Per parlare ai bambini del sacramento della confessione, dobbiamo cercare di ridiventare piccoli noi stessi, non dando nulla per scontato. Ogni parola deve essere capace di parlare direttamente alla loro vita quotidiana di bambini, evitando termini troppo complessi o concetti che potrebbero essere ancora lontani dalla loro comprensione. È fondamentale proporre argomenti in modo semplice e accessibile, affinché possano afferrare il significato profondo di questo sacramento.
L'Inizio: La Parabola del Figliol Prodigo
Un modo efficace per iniziare l’incontro di preparazione alla confessione è proporre la parabola del figliol prodigo (Luca 15, 11-32). Spiegandola, possiamo soffermarci sulla figura di questo papà che ama incondizionatamente e che aspetta a braccia aperte il figlio, desideroso di accoglierlo non appena lo vede tornare. Questa storia è una potente immagine dell'amore e della misericordia di Dio.

L'Amore come Fondamento: Dio, il Prossimo e Se Stessi
Il cuore del messaggio cristiano è riassunto in due grandi comandamenti: ama Dio al di sopra di tutto e ama il tuo prossimo come te stesso. Mettere Dio al primo posto significa rinunciare continuamente a costruirci degli idoli che possono minare la nostra vita e la nostra felicità. Spesso, però, ci chiediamo se amiamo davvero noi stessi.
A volte siamo i primi a darci per scontati. Amarsi veramente per quel che si è, è un’impresa ardua, specialmente in una cultura e attraverso i mass media che sembrano dirci che per essere belli o delle persone a posto dobbiamo rispettare certi canoni. Come un sacerdote di Calimera un giorno disse: "Se ci spogliassimo di tutti gli stereotipi e avessimo la piena consapevolezza che ognuno di noi è incredibilmente e meravigliosamente unico, ci potremmo accorgere di quanto siamo belli." Comprendere il proprio valore è il primo passo per amare davvero gli altri e Dio.
Le "Dieci Parole": Un Esame di Coscienza Concreto
Per aiutare i bambini a fare un esame di coscienza significativo, possiamo analizzare le Dieci Parole (i Dieci Comandamenti) come una sorta di "cartina al tornasole", facendo esempi concreti e vicini alla loro esperienza. Questi comandamenti non sono solo regole, ma guide per vivere una vita piena e felice, in armonia con Dio e con gli altri.

1° Non avrai altro Dio fuori che me
Amare Dio davvero ci aiuta a vivere da uomini con un cuore libero, capace di amare veramente. Facciamo esempi concreti: se il gioco, il trucco, gli oggetti o i beni materiali diventano più importanti delle persone che abbiamo al nostro fianco, e a cui non dedichiamo il giusto tempo o peggio ancora li trattiamo male senza neanche accorgercene, allora ci siamo costruiti un idolo. Questo idolo ci rende schiavi e ci porta a non vivere pienamente la nostra vita. Anche il lavoro, i soldi, un affetto e persino le cose di Dio, se non vissute nella libertà e nell’amore, possono diventare idoli. Anche il servizio agli altri può divenire un idolo se, pur avendo la scusa di farlo per il Signore, il nostro cuore ne è lontano.
2° Non nominare il nome di Dio invano
Dio ci ama immensamente più di chiunque altro, ci ha pensati prima ancora che fossimo generati. Se anche noi lo amiamo, non lo nominiamo mai in termini dispregiativi. Ciascuno di noi ha un nome che fa parte della nostra identità, e così anche Dio. Non solo dobbiamo amare il nome di Dio, ma anche difenderlo quando qualcuno offende il nome del nostro Papà celeste. Possiamo chiederci: "Ho avuto vergogna di testimoniare Dio davanti alle persone?"
3° Ricordati di santificare le feste
Pensate ai giorni di festa. Il primo a rispettare questo comandamento è stato proprio Dio. Nel libro della Genesi (2, 2-3) si legge: "Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto." Se Dio, che è Dio e tutto può, ha sentito la necessità di riposarsi nel donarcelo come insegnamento, è perché sa che abbiamo bisogno di ritemprare le forze spirituali, e da queste ritempreremo anche quelle fisiche.
È come l’amore dei genitori che vedono i figli sgobbare tutta la settimana ed esortano: "Venite a me voi che siete stanchi e oppressi." La messa della domenica/festa è l’occasione per ritemprarsi e andare idealmente "a casa di mamma e papà" per pranzare ed essere serviti e riveriti: ricevere la Parola viva capace di parlarci a tu per tu, l'Eucarestia che è cibo che ci collega con il cielo, e l’assemblea per condividere il cibo con i fratelli. Quando non andiamo a messa nel giorno della festa senza degli impedimenti oggettivi, è una cosciente rinuncia a questo immenso patrimonio. Spesso pensiamo che vorremmo solo rilassarci e fare solo le cose che ci piacciono, ma a fine giornata può capitare che non ci si senta soddisfatti e che ci manchi sempre qualcosa. Santificare le feste significa rendere partecipe della tua festa anche Dio, è un fare festa partendo da Dio che è l’inizio e il fine di ogni cosa. È come quando si diventa grandi e si torna a casa della nostra famiglia d'origine e i nostri genitori ci aspettano con gioia per fare festa con noi perché sono felici davvero di vederceli. Con questo spirito e questa consapevolezza dovremmo cercare di andare a messa tutte le domeniche e in tutti i giorni di festa.
4° Onora il padre e la madre
Questo comandamento ci chiede di amare e rispettare i nostri genitori, anche perché amando i nostri genitori noi amiamo le nostre origini e quindi anche noi stessi. Quante cose fanno per noi! A volte diamo tante cose per scontate, e spesso ci accorgiamo del loro valore solo quando ci vengono a mancare.
5° Non uccidere
Il Signore ci insegna: "Ama il prossimo tuo come te stesso. Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te." Chiedetevi sempre: "Io mi amo? E come mi amo?" Se non riusciamo ad amarci dal profondo del cuore e con sincerità, chiediamo aiuto allo Spirito Santo. Amare noi stessi è il nostro metro. Non dovremmo mai permettere a nessuno di trattarci male o offenderci. "Non uccidere" non si riferisce solo al corpo; a volte possiamo uccidere anche con le parole, come quando parliamo male di un amico che casomai neanche c’è, cosa che a volte facciamo senza neanche accorgercene. O, per gli adulti, quando non pagano i propri operai, o considerano gli altri delle persone inutili, facendo gesti che possono offendere, imbrogliando il prossimo, non rispettando le leggi, mettendo in cattiva luce colleghi o fratelli nel servizio, o volendo fare a tutti i costi un servizio senza coinvolgere perché si pensa di essere migliori degli altri. Possiamo riflettere: "Ho volontariamente fatto qualcosa che abbia recato danno alla vita fisica, morale o spirituale del prossimo? Rispetto la vita con la moderazione nel cibo, nell’alcol, nel fumo? Fuggo la droga? Sono prudente nel guidare l’automobile, per non mettere in pericolo me stesso o gli altri? Covo rancori?"
6° Non commettere atti impuri
Come ha detto un giorno un sacerdote di San Salvo, Don Andrea: "Per sapere dov’è Dio, toccate le vostre mani." Dio è in noi e vive con noi in una simbiosi d’amore tutto ciò che viviamo nella carne. Il nostro corpo è tempio (casa) dello Spirito Santo. Questa Parola (comandamento) ci propone di avere sempre rispetto del nostro corpo e di quello degli altri. Quando facciamo o pensiamo qualcosa di sbagliato, anche se nessuno lo sa, è la nostra coscienza che ci dice che è sbagliato.
7° Non rubare
Se ami, non ti permetteresti mai di rubare qualcosa al tuo amico o fratello; casomai glielo chiedi. "Ama il prossimo tuo come te stesso": se qualcuno ti ruba qualcosa a cui tieni, oltre a rimanere male per l’oggetto di cui sei stato privato, ti senti ferito dentro. Non so se vi è mai capitato che vi siano entrati dei ladri in casa: quando si rientra a casa ci si sente privati della propria privacy e violati. Non pagare gli operai è rubare loro il frutto del loro lavoro. E tornando alla regola d’oro: "non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te." Possiamo domandarci: "Ho sottratto oggetti o denaro di altri o della comunità? Ho riparato o restituito, se ero in grado di farlo?"
8° Non dire falsa testimonianza
Quanto sono brutte le bugie. A volte si parla di "bugie bianche" fatte a fin di bene, ma non esiste una bugia a fin di bene; è solo una facciata per acquietare la coscienza. Gesù ci ha detto che Lui è "Vita, Via e Verità" proprio per insegnarci che la verità è sempre la strada migliore in ogni circostanza. Non vi è mai capitato di dire una bugia e poi di essere stati scoperti? Che figura ci avete fatto?
9° Non desiderare la donna d’altri
Molti insegnamenti acquisiscono un significato diverso in base al tempo che stiamo vivendo. Conoscete la parola "invidia"? È un sentimento che ci fa stare male perché, nel nostro modo di pensare, non abbiamo qualcosa che invece altri hanno. L’invidia è diverso dal semplice desiderio, che si ferma al "mi piacerebbe avere quell’amico, quella casa..." e non turba il mio cuore. Invece, con l’invidia si sta male dentro, pensando: "Perché lui/lei ha questo e io no?" Con questa Parola/comandamento è come se Dio ci volesse dire: "Io so ciò che è bene per te; ama innanzitutto chi hai accanto, i tuoi amici, le tue cose... hanno un valore immenso."
10° Non desiderare la roba d’altri
Questo comandamento ci invita a riflettere: "Sono invidioso dei beni altrui?" È un invito a essere contenti di ciò che si ha e a gioire per i beni degli altri, anziché desiderarli con invidia.
Il Sacramento della Confessione: Un Incontro con l'Amore di Dio
Una volta capito ciò che può minare la nostra felicità e la nostra relazione con Dio e il prossimo, possiamo ricorrere al sacramento della confessione. Questo sacramento ha diversi nomi, ognuno dei quali ne evidenzia un aspetto particolare:
- È chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
- È chiamato sacramento della Confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote, è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.
- È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace».
- È chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: «Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello» (Mt 5,24).