«Che cosa si fa quando si è innamorati? Si canta una serenata. Ecco la Chiesa che ama il suo Signore canta le lodi all’Altissimo». Con questa similitudine, Monsignor Marco Frisina, noto compositore di musica sacra e direttore del Coro della diocesi di Roma, racconta il ruolo profondo della musica liturgica. Le sue parole rappresentano un incoraggiamento a svolgere con rinnovato entusiasmo quello che è un vero e proprio ministero. Monsignor Frisina, diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia e specializzato in Sacra Scrittura, è autore di numerosi canti liturgici e ha fondato il Coro della Diocesi di Roma nel 1984, dirigendolo da allora nelle più importanti liturgie diocesane. Egli stesso traccia una sorta di decalogo del “buon canto” durante la Messa e della “buona corale”.

Il Ruolo Fondamentale della Musica nella Liturgia
La musica svolge un ruolo cruciale nella liturgia, costituendo parte integrante della celebrazione. Essa costruisce la comunità, esprime la fede ed eleva la preghiera. La scelta di un canto per la liturgia e la preghiera è sempre impegnativa, poiché spesso gusti personali o abitudini rischiano di portare a scelte soggettive o "di moda". La liturgia, invece, ha esigenze precise: il canto liturgico è per Dio e per i fratelli, per la gloria di Dio e l'edificazione dei fratelli. La Chiesa stessa indica da sempre fonti sicure su cui basare queste scelte.
Il coro, una realtà ben presente nelle parrocchie italiane, ha come parola chiave il concetto di “accompagnare”. Il coro non è un elemento estraneo all’assemblea, ma fa parte del popolo di Dio che vive la celebrazione. Il suo compito è di accompagnare la comunità nella lode di Dio attraverso il canto, ma deve essere anche accompagnato dalla comunità stessa, poiché è a servizio di essa e non può essere autoreferenziale.
Il canto liturgico non è un'esibizione. Nel rito, va evitato l’“effetto concerto” perché la liturgia non è spettacolo ma verità. Se il coro è chiamato a dare il meglio di sé, tutto deve avvenire secondo uno spirito di servizio e umiltà, ricordando che il centro della Messa è Cristo, non la voce dei cantori. Coloro che fanno parte del coro parrocchiale devono ricordare di partecipare pienamente all'Eucaristia, ascoltando Dio nel Vangelo e nell’omelia, e non solo cantando o distraendosi.
Criteri Generali per la Scelta del Canto Liturgico
Pertinenza Liturgica e Contenuto
I canti vanno scelti tenendo conto della pertinenza liturgica dei brani. Monsignor Frisina sottolinea come un canto di Quaresima sia diverso da uno pasquale, e quelli di Avvento non siano equiparabili a quelli del tempo di Natale. Il Messale e la Liturgia delle Ore indicano quali contenuti devono avere i brani o a cosa si devono ispirare. La questione della scelta adeguata è essenziale, poiché il canto deve muovere alla preghiera all’interno di un rito. La musica sacra è quella che, composta per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e bontà di forme. È fondamentale evitare canti che, pur essendo cattolici, non sono stati creati con questa finalità e intenzione, così come canti di altre confessioni cristiane. Non si devono modificare antichissime preghiere della Chiesa per "far suonare meglio" il canto o renderlo più bello, come ricordato dal Sacrosanctum Concilium, n. 121.
Qualità Musicale e Fruibilità
Frisina suggerisce di privilegiare «melodie non troppo astruse e complicate ma facili da apprendere da parte dell’assemblea». Si devono preferire canti con un testo di qualità, possibilmente nutriti di Bibbia e di riferimenti agli scritti dei Padri della Chiesa o alle preghiere dei santi. Attingere al patrimonio musicale del passato è auspicabile, in particolare al canto gregoriano, che «va indubbiamente utilizzato anche se secondo le possibilità della comunità che lo esegue, in quanto non è sempre facile». Il gregoriano «resta il modello e ci mostra come deve essere un canto liturgico, a partire dal legame con la Parola».
Uso degli Strumenti e Autenticità
Per quanto riguarda gli strumenti, Monsignor Frisina descrive la chitarra come «uno strumento leggero e delicato che difficilmente riesce a inserirsi in una celebrazione numerosa dove è presente un coro ampio». In questo caso, occorre un sostegno armonico più solido, vale a dire l’organo. Tuttavia, «in una piccola comunità dove l’organo non è presente la chitarra, può essere un sussidio ma legato alle necessità» e richiede di saperla suonare correttamente, senza impiegarla come nella musica pop, poiché è uno strumento a pizzico e non a percussione.
Quando non c’è il coro o l’assemblea fatica a cantare, è preferibile il silenzio ai canti registrati. Il «canto registrato è un falso. È di plastica, come i fiori artificiali. Il canto liturgico è espressione di un popolo vero; pertanto non può essere costruito». Allo stesso modo, musiche da film, brani di cantautori o colonne sonore non devono essere introdotte nei matrimoni o in altre celebrazioni liturgiche, poiché ciò denota ignoranza e superficialità riguardo al senso liturgico del sacramento.
Convegno - Quale musica per quale liturgia. Mons. Marco Frisina
Il Canto al Vangelo: Un'Acclamazione Cruciale
L'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR), ai nn. 62, stabilisce che dopo la lettura che precede immediatamente il Vangelo, si canta l’Alleluia o un altro canto stabilito dalle rubriche, come richiesto dal tempo liturgico. Tale acclamazione costituisce un rito o atto a sé stante, con il quale l’assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per parlare nel Vangelo e con il canto manifesta la propria fede.
Regole Specifiche per l'Alleluia
- L’Alleluia si canta in qualsiasi tempo, tranne in Quaresima.
- In tempo di Quaresima, al posto dell’Alleluia si canta il versetto posto nel Lezionario prima del Vangelo.
Altri canti all'interno della Messa hanno funzioni diverse. L'OGMR al numero 37 distingue tra formule che costituiscono un rito o un atto a sé stante (come il Gloria, il Salmo Responsoriale, l'Alleluia) e formule che accompagnano un rito (come i canti d’ingresso, d’offertorio, quelli che accompagnano la frazione del pane e la Comunione). Il canto d’ingresso, ad esempio, ha la funzione di accompagnare la processione dei ministri e l’incensazione dell’altare, e dovrebbe protrarsi per tutta la durata di tali riti (cfr. OGMR, 47). Le norme per il canto all'offertorio (n. 74) sono le stesse previste per il canto d’ingresso. Il canto alla Comunione (n. 87) può essere l'antifona del Graduale Romanum o del Graduale Simplex, o un altro canto adatto approvato dalla Conferenza Episcopale. È importante notare che il canto Agnello di Dio non accompagna la pace, ma la frazione del pane (OGMR, n. 83), e può essere ripetuto quanto necessario fino alla conclusione del rito.
Fonti e Autorità nella Scelta dei Canti
È fondamentale avere una formazione liturgica adeguata per chi fa parte di un coro, poiché la Messa ha regole precise che la Chiesa insegna. La scelta dei canti da eseguire nelle azioni liturgiche non è semplice e implica molti fattori. L'animatore musicale deve scegliere i canti tenendo conto dell'assemblea, ma è altrettanto importante affermare che l’assemblea non celebra se stessa. La fonte primaria per i canti sono il Graduale Romanum o il Graduale Simplex, gli unici due veri e propri “libri liturgici” di canto approvati dalla Santa Sede. Pur contenendo unicamente canto gregoriano, e non essendo tradotti nelle lingue parlate, essi restano il punto di partenza per scegliere altrove un canto che ne rispecchi i contenuti. Questa non è una limitazione alla libertà, ma un'affermazione della dignità del canto liturgico, che è parte della celebrazione non a piacere o a discrezione di qualcuno.
In alternativa ai canti del Graduale, il Messale consente di utilizzare un altro canto purché adatto alla celebrazione, al carattere del giorno o del tempo, e approvato dalla Conferenza Episcopale. Il Messale vorrebbe che i canti fossero scelti da repertori autorizzati, come Nella Casa del Padre o il Repertorio Nazionale dei Canti per la Liturgia. Tuttavia, la prassi attuale mostra una certa confusione sulla reale autorizzazione di molti canti in uso.
Per una scelta corretta, è doveroso un esame dei testi liturgici (letture bibliche ed eucologia) allo scopo di scovare la tematica liturgica della celebrazione. È necessario partire dal Vangelo, vertice della Liturgia della Parola, ma facendo attenzione al fatto che ogni brano è portatore di una vastissima serie di tematiche. Il Lezionario porta sempre un titoletto (tratto dalla lettura) dal quale si può desumere il motivo per cui quella pericope è stata scelta, e a tal fine è assai utile il versetto del Canto al Vangelo. Prezioso è anche l’accostamento alla Prima lettura, in modo tale da far emergere il contesto tematico del brano evangelico. Solo a questo punto si può guardare alla realtà dell’assemblea e alle capacità del coro per scegliere i canti più opportuni e fattibili. L'affermazione «Si fa come si può» può essere accettata, data l’attuale situazione, ma a condizione che non diventi una scusa sistematica per la mancanza di formazione liturgica e competenza, che non va più incoraggiata nel "fai-da-te".

Guida all'Introduzione di Nuovi Canti in Parrocchia
Introdurre nuovi canti nella Santa Messa è un compito che richiede impegno, conoscenza e sensibilità, ma è fondamentale per arricchire spiritualmente la comunità, attivare una maggiore partecipazione e prevenire la monotonia. Monsignor Frisina sottolinea che ogni celebrazione «richiede sempre un’adeguata preparazione anche se i canti sono conosciuti ed eseguiti in precedenti occasioni».
Fasi del Processo
1. Formare un Gruppo Responsabile
Il primo passo fondamentale è creare un Comitato per la Musica Liturgica o un Gruppo di Lavoro. È auspicabile che al processo partecipino l'organista, la schola, i rappresentanti della pastorale, il consiglio parrocchiale e i fedeli cantori. Questo gruppo sarà l'iniziatore, il coordinatore e l'esecutore dei cambiamenti, discernendo accuratamente le esigenze attuali della parrocchia.
2. Selezione e Valutazione
La scelta dei canti appropriati è il cuore dell'intero processo. I criteri di selezione includono:
- Contenuto e forma adeguati: Il canto deve adattarsi alla sua funzione nella liturgia (ad esempio, canto d'ingresso, per la preparazione dei doni, per la Comunione, adorazione, conclusione).
- Lingua e stile: Scegliere canti la cui lingua sia comprensibile alla maggior parte dei fedeli, mantenendo un carattere elevato e sacrale.
- Autorità e rinomanza: Attingere a canti di autori riconosciuti nella musica sacra, le cui opere sono spesso eseguite in altre parrocchie e diocesi.
- Melodia e armonia: La melodia dovrebbe essere accattivante, facile da ricordare, ma non banale.
- Disponibilità dei materiali: Assicurarsi di avere spartiti, accompagnamenti o arrangiamenti nei formati appropriati.
- Modernità e tradizione: Curare l'equilibrio tra canti di carattere tradizionale e composizioni più recenti per attrarre anche le giovani generazioni.
Vale la pena familiarizzare regolarmente con le novità pubblicate dalle case editrici di musica sacra, consultare risorse online e trarre ispirazione dal repertorio di altre parrocchie o da canti creati per importanti eventi ecclesiali.
3. Preparazione e Apprendimento
Una volta fatta la scelta, si passa all'apprendimento e all'introduzione dei canti. Ogni nuovo canto richiede tempo per essere padroneggiato. È necessaria l'elaborazione di un piano di insegnamento e lo svolgimento di prove regolari ed efficaci, con il coinvolgimento della schola o del gruppo parrocchiale come nucleo esecutivo.
4. Introduzione nella Liturgia
Il momento della prima esecuzione di un nuovo canto in liturgia deve essere pianificato adeguatamente per essere efficace e accolto positivamente dalla comunità. Non si dovrebbero introdurre molti nuovi canti contemporaneamente, ma adottare una strategia graduale, definendo chiaramente il posto di ogni canto nella Santa Messa.
5. Valutazione e Sviluppo
Dopo le prime esecuzioni, è importante valutare come il nuovo canto è stato accolto e se sta svolgendo il suo compito. Sulla base delle esperienze raccolte, si può continuare il processo, introducendo altri canti o perfezionando quelli già in uso. È essenziale rimanere aperti a nuove proposte e, allo stesso tempo, coltivare ciò che è collaudato e prezioso.
Monsignor Frisina conclude che «La musica sacra apre al mistero. Tocca il cuore, avvicina i lontani, non ha bisogno di traduzioni. Essa unisce ed eleva: ecco il suo potere straordinario. Allora dovremmo imparare e insegnare a cantare.» Trovare il sottile equilibrio tra rispetto della tradizione e apertura a nuove forme musicali è il nostro obiettivo comune, ricordando che anche il canto più splendidamente eseguito deve servire la liturgia e la comunità, e non dominarla.
Domande Frequenti (FAQ)
Q: Quali sono i principi più importanti relativi alla musica nella liturgia?
A: I principi più importanti sono: conformità all'insegnamento della Chiesa, contenuto e forma adeguati alla parte della Messa, bellezza della melodia e dell'esecuzione e partecipazione attiva dei fedeli. È anche importante rispettare le norme liturgiche e assicurarsi che la musica non oscuri altri elementi della celebrazione.
Q: I nuovi canti devono essere sempre in italiano?
A: Secondo le norme liturgiche, è consentito l'uso di canti in latino o in altre lingue nazionali, se ciò è giustificato e approvato dalle autorità ecclesiastiche competenti. Tuttavia, per il bene della comunità locale, si preferiscono più spesso canti nella lingua madre, che facilita la piena comprensione e partecipazione.
Q: Chi dovrebbe decidere la scelta dei nuovi canti?
A: La decisione sulla scelta dei nuovi canti dovrebbe essere presa congiuntamente dal parroco o dal sacerdote da lui delegato, dall'organista, dal direttore della schola e dal gruppo responsabile della musica liturgica. È importante tenere conto delle opinioni e delle esigenze dell'intera comunità parrocchiale.
Q: Quali sono gli errori più comuni nell'introduzione di nuovi canti?
A: Gli errori più comuni sono: introdurre troppi nuovi canti contemporaneamente, scegliere brani di dubbia valore teologico o artistico, mancanza di preparazione e apprendimento adeguati dei canti, ignorare le esigenze e le capacità esecutive della schola o del coro, nonché la mancanza di coinvolgimento dei fedeli nel loro apprendimento. Anche un'amplificazione impropria o un'esecuzione troppo rumorosa possono essere un problema.
Q: Ci sono restrizioni legali sull'esecuzione di canti in chiesa?
A: Sì, prima di tutto i testi e le melodie dei canti devono essere conformi all'insegnamento della Chiesa e alle disposizioni liturgiche generali. Anche il diritto d'autore si applica, anche se nel contesto liturgico spesso si applicano alcune eccezioni o licenze, ad esempio quando si utilizzano libri di canti diocesani ufficiali o pubblicazioni con licenze appropriate.
Q: Come incoraggiare i fedeli a imparare nuovi canti?
A: Questo può essere fatto presentando regolarmente i canti alle prove, fornendo registrazioni dimostrative, posizionando testi e spartiti in luoghi facilmente accessibili (ad esempio, sul sito web della parrocchia, nel bollettino) e organizzando workshop musicali parrocchiali. È importante che gli stessi esecutori (schola, organista) siano entusiasti dei nuovi brani e che la loro esecuzione sia di alto livello.
Q: Quanto dovrebbe durare il processo di introduzione di un nuovo canto?
A: Il tempo necessario per introdurre efficacemente un canto può variare e dipende dalla sua complessità e dalle capacità della comunità. Di solito questo processo comprende da alcune settimane a diversi mesi, includendo la scelta, l'apprendimento da parte della schola, le prove e quindi la graduale introduzione del canto nella Santa Messa e il suo apprendimento da parte dei fedeli.
Q: Ci sono periodi liturgici specifici in cui è più facile introdurre nuovi canti?
A: Nuovi canti possono essere introdotti in ogni periodo liturgico, tuttavia alcuni momenti possono essere più favorevoli. Ad esempio, il tempo ordinario è spesso un buon momento per sperimentare con il repertorio, mentre l'Avvento o la Pasqua possono richiedere canti più tradizionali e conosciuti, per non disturbare il carattere di questi periodi speciali. Tuttavia, vale la pena sfruttare ogni opportunità per arricchire la liturgia.
Q: Come valutare il successo dell'introduzione di un nuovo canto?
A: Il successo può essere valutato in base a diversi criteri: il grado di coinvolgimento dei fedeli nel canto, la qualità dell'esecuzione da parte della schola e dell'organista, la conformità del canto con il carattere liturgico della parte specifica della Santa Messa, nonché l'atmosfera generale di preghiera e la ricezione spirituale della comunità. Anche le opinioni positive e un maggiore interesse per la liturgia testimoniano il successo.