Il Circolo Santa Maria a Colle: Storia e Attività

Il Circolo Santa Maria a Colle, noto anche come "Il Circolo dei Signori" per la composizione iniziale dei suoi membri, ha una storia ricca e complessa, profondamente intrecciata con le vicende sociali e politiche della sua comunità. Questo sodalizio ha rappresentato un importante centro di aggregazione culturale, ricreativa e sociale, attraversando epoche di prosperità, divisioni e rinascite.

Le Origini e le Prime Sedi

Foto storica di palazzo Campanella o del castello normanno-svevo a Gioia del Colle

Inizialmente i soci aderenti al Circolo appartenevano a famiglie nobili, facoltose o del mondo agrario, come i Calabrese, Carano, Cassano, Monte, Pagano, Prisciantelli, Soria, Taranto. Molti di questi membri sono diventati medici, avvocati, professori e hanno preso parte attiva alla vita politica cittadina, ricoprendo ruoli di sindaco o assessori.

Dalla documentazione presente nell’Archivio Storico del Comune di Gioia del Colle, veniamo a conoscenza che il Circolo inizialmente ha avuto una prestigiosa sede provvisoria nel castello normanno-svevo. Successivamente, nel 1874 la sede del Circolo fu spostata nel palazzo Campanella, ex palazzo Serino, sito in via Vittorio Emanuele II.

Il Circolo era dotato di uno Statuto che ne specificava le finalità. Era apolitico, con sole finalità ricreative, culturali e sportive.

Le Divisioni Politiche e i Nuovi Sodalizi

Immagine del Palazzo De Bellis e del Palazzo Monte in Piazza Plebiscito

Nel 1880, a causa di divergenze politiche tra la destra storica e la sinistra nazionalista, il Circolo si scisse in due tronconi. Gli esponenti del partito agrario, con a capo il presidente Daniele Eramo, diedero origine al Circolo del Partito Agrario con sede nel Palazzo Monte. I seguaci di Marcellino Cassano, invece, conservarono la denominazione di Circolo Unione con sede a pianterreno del Palazzo De Bellis in Piazza Plebiscito.

Per motivi politici, nell'ultimo decennio dell'Ottocento, il Circolo si scisse nuovamente in due: uno a sostegno del Partito Operaio, giolittiano, capeggiato dal socio sindaco Marcellino Cassano, con sede in Piazza Plebiscito nel Palazzo De Bellis, e l'altro, sostenitore del Partito Agrario, capeggiato dal socio e sindaco Daniele Eramo, sempre con sede in Piazza Plebiscito, ma nel Palazzo Monte. La Giunta municipale in data 7/9/1901 concesse in fitto in locazione temporanea un locale nell’ex Convento di San Francesco al Circolo Giovanile Unione e Progresso.

Episodi Salienti nella Storia del Circolo

L'Assalto Mancato del 1920

Foto d'epoca di Gioia del Colle durante tumulti popolari

La popolazione gioiese era solita chiamare quella sede "Il Circolo dei Signori", come risulta anche da un episodio verificatosi a Gioia del Colle il 17 marzo 1920. In quella data si verificarono tumulti popolari a causa della disoccupazione e del razionamento della farina. In quell’occasione, a seguito di uno sciopero generale e poiché il popolo riteneva responsabili della penuria di lavoro e di cibo i notabili del paese, che numerosi aderivano al sodalizio, il Circolo dei Signori stava per essere assaltato da circa 4.000 dimostranti.

L'Incendio del 1947 e la Rinascita

Foto degli interni del Circolo prima e dopo l'incendio del 1947

Un terzo episodio si riferisce all’incendio del Circolo, verificatosi nel marzo del 1947, che distrusse quasi completamente gli sfarzosi addobbi di stile Belle Époque. In quell’anno si verificò un incendio presso la locale Camera del Lavoro. Nel 1948 il Presidente del Circolo, il maestro e caricaturista Michele Cuscito Montesano, dapprima avviò il restauro delle opere murarie e successivamente decorò le volte, aggiungendo la seguente iscrizione: "Post fata resurgo 1948" e quella della sua fondazione: "1868". Esattamente ad un anno di distanza dal rogo il Circolo tornava ad essere splendente come e più di prima.

Lo "Sfratto" e la Nuova Collocazione

Foto dell'attuale sede del Circolo Unione in Via Roma

Il quinto, e più increscioso episodio, si riferisce allo "sfratto" che il Circolo ha dovuto subire da parte del Comune di Gioia del Colle nel 1998 per essere adibito a sede della Biblioteca Comunale. Il Circolo Unione ha trovato collocazione in Via Roma, in un edificio di stile neoclassico che si sviluppa su due livelli.

Attività e Riconoscimenti

Il Circolo da numerosi anni promuove diversi eventi culturali, musicali, cinematografici e teatrali e si segnala come centro aggregativo con presentazione di numerose conferenze aperte all’intera cittadinanza su temi locali e a più ampio respiro. La prima edizione del Premio nel 1966 ha visto fruitore Pietro Argento, Maestro compositore e direttore d’orchestra di fama internazionale.

Il Contesto Urbano e Sociale del Quartiere Santa Maria

Mappa storica del quartiere Santa Maria a Rovereto con indicazione delle attività artigianali

Il quartiere di Santa Maria ci parla di storia, della storia industriale di Rovereto, dove fiorivano centinaia di attività artigianali di ogni genere e anche industriali. Non c’era cortile o spazio al piano terra di quei palazzi che non ospitasse lavoro. Era la parte produttiva più importante di Rovereto: lì si trovavano fabbri, calzolai, pellicciai, ecc. Oggi Santa Maria è un rione principalmente residenziale, che ha visto andarsene uno ad uno artigiani e commercianti, botteghe e negozi. Il Circolo fu fin dalla nascita luogo di incontro di tutte le anime di quella atmosfera operaia dove potevano socializzare, partecipare a riunioni politiche e culturali. Erano momenti in cui recitavano su quel palco i filodrammatici di Nino Berti, Bianca Toldo e Guido Miotto.

Erano i tempi in cui il quartiere ospitava la cartoleria Ati, la compagnia petrolifera Costa, la fonderia Zanetti, gli uffici Bini-Matteotti-Belli e la conceria Bettini. Questo era un periodo in cui il tessuto imprenditoriale e la mobilitazione dei lavoratori erano forti e solidali e caratterizzavano il quartiere. Nei decenni successivi, di ripresa e ricostruzione, sarebbero arrivati altri tempi: come quelli del boom economico degli anni ’60 e ’70, raggiungendo poi altri tempi di crisi e di individualismo postindustriale, come fu negli anni ’90 quando gran parte del palazzo fu venduto per far fronte a difficoltà economiche, soci, operai e artigiani diminuiti.

Il Circolo è stato chiuso per molti anni e oggi conta fino a 50 membri ed è presieduto da Alfredo Slaifer. Molti lo hanno scelto per fare “l’ape” afterwork o sentire musica al vivo, attratti dalla sua magica atmosfera del cortile interno e della elegante strada ottocentesca del quartiere intorno a Via S.Maria.

L'Oratorio Parrocchiale di Serra San Quirico e la Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Il Movimento dei Flagellanti e la Fondazione della Chiesa

Affresco o illustrazione dei Disciplinati con flagelli

Sebbene l’uso della flagellazione come strumento di penitenza fosse noto fin dall’antichità e teorizzato da San Pier Damiani nell’XI secolo, e le prime manifestazioni collettive di tali pratiche si ebbero già nel 1230 su esortazione di S. Antonio da Padova, fu solo nel maggio del 1260 che un vero e proprio movimento mistico prese compiutamente forma a Perugia, ad opera del frate Raniero Fasani. Arrivato a predicare la penitenza in una città ridotta allo stremo dalle lotte politiche, ottenne uno straordinario successo: migliaia di fedeli seguirono il suo esempio predicando una specie di crociata per la cessazione delle lotte politiche e l’avvento della pace universale, flagellandosi e pregando per placare, si diceva, l’ira divina per i turpi peccati di lussuria, eresia ed usura. Ma fu la stessa Chiesa che, ben presto, comprese che stava perdendo il controllo su questo nuovo ordine religioso (che talvolta assunse i connotati di una vera e propria rivolta fanatica e millenaristica) e procedette quasi subito a dichiararne lo scioglimento.

Nel 1349, papa Clemente VI emanò una bolla con cui il movimento venne dichiarato eretico. Ciononostante i flagellanti non cessarono la loro attività. Nel 1417 il Concilio di Costanza rinnovò il divieto, ma ogni qualvolta le epidemie, specie quelle di peste, tornavano impietose a falciare migliaia di vite umane, diffondendo il panico tra il popolo, ecco che tornavano anche i flagellanti. E questo fu quello che avvenne nel 1469 a Serra San Quirico, anno in cui venne eretta la Chiesa di Santa Maria della Misericordia dei Disciplinati. A Serra si fece di più: la Chiesa di Santa Maria venne direttamente edificata in solo Lateranensi, come risultava da diverse bolle e pergamene.

La Chiesa era provvista di diversi altari e, tra le diverse opere presenti, vi era una tela con Sant’Andrea, opera del Sarti (e oggi collocata presso il secondo altare di sinistra della chiesa di San Filippo), nonché il prezioso stendardo della Confraternita, dipinto da ambo i lati, che il Gaspari attribuiva addirittura alla scuola del Gentile da Fabriano e che non esitò a definire nelle sue Memorie "una delle migliori opere esistenti in paese". Nella Chiesa si celebravano con particolare solennità le Feste dell’Addolorata e le riunioni penitenziali della Quaresima e del Venerdì Santo. La processione notturna che in tanti ancora ricordano con partenza da San Francesco era, anticamente, una funzione propria di S. Maria del Colle. I famosi “giudei” di quella processione, altro non erano che una continuazione degli antichi Disciplinati, incappucciati e coperti nei loro severi sacchi bianchi.

Oltre che alla penitenza, i Disciplinati si dedicavano anche all’assistenza morale e materiale dei bisognosi; per questo, annesso alla Chiesa, vi era anche un Ospedale dedicato a S. Disciolta la Confraternita con i decreti napoleonici del 1806 e soppresso l’Ospedale, la Chiesa, pur restando proprietà del Capitolo Lateranense, divenne filiale della Parrocchia di San Quirico.

La Demolizione e la Rinascita come Oratorio

Cartolina d'epoca della chiesa di Santa Maria del Colle

«Insistenti e a volte insolenti pressioni degli abitanti vicini, troppo bonariamente accolte dall’autorità podestarile, costrinsero l’autorità diocesana a chiedere al Capitolo Lateranense il consenso a demolire prima il Campanile, quale “pericolo della pubblica incolumità” e poi a svendere la Chiesa, che fu acquistata nel 1933 dal Sig. Leoni. «La guerra fece cambiare i propositi del Sig. Leoni, il quale, dopo aver demolito le parti pericolanti, per tacitare i preoccupati, ripose lo stabile in vendita, dichiarando che, a parità di condizioni economiche, avrebbe dato la preferenza ad un acquirente ecclesiastico. Con atto notarile del 15 settembre 1945 i pochi ruderi rimasti furono acquistati dal Pievano, con l’intenzione di costruirvi l’Oratorio Parrocchiale. Dal Cielo i fervorosi Disciplinati sorrideranno vedendo rinascere la Chiesa che conobbe la loro carità, il loro spirito di preghiera e di penitenza, e pregheranno ancora perché cessino le lotte politiche e venga la pace: allora l’Oratorio sarà realtà, e darà i suoi frutti sotto lo sguardo di Maria SS.»

L'Impegno di Don Armando Cruciani e Don Giuseppe Mattiacci

Foto di Don Armando Cruciani e Don Giuseppe Mattiacci con i giovani dell'oratorio

«Il primo incontro con lui [Don Armando] si verificò alcuni anni più tardi [1954 circa], nella sala grande dell’Oratorio, la sua realizzazione più amata e sofferta. Lo aveva concepito come centro d’incontro, di comunione e di amicizia. Era destinato ad accogliere i giovani, ma si apriva volentieri anche agli adulti. Attorno al Pievano si strinsero persone generose che lo sostennero moralmente e lo aiutarono finanziariamente, ma anche, purtroppo, non pochi profittatori privi di scrupoli. Anziché affidare i lavori ad una impresa specializzata, egli ebbe l’ingenuità di gestire il cantiere direttamente e così, a causa dei molti e vergognosi raggiri, il preventivato lievitò vertiginosamente. Sul punto di lasciare Serra [nel novembre del 1955] Don Armando espose ai suoi parrocchiani il resoconto dettagliato delle spese sostenute per il “suo” Oratorio. A Don Armando Cruciani, nel 1955 subentrò il serrano di Castellaro Don Giuseppe Mattiacci.

«Ricordo con nostalgia quelle stanze, traboccanti tutti i giorni, dal primo pomeriggio alla sera, di clamore e di movimento. Si giocava, si organizzavano interminabili tornei di ping-pong, partite da disputarsi al campo sportivo e, ogni tanto, ci si inseriva un po’ di preghiera e un pensierino religioso. Don Giuseppe volle allargare l’oratorio al resto della parrocchia e dell’intero paese quando nel teatrino fece installare il primo apparecchio televisivo. Proprio in quel periodo la televisione stava diventando un oggetto di largo consumo popolare ma, per il momento, solo i ricchi potevano permettersi un apparecchio privato. Ancor oggi son convinto che aprendo al grande pubblico la sala televisiva, don Giuseppe ebbe un’intuizione geniale e moderna. Non solo per quanto di positivo quelle serate sapevano dare sul piano culturale e ricreativo, ma perché creavano il rapporto, la solidarietà, l’amicizia. Tra i frequentatori, abituali ed occasionali, non esistevano differenziazioni.»

Il Rinnovamento sotto Don Decio Cipolloni e i Ragazzi del "Cruciani"

Gruppo di giovani al lavoro per la ristrutturazione dell'oratorio

Nel 1971 arrivò Don Decio Cipolloni. «C’è, a Serra, un gruppo di giovani che nel tempo libero dallo studio o dalle occupazioni alle quali sono normalmente dediti si sono trasformati in muratori, carpentieri, falegnami, imbianchini. E un po’ con l’aiuto del Comune, un po’ con quello della Curia e di qualche serrano di buona volontà, hanno completamente trasformato l’area di un’antica Chiesa ricavandone ampi locali e perfino un cinema al quale quei plateau che servono di norma a raccogliere le uova, e ingegnosamente usati come rivestimento delle pareti, assicurano un’acustica soddisfacente. Ora dunque i locali servono come sede della Banda Musicale, del Gruppo Teatrale, della Mostra artigianale che si tiene in luglio e inoltre sono adattissimi per riunioni e convegni.»

«Sia detto innanzi tutto che i ragazzi del circolo culturale “Don Armando Cruciani” lavorano, e sodo, per poter sovvenzionare quelle iniziative alle quali danno impulso o per le quali collaborano. Per fare questo, avevano bisogno di metter su un po’ di quattrini e neanche pochi. Perché la sala in questione era ridotta veramente male: negli anni era diventata una vera e propria discarica di masserizie informi, strati e strati di sporco e polvere atavica, tutto distrutto, un’umidità da far spavento, muri quasi sgretolati, un olezzo da restare senza fiato. Insomma, una missione impossibile, all’apparenza. Ma i ragazzi, oltreché con il coro, si erano impegnati fino allo stremo anche su altri fronti, organizzando a luglio una settimana di eventi in occasione dei festeggiamenti per i patroni Quirico e Giulitta. Nell’ottobre di quello stesso anno provammo a creare una vera e propria sagra autunnale con tutti sacri crismi e con l’ambizione di portare a Serra anche persone da fuori, senza neanche minimamente preoccuparci che stessimo facendo il passo più lungo della gamba. Fu così che nacque la Festa del Biscotto di Mosto.

E fu così che, anno dopo anno, festa dopo festa (quel simbolico euro che veniva chiesto all’ingresso della piazza per poter assistere agli eventi della settimana di luglio serviva proprio a quello), i Ragazzi del Cruciani - che nel frattempo son cresciuti, e qualcuno ha preso strade diverse e altri hanno preso il loro posto - sono riusciti a mettere da parte un piccolo gruzzoletto. Il futuro del nostro paese e del centro storico passa anche da piccole grandi scommesse come queste. Negli anni ’80 si susseguirono diversi parroci: don Vincenzo Finocchio, don Giovanni Fabbrizi, don Secondo Orazi, don Mauro Costantini.

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