La Vergine Maria nella Lingua e Devozione Napoletana

Per comprendere appieno come la figura della Vergine Maria si manifesti nella cultura e nella lingua napoletana, è fondamentale fare una premessa sulla natura del napoletano stesso. A tutti gli effetti, si tratta di una lingua, complessa e ricca di espressioni tipiche e spesso intraducibili. La sua potenza espressiva permette di spaziare da un punto di estrema dolcezza e affetto a uno di massima intensità, talvolta anche violenza verbale.

Ad esempio, si può provare a tradurre la frase “te voglio bene assai”, che sta per "ti voglio tanto bene", ma la passionalità della prima non si riesce a rendere con la seconda. Lo stesso vale per le ingiurie: se si grida “scarda ‘e cantaro” il risultato è ben diverso da se si dice "scheggia di water". Questa capacità unica del napoletano si riflette anche nel modo in cui la devozione mariana è vissuta e articolata.

La Madonna nella Lingua Quotidiana e nei Detti Popolari

Alcuni dei detti napoletani più noti nascono dalla saggezza popolare, altri invece dalla storia della città. La figura della Madonna è talmente radicata nel tessuto sociale e linguistico che appare in modi inaspettati.

Un esempio eloquente è l'espressione “Ma di che Maronna stai parlando?”. Se delle persone stanno discutendo e si fa confusione, nel senso che non ci si capisce più niente, qualcuno potrebbe urlare questa frase, il cui significato è "di quale delle tante Madonne stai parlando?". Questo detto sottolinea non solo l'abbondanza di effigi mariane, ma anche la loro profonda presenza nel linguaggio comune, tanto da essere usata per indicare perplessità o disaccordo.

illustrazione di due persone che discutono a Napoli

La Devozione Popolare e l'Origine delle "Madonnelle"

Nel Settecento a Napoli, nei vicoli che sicuramente avrete notato girando per la città, di notte era molto buio e così i malviventi ne approfittavano. Per derubare i passanti si usava la tecnica della fune: i malintenzionati si disponevano uno da un lato e uno dall’altro della strada e tendevano una fune che al buio era praticamente invisibile. I passanti inciampavano nella fune e venivano poi prontamente derubati.

Così un sacerdote di nome Giorgio Maria Rocco decise di trovare una soluzione a questo problema di sicurezza e illuminazione. Grazie a uno stratagemma, si riuscì a illuminare meglio i vicoletti, il tutto a spese dei fedeli ovviamente, e a impedire il giochetto della fune. Peraltro, spegnere il lume messo davanti alla Madonna era considerato sacrilegio e così nessuno osava toccarli. Lo stratagemma funzionò così bene che il numero di edicole votive e di luci aumentò a vista d’occhio. Questo episodio storico evidenzia come la devozione alla Vergine fosse non solo spirituale, ma anche intrinsecamente legata alla vita pratica e alla sicurezza urbana.

edicola votiva della Madonna illuminata in un vicolo di Napoli

La Madonna dell'Arco: Fulcro della Devozione Mariana Partenopea

La devozione mariana a Napoli trova una delle sue massime espressioni nel culto della Madonna dell'Arco, un luogo dove la vita umana porta allo scoperto le sue malattie, i suoi dolori, le sue angosce e i suoi terrori. Qui l’urlo di dolore dell’umanità si materializza, si concretizza, diventa pietra, diventa tavoletta, rito, manifestazione pubblica; diventa testimonianza nei secoli.

Padre Tommaso Tarantino, durante un’omelia negli anni del suo Priorato a Madonna dell’Arco, pronunciò parole toccanti che descrivono l'essenza di questo santuario: "Qui si viene per lanciare un urlo! Qui si viene per gridare! Qui si viene per far esplodere finalmente dal cuore il grido della povera vita umana stritolata ogni giorno... Ecco cos’è la Madonna dell’Arco: la concretizzazione, la pietrificazione del dolore umano che viene qui per rovesciarsi, come lava incandescente ai piedi della Vergine... In Maria ciò che è la miseria dell’uomo diventa misericordia di Dio; ciò che è incapacità dell’uomo diventa onnipotenza di Dio." Milioni di occhi da tutto il mondo si rivolgono a Lei, invocandola Regina dell’Arco.

I Battenti e il Grande Pellegrinaggio del Lunedì in Albis

I Battenti sono i devoti della Madonna dell’Arco che si mettono in cammino, che corrono insieme verso il Santuario, compiendo un percorso di fede e di penitenza. È importante sottolineare come sia la famiglia il luogo dove nasce, cresce e si tramanda il culto alla Madonna dell’Arco. Chi è veramente devoto riesce a coinvolgere tutta la propria famiglia verso il culto alla "Mamma dell’Arco" e al Grande Pellegrinaggio del Lunedì in Albis, assumendo ciascuno un impegno e costruendo dentro o fuori casa un altarino o un’edicola votiva dedicata alla Vergine. Questi sono i segni di una continua devozione che mai si spegne e che anzi trova sempre maggior vigore nel culto alla Vergine santa.

Vi partecipano tutti, dai più piccoli ai più anziani, uniti da una richiesta, da un voto fatto, da una grazia ricevuta, dall’amore per questa Mamma che ha sempre manifestato la sua vicinanza ai più piccoli e deboli della società. Entrando in Santuario per la porta centrale, tutti pregano, tutti piangono, tutti implorano, si rivolgono a colei che considerano Madre e a cui hanno dedicato il loro cammino.

Nel momento del bisogno, i Battenti sono capaci di esprimere una corrente di solidarietà molto forte, tutti uniti nella preghiera ma anche pronti e disponibili se vi è necessità di aiuto fisico o materiale. Ognuno di loro è capace di farsi carico delle necessità dell’altro, perché lo sente fratello nella fede e nella devozione verso la comune Mamma dell’Arco. I gruppi dei Battenti si presentano a Maria tutti insieme per chiederle insieme una grazia, per ringraziarla di averli protetti nel corso dell’anno e per dichiararle pubblicamente amore e devozione. Quando l’uomo prende coscienza dei suoi limiti e della sua povertà, alza gli occhi al cielo e tra le lacrime supplica la Madonna o la ringrazia.

fotografia dei Battenti in processione verso la Madonna dell'Arco

Si contano circa 400 associazioni per un totale di 60.000 iscritti. Tutti fanno voto di andare al Santuario il Lunedì in Albis a piedi, portando una o più bandiere con il nome dell’Associazione e l’anno di fondazione. Spesso queste bandiere passano di padre in figlio, raccontando così una storia secolare di fede e tradizione familiare. Nei giorni che precedono il pellegrinaggio, i Battenti sono soliti attraversare le vie del loro quartiere con gli stendardi accompagnati da bande musicali, invitando tutti a lodare la Vergine dell’Arco con il loro antico canto e chiedono delle offerte che servono loro per le feste che si svolgono nel loro quartiere in onore della Madonna e anche per portare un’offerta al Santuario.

Storia e Disciplina del Pellegrinaggio

Il pellegrinaggio verso i luoghi santi della fede cattolica è stato sempre nei secoli una forma di ascesi, penitenza e devozione, per prendere sempre più coscienza dello sforzo necessario per migliorare la propria vita, soprattutto quando questa non è proprio perfetta. Nel IX secolo si disciplina questo peregrinare, e al pellegrino viene indicata una meta da raggiungere, un Santuario, per espiare la colpa e tornare a sentirsi degno figlio di Dio. Al pellegrino veniva dato un salvacondotto alla partenza che doveva restituire con l’attestazione del luogo raggiunto. Mentre il pellegrino si isola nella ricerca di Dio e di sé stesso, il pellegrinaggio invece crea il bisogno di essere insieme ad altri fratelli per compiere un cammino spesso superiore alle nostre forze, in una liturgia popolare che si forma in modo spontaneo e naturale. Da queste righe possiamo capire come questa tradizione del Pellegrinaggio del Lunedì in Albis da parte dei Battenti sia molto antica.

Come scrive padre Giovanni Ippolito: "Il rituale dei battenti non può destare meraviglia se si conosce l’animo meridionale, ed in modo particolare quello napoletano, popolo caldo che vive tra il sole e il profumo del mare, nei 'vichi' più che nelle case, dove tutti partecipano e sanno della vita di ciascuno, dove la solidarietà arriva a mettere tutti a difesa di uno, anche contro la legge."

Ancora oggi i Battenti sono gli indiscussi protagonisti del Grande Pellegrinaggio del Lunedì in Albis. Migliaia di persone si mettono in cammino la sera di Pasqua per raggiungere il Santuario che apre la sua porta principale alle 3 del mattino. Per oltre ventiquattro ore consecutive, migliaia di persone sfilano lungo la navata centrale del Santuario, in piedi, in ginocchio, strisciando per terra, cantando alla Vergine dell’Arco, recitando una preghiera, piangendo in silenzio o urlando il proprio dolore o la propria richiesta. È un momento intimo tra i figli e la loro Mamma dell’Arco che è lì ad attenderli per stringere tutti in un abbraccio di pace che ridona serenità e forza per il futuro. Ciò che avviene nel breve tragitto tra la porta centrale e il tempietto della Madonna non ha nulla a che vedere con le feste, i balli e le danze che si svolgono fuori dal Santuario nelle lunghe ore di attesa o al ritorno a casa nei quartieri.

Il 18 aprile 2023 Sua Ecc. Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, ha approvato il nuovo "Statuto delle Associazione Madonna dell’Arco" che disciplina e organizza la vita associativa dei battenti riconosciuti dal Santuario e che sono regolarmente inseriti nelle comunità parrocchiali non solo della diocesi di Nola ma di tutta la Campania, esclusa l’Arcidiocesi di Napoli nella quale sono organizzati nelle U.C.O.

mappa della Campania con evidenziata la diocesi di Nola

La Vergine Maria nelle Poesie in Dialetto Napoletano

La devozione mariana si esprime anche attraverso la ricca tradizione letteraria napoletana. Esistono numerose poesie in dialetto napoletano dedicate alla Vergine Maria, che si sono accumulate nel corso di vari secoli, spesso precedute da un excursus sulla devozione mariana nei vari secoli stessi.

Un esempio di figura influente in questo contesto è Sant'Alfonso Maria de Liguori. Le sue opere ascetiche, tra cui la "Breve risposta all’abate Rolli" (in Opere ascetiche, vol. VII, Roma 1937, p.501), testimoniano la profondità della sua fede e la sua attenzione alla lingua e alla cultura del suo tempo, influenzando così la religiosità popolare e, di conseguenza, le espressioni in dialetto napoletano.

La trascrizione fonetica del napoletano e la sua normalizzazione rappresentano una sfida significativa per chi intende studiare e preservare queste espressioni poetiche. Superare la barriera rappresentata dalla lingua è fondamentale per apprezzare pienamente la ricchezza di queste composizioni dedicate alla Vergine.

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