando, che per sei anni era rimasto nell'oscurità a causa di un morbo. Questi eventi, accaduti il 5 maggio 1651 e nei giorni successivi, alimentarono la devozione al SS. Crocifisso, portando all'organizzazione della festa solenne.

Le Celebrazioni Moderne
La festa del SS. Crocifisso, o "u Patri di li Grazij" come affettuosamente lo chiamano gli abitanti, inizia ufficialmente il primo maggio con l'apertura dell'ottavario, un periodo di otto giorni di intenso culto. Ogni giorno vengono celebrate due messe, una al mattino e una solenne la sera, spesso presieduta da un predicatore invitato appositamente per l'occasione, che medita sul sacrificio del Calvario e temi affini. La chiusura dell'ottavario avviene l'otto maggio.
L'Ottavario e il "Viaggiu"
Già dalle prime luci dell'alba del primo maggio, gruppi di donne, spesso a piedi scalzi, intraprendono il "viaggiu" partendo dalla chiesa di San Giovanni. Con in mano il rosario e una lunga candela accesa, detta "torcia", percorrono il tragitto della processione, pregando. Questo rito è considerato principalmente una pratica femminile, compiuto per devozione o per adempiere a promesse. Durante l'ottavario, la chiesa rimane aperta al pubblico, diventando meta di continui pellegrinaggi.

I Giorni di Festa
L'avvicinarsi della festa è annunciato alla vigilia dal giro dei tamburi con lo stendardo per le vie del paese. La festa vera e propria inizia il sabato pomeriggio con lo sparo dei mortaretti, l'"Entrata", che segna l'ingresso nel momento festivo, seguito dal giro del corpo bandistico locale "Giuseppe Verdi". La domenica, giorno principale della festa, è annunciata dall'"Alborata", uno sparo di fuochi d'artificio. Dalla mattina è allestita la fiera, con venditori di attrezzi agricoli, utensili e animali.
Uno dei momenti più attesi è la Messa Solenne delle 11:00 nella chiesa di San Giovanni. Negli ultimi anni, è diventato possibile per tutti partecipare alla traslazione del Crocifisso dalla croce di legno a quella d'argento che verrà posta sul fercolo. Subito dopo la messa, la chiesa si riempie per assistere all'uscita dell'immagine sacra, accompagnata da applausi, suono di campane, fuochi d'artificio e grida di invocazione.
"A furriata ri torci" e la Retina
Nel pomeriggio della domenica, si svolge "A furriata ri torci", una sfilata per le vie principali del paese che culmina nella piazza antistante la chiesa di San Giovanni. A questo corteo partecipano persone a cavallo o su pony. Il cuore della manifestazione è la "Retina", una sequenza di sette muli legati uno all'altro, guidata da un uomo che cavalca il primo animale. Durante il percorso, vengono distribuiti ai presenti dei "cuppiteddi" (sacchetti contenenti confetti, caramelle, cioccolatini).
La Retina può essere "patronale", finanziata da un privato, o del "comitato", pagata dal comitato organizzatore. Le bardature dei muli, un tempo realizzate con cura e tramandate di generazione in generazione, venivano preparate appositamente per l'occasione. I muli erano carichi di frumento, avena e crusca, simboli di ricchezza e sostentamento.

La Processione Serale
Terminata "A furriata ri torci", dopo una cena veloce, la popolazione si prepara per la processione serale, considerata il momento più toccante della festa. Questa pratica devozionale inizia verso le 21:00 con la "nisciuta", l'uscita del fercolo dalla chiesa. La processione è aperta dallo stendardo e dai tamburi, seguiti da centinaia di uomini e donne, molti a piedi scalzi, che portano un cero in mano ("fannu u viaggiu").
Viene portata in processione la statua di San Giovanni Battista, portata da giovani che gridano invocazioni. Dietro il simulacro del "Precursore di Cristo", segue il clero e il gagliardetto. La processione del SS. Crocifisso è un momento di profonda commozione e unione per la comunità di Ciminna, che rinnova la sua fede e la sua devozione al "Patri di li Grazij".
Altre Tradizioni Religiose
La festa del SS. Crocifisso non è l'unica tradizione religiosa di Ciminna. La Confraternita del SS. Sacramento, nata nel 1545, celebra con particolare devozione la terza domenica di ogni mese una piccola processione nel quartiere Madrice, legata ai cicli agricoli (semina, raccolto). Durante l'ottava del Corpus Domini, i confrati, vestiti da "babbuti" con una veste bianca e una mantellina rossa, partecipano a tradizionali processioni.
In passato si celebravano anche i "triunfi" nei giovedì antecedenti la festa del Sacramento e la "processione delle scope", effettuata dai confrati del SS. Viatico per pulire le strade. Queste tradizioni, insieme al dialetto siciliano, rappresentano un patrimonio culturale e religioso di grande valore per la comunità.

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