È facile pensare che la Bibbia sia nata come nasce oggi un romanzo: un autore pensa, scrive e fa stampare la sua opera. Ovviamente in passato non esisteva la stampa e anche la scrittura incontrava non poche difficoltà. Questa affascinante storia di come la Sacra Scrittura è giunta a noi è un viaggio attraverso il tempo, la memoria e la fede.
La Nascita Storica della Sacra Scrittura
Innanzitutto dobbiamo risalire al fatto storico. Probabilmente non tutte le vicende accadute al popolo ebraico furono ricordate, ma in molte il popolo eletto vide l'intervento divino, quindi le considerò degne di essere memorizzate. Si fece strada in loro la convinzione che Dio è intervenuto nella storia, proprio in mezzo a loro e ha parlato attraverso quelle persone e quei fatti.
La Tradizione Orale: Memoria Viva

Queste vicende non furono dimenticate e vennero tramandate oralmente di padre in figlio per lungo tempo, senza dimenticare nulla. Si preferì ricordare questi fatti a memoria per vari motivi: non tutti sapevano scrivere o leggere; inoltre, per lungo tempo il popolo ebraico fu seminomade e solo chi è sedentario può permettersi beni delicati e ingombranti come i rotoli, i libri di allora.
Dalla Tradizione Orale ai Primi Scritti
Dopo essere stati liberati da Mosè e dopo l'esperienza dei 40 anni nel deserto, dove superarono la difficoltà di diventare una comunità, un popolo vero, il popolo ebraico finalmente entrò nella terra promessa insediandosi da nord a sud del territorio, a seconda delle diverse tribù. Finalmente il popolo nomade divenne sedentario e di conseguenza gli ebrei poterono permettersi di sedersi... e studiare!
La Codificazione e la Trasmissione
Davide è ricordato come il più grande re d'Israele; egli seppe dare al popolo un'ottima legge e un'amministrazione che permisero alle varie tribù di formare veramente un popolo unito. Re Davide volle iniziare a scrivere il libro di Dio ricordando il passato e, per valorizzare le tradizioni dei diversi gruppi e dimostrare l'importanza della loro identità culturale, fece raccogliere dal sud al nord della loro terra i vari scritti, facendoli trascrivere e collegandoli tra loro con un filo comune: aveva inizio la storiografia ufficiale del Regno unitario.

Il Ruolo Cruciale degli Scribi
Quando gli scrittori sacri entrarono nel piano di Dio, probabilmente non si resero conto dell'ampiezza dei Suoi obiettivi. Il testo redatto originalmente da Mosè fu riprodotto innumerevoli volte. In Israele è sorta tutta una schiera di scribi, che vegliavano gelosamente sulla Rivelazione. Prima che i documenti biblici invecchiassero, o che l'usura li rendesse illeggibili, furono ricopiati con cura da uomini dei quali la storia non ha ricordato i nomi.

Dio ha usato l'erudizione, le competenze, così come la minuzia di innumerevoli credenti sconosciuti, interamente dedicati a questo compito; sia prima che dopo la venuta di Cristo, centinaia, migliaia di scribi consacrarono la loro vita e i loro talenti alla trasmissione della Scrittura. L'Antico Testamento non era ancora terminato, ma i libri di Mosè erano già stati copiati più volte.
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Le Diversificazioni nella Trasmissione: Samaritani e Pentateuco
Questo lavoro di trascrizione è tuttavia subordinato alle circostanze sociali, politiche o religiose che travagliano Israele. Ci sono scribi particolarmente zelanti che reagiscono contro il materialismo del popolo e contro l'apostasia del clero; molti di essi sentono il bisogno di isolarsi sulle montagne o sui deserti per dedicarsi completamente alla trascrizione delle Scritture. Gli autori dei manoscritti del Mar Morto, rifugiati a Qumran, faranno lo stesso a partire dal III sec. a.C.
Tuttavia, 200 o 300 anni prima, altri uomini di un popolo a loro imparentato li hanno preceduti su questa strada; animati da sentimenti tanto fanatici quanto ostili verso gli ebrei di Gerusalemme, se ne sono allontanati, stabilendo la loro residenza sulla cima del monte Gherizim, al di sopra della Samaria; là, hanno anche innalzato un tempio dedicato all'Eterno. Sono i sacerdoti samaritani, il cui ordine «monastico» - senz'altro uno dei più antichi del mondo - sussiste ancora nel XX secolo della nostra era.
Certi passaggi degli Evangeli devono essere esaminati alla luce di questa rivalità religiosa; a titolo indicativo, il colloquio del Signore con la donna samaritana assume particolare rilievo quando lo si considera nel quadro di questa tensione fra le due razze «cugine». «I nostri padri hanno adorato su questo monte» (Giovanni 4:20), ella risponde a Gesù, trincerandosi così dietro i suoi antenati religiosi. Ella fa allusione al tempio che i suoi antenati del VI secolo avevano eretto sul monte Gherizim (la montagna della benedizione), con la pretesa di celebrarvi un culto rivale e di nuocere così alla reputazione del tempio di Gerusalemme. Gesù risponde: «Donna, credimi, l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete...». Ma i sacerdoti samaritani non erano di questi adoratori che si avvicinano al Padre in spirito e verità.
Per 15 secoli, essi non vollero avere relazioni con gli altri sacerdoti, ma durante tutto questo tempo ricopiarono la legge di Mosè sul monte Gherizim, rifiutando ostinatamente qualsiasi contatto con coloro che svolgevano la stessa attività altrove in Palestina. Oggi, confrontando il Pentateuco Samaritano con il testo ebraico classico, abbiamo in mano due testimonianze attestanti la trasmissione dei primi libri della Bibbia, durante il periodo più movimentato della loro storia.
Il Contesto Storico e la Diffusione
Ritorniamo all'epoca dell'esilio. Alla minaccia dell'Assiria si era sostituita quella dei Caldei. Un secolo prima, le dieci tribù del nord erano state condotte in schiavitù nella regione di Ninive; il fior fiore delle due tribù del sud fu ora deportato a Babilonia. Dopo la presa di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, si verificò una nuova emigrazione collettiva verso l'Egitto; il profeta Geremia si erse contro questa disobbedienza all'Eterno, ma fu portato a forza, senza potersi opporre ai suoi rapitori. Pare che questo avvenimento fosse stato intravisto dal profeta Isaia.
La Traduzione dei Settanta: Diffusione e Preparazione

Nel III secolo a.C., benché in disgrazia, Israele rimase responsabile degli oracoli di Dio. La Parola divina è tuttavia destinata a tutti gli uomini. La colonia ebrea d'Egitto aumentò in modo considerevole. Due dei cinque quartieri di Alessandria erano riservati ai discendenti d'Abramo. Il re Tolomeo Filadelfo (285-248 a.C.) si interessò alla vita dei suoi sudditi israeliti. Inoltre, i suoi gusti letterari molto pronunciati lo spinsero a voler conoscere i loro documenti storici e religiosi; ma egli non conosceva l'ebraico. Ora, a quell'epoca, un desiderio del re aveva forza di legge: egli ordinò dunque la traduzione in greco di tutti i libri israeliti, testi sacri e racconti profani. Il greco, prima lingua «universale», si era progressivamente imposta su tutte le rive del Mediterraneo e ben al di là.
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Molti erano gli amatori di nuovi testi; le copie della Versione dei Settanta si moltiplicarono dunque e si diffusero largamente. Già alla fine del III secolo a.C. certi poeti greci si riferirono alle citazioni bibliche. La Versione che veniva letta era, certamente, la Versione dei Settanta, ricopiata più e più volte; questa Parola divina raggiungeva anche Roma e l'Occidente, poiché penetrava in Siria e in Mesopotamia, e ancora più lontano in Oriente. Dio lo permise, perché era un'ora strategica sul quadrante dell'orologio della storia: Egli preparava così il mondo alla venuta del suo amato Figlio quaggiù sulla terra. Se l'Antico Testamento ebraico doveva avvertire gli Ebrei della Palestina, era compito della Versione dei Settanta informare gli Israeliti dispersi, così come i pagani, dell'imminente realizzazione del piano di redenzione di Dio.
Così, dei magi d'Oriente, abituati a scrutare il firmamento di Mesopotamia, appresero dall'Antico Testamento tradotto in greco che un astro particolare doveva brillare alla venuta del Messia promesso (Numeri 24:17). Riconoscendo nel cielo il segno annunciato, si misero in viaggio e arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato?». Forse proprio grazie alla Versione dei Settanta alcuni Greci vennero a Gerusalemme per celebrarvi la festa e cercare di vedere Gesù. In ogni modo, lo Spirito di Dio lavorava nei cuori e nelle coscienze.