La figura di Padre Pio da Pietrelcina è stata, e continua ad essere, fonte di profonda ispirazione e oggetto di studio per la sua straordinaria vita spirituale. In particolare, i suoi "colloqui con Dio", evidenti soprattutto durante la celebrazione della Messa, rivelano una dimensione mistica e una partecipazione alla Passione di Cristo di rara intensità.
La Messa di Padre Pio: un'esperienza fuori dal tempo
Descrivere la “Messa di Padre Pio” è un compito arduo, che molti hanno tentato senza riuscire a cogliere appieno la sua misteriosa realtà. Il resoconto di coloro che hanno avuto il privilegio di assistervi, come Fra Modestino da Pietrelcina, offre uno spiraglio su questa esperienza unica.
La preparazione alla celebrazione
Già prima dell'alba, quando Padre Pio lasciava la sua cella per recarsi a celebrare, era visibile uno stato di sofferta agitazione. Appena giunto in sacrestia per indossare i paramenti sacri, appariva assorto e profondamente consapevole di quanto stava per vivere, quasi non accorgendosi più di ciò che avveniva intorno a lui. Se qualcuno osava rivolgergli qualche domanda, si scuoteva e rispondeva a monosillabi. Il suo viso, inizialmente normale nel colorito, diventava paurosamente cereo nel momento in cui indossava l’amitto, manifestando una completa assenza dal mondo circostante. Incamminandosi verso l'altare, il suo passo diveniva più strisciante, il volto dolorante e il suo corpo sempre più curvo, quasi schiacciato dal peso di una enorme, invisibile croce.
Il culmine del mistero eucaristico
Giunto all’altare, lo baciava teneramente e il suo viso cereo s’incendiava, le gote s’imporporavano e la pelle diveniva trasparente, evidenziando l’afflusso di sangue. Al Confiteor, come se si accusasse di tutti i peggiori peccati commessi dagli uomini, si batteva il petto con sordi e forti colpi. I suoi occhi rimanevano serrati, senza riuscire a trattenere grosse lacrime che si dileguavano nella folta barba. Al Vangelo, le sue labbra, annunciando la Parola di Dio, sembravano cibarsi di quella parola, gustandone l’infinita dolcezza.
Subito dopo iniziava l’intimo colloquio di Padre Pio con l’Eterno, un dialogo che gli procurava copiosi effluvi di lacrime. Padre Pio aveva ricevuto da Dio il dono della contemplazione e in quei momenti entrava negli abissi del mistero della Redenzione. Davanti al suo sguardo c’era solo Dio. La contemplazione donava alla sua anima una balsamica dolcezza che si alternava alla sofferenza mistica, riflessa in modo evidente anche nel suo fisico. Padre Pio viveva in quei momenti, sensibilmente e realmente, la Passione del Signore. Il tempo correva veloce, ma egli era fuori dal tempo, perciò la sua Messa durava un’ora e mezza o forse più. Al Sanctus elevava con fervore l’inno di lode al Signore che precedeva il divino olocausto.
All’Elevazione, il suo dolore raggiungeva il culmine. Nei suoi occhi si leggeva l’espressione di una madre che assiste all’agonia del figlio sul patibolo. Vedendo il suo pianto, i suoi singhiozzi, si temeva che il cuore gli scoppiasse. Lo Spirito di Dio era ormai penetrato in tutte le sue membra e la sua anima era rapita in Dio. Padre Pio, mediatore tra la terra e il Cielo, si offriva con Cristo vittima per l’umanità, per i fratelli d’esilio. Pregava intensamente per i suoi figli, per i suoi ammalati e per coloro che avevano già lasciato questo mondo. Spesso si abbandonava sull’altare puntando sui gomiti, forse per alleviare la pesantezza del corpo dai suoi piedi piagati. Lo si sentiva spesso ripetere tra le lacrime: «Mio Dio! Mio Dio!». Uno spettacolo di fede, amore, dolore e commozione che toccava punte di drammaticità nel momento in cui il Padre sollevava l’Ostia: le maniche del camice scendevano e le sue mani squarciate, sanguinanti, erano sotto lo sguardo di tutti, mentre il suo sguardo era rivolto a Dio.
Alla Comunione sembrava placarsi. Trasfigurato, in un appassionato e estatico abbandono, si cibava delle Carni e del Sangue di Gesù. L’incorporazione, l’assimilazione e la fusione erano totali. Quanto amore si sprigionava dal suo viso! La gente attonita piangeva in ginocchio davanti a quella mistica agonia, a quel totale annientamento. Il Padre rimaneva come stordito a gustare le divine dolcezze che solo Gesù Eucaristico sa dare. Quindi il Sacrificio della Messa si completava con reale partecipazione d’amore, di sofferenza, di sangue e portava frutti copiosi di conversione. Al termine della Messa, Padre Pio bruciava di un fuoco divino appiccato da Cristo alla sua anima, per attrazione. Un’altra ansia lo divorava: quella di andare in coro per restare raccolto con il suo Gesù nell’intima, silenziosa lode di ringraziamento. Rimaneva immobile, come privo di vita.
Padre Pio
La Parola di Dio e l'Eucarestia nella spiritualità di Padre Pio
La spiritualità di Padre Pio si fondava sul primato della Parola di Dio, sulla centralità dell’Eucarestia e sul servizio ai fratelli. Questi aspetti, già chiari fin dal suo arrivo a San Giovanni Rotondo, sono stati poi rinsaldati dal Concilio Vaticano II.
L'importanza della Parola di Dio
Padre Pio conosceva i gradi e i livelli della lectio divina e invitava sovente a praticare quelle che definiva “buone letture”. Sebbene la Scrittura non fosse così accessibile come dopo il Concilio, la sua vita testimoniava un profondo legame con la Parola. I gruppi di preghiera, nel "dopo Padre Pio", hanno gradualmente recepito il Concilio, mostrando un cammino di accoglienza della Parola che oggi trova molto più spazio, con molti gruppi che praticano la lectio divina. Questo valorizza la loro indole laicale e secolare.
La centralità dell'Eucarestia
Tutti sanno quanto fosse centrale per Padre Pio la partecipazione all’Eucarestia, alla quale iniziava a prepararsi già nel cuore della notte. Per Padre Pio, il centro di tutto era la Messa, l’Eucarestia, alla quale giungeva attraverso la mediazione della Parola di Dio che in lui si faceva preghiera. La stessa cosa dirà il Concilio, riscoprendo l’Eucarestia come fons et culmen della vita della Chiesa, e dando risalto all’egemonia della Parola di Dio. L’attenzione di Padre Pio ai poveri sgorgava dall’Eucarestia.
La preghiera come colloquio e forza che muove il mondo
Padre Pio è stato un servitore della misericordia, praticando, talvolta fino allo sfinimento, “l’apostolato dell’ascolto”. Attraverso il ministero della Confessione, è diventato una carezza vivente del Padre, che guarisce le ferite del peccato e rinfranca il cuore con la pace. Non si è mai stancato di accogliere le persone e di ascoltarle, di spendere tempo e forze per diffondere il profumo del perdono del Signore. Poteva farlo perché era sempre attaccato alla fonte: si dissetava continuamente da Gesù Crocifisso, e così diventava un canale di misericordia. Ha portato nel cuore tante persone e tante sofferenze, unendo tutto all’amore di Cristo che si è donato «fino alla fine» (Gv 13,1). Ha vissuto il grande mistero del dolore offerto per amore. In questo modo la sua piccola goccia è diventata un grande fiume di misericordia, che ha irrigato tanti cuori deserti e ha creato oasi di vita in molte parti del mondo.
I Gruppi di Preghiera: vivai di fede e focolai d'amore
I Gruppi di Preghiera, che Padre Pio ha definito «vivai di fede, focolai d’amore», non sono solo centri di ritrovo per stare bene con gli amici, ma veri e propri focolai di amore divino. La preghiera, infatti, è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che la preghiera è una «forza che muove il mondo». Non è solo una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore, né un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve, mossa da un sottile egoismo. La preghiera è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio, un dono di fede e di amore, un’intercessione di cui c’è bisogno come del pane. In una parola, significa affidare la Chiesa, le persone, le situazioni al Padre, perché se ne prenda cura. Per questo la preghiera, come amava dire Padre Pio, è «la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio». È la più grande forza della Chiesa, che non dobbiamo mai lasciare, perché la Chiesa porta frutto se fa come la Madonna e gli Apostoli, che erano «perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14).
Padre Pio si definiva solo «un povero frate che prega» e scrisse che la preghiera è «il più alto apostolato che un’anima possa esercitare nella Chiesa di Dio» (Epistolario II, 70). La preghiera fa dei miracoli, e l’apostolato della preghiera fa miracoli. I Gruppi di Preghiera sono quindi delle “centrali di misericordia”: centrali sempre aperte e attive, che con la potenza umile della preghiera provvedono la luce di Dio al mondo e l’energia dell’amore alla Chiesa. Padre Pio era come Gesù, «l'uomo del colloquio col Padre».
L'eredità dei Papi sui Gruppi di Preghiera
Ogni pontefice, da Pio XII a Francesco, ha lasciato una parola bella e degna di nota su Padre Pio e sui gruppi. Si deve a Paolo VI la prima parola ufficiale, che sapeva tanto di conferma del carisma e della stessa santità di Padre Pio. Paolo VI nel 1975 definì i gruppi come una “schiera”, un “fiume di persone che pregano” e testimoniano la “comunione nella preghiera, nella carità e nella povertà”. Inoltre aveva parlato di Padre Pio come “rappresentante stampato delle stigmate di Nostro Signore”. Giovanni Paolo II, che aveva conosciuto personalmente il religioso cappuccino, definì i Gruppi “silenziosi adoratori del mistero divino” ma anche “apostoli della misericordia”. Gruppi di Preghiera e “Casa Sollievo”, le due opere del cuore di Padre Pio, li volle presentare come un segno dell’amore per Dio e quello per il prossimo. Anche Benedetto XVI invitò i gruppi a saper adorare nella “misura di Cristo” e a pregare come “intercessori e riparatori che bussano al cuore di Dio”. Papa Francesco, nell'incontro con i Gruppi di Preghiera in occasione della traslazione del corpo di San Pio da Pietrelcina per il Giubileo della Misericordia, ha sottolineato come Padre Pio sia stato un servitore della misericordia, un canale di misericordia, che con la sua preghiera ha irrigato tanti cuori deserti e ha creato oasi di vita.

Consigli per la preghiera e la vita spirituale
Padre Pio ci insegna che pregare è importante perché si parla direttamente con Dio, che è Padre nostro. La preghiera è un incontro con Dio, un dialogo d’amore con Lui.
La preghiera quotidiana
- Mantenersi uniti a Dio lungo la giornata rappresenta il meglio che possiamo offrire a Lui e a noi stessi.
- La mente umana non sarà mai la base dell'unione con Dio, ma la prepara e la favorisce. Chi è distratto dai problemi terreni difficilmente può avvertire la Sua presenza attiva.
- La preghiera è una forza che muove il mondo e spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza.
- Padre Pio ha offerto consigli su come iniziare una preghiera e come invocare lo Spirito Santo.
La relazione filiale e fraterna
Gesù è nato per insegnare due cose indispensabili: il rapporto filiale con Dio e quello fraterno con tutti gli uomini. Il rapporto filiale con Dio è stato annunziato più volte da Gesù come perfezionamento di quanto era stato appena adombrato nella Scrittura. Questo rapporto dona serenità nelle prove, meno superficialità nelle situazioni normali, maggiore disponibilità a vedere un bene anche nelle avversità, meno preoccupazione circa il futuro terreno ed eterno.
Il modello di paternità testimoniale
Nel tempo dell’evaporazione del padre, come si esprimono Lacan e Recalcati, Padre Pio continua ad offrire un modello di paternità testimoniale e a dare una direzione concreta ai giovani e a quanti cercano il Signore con fede. “Ognuno potrà dire: Padre Pio è mio”, non per accrescere un attaccamento morboso alla sua persona, ma per imparare a riconoscere il Gesù che abita in lui. I santi non indicano mai se stessi ma sempre Gesù. Se mettiamo i piedi nelle orme lasciate da Padre Pio, allora saremo portati a inoltrarci per la via diritta che conduce a Gesù.
Padre Pio e la cura dei malati
Accanto all’opera di misericordia spirituale dei gruppi di preghiera, san Pio ha voluto un’opera straordinaria di misericordia corporale: la “Casa Sollievo della Sofferenza”, inaugurata sessanta anni fa. Egli desiderò che non fosse soltanto un eccellente ospedale, ma un «tempio di scienza e di preghiera». Infatti, «gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell’attenzione del cuore». È tanto importante curare la malattia, ma soprattutto prendersi cura del malato. Può succedere che, mentre si medicano le ferite del corpo, si aggravino le ferite dell’anima, che sono più lente e spesso difficili da sanare. Anche i moribondi, a volte apparentemente incoscienti, partecipano alla preghiera fatta con fede vicino a loro e si affidano a Dio, alla sua misericordia. Come ripeteva Padre Pio, «il malato è Gesù», è la carne di Cristo. Chiunque veniva a San Giovanni Rotondo per partecipare alla Messa, per chiedere consiglio o confessarsi da Padre Pio, scorgeva in lui un’immagine viva del Cristo sofferente e risorto. Sul volto di Padre Pio risplendeva la luce della risurrezione.