Suor Angelica: Un Capolavoro Pucciniano in Rilettura da Camera

L'opera Suor Angelica di Giacomo Puccini è un capolavoro che, anche in una veste "da camera", non perde la sua pregevolezza. Un recente evento speciale, che ha dovuto essere spostato a causa del maltempo dai giardini dello Spazio Mitoraj all’Auditorium Caruso, ha offerto l'opportunità di apprezzare una particolare rilettura di quest'opera. Questa scelta ha giovato all'aspetto musicale, poiché suonare all'aperto è sempre più problematico, e ha imposto alcuni aggiustamenti alla regia, che è risultata comunque efficace.

Ritratto di Giacomo Puccini

Contesto e Trama dell'Opera

L'azione di Suor Angelica si svolge in un monastero sul finire del XVII secolo. L'opera è il secondo pannello del Trittico pucciniano, composto anche da Il Tabarro e Gianni Schicchi. Puccini immaginò subito l'atmosfera musicale adatta per caratterizzare il luogo dove era rinchiusa la povera Angelica, rendendo evidente la peculiarità di un mondo dove il senso di colpa e l'ipocrita bigotteria regnano, e gli affetti terreni sono frutto della costrizione e della rinuncia. Il librettista Giuseppe Adami diede a Puccini l'idea dell'opera, e i due collaborarono anche per le successive opere Il Tabarro e Turandot. Puccini era amico di Forzano (baritono, poi librettista e regista di grande successo), il quale concepì l'idea di tre atti unici. Suor Angelica fu l'ultimo atto unico a essere composto.

La Storia di Suor Angelica

Suor Angelica entra in convento per seppellire una colpa che tale non è. Viene privata del suo figlio, ma è sorretta dal pensiero di un'altra esistenza che comunque cresce, mentre il tempo intorno a lei si è fermato. La trama ruota attorno alla vita monacale e alla visita che Suor Angelica attende da tanti anni: quella della Zia Principessa. Quest'ultima è venuta a farle firmare una carta per dividere il patrimonio amministrato da Angelica dopo la morte dei genitori. La Zia Principessa le riserba un solo pensiero: che abbia a espiare la colpa commessa, un concetto espresso con la frase "Nel silenzio di quei raccoglimenti". È in questo momento che rivela ad Angelica che suo figlio è morto a causa di una malattia incurabile. Dopo la notizia, Angelica sogna il figlio in ogni luogo e decide di togliersi la vita per dare addio al piccolo mondo che l'ha ospitata per sette anni. Solo un miracolo evita la sua dannazione.

Dinamiche Monacali e Simbolismi

Nel convento, ogni suora portava tra le mani una sorta di bianco lenzuolo che diventava di volta in volta giaciglio, velo, simulacro di un bimbo da coccolare, sudario. Il coro delle suore, sempre in scena a fianco della protagonista, agisce come il coro della tragedia antica, a volte distante dai sentimenti di Angelica, più spesso solidale con il suo dramma. Questo clima peculiare è scandito da orari rigidi di uscita dal coro; solo per tre sere di maggio le suore possono vedere il tramonto. Suor Angelica prepara una base di erbe per suor Chiara, punta dalle vespe, e i dolci che scatenano la gola di suor Dolcina, finché la campanella annuncia la visita attesa.

Una Rilettura Strumentale Innovativa: Pianoforte e Fiati

Un motivo di notevole interesse in questa esecuzione risiedeva nella riduzione dell’opera curata dal direttore Scacchetti. Scacchetti ha optato per un inusuale organico di pianoforte e fiati, escludendo dunque del tutto gli archi. Questa prospettiva davvero singolare affonda le sue ragioni nella volontà di cogliere l’anima più autentica di questo capolavoro. La riduzione ha saputo evidenziare la sostanza di una scrittura che riesce a dipingere con straordinaria efficacia i sentimenti e le emozioni di questo "piccolo mondo antico" tutto al femminile.

In questa versione, gli echi del passato - come il canto modale, il gregoriano e la formazione organistica di Puccini - si fondono meravigliosamente con un Novecento fatto di sonorità liquide, di instabilità armonica, di morbide dissonanze, ma senza rinunciare mai alla lucida bellezza della melodia. Tutto questo emerge con particolare evidenza dalla trascrizione di Scacchetti, grazie anche alla presenza di eccellenti musicisti, in cui strumenti come il clarinetto hanno avuto un ruolo centrale nella tessitura sonora.

#146 Veronica Tello “Senza mamma “ (OperaHD) da Suor Angelica di Giacomo Puccini

Caratteristiche Sonore e Strumentali

In generale, la partitura pucciniana di Suor Angelica presenta una sonorità ricca di impasti tra legni e arpa, con un nutrito gruppo di quindici personaggi, tutti femminili. La vocalità è prevalentemente affidata alle voci femminili, con un uso frequente di legni e archi, spesso con l'intervento di trombe e corni con sordina, e dinamiche soffuse (dal pianissimo al piano). La descrizione della vita monacale è arricchita da effetti sonori come il tintinnio del campanello, l'arpa, i piatti e i rintocchi delle campane, che si combinano con la luce luminosa che proviene dalla chiesetta. Nella riduzione per fiati, questi elementi sono stati riprodotti con grande sensibilità, valorizzando le capacità espressive del clarinetto e degli altri strumenti a fiato.

Personaggi e Interpretazioni

Un capolavoro siffatto necessita naturalmente di una protagonista all'altezza, non solo sotto il profilo vocale, ma anche e forse soprattutto dal punto di vista interpretativo. Cristina Giannelli ha saputo soddisfare entrambe le esigenze, mantenendo sempre un ammirevole controllo, forte di una bella voce omogenea e chiara, piegata con intelligenza a un'espressività misurata. La sua lettura intensa ha trovato il punto culminante in "Senza mamma", cantato con trasporto struggente.

La Zia Principessa aveva la spigolosa presenza scenica e la calda vocalità di Sofia Janelidze, capace di accentare con proprietà, davvero inesorabile nel suo rivendicare la necessità di espiazione per Suor Angelica. Molto brave anche le altre interpreti: la Badessa di voce calda di Maria Candirri, la vivace Suor Genovieffa di Elena Finelli, Roxana Diaz Vanden Bosch (Suor Osmina), Francesca Pusceddu (una spigliata Suor Dolcina), Maria Salvini (la Suora infermiera), Maria Eleonora Caminada (Una novizia).

Un ruolo importante in tutto il teatro pucciniano è spesso affidato a un contralto; la parte della Zia Principessa ne è un esempio. Essa occupa un posto di primo piano per la complessità psicologica che dimostra nel poco spazio concessole in partitura. Nel miracolo finale si udranno anche le voci bianche e quelle maschili, unite nel canto dell'inno ("O gloriosa virginum").

Interpreti in costume di scena di Suor Angelica

Storia e Ricezione dell'Opera

L'opera ebbe la sua prima assoluta il 14 dicembre 1918 al Metropolitan Opera House di New York, insieme agli altri due atti del Trittico. Il debutto europeo avvenne l'11 gennaio 1919 al Teatro Costanzi di Roma, e la parte principale fu sostenuta da Gilda Dalla Rizza. Inizialmente, Suor Angelica cominciò a riscuotere meno successo delle sue due compagne di trittico, Il Tabarro e Gianni Schicchi, che cominciarono a vivere un'esistenza separata. Alcuni critici lo considerarono un fallimento, poiché la musica era giudicata "troppo poco raffinata per essere naturale". Tuttavia, il pubblico dell'epoca si mostrò inizialmente più propenso alla descrizione minuta della vita monacale, una tendenza che è poi cambiata nel tempo. Successivamente, la sua profondità drammatica e la bellezza della partitura sono state ampiamente riconosciute.

Il Tempo e la Dimensione Drammatica

Il fattore tempo riveste un ruolo cruciale nell'economia del dramma di Suor Angelica. I dialoghi sono costellati di riferimenti tramite cui si prende gradatamente coscienza del lento fluire del presente. Ad esempio, le suorine riflettono malinconicamente: "un altr'anno è passato". La Zia Principessa, nella sua visita, constata dolorosamente che "sett'anni son passati" da quando Angelica è entrata in clausura. Questi riferimenti enfatizzano la staticità della vita conventuale e il drammatico contrasto con il tempo che scorre all'esterno. Nel finale, quando il sipario cala, si chiude l'atto centrale del Trittico, lasciando un'immagine potente della protagonista e del suo destino.

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