La Tavola nella Bibbia: Nutrizione, Comunione e Responsabilità

La tavola, intesa non solo come luogo fisico ma come simbolo di nutrimento, condivisione e convivialità, assume un ruolo centrale nella vita umana e un significato profondo nelle Sacre Scritture. Fin dall'inizio, il cibo è un bisogno fondamentale dell'organismo, dal quale l'uomo non riesce a distogliersi, ma è anche molto più del nutrimento. Assumere il cibo, infatti, da atto di nutrimento diventa il gesto sociale per eccellenza, il segno della comunità nel suo ritrovarsi, fare memoria, fare festa; la tavola diventa il luogo di comunicazione, scambio, comunione. Non è un caso che l'azione del nutrirsi abbia sovente acquisito un valore simbolico tale da rivestire addirittura un carattere sacro.

In un'attualità caratterizzata dalla leggerezza con cui si affrontano le questioni alimentari e sociali, papa Francesco ha avuto la parrhesía di mettere in guardia da una lettura meramente economica degli eventi che riguardano il cibo, una lettura che guarda soltanto ai risultati economici e che ha come idolo il mercato. Egli ha ricordato la realtà: "C'è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l'uso di alimenti per altri fini del cibo sono davanti ai nostri occhi". E ancora: "Il pianeta ha cibo per tutti, ma sembra che manchi la volontà di condividere con tutti". Questa riflessione si propone di esplorare come la Parola di Dio contenuta nelle sante Scritture illumini questa azione fondamentale del cibarsi e il suo valore intrinseco.

Il Cibo nella Narrazione Biblica: Dalla Creazione alla Legge

La Bibbia, quale racconto di umanità e di storia di un popolo, ci parla sovente di pranzi, cene, banchetti e convivi, dalle prime pagine fino alle ultime. Dio ha voluto creare un mondo in cui i viventi potessero nutrirsi. Infatti, sta scritto: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero che dà frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo… E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto bella e buona (tov me’od)» (Gen 1,29). Tutti i frutti della terra sono donati all’uomo, con un’insistenza sull’erba e sugli alberi che fanno seme, rivelando che quel seme non è destinato solo a essere mangiato, ma può cadere a terra, richiedendo cura e cultura da parte dell'uomo.

Illustrazione della creazione con l'uomo che coltiva un giardino edenico e animali che pascolano

La terra è madre e ci nutre, ma noi dobbiamo esercitare una "cultura", cioè coltivarla e custodirla, come sta scritto: «Il Signore Dio prese l’umanità e la fece riposare nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15). Natura e cultura hanno qui la celebrazione del loro legame, per sempre indissolubile, fondato sulla custodia, sul rispetto, sulla protezione, sulla cura intelligente e amorosa. Il cibo è innanzitutto voluto da Dio, è cosa buona e bella, è ciò che l’uomo si guadagna con il lavoro, ed è ciò che l’uomo renderà sempre più capace di nutrirlo e di renderlo più uomo. L’inizio della cultura si registra nello spazio del mangiare, e il linguaggio è nato intorno a una pietra che come tavola radunava uomini e donne che avevano deciso di mangiare insieme e non più come gli animali.

Il modo di vivere l’azione del mangiare ne determina il senso e fissa il ruolo, la funzione del cibo. Nel libro della Sapienza sta scritto: «Dio ha creato tutto per l’esistenza: le creature del mondo sono apportatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte» (Sap 1,14). E ancora: «Tu ami tutte le cose esistenti e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato. Se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata» (Sap 11,24). Dunque, tutti i cibi sono buoni. Solo più tardi gli uomini hanno introdotto su di essi la categoria della purità e dell’impurità, fino a farne un muro di separazione tra popolo santo e popoli impuri, i gojim, i pagani.

La catastrofe del diluvio segna il passaggio da un comportamento all'altro (Gen 6,5-8,14). Poiché l’uomo si è mostrato violento, Dio gli permette di mangiare gli animali, nella speranza che almeno cessi la violenza dell’uomo sull’uomo. Dio afferma: «Quanto si muove sulla terra e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni essere che si muove e ha vita vi servirà di cibo» (Gen 9,2-3). Ma pone un preciso limite: «Soltanto, non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue» (Gen 9,4), segno della necessità di rispettare la vita. Queste regole non sono meramente alimentari, ma indicano un comportamento etico dell'uomo verso i suoi simili, un cammino di pace e convivialità.

La Tavola nell'Antico Testamento: Simboli e Tradizioni

Nella tradizione ebraica, la tavola e i pasti hanno sempre avuto un carattere sacro. Ogni pasto decisivo celebrato nell’Antico Testamento aveva un carattere sacro, e i sacrifici offerti al Signore erano anche pasti in cui gli offerenti condividevano il nutrirsi delle vittime o dell’offerta con i sacrificatori, i sacerdoti. La festa principale di Israele, la Pasqua, celebrava la sua origine, la liberazione dall’Egitto, in un pasto preso la vigilia, in cui si mangiava l’agnello come zikkaron, memoriale del riscatto del popolo di Dio (Es 12,1-14).

La tavola, oltre a essere luogo di nutrimento, era anche simbolo di alleanza, ospitalità e status sociale:

  • Il pasto di pane e vino offerto da Melchisedek ad Abramo (Gen 14,18-20) è un esempio antico di benedizione e comunione.
  • I pasti del popolo d’Israele nel deserto, come la manna, testimoniavano la provvidenza divina.
  • La tavola dei pani dell'offerta nel Tabernacolo e poi nel Tempio (Es 25,23-30; Lv 24,6) era un luogo sacro dove venivano posti pani freschi ogni sabato, simbolo della presenza di Dio e della sua alleanza con Israele.
  • Le tavole dei re, come quella di Davide che offrì a Merib-Baal di mangiare sempre alla sua tavola (2Sam 9,7-13), erano segno di generosità, di legame e di onore.
  • Le occasioni di festa e celebrazione, come descritto da Neemia: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Ne 8,10).

Tuttavia, questo dono di Dio non è stato sempre compreso dagli umani, che ben presto sul cibo hanno introdotto le categorie del puro e dell’impuro, hanno giudicato alcuni cibi salutari e altri maledetti, finendo per innalzare muri di separazione che impedivano il pasto come azione comune, come gesto di accoglienza e di partecipazione condivisa. Il bisogno di identità e di differenza dagli altri divenne una vera e propria ossessione nel tempo post-esilico, portando a una "pulizia etnica" spirituale, in cui non solo gli alimenti ma anche le persone furono giudicate pure (i giudei) e impure (i gojim, i samaritani).

Gesù e la Riscoperta del Valore della Tavola

È in questa situazione culturale e religiosa che si colloca e si insinua il rabbi di Galilea Gesù di Nazaret, il quale mostra ben presto un comportamento "altro" rispetto a quelli degli uomini religiosi e delle autorità giudaiche. Proprio nel suo stare a tavola, andare a tavola, accettare l’invito a tavola opera una rottura, uno strappo con l’etica religiosa dominante. Gesù giudica la separazione tra puro e impuro come una barriera che deve cadere, in vista della comunione umana, e per questo - anche correggendo la Legge, ma nell’ottica di cogliere l’intenzione più profonda e originaria del Legislatore, di Dio, cioè l’amore per l’uomo - abbatte le frontiere con l’altro, con lo straniero, con l’impuro, con il peccatore.

Gesù che cena con pubblicani e peccatori, un'immagine inclusiva

Gesù amava la tavola quale luogo di incontro con gli altri, parlava sovente di tavola e di banchetto per profetizzare la condizione di comunione con Dio e con sé nel Regno, e volle la tavola come luogo che radunasse i suoi discepoli per vivere la sua memoria dopo la sua morte-resurrezione. I vangeli ci raccontano quindici pasti di Gesù, e ogni pasto ha una particolarità, è un incontro non ripetibile ed è un’occasione di un insegnamento da parte di Gesù. Stare a tavola per Gesù era un segno, una parabola vissuta del significato della sua stessa missione: portare la presenza di Dio nel mondo, avvicinare il regno di Dio ai peccatori, a chi dal Regno si sentiva escluso e lontano.

Un esempio significativo è l'episodio in casa di uno dei capi dei farisei, riportato in Luca 14. Gesù, mentre sta per entrare a pranzare, nota un uomo malato di idropisia. Lo prende per mano, lo guarisce e lo congeda, giustificandosi di fronte agli uomini religiosi: in quel giorno è lecito curare (Lc 14,1-6). Questo dimostra come l'amore fattivo e la cura dei bisogni degli altri abbiano la precedenza su qualsiasi regola religiosa. Inoltre, Gesù osserva come gli invitati scelgono i primi posti, e consiglia: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”» (Lc 14,8). E aggiunge: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11).

Gesù esorta inoltre a invitare a pranzo o a cena quelli che non possono contraccambiare, per non entrare nel meccanismo dell’invitare per essere invitati: «Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (Lc 14,13-14). Questa è la legge della gratuità, un rifiuto della legge del contraccambio. Gesù stesso ha vissuto questi atteggiamenti, scegliendo per sé l’ultimo posto tra gli uomini e manifestando un’accoglienza estrema senza discriminazioni.

I vangeli sinottici attestano dei pasti presi da Gesù insieme a gente pubblicamente malfamata, peccatrice, disprezzata, agli scarti della società. L'esempio di Levi, il pubblicano, chiamato alla sequela di Gesù, che organizza un grande banchetto a cui Gesù partecipa senza remore, è emblematico (Lc 5,27-32). Alla reazione dei farisei, Gesù risponde: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione». L'obiettivo è instaurare conoscenza reciproca, accoglienza reciproca e comunicazione. I nemici di Gesù lo chiamavano con disprezzo «un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Lc 7,34; Mt 11,19), ma la verità andava colta nell’abbondanza del suo amore. Egli, infatti, sapeva bene che «nulla di ciò che entra nell’uomo lo rende impuro, ma lo rende impuro ciò che di malvagio esce dal suo cuore» (Mc 7,19).

La Cena del Signore: Il Pasto della Nuova Alleanza

La condivisione del pane e del vino nell’ambito di una cena è stata resa da Gesù un sacramento per la comunità cristiana, che noi chiamiamo la Cena del Signore o Santa Cena. I discepoli sulla via di Emmaus riconoscono Gesù risorto proprio dallo spezzare del pane (Lc 24,30-31). La condivisione del pane crea relazioni e prepara i discepoli al giorno in cui «ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio» (Lc 13,29).

3MC 38 - Cos’è l’Eucaristia?

La prima Eucarestia nella storia della chiesa è un segnale importantissimo: è Dio che prepara per primo la cena, non noi. È come se dicesse ad ogni uomo che gli apre fiduciosamente il suo cuore: «Ecco, Io ti sono sempre vicino, fino alla fine dei tuoi giorni (Mt 28,20). Sono con te in questo pane e questo vino perché voglio stare sempre insieme a te, come in una tavola imbandita il pane e il vino sono indispensabili. Sono in questo pane perché tu possa gustare il mio amore nella tua vita, e sono in questo vino perché voglio essere la gioia del tuo cuore, perché tu possa “brindare” sempre con me la gratitudine per il dono della tua vita».

Gesù è realmente presente nell’Eucarestia, un mistero che, come affermato da Sr. Elvira Petrozzi, fondatrice della comunità “Il Cenacolo”, si può capire solo con il cuore. Questo sacramento ci invita a vivere insieme e ad amare gli altri, facendo entrare la nostra vita fragile nella vita eterna di Cristo: «Io in te e tu in me» (Gv 6,54-56).

Citazioni Bibliche Rilevanti sulla Tavola e il Cibo

Le Sacre Scritture offrono innumerevoli passaggi che illuminano il significato del cibo e della tavola:

  • Salmo 107,9: «Poiché saziò il desiderio dell'assetato, e l'affamato ricolmò di beni.»
  • Giovanni 6,35: «Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.»»
  • 1 Corinzi 10,31: «Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.»
  • Deuteronomio 14,9-10: «Fra tutti gli animali che vivono nelle acque potrete mangiare quelli che hanno pinne e squame; ma non mangerete nessuno di quelli che non hanno pinne e squame; considerateli immondi.»
  • Romani 14,3: «Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto.»
  • Genesi 1,29: «Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.»»
  • Proverbi 11,25: «La persona benefica avrà successo e chi disseta sarà dissetato.»
  • Genesi 9,3-4: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come gia le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.»
  • Matteo 4,4: «Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».»
  • 1 Timoteo 6,7-8: «Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo.»
  • Matteo 6,25: «Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?»
  • Luca 9,16-17: «Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.»
  • Ecclesiaste 9,7: «Và, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha gia gradito le tue opere.»
  • Colossesi 2,16-17: «Nessuno dunque vi condanni più in fatto di cibo o di bevanda, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati: tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo!»
  • Apocalisse 3,20: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.»
  • Giovanni 6,27: «Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà.»

Riferimenti Specifici alla Tavola

Numerosi passaggi descrivono la tavola in contesti diversi, dal sacro al profano, dal regale all'umile:

  • Esodo 25,23-28; 26,35; 37,10-15; 40,4; 40,22: Descrizioni dettagliate della tavola dell'offerta nel Tabernacolo.
  • Levitico 24,6: La disposizione dei pani sulla tavola d'oro puro davanti al Signore.
  • Numeri 3,31; 4,7: Gli incarichi dei figli di Kehat riguardo agli arredi del santuario, inclusa la tavola.
  • Giudici 1,7: Adonì-Bezek e i re che raccattavano gli avanzi sotto la sua tavola.
  • 1 Samuele 16,11: Samuele che attende Davide prima di mettersi a tavola.
  • 1 Samuele 20,29; 20,34: Gionata che non si reca alla tavola del re e si alza adirato.
  • 2 Samuele 9,7-13; 19,29: La generosità di Davide verso Merib-Baal, che mangia alla sua tavola.
  • 1 Re 2,7: I figli di Barzillài che mangiano alla tavola del re.
  • 1 Re 5,7; 10,5: La provvidenza per la tavola del re Salomone.
  • 2 Cronache 9,4; 13,11; 29,18: Riferimenti alla tavola nel contesto del Tempio.
  • Neemia 5,17: I centocinquanta uomini alla tavola di Neemia.
  • Tobia 2,1-2; 7,9; 9,6: Il pasto di Tobia con i poveri e le scene di banchetto nuziale.
  • Ester 4,17x: La serva che non mangia alla tavola di Aman.
  • 1 Maccabei 4,49-51; 11,58: Il rifacimento degli arredi sacri e il servizio da tavola offerto.
  • Ezechiele 23,41; 39,20; 41,22: Immagini di tavole imbandite e l'altare come tavola davanti al Signore.
  • Daniele 14,18-21: La storia di Bel e la tavola consumata dai sacerdoti.
  • Malachia 1,7; 1,12: L'offerta di cibo impuro sulla tavola del Signore.
  • Matteo 9,10; 15,27; 26,7; 26,20: Gesù a tavola con peccatori, la donna che versa il profumo, la Cena con i Dodici.
  • Marco 2,15; 7,28; 14,3; 14,18; 16,14: Gesù a tavola con pubblicani, la donna siro-fenicia, l'unzione a Betania, l'annuncio del tradimento, l'apparizione agli Undici.
  • Luca 5,29; 7,36; 11,37; 12,37; 16,21; 17,7; 22,21; 22,27; 24,30: Banchetti, parabole sulla tavola, la mano del traditore, il più grande che serve, Gesù che spezza il pane a Emmaus.
  • Giovanni 2,10; 13,4; 13,23: Il vino alle nozze di Cana, Gesù che si alza da tavola per lavare i piedi, il discepolo amato al suo fianco.
  • 1 Corinzi 8,10; 11,21: La partecipazione ai pasti nei templi pagani e la disordinata Cena del Signore.
  • Ebrei 9,2: La tavola dei pani dell'offerta nel Santo.

Il Significato Profondo della Convivialità Biblica

La Bibbia, nel testimoniare la storia dell’umanità, non può non parlare di cibo e di pasti. Le parole bibliche sul mangiare e sugli alimenti gettano luce su queste realtà umanissime, inerenti alla vita, fornendo indicazioni su cosa mangiare, come mangiare e anche con chi mangiare. La tradizione ebraica e poi quella cristiana, volendo essere vie di senso per l’umanità, hanno tentato di rischiarare la realtà del cibo, del pasto e della tavola sia in rapporto alla persona sia in rapporto alla società. Ecco perché la tematica del cibo attraversa tutta la Bibbia, dalle prime pagine della Genesi al libro finale dell’Apocalisse: perché nutrimento, cibo e tavola dicono qualcosa di fondamentale sulla vita umana, sulla sua vocazione, sulle sue sfide e anche sul Dio creduto e confessato.

La tavola è il luogo della comunicazione dei sentimenti, della condivisione della vita e del primato della relazione. Essa ci chiama a una profonda responsabilità: stupore e meraviglia di fronte ai doni della terra e del lavoro dell'uomo, rispetto, non spreco, e consapevolezza che gli alimenti sono destinati a tutti. Accettare il Signore Gesù Cristo come commensale o partecipare alla Sua Cena ci impegna a vivere i valori del Regno di Dio, che vanno contro il senso comune di questo mondo: l'amore fattivo come criterio determinante, l'umiltà e la gratuità, invitando chi non può contraccambiare. Questi insegnamenti ci preparano a vivere secondo le regole del Regno fin da oggi, confidando che il contraccambio ci sarà reso alla risurrezione dei giusti.

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