Il Crocifisso di San Damiano: Significato, Storia e Simbolismo per il Pellegrino

L'Incontro di San Francesco con il Crocifisso di San Damiano

Per poter sostare davanti al Crocifisso di San Damiano, è importante conoscere l’esperienza che San Francesco ha vissuto dinanzi ad esso. Francesco arriva a questo appuntamento preparato da alcune esperienze significative. Già aveva sperimentato che il sogno di diventare cavaliere non gli regalava la felicità; anzi, dall’esperienza fatta nella battaglia a Collestrada (una località che dista circa 15 chilometri da Assisi in direzione Perugia) comprese che ciò porta solo dolore, sofferenza e morte. Aveva cominciato ormai a lasciare il suo bel mondo luccicante, che gli offriva solo vuoto, e cercava sempre più spesso luoghi solitari. Aveva sperimentato inoltre qualcosa di nuovo, di inatteso, in un incontro che solo qualche mese prima non si sarebbe mai augurato di fare: quello con il lebbroso. Nel suo testamento, il Poverello di Assisi ricorda e si dilunga su questo incontro, poiché gli aveva trasformato la vita. In quell’occasione, Francesco sperimenta un’emozione mai provata fino a quel momento: l’amaro gli si cambia in dolcezza ed il suo disgusto per la lebbra si trasforma in compassione. Sentimenti del tutto nuovi che gli fanno scoprire la gioia e ancor più la dolcezza e la tenerezza.Quando Francesco si aggira nei pressi di San Damiano, porta nel cuore una preghiera profonda ed insistente: “Signore che cosa vuoi che io faccia?”. Nel suo intimo aveva coltivato la disponibilità a dare una svolta decisiva alla propria vita. Inoltre, nell’esperienza tra i lebbrosi, aveva imparato un alfabeto valoriale di altro colore. Risale probabilmente a questo periodo la “preghiera davanti al crocifisso”, che recita:

Altissimo, glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta, speranza certa e carità perfecta,
senno e conoscemento, Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.

Fu proprio in quel momento, davanti al Crocifisso di San Damiano, che San Francesco sentì la voce di Gesù chiedergli di riparare la Chiesa. Questo evento segnò l'inizio della sua vocazione. Inizialmente, Francesco interpretò il messaggio in senso letterale, iniziando a restaurare fisicamente la Chiesa di San Damiano. L'itinerario di Francesco d’Assisi lo ha portato a incontrare il sogno di Dio su questa nostra terra. La sua prima scheggia è stato l’incontro con la Croce di San Damiano, che gli ha consegnato la chiave, la via al Signore. Il Crocifisso lo stava poco a poco scolpendo, come fa l’artista con la sua opera, educandolo a togliere delle immagini che aveva di sé stesso. Dio, attraverso diversi passaggi, gli ha fatto capire che si poteva unire attesa e disincanto. Ai piedi del Crocifisso lo raggiunse la Misericordia di Dio e, tutto tremante, disse: «Sì, Signore, lo farò volentieri». Francesco scopre che il nostro Dio ha a che fare con l’amore. Comprende che Dio non ci rimprovera, che prova in ogni istante a ridarci la dignità di figli, senza mortificarci, senza umiliarci, facendo solamente festa con noi. Si rende conto così di essere una pietra viva della Chiesa di Cristo.
San Francesco prega davanti al Crocifisso di San Damiano

Il Crocifisso di San Damiano: Un'Icona Teologica

Il Cristo di San Damiano è un’icona e non una semplice pittura. Questo termine indica un’immagine che presenta alcuni elementi ricorrenti e facilmente riconoscibili, come il colore, la tecnica pittorica, la preparazione e i soggetti dipinti. Lo scopo dell’immagine non è descrittivo o estetico, ma essenzialmente “teologico”: l’icona supera le forme del nostro mondo per rendere presente il mondo di Dio. È in questo altro mondo che si unificano gli elementi teologici, estetici e tecnici, per aprirsi alla visione di fede e di meditazione.L’iconografo, prima di dipingere, passa lunghi periodi di digiuno, di preghiera e di meditazione sulla Parola di Dio, per poter poi “scrivere” l’icona, poiché ad ogni elaborato di questo tipo sottostà uno o più testi sacri. Nel caso del Crocifisso di San Damiano, è stato seguito decisamente il Vangelo di Giovanni. Un’icona, oggi, ha necessità di essere spiegata (è un tipo di pittura che non appartiene al nostro “linguaggio” occidentale, più descrittivo o estetico) per rivelare il mistero profondo dell’essere e per il quale a volte sacrifica la bellezza estetica.

Simbolismo dei Colori e Composizione

I colori hanno un compito non descrittivo ma simbolico; possiamo notare tre colori predominanti: l’oro, il rosso e il nero. Su questa icona si può contemplare il risultato finale della lotta luce-tenebre, amore-morte, peccato-vita. L’inquadratura della croce ed il corpo di Gesù sono di color oro e risaltano su un fondo prevalentemente nero e rosso. L’oro, che sta ad indicare la divinità, ci informa che il fatto sottostante i nostri occhi ha a che fare con il mondo del divino; un Divino che lotta contro le tenebre (nero simbolo di morte, male, incredulità e peccato) e vince per l’amore e nell’amore (il rosso).Quest’icona è del XII secolo, opera di un pittore anonimo umbro con evidenti influssi orientali-siriani; è dipinta su tela e successivamente incollata su una tavola di legno di noce. L’opera ha un’altezza di 210 cm per 130 cm di larghezza.

La Figura del Cristo e il Particolare del Volto

Ad un primo sguardo, ciò che ci attira è la figura del Cristo crocifisso che domina l’intera superficie del dipinto, per la sua grandezza e per il colore brillante, che contrasta con il fondo nero. Gesù non appare come colui che ha subìto la morte in croce, ma come colui che dalla croce regna. Non sono scomparsi i segni della sofferenza (il sangue che scorre dai fori), ma quasi trasfigurati. La corona di spine è sostituita dalla corona di gloria, anche se al suo interno sono presenti le linee della croce immerse nella luce. In questo modo si rende presente il mistero del dolore, attraverso il quale il Figlio di Dio è dovuto passare, che nella croce ha trovato il suo punto più alto e la sua glorificazione.La figura del Salvatore non è appesa ai chiodi ma quasi appoggiata alla croce, poiché le braccia, segnate dalle piaghe, sono distese in segno di accoglienza; le gambe sono diritte, forti, sostengono tutto il corpo. Questa posizione indica che Gesù è passato sì attraverso la morte, ma l’ha vinta. Ci parla chiaramente della Pasqua, passando certamente per il venerdì santo, per proseguire poi verso la domenica di resurrezione. Gesù è ritto, in piedi, vivo! L’ultima parola sulla sua vita e sulla nostra non sarà la morte, ma la vita.L’indumento indossato da Gesù è l’efod, il cui tessuto è di lino orlato d’oro. L’efod veniva indossato dai sacerdoti del Tempio i quali offrivano sacrifici a Dio. Questa veste può ricordare anche quell’asciugatoio di cui si cinse Gesù per la lavanda dei piedi. Nel Cristo troviamo un sacerdozio particolare, dove lui è il ministro-servo e l’agnello allo stesso tempo. Ora è lui l’unico e l’eterno sacerdote-servo; è lui il “ponte” che unisce il Cielo alla terra; è lui che chiede misericordia al Padre, per ogni uomo, perché ben conosce la fragilità dell’esperienza umana.Il volto del Signore è il centro dell’icona. Ciò che più attira il nostro sguardo sono i suoi occhi, molto grandi rispetto alle dimensioni del volto e ben aperti, come una persona viva, anzi come il “Vivente”, il “Principe della Vita”: è Gesù la vita stessa. Se si guarda bene, si vede che il volto e anche la corona di gloria di Gesù sono leggermente velati. Il loro splendore è oscurato da un’ombra che copre anche il collo di Gesù. Come la gloria del Signore “era un tempo velata dalla nube”, ora essa è velata dalla stessa umanità di Gesù. San Paolo chiama anche “il velo” la carne di Gesù. Lui è il vivente, qui e ora davanti a te. I suoi occhi scrutano ogni uomo. Il suo collo molto robusto e anch’esso sproporzionato, è gonfio per dire la forza con cui il Figlio di Dio fa dono dello Spirito Santo che, secondo l’evangelista Giovanni, avviene il giorno di Pasqua. Il “soffio” dello Spirito richiama la creazione dell’uomo e vuole suggerire che si tratta di una nuova creazione. Come di nuova creazione parlano le sei ciocche di capelli appoggiate sulle spalle: i giorni della creazione che Gesù si prende sulle spalle per salvarla, per riscattarla dal peccato.
Dettaglio del Crocifisso di San Damiano, volto di Cristo

Le Figure Maggiori

Sono i personaggi posti sotto le braccia di Gesù, che l’iconografo ha cercato di identificare attraverso le scritte. Qui viene rappresentato il primo nucleo della chiesa nascente. I sentimenti che si possono cogliere sono la calma e la pace: sono sotto la croce, ma hanno già sperimentato la resurrezione, poiché nei loro volti non c’è dramma, né strazio, né dolore. Domina un atteggiamento di pacata fiducia poiché la morte ed il dolore sono stati vinti.
  • Maria: è posta alla destra di Gesù, in posizione d’onore. In particolare della Vergine sono da notare il volto e le mani. È l’unica figura, assieme a Gesù nel medaglione, ad abbozzare un sorriso; mentre con la mano sinistra avvicinata alla bocca, esprime la sua ammirazione e anche il “custodire nel suo cuore”, con la mano destra invece, indica Gesù. Il suo capo leggermente reclinato verso Giovanni esprime una tenerezza indicibile. Il suo sorriso non cede alla disperazione o alla tristezza, ma esprime serena fiducia. La Madre indossa un mantello bianco - tempestato di pietre preziose che simboleggiano i doni dello Spirito Santo - che secondo la tradizione iconica ha un triplice significato: di vittoria per la fedeltà al Vangelo, di purificazione perché passati attraverso la grande tribolazione, e le opere buone che Dio concede di compiere ai santi. L’abito rosso è simbolo dell’amore, mentre la tunica viola sta a ricordare che è lei la nuova Arca dell’Alleanza.
  • Giovanni: è posto nel luogo della tenerezza, tra Gesù e Maria. È lui che nell’ultima cena poggia il suo capo sul petto del Figlio di Dio. Il suo volto è girato verso Maria, che da Gesù gli è stata consegnata come “sua Madre”, divenuta così madre di tutta l’umanità. Il mantello di colore rosa sta ad indicare la sapienza, quella che ha ricevuto e saputo trasmettere attraverso i suoi scritti.
Tra i personaggi sotto il braccio sinistro di Gesù troviamo per prima:
  • Maria Maddalena: la donna dalla quale Gesù ha scacciato sette demoni e che faceva parte del gruppo di donne che lo seguivano e lo assistevano con i loro beni. Con il capo tocca il capo di Maria madre di Giacomo, facendoci intuire che tra le due donne c’è un dialogo, forse sta confidando un segreto, mentre con la mano sinistra avvicinata alla bocca esprime stupore e ammirazione. Il vestito color rosso sta a simboleggiare l’amore.
  • Maria Madre di Giacomo: vicina a Maria Maddalena, ascolta attentamente ciò che Maria Maddalena le sta rivelando. Il suo sguardo va verso la prima. Il suo abito color terra simboleggia l’umiltà, il mantello verde invece la speranza.
  • Il Centurione di Cafarnao: alla sinistra di Maria madre di Giacomo, vestito a guisa dei soldati romani, ha in mano un pezzo di legno per ricordare il suo finanziamento per la costruzione della sinagoga di Cafarnao. Le tre dita tese della sua mano destra stanno ad indicare la Trinità. Alla sua sinistra una “faccina”: forse il figlio guarito o tutti quelli che dopo il suo riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio si sono convertiti.
Dettaglio del Crocifisso di San Damiano, figure sotto il braccio destro di Cristo

Le Figure Minori e Dettagli Aggiuntivi

Di lato alle figure maggiori, in basso, ci sono due piccoli personaggi che la tradizione vuole si chiamino Longino e Stefanon. Il primo, vestito da soldato romano (alla destra di Gesù) con una lancia in mano, potrebbe essere colui che ha aperto il costato di Cristo; l’altro, coi tratti distintivi dell’ebreo, aveva a sua volta una canna in mano, con in cima una spugna, forse quello che porge a Gesù dell’aceto. Questi due personaggi, rappresentanti di coloro che hanno effettuato l’esecuzione materiale della morte del Cristo, sono raffigurati di piccola statura poiché, nonostante agli occhi dell’umanità sia parso che abbiano ucciso Gesù, in realtà nulla avrebbero potuto se non fosse stato lo stesso Gesù a offrire la sua vita per la salvezza degli uomini.Ancora più in basso sul lato sinistro troviamo un gallo o una fenice: simboli entrambi della resurrezione di Gesù.

Il Medaglione e la Mano del Padre

Appena sopra la scritta “IHS NAZARE REX IVDEORVM” (Gesù Nazareno re dei Giudei), troviamo un medaglione con l’ultima parte dell’esperienza pasquale di Gesù: l’ascensione. Gesù risorto sta salendo verso il Paradiso, raffigurato dalla presenza degli angeli festanti e adoranti, e verso il Padre, simboleggiato dalla mano che sta un po’ più in alto. Il Risorto indossa una veste bianca e oro che annuncia la sua vittoria e la sua regalità. Sulle sue spalle ondeggia una stola rossa simbolo del potere e del dominio esercitati nell’amore, mentre nella mano sinistra regge una croce, come uno scettro, che fu per lui lo strumento della vittoria.Posta all’estremità superiore dell’icona c’è una mano destra benedicente. È la destra del Padre che, nel benedire, dona lo Spirito. Lo Spirito Santo è dono necessario all’uomo per entrare nella comunione, che è fuoco d’amore, della Santissima Trinità.

Elementi Decorativi

Tutto attorno alla croce si trovano delle decorazioni bianche che simboleggiano la vite, quei legacci che la vite stessa produce per aggrapparsi ai vari sostegni. La vite nella Bibbia è il popolo di Dio, il popolo d’Israele, la stessa Gerusalemme e il Cristo. Per portare frutto dobbiamo aggrapparci al Cristo che ha dato la sua vita per noi, per mostrarci il volto del Padre.Una miriade di conchiglie (elementi aggiunti in seguito) che, per la loro bellezza e durata, simboleggiano l’eternità, incorniciano l’icona: ciò che è avvenuto avviene e avverrà, ed è un dono d’amore che continua ad offrirsi a noi. Mistero di un amore totale, gratuito e tenerissimo, al quale noi possiamo continuare ad attingere. La cornice dell’icona, alla base della croce, infatti, è aperta, e attraverso questa apertura anche noi, ma tutta l’umanità è invitata ad entrare e a partecipare del dono offerto.
Vista generale del Crocifisso di San Damiano

La Storia e la Custodia del Crocifisso Originale

Quando nel 1257, dopo la morte di Santa Chiara, le Clarisse si trasferirono dalla chiesa di San Damiano a quella di San Giorgio dentro le mura di Assisi, presero con loro il Crocifisso. Ora la preziosa reliquia è custodita nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi. La croce originale è quasi una sorta di ossessione per i francescani, riprodotta in ogni convento, in ogni casa di terziari, in ogni monastero di Clarisse. Questo crocifisso è la sintesi della vocazione francescana. È il Cristo in croce che lo chiama. Alla croce Francesco sarà fedele e obbediente, ricostruendo la Chiesa come il crocifisso gli aveva comandato. Oggi continua ancora a parlare al cuore di tanti giovani che vi si inginocchiano davanti cercando un senso profondo per la loro vita, invocando una risposta e una indicazione di pienezza e verità. Una replica del Crocifisso di San Damiano si trova nella Chiesa di San Damiano, dove San Francesco ebbe la sua visione.

Il Santuario di San Damiano: Luogo della Conversione

Il Santuario di San Damiano è un luogo dove Dio si è rivelato. Il suo titolo unico nei secoli è San Damiano, martire e medico di Siria, il cui culto - assieme a quello del fratello Cosma - si diffuse in Occidente dal secolo V. La chiesa primitiva, anteriore di 4-5 secoli a San Francesco, è segnata dal restauro medievale da lui compiuto: da area funeraria romana e da cappella rurale romanica (sec. IX-X) con ospizio romeo e domus/casa presbiterale (sec. X-XII ) a monastero per Santa Chiara. L’antica Chiesina, sorta nei secoli VII o VIII, era cadente al tempo di San Francesco che, interpretando in senso letterale l’invito rivolto dal Crocifisso, la riparò con le sue mani (1207). Fu il primo monastero delle Clarisse, che qui dimorarono dal 1211 al 1260.

Aree Significative del Santuario

  • La Chiesa: è il cuore del Santuario, la chiesa della conversione di Francesco. Nata in più tempi, la parte più antica è quella sul fondo con abside decentrata e coro cinquecentesco addossato sotto il basso voltone. L’attenzione della fede si volge al tempietto ligneo del tabernacolo su antica colonna: lì è il Signore. Sull’altare si trova una copia del Crocifisso bizantineggiante che parlò a San Francesco. Nell’abside vi è la Madonna col Bambino tra San Rufino e San Damiano (stile bizantino). Il coro, con antico leggio al centro su stipite di pietra, porta sul coronamento degli stalli, a intarsio, una bella iscrizione invitante al puro e intimo senso della preghiera: “Non vox sed votum - non clamor sed amor - non cordula sed cor - psallat in aure Dei. - Lingua consonet menti - et mens concordet cum Deo”.
  • Ospizio Romeo e Refettorio di Santa Chiara: in questo luogo si incontrano ad angolo, sulla destra, i due edifici prefrancescani che, all’incrocio in basso, si addolciscono con i due affreschi di Eusebio perugino (1507): l’Annunciazione e San Francesco che riceve le stimmate. Di fronte, in travertino locale, è la compatta costruzione Romanica dell’Ospizio romeo per i pellegrini (sec. X). Il piano a terra venne utilizzato poi come Refettorio di Santa Chiara. Fu in quest’area che, nel settembre 1240, premevano minacciosi, dal “chiostro delle vergini”, i mercenari saraceni.
  • La Piccola Piazza: presenta un’edicola, con affreschi quattrocenteschi di scuola senese (Madonna con Bambino, tra San Francesco, San Rufino, Santa Chiara e Sant'Antonio).
  • Cappella di San Girolamo: a destra della chiesa, con affreschi di Tiberio d’Assisi (1517): Vergine in trono; San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino e San Girolamo; San Sebastiano e San Rocco. A destra della porta vi è una finestra dalla quale Santa Chiara respinse i Saraceni.
  • Il Coro delle Clarisse: tutto è conservato come al tempo della Santa: gli stalli, i dorsali, i due leggii. In una pergamena i nomi delle prime Clarisse attestano la perenne presenza del loro spirito. È forse l’angolo che meglio tramanda l’eco della povertà francescana. Sulla parete a sinistra dell’ingresso, che ha dimezzato l’antico coro, si trova un Crocifisso con la Madonna e San Giovanni (Pier Antonio Mezzastris, 1482). Nell’angolo sinistro: stipiti e architrave di un antico ingresso.
  • Giardino e Oratorio di Santa Chiara: in questo angolo dell’antico monastero, davanti al quale si apre in tutta la magnificenza l’immensa vallata umbra, Chiara coltivava un minuscolo giardino. Al di sotto del giardino era la capanna di stuoie nella quale Santa Chiara riposava. Dal giardino, continuando a salire, si giunge all’Oratorio di Santa Chiara, di pianta quadrata, a volta e con abside, sopra l’antico coro. Voluto da Chiara come “Cappella di San Paolo”. A sinistra dell’altare, nella parete il ciborio, dove era conservata l’Eucaristia per le lunghe ore di adorazione diurna e notturna di Chiara e delle sue sorelle. In questa stanza, le Clarisse riposavano su umili giacigli allineati lungo la parete. I fiori e la croce indicano il posto occupato da Santa Chiara, che qui trascorse i suoi giorni di lavoro e di sofferenza, ricevendo importanti visite, tra cui, alla vigilia della morte, quella del papa Innocenzo IV. Da qui, la Santa, ammalata, la notte di Natale 1252, per un prodigio, poté assistere alle sacre funzioni celebrate nella chiesa di San Francesco in Assisi; per questo episodio è stata dichiarata Patrona della televisione.
  • Il Chiostro: di mirabile armonia nella semplice costruzione, è un angolo di pace, dove il silenzio è rotto solo dal garrire delle rondini. Da qui, secondo la testimonianza del Processo di canonizzazione, Santa Chiara malata, fattasi trascinare dalle consorelle fino alla porta del refettorio e prostrata dinanzi al Santissimo Sacramento, respinse prodigiosamente i Saraceni di Federico II nel settembre del 1240, liberando il monastero e la città di Assisi. Nella parete adiacente alla chiesa: due affreschi di Eusebio perugino (1507): l’Annunciazione e San Francesco.
  • Il Refettorio delle Clarisse: qui, nello splendore di madonna Povertà, Santa Chiara e le sue compagne si raccoglievano per consumare i loro cibi frugali. È ancora indicato con un vaso di fiori il posto occupato della Santa.
  • Infermeria e Cappella di Sant'Agnese: sopra il refettorio vi è l’infermeria dell’antico monastero; un angolo di essa è stato trasformato in Oratorio (Cappella di Sant'Agnese, sorella di Santa Chiara).
Vista esterna del Santuario di San Damiano ad Assisi

Il Crocifisso di Frate Innocenzo da Palermo e la Pia Confraternita

Nel cuore della tradizione francescana, accanto al celebre Crocifisso di San Damiano, sopravvive una forma meno nota ma profondamente sentita di devozione che intreccia arte, fede e soprattutto storia locale: il Crocifisso scolpito nel 1637 dal francescano fra Innocenzo da Palermo. Questo crocifisso è stato protagonista di una devozione secolare e una storia straordinaria. Nel 1855, mentre il colera devastava l'Umbria, il vescovo fece portare in processione questo Crocifisso in Cattedrale. Per 64 giorni fu invocato dagli assisani, e - raccontano le cronache - nessun malato morì senza i sacramenti. Una devozione che dura da secoli, e che oggi rivive con particolare forza.Frate Innocenzo da Petralia, artista la cui fama si diffuse rapidamente nel 1600 tra i conventi del centro Italia, era un frate palermitano che girava l’Italia centrale realizzando crocifissi molto amati dal popolo. Chiamato a San Damiano nel 1637, in soli nove giorni - un tempo considerato miracoloso - scolpì il crocifisso tuttora conservato nella cappella laterale. Proprio la rapidità e la bellezza dell’opera alimentarono la convinzione di un’opera ispirata da Dio. La cappella che lo ospita venne appositamente dedicata a questa immagine, che da allora non ha mai subito restauri, mantenendosi intatta da oltre 400 anni.Il Crocifisso è un simbolo di amore che rigenera. Il vescovo di Assisi ha sottolineato come il Crocifisso - sia quello che parlò a Francesco che quello di fra Innocenzo - ci sveli il cuore del cristianianesimo. "Dio ci salva scendendo nella nostra fragilità, caricandosi del nostro peccato". Guardare a Cristo crocifisso è l’unico antidoto alla morte spirituale, perché in Lui "Dio trasforma il veleno del peccato in medicina d’amore". Francesco, davanti a questo Crocifisso, "imparò a spogliarsi per rivestirsi di Cristo", diventando fratello universale. Oggi siamo chiamati a fare altrettanto: condividere i beni, accogliere i poveri, vivere la Croce come laboratorio di carità, specialmente in un mondo dove "pochi hanno troppo e molti troppo poco".

La Pia Confraternita del Santissimo Crocifisso

La Pia Confraternita del SS. Crocifisso è frutto di questa devozione e tutt’ora raccoglie devoti e pellegrini che hanno stretto un legame particolare con questa sacra immagine. La Confraternita del Santissimo Crocifisso di San Damiano, oggi, non si configura come una confraternita nel senso tradizionale del termine, non ha un’attività strutturata come altre confraternite, ma è legata affettivamente a questa specifica immagine del Crocifisso di Frate Innocenzo. Chi vi aderisce si impegna, in forma semplice, a compiere ogni anno almeno un pellegrinaggio a San Damiano per pregare dinanzi a quest’opera, partecipando alla Via Crucis e offrendo preghiere per i defunti. In cambio, la comunità religiosa si impegna a celebrare tre messe per ogni confratello defunto, in un legame silenzioso ma costante tra laici e frati.Nei secoli, i frati hanno sempre prodotto a San Damiano nuove immagini del Crocifisso, diverse l’una dall’altra, riflettendo la sensibilità spirituale e culturale del tempo. Nel 1400 nel coretto di Santa Chiara venne eseguito un affresco con un crocifisso, poi agli inizi del ‘500 arrivò il grande crocifisso conservato oggi nel dormitorio di Santa Chiara.
Crocifisso di Frate Innocenzo da Palermo nella Cappella di San Damiano

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