Le chiese dedicate a Santa Maria Assunta in Italia costituiscono un patrimonio inestimabile di arte, architettura e profonda simbologia religiosa. Questi edifici sacri, spesso il risultato di una stratificazione di epoche e stili diversi, narrano storie millenarie attraverso le loro strutture, le decorazioni e gli elementi architettonici. Tra questi, le colonne e i simboli incisi assumono un ruolo fondamentale, veicolando profondi significati teologici e culturali che rivelano gli intenti dei costruttori e l'iconografia dell'intero complesso.

Il Duomo di Santa Maria Assunta a Crema: Un Mosaico di Stili e Simboli
Storia e Architettura Monumentale
Il duomo di Santa Maria Assunta a Crema, situato su una graziosa piazza nel centro urbano, ha una storia che prese avvio dopo il 1159, anno in cui la città, parteggiante per i Guelfi, venne rasa al suolo dalle truppe imperiali di Federico Barbarossa. La preesistente Ecclesia Sancte Mariae subì la medesima sorte, e l'Imperatore, per guadagnare la fedeltà del popolo, la fece ricostruire. Le fondamenta di un'imperiosa cattedrale vennero ricavate a partire dal 1185.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta fu edificata attraverso i nascenti stilemi gotici, che conferirono alla struttura una possente monumentalità. L'edificio romanico precedente possedeva una struttura a tre navate, di cui quelle laterali con volte a crociera e quella centrale a capriate lignee. A seguito della pace di Costanza del 1183, che sancì la fine della lotta tra la Lega Lombarda e Federico Barbarossa, si poté iniziare la ricostruzione di Crema. I lavori del nuovo Duomo, iniziati nel 1185, si svolsero a fasi alterne, influenzati dalle vicissitudini giurisdizionali della diocesi e dalle lotte locali tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1212, il vescovo di Cremona acquisì il controllo ecclesiastico della città, decretando il blocco dei finanziamenti e l'interruzione del cantiere. I lavori poterono riprendere solamente nel 1284, quando Crema rientrò a far parte della diocesi di Piacenza.
Il nuovo Duomo fu edificato seguendo i dettami stilistici della vicina abbazia cistercense di Cerreto: ne sono testimonianza la scelta delle tre absidi rette; le volte a crociera con modanatura torica dei costoloni; i rapporti di cubatura 1:3 tra l’abside maggiore e quelle laterali; il ricorso al mattone sagomato nelle nicchie dei muri laterali dell’abside maggiore e nella finestrella della cappella di San Pantaleone. Contestualmente, tra il XIII e il XIV secolo fu eretto il campanile, terminante con una lanterna ottagonale a cono. Circa un secolo più tardi, nel 1485, l’impianto strutturale subì ulteriori modifiche: l’abside maggiore venne esteso in lunghezza, quindi impreziosito con rilievi in cotto e con affreschi, oggi perduti. Inoltre, l’altare maggiore fu innalzato a seguito della costruzione della cripta, conclusasi nel 1523. Gli interni della chiesa vennero alterati con aggiunte barocche tra il 1776 e il 1780. La Cattedrale di Crema si presenta oggi con il caratteristico aspetto in cotto tipico dell’architettura lombarda.
La facciata a capanna è tripartita verticalmente da semicolonne con archi a tutto sesto e termina con una struttura a vento, arricchita da una loggia con trentatré colonnine marmoree. Il portale principale, strombato, è sormontato da un architrave con clipei che raffigurano le cinque figure chiave della Chiesa: i sacerdoti, gli ordini monastici, i vescovi, i laici e l’Agnus Dei, ossia l’Agnello pasquale dell’Apocalisse, simbolo di Cristo. Lateralmente, la struttura è suddivisa in cinque sezioni da contrafforti, ciascuna caratterizzata dalla presenza di ampie monofore. Sul fianco meridionale si aprono un piccolo rosone e un portale che ospita la scultura della Madòna del Póm. L’impianto basilicale della cattedrale è strutturato in tre navate di cinque campate con volte a crociera. A destra dell’altare maggiore è posta la Cappella di San Pantaleone. Dell’apparato decorativo originario rimangono attualmente solo frammenti. Sulla controfacciata sono presenti alcuni resti degli affreschi trecenteschi, tra i quali si citano le rappresentazioni di una Maestà, di un santo che regge un libro, di una Madonna con il Bambino, e di figure di angeli. Di grande interesse il Crocifisso ligneo duecentesco, posto nella cappella a sinistra dell’altare. La parete absidale è dominata dalla Tela dell’Assunta di Vincenzo Civerchio. La terza navata sinistra ospita un’importante opera del pittore seicentesco Guido Reni, Cristo appare a San Marco.

Il Significato Nascosto: Simbologia e Numerologia delle Colonne
Oltre la bellezza architettonica, il Duomo di Crema affascina per lo straordinario complesso di simboli che si celano dietro la sua apparente austerità. Questa è la chiave per comprendere appieno gli intenti dei magistri costruttori e l’iconografia dell’intero complesso. I simboli arricchiscono la facciata, accompagnano l'arte e idealmente accolgono il visitatore in un mondo fatto di fede e conoscenza. Molti sono i rimandi alla numerologia sacra. Il rosone è composto da sedici colonnine, numero che richiama sia i profeti dell’Antico Testamento sia gli apostoli con i quattro evangelisti. Il contrafforte destro ospita una formella quadrata a scacchiera, figurazione medievale del dualismo tra il bene e il male; sulla scacchiera, rappresentazione geometrica del cosmo ordinato, si scontravano angeli e demoni, ed essa era il luogo della battaglia in cui Cristo avrebbe sconfitto le tenebre alla fine dei tempi. Sul contrafforte sinistro, entro una formella circolare, si osservano sette cerchi contenenti raffigurazioni a stella, richiamando l'Apocalisse 5, 1-2. Immediatamente al di sotto delle bifore a vela, sulla facciata, sono incastonate due raffigurazioni di una stella a cinque punte: è la Stella Maris di Maria, guida della notte a cui l’intero duomo è dedicato, come richiamato da San Bernardo di Chiaravalle. Due piccoli rosoni, inscritti all’interno della monofora sinistra, ospitano un fiore ottopetalo ciascuno. L’importanza del numero otto nella simbologia cristiana rinvia al concetto di eternità: ai sette giorni della creazione Cristo aggiunge il giorno della resurrezione, della vita eterna. Il fiore ottopetalo completa l’allegoria iconografica che, attraverso i simboli, annuncia sulla facciata di Santa Maria Assunta la rinascita del cristiano dalle tenebre della morte.
La Collegiata di Santa Maria Assunta a Chivasso: Arte Tardo-Gotica e Figure Simboliche
Storia e Caratteristiche Architettoniche
La principale chiesa di Chivasso, S. Maria Assunta (o dei Santi Maria e Pietro), qualificata come "insigne collegiata" dal 1996, fu iniziata nel 1415 per volontà del marchese di Monferrato Teodoro II Paleologo. Il nuovo tempio fu costruito di fronte al castello marchionale. Il successore di Teodoro II, Gian Giacomo, si trovò nell'impossibilità di finanziare il proseguimento dei lavori a causa delle spese di guerra, così l'amministrazione comunale si fece carico dei costi, con un utile aiuto finanziario della nobile famiglia locale degli Isola. Il tempio, benché incompiuto, fu consacrato nel 1429.
Ancora oggi la principale attrazione artistica dell'edificio è la facciata, adorna di notevolissimi fregi e figure in cotto, databili forse al 1450-60 circa. Il complesso delle terrecotte è considerato una delle principali espressioni dell'arte tardo-gotica quattrocentesca in Piemonte, sebbene abbia subito numerosi interventi di restauro a causa della deperibilità del materiale. Le terrecotte della facciata sono racchiuse in una monumentale forma a cuspide (detta ghimberga), che ascende fino al colmo del tetto, sottolineando la maestosità del portale. Il campanile, massiccio e in mattoni, fu eretto nel 1457 sulla destra del portale; originariamente culminava con un'alta guglia ottagonale. L'interno a tre navate della chiesa è architettonicamente e decorativamente eterogeneo, con superstiti strutture in mattoni della fase quattrocentesca, caratterizzate da robusti pilastri quadrilobati e volte a crociera. L'abside, costruita ex novo su progetto di Andrea Cattaneo, è imponente grazie a colonne di derivazione palladiana e provvista di deambulatorio.

Simbologia del Portale e delle Figure
La figurazione della grande cuspide è simbolicamente sorretta da ventiquattro figure ordinate in quattro sequenze verticali e inserite fra baldacchini e peducci. I personaggi delle due file esterne, con capo coperto da berrettoni o corone, sono identificabili come profeti che hanno annunciato l'Incarnazione e simboleggiano l'Antico Testamento. Nelle due file interne, con testa scoperta e aureola, sono riconoscibili i dodici apostoli, che hanno diffuso il Vangelo. Il numero dodici ha un preciso significato allegorico, poiché dodici sono le tribù d'Israele, il "popolo eletto". Al culmine della grande ghimberga, compare un angelo che reca fra le braccia un tondo raggiato con al centro il monogramma del nome di Gesù. Al di sotto dell'angelo si apre il magnifico rosone, e poi una ghimberga più piccola, decorata con figurine di angeli e putti, culminante nella figura del Redentore. La lunetta del portale raffigura una bellissima statua in terracotta della Madonna col Bambino, e intorno al portale si dispongono altre figure modellate di santi, fra le quali si riconoscono Giacomo il Maggiore, Giovanni Battista, Pietro e Paolo. È evidente nella figurazione la simbologia dell'ingresso della chiesa come "porta del cielo", passaggio dalla dimensione terrena alla dimensione dell'eternità e della gloria.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Terenzio a Pesaro: Mosaici Millenari e Simboli Bizantini
Storia Architettonica e Scoperta dei Mosaici
Il complesso episcopale di Pesaro, dedicato alla Vergine e a San Terenzio, sorge nel cuore del centro storico, affacciandosi sull’antico cardo maximus. L’aspetto attuale della Cattedrale, frutto di molteplici restauri e rifacimenti, riflette una storia millenaria. La facciata in cotto, risalente alla ristrutturazione medievale (1282-1312), conserva lo schema della basilica romanica, con rosone, contrafforti spioventi e archetti ogivali. Il portale è di stile gotico, lievemente strombato; i leoni posti ai due lati un tempo sorreggevano, probabilmente, le colonne di un pulpito all’interno della chiesa. L’interno si mostra invece nella sua ristrutturazione ottocentesca, in un maturo e lineare stile neoclassico.
La quota attuale del piano di calpestio risale al rifacimento dell’edificio, avvenuto nel XIV-XV secolo. I resti delle fasi più antiche, testimoniati da splendidi pavimenti decorati a mosaico, si trovano a una quota di circa -1.40/-2.10 m. La prima riscoperta dei pavimenti musivi risale agli inizi del XVII secolo, quando nel 1611 fu rinvenuto un pavimento decorato con molteplici raffigurazioni e un secondo più profondo. Solo nel 1851, grazie a sondaggi di scavo, venne accertata con certezza la presenza dei due piani pavimentali. I mosaici furono rinterrati nel 1903 per permettere la realizzazione del nuovo pavimento, ma dal 1990 sono iniziate nuove indagini che hanno messo in luce nuove porzioni. Oggi, alcune sezioni sono visibili attraverso ampi "finestroni" praticati nel pavimento del XIX secolo, ed è possibile visitare l’area archeologica. La ricostruzione "a fundamentis" della Cattedrale, ad opera di "iohannis" nel VI secolo d.C., va inquadrata nel processo di ricostruzione seguito agli sconvolgimenti della guerra goto-bizantina.

Simbologia e Iconografia dei Mosaici
I mosaici del VI secolo mostrano una composizione geometrica ripetitiva, rivelando un piano progettuale unitario. All’interno di venti pannelli quadrati o rettangolari, spesso delimitati da fregi geometrici o floreali, sono raffigurati animali dal valore teologico e metafisico, come le colombe, i cervi e il pavone, e riferimenti cristologici come i pesci o il grappolo d’uva, simbolo del vino eucaristico e del sangue di Cristo. La particolare stilizzazione di alcuni animali, rappresentati con al collo un "pativ" (un nastrino svolazzante, simbolo persiano di potere terreno e di regalità), richiama un’iconografia propria del mondo orientale. Tra il XII e il XIII secolo furono realizzati ampi interventi di rifacimento, con l’inserto di nuove raffigurazioni di creature fantastiche o terrificanti, come le Lamie, la Sirena, il Centauro-sagittario e il Tritone. Queste figure, scelte per il loro contenuto "esemplare", erano ispirate da Enciclopedie, Bestiari e Romanzi. Una delle raffigurazioni più complesse, visibile parzialmente, ricorda episodi della guerra di Troia, attestando la diffusione di miti classici. La grande scacchiera, attorniata da due guerrieri, è un probabile riferimento a un altro episodio del ciclo troiano (Ulisse e Palamede che giocano a scacchi), a testimonianza della diffusione di questo gioco tra l'XI e il XII secolo.
Il primo pavimento musivo paleocristiano, a -2,10 m, mostra raffigurazioni realizzate con tessere policrome sia a motivi geometrico-floreali sia con simboli cristiani come pesci, colombe e "nodi di Salomone". Un'iscrizione "Rufinus et (Ia)nuaria" ricorda i nomi di due benefattori. L'indagine archeologica ha rivelato tracce di bruciato e strati di macerie, indicando distruzione e successiva ricostruzione. In questa prima fase, l'edificio era probabilmente preceduto da un quadriportico, anch'esso ornato da mosaici policromi.
La Chiesa Matrice di Longobucco: Barocco e Simboli Romanici
Architettura e Opere d'Arte
Tra i beni storici e monumentali di Longobucco spicca la Chiesa Matrice del XII secolo, con ampliamenti nel XV, XVII, XVIII e XIX secolo. Elevata a Santuario Diocesano nel 1960, conserva tutti i registri delle parrocchie locali dal XVI secolo. La facciata in pietra nera presenta decorazioni in parte barocche e in parte romaniche, come un piccolo leone accovacciato. L’interno è decorato in stile barocco settecentesco. Maestoso è l’altare maggiore in marmi policromi, in stile barocco napoletano. In pietra locale nera a colonne è anche la massiccia ed elegante balaustra. Di particolare pregio sono le opere del Settecento tutte in legno create dagli intagliatori di Serra San Bruno: il coro dietro l’altare maggiore, la sagrestia, il paravento della porta principale, il maestoso pulpito, i confessionali e l’organo. Le porte bronzee sono state realizzate recentemente. Le opere pittoriche includono le tele degli altari laterali e due grandi affreschi del coro: "La Natività" e "L'Adorazione dei Magi" di Cristoforo Santanna. Altro dipinto custodito nella chiesa è "La Cena" di Onofrio Ferro. In sagrestia si trova la splendida Argenteria del XVIII secolo.
Simbologia e Sacralità
La Fonte Battesimale, opera più importante, in stile romanico-Normanno, è posta sul lato sinistro del portale centrale. Opera anonima di maestri locali, a forma di calice, ha per base tre leoni che sorreggono una coppa ottagonale. Altra opera prestigiosa è l’Icona lignea a rilievo raffigurante una Madonnina col bambino, detta dei Carbonai. L’opera, sistemata sull’altare della cappella dell’Assunta, ha uno stile che ricorda gli artisti toscani, anche se creata da artisti silani del XIV-XV secolo. Nelle nicchie agli angoli della cappella Rangone (qui descritta in un contesto generico, ma la simbologia è rilevante per le chiese dell'Assunta) sono raffigurate le statue di quattro donne salvatrici dell'Antico Testamento, prefigurazione di Maria: Giaele, Debora, Ester, Giuditta. Il pulpito venne realizzato da Francesco Fontanesi nel 1790. Le quattro elegantissime formelle furono eseguite nel 1508 da Bartolomeo Spani (Matteo con l’angelo, Marco col leone, Luca col bue, Giovanni con l’aquila), mentre il leggio in bronzo dorato è un’opera del 2011 dell’artista Hidetoshi Nagasawa e ha la forma delle ali di un’aquila, unico animale in grado di guardare fisso il sole senza accecarsi. Quest’opera è il segno della presenza di Cristo ora, che prosegue fino a noi dagli antichi evangelisti.
Altre Manifestazioni Artistiche Nelle Chiese di Santa Maria Assunta
La Chiesetta di Maria Assunta ai Cerri
La chiesetta di Maria Assunta ai Cerri, fatta erigere dagli antichi proprietari, la nobile famiglia Savioni, conserva ancora oggi i pavimenti originali e ha al suo interno un quadro dell’Annunciazione di autore ignoto.
La Nuova Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta a Scanzo
La chiesa attuale di Scanzo, ispirata al neoclassicismo e a croce greca, fu iniziata nel 1829 su progetto dell’Ing. Cominazzi e terminata nel 1840. Sopra l’ingresso, di tipo rinascimentale, vi è un bellissimo affresco di Gian Battista Epis raffigurante l'Assunzione della Vergine. Di notevole importanza sono le tele all’interno, alcune delle quali provengono dalla chiesa antica, come l’Assunta di Gian Paolo Cavagna (1627) e la Madonna col bambino e i santi Biagio e Carlo di Marcantonio Cesareo (1646). Nell’abside, "La Cacciata dal paradiso terrestre" e "La Presentazione al Tempio" sono opere dei fratelli Epis di Gavarno. Sulle pareti ai lati dell’ingresso principale si trovano due tele di Antonio Cifrondi: le “Nozze di Cana” e l’”Ultima Cena”.
Decorazioni Interne di una Basilica di Santa Maria Assunta
Le decorazioni interne di una Basilica di Santa Maria Assunta (il contesto più ampio del testo originale suggerisce una Basilica come quella di Gallarate o Saronno, caratterizzata da un gruppo di artisti formatosi all'Accademia di Brera) si conclusero nel 1891, coinvolgendo artisti come il doratore Giuseppe Tosi, gli stuccatori Giacomo Sozzi, Antonio Soldini, Giacomo Bertini e lo scultore Odoardo Tabacchi. Molti di questi collaboratori avevano studiato all'Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Cavenaghi, un altro artista, lavorò con una certa autonomia. La decorazione prevedeva originariamente girali vegetali e intarsi in oro su fondo blu, e includeva dipinti di patriarchi sui pennacchi della cupola, dottori della Chiesa ed evangelisti ai lati degli arconi che immettono nelle cappelle laterali.