La Conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia nelle Diocesi

Un Anno di Grazia Voluto da Papa Francesco

Il Giubileo della Misericordia, il 30º della tradizione cattolica, è stato un giubileo straordinario, indetto da papa Francesco. La sua eccezionalità risiede nel non essere ricaduto in un anno quarto di secolo. L'annuncio iniziale di questo giubileo avvenne il 13 marzo 2015, durante una liturgia penitenziale nella Basilica di San Pietro, in cui Papa Francesco espresse il desiderio che la Chiesa rendesse più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. Questo "Anno Santo della Misericordia" aveva al suo centro la misericordia di Dio e il motto "Siate misericordiosi come il Padre". L'apertura del Giubileo fu fissata per la solennità dell'Immacolata, l'8 dicembre 2015, e la sua chiusura avvenne il 20 novembre 2016, solennità di Cristo Re dell’universo, volto vivo della misericordia del Padre.

Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco aveva fatto del tema della misericordia la categoria guida del suo ministero, lasciando espressioni indimenticabili quali: «La misericordia è il primo attributo di Dio. È il nome di Dio», e ancora sulla misericordia di Dio che è infinita e sulla responsabilità di accoglierla: «Dio perdona sempre! Dio perdona tutto! Non si stanca di perdonare.». Un ruolo fondamentale in questa scelta fu la lettura dell’opera del cardinale Walter Kasper, intitolata Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo, un libro che il porporato donò al cardinale Bergoglio prima dell’inizio del conclave.

Il logo del giubileo, realizzato dal gesuita Padre Marko Rupnik, sintetizzava efficacemente il tema. Ispirandosi alle scene della discesa agli inferi di Gesù per recuperare Adamo ed Eva, progenitori dell'umanità irretita nel peccato, Gesù è raffigurato con Adamo sulle spalle, quale Buon Pastore che va a cercare la pecorella smarrita e se la carica con estremo amore sulle spalle. L'inno ufficiale del Giubileo della Misericordia è stato composto da Paul Inwood per la musica e dal gesuita P. Eugenio Costa per il testo, il cui ritornello, "Misericordes sicut Pater!", ha risuonato più volte durante l'anno santo. Il giubileo è stato cadenzato da solenni celebrazioni liturgiche e affollati raduni dedicati a varie categorie, ma ancor più notevoli furono i "segni di misericordia" che una volta al mese Papa Francesco effettuò, attraverso incontri con comunità di persone sofferenti come ospedali, comunità di tossicodipendenti e campi profughi.

Logo del Giubileo della Misericordia raffigurante Gesù Buon Pastore con Adamo sulle spalle

Gli Inviti del Giubileo: Riconoscere, Invocare, Donare la Misericordia

L'anno giubilare, che ha visto volgere al termine un tempo di grazia, ha invitato i fedeli a riconoscere, invocare e donare la misericordia di Dio. Questi tre atteggiamenti sono stati racchiusi nel motto: “Misericordiosi come il Padre”.

Riconoscere la Misericordia di Dio

Riconoscere la misericordia di Dio è l’atto fondamentale della fede cristiana. «Dio è amore», scrive l’apostolo Giovanni in una sua lettera, e riconoscerlo è frutto della fede: «E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Grazie alla fede, i cristiani riconoscono e sperimentano l’amore di Dio in sé. È con questa fede che molti hanno attraversato anche più volte la ‘porta della misericordia’, sicuri di poter contare sulla sua grazia e perdono. Il gesto del passaggio della porta santa è stato un’esperienza che il Papa ha consegnato ai fedeli da vivere nelle cattedrali diocesane, in qualche santuario o in particolari chiese in momenti specifici, e molti l’hanno vissuto con fede.

Invocare la Misericordia del Signore

Ogni celebrazione giubilare è stata l’occasione e lo stimolo per invocare la misericordia del Signore con l’atteggiamento e le parole del pubblicano al tempio: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18,13). La certezza del suo amore ha vinto in noi ogni paura, come scrive ancora Giovanni (1G 4,18): «Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.».

Donare Misericordia: L'Impegno Verso il Prossimo

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Questo è il dono e l’impegno del Giubileo della misericordia. Che si tratti di dono ce lo ricorda ancora l’apostolo Giovanni: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1Gv 4,19). Ma la controprova che si accoglie l’amore di Dio e si risponde al suo amore è l’impegno del proprio amore verso gli altri, come continua ancora l’apostolo Giovanni: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1Gv 4,20-21).

La Chiusura delle Porte Sante Diocesane

Domenica 20 novembre 2016, Solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, ultima Domenica dell’Anno liturgico, l'Anno Santo straordinario della Misericordia è giunto al suo compimento con la celebrazione presieduta a Roma da Papa Francesco e la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. In tutte le Diocesi del mondo, nei luoghi giubilari, le “porte della misericordia” sono state chiuse domenica precedente, il 13 novembre 2016.

La chiusura della porta della misericordia non significa, tuttavia, che essa sia effettivamente preclusa. Come scrive Ap 3,7-8: «All’angelo della Chiesa che è a Filadèlfia scrivi: “Così parla il Santo, il Veritiero, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude e quando chiude nessuno apre. Conosco le tue opere. Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, hai però custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome”». Il Signore ha donato alla sua Chiesa di passare per quella porta aperta da Cristo per tutti. Nessuno la potrà chiudere! Attraverso di essa è stato donato di poter condividere la bontà, la misericordia e la pienezza della sua grazia! Il Cielo è stato aperto nella persona di Gesù Cristo, chiave di Davide, che fa entrare nella stessa vita di Dio, rendendo divini per dono del suo amore, nonostante la “poca forza” ma purché si “custodisca la sua parola e non si rinneghi il suo nome”.

Foto di una Porta Santa di una cattedrale diocesana con fedeli in preghiera o in cammino

Le Celebrazioni di Ringraziamento e l'Impegno delle Diocesi

In numerose diocesi, la chiusura del Giubileo è stata un momento solenne e di gratitudine, ma anche di memoria per una nuova ripartenza, con celebrazioni di ringraziamento e l'assunzione di impegni futuri.

La Diocesi di Vicenza

Nella Diocesi berica, l’Anno giubilare è stato intenso e vissuto, con scelte quanto mai significative. Sabato 19 novembre 2016, il Vescovo Beniamino ha presieduto la liturgia diocesana di ringraziamento per l’Anno giubilare nella Cattedrale di Vicenza, a cui hanno partecipato in particolare le Comunità cristiane del Centro cittadino, con la sospensione di tutte le altre celebrazioni del Centro Storico. Il Vescovo Beniamino Pizziol ha sottolineato che «Chiudere l’Anno Santo non significa chiudere i nostri cuori alla misericordia, al contrario ora, fortificati da questa intensa esperienza spirituale, rinnoviamo il nostro impegno soprattutto attraverso l’accoglienza, l’ospitalità e la disponibilità concreta all’ascolto e all’aiuto di tutte le persone bisognose, di qualunque nazionalità e provenienza, vicini e lontani che siano. Gesù nel Vangelo non ci invita semplicemente ad aiutare il prossimo, ma ad essere prossimi di coloro che incontriamo, con le loro storie e le loro fatiche».

Il Vescovo Pizziol ha affermato che la misericordia è la sostanza stessa del Vangelo, la dimensione costitutiva della vita e della testimonianza della Chiesa e di ogni singolo battezzato. Ha evidenziato come restino «attrattivi ed esemplari per tutte le comunità cristiane i gesti compiuti dal Papa, accompagnati da poche ed essenziali parole. Il Papa non ha parlato molto dei principi della Misericordia, ma ha compiuto opere di misericordia, quelle che dovrebbero costituire il codice di comportamento dei cristiani».

Tra i momenti più significativi a livello diocesano, il Vescovo ha ricordato il gesto dell'inaugurazione diocesana con un grande concorso di fedeli, consacrati, diaconi e presbiteri, dove furono dati tre impegni concreti: i sostegni di vicinanza, l’accoglienza di una piccola comunità di migranti e la realizzazione di micro-progetti nei luoghi di provenienza dei migranti. Altri gesti giubilari hanno incluso la marcia contro la tratta delle donne (a Verona a febbraio), il giubileo con le persone disabili insieme alle loro famiglie e alle comunità parrocchiali, il Giubileo con le persone anziane in diverse case di riposo, la visita a numerose cooperative sociali, l’incontro con i malati negli ospedali della provincia, il giubileo con gli amministratori locali, il giubileo condiviso con molte associazioni, movimenti e aggregazioni laicali, e il giubileo dei giovani in preparazione della Giornata mondiale a Cracovia. La messa a disposizione di un’ala del seminario vescovile per l’accoglienza di una trentina di profughi è stato un altro segno giubilare significativo.

Il Vescovo Pizziol si è detto convinto che il Giubileo della misericordia sia riuscito ad avviare in tante persone e comunità ecclesiali e civili, un processo virtuoso che si manifesta in un atteggiamento e in una forma di relazioni più solidali, più fraterne, più capaci di commuoversi di fronte alle persone “scartate ed escluse” dalla società. Ha notato un aumento della disponibilità al perdono, partendo dalla consapevolezza di essere uomini e donne “graziati-perdonati” da Dio. A livello personale, il Vescovo ha affermato che l'Anno Santo gli ha affidato il compito di essere il segno forte, efficace (sacramentale) del perdono di Dio, un ministro e testimone della sua misericordia.

La Diocesi di Terni

La Diocesi di Terni ha offerto un programma ricco di occasioni significative da vivere durante l'Anno giubilare, come i pellegrinaggi alla Cattedrale di Terni per le sette foranie della diocesi nei mesi di aprile e maggio. Questi pellegrinaggi seguivano le stesse modalità di quello dell’apertura del Giubileo: incontro nella chiesa di San Pietro, pellegrinaggio a piedi fino alla Cattedrale, passaggio della Porta Santa e liturgia penitenziale. La porta centrale della Cattedrale di Terni, realizzata nel 2000 dall’artista Bruno Ceccobelli, è un segno permanente del Grande Giubileo. L'artista si avvalse delle ante d’acciaio già esistenti come supporto, sovrapponendovi e saldandovi la nuova porta, la cui superficie è stata incisa dal laser e poi forgiata con martellate e fiamma, rompendo la linearità e scaldando l’estetica. Con pennellate di sostanze acide è stato raggiunto un tono che dà alla porta un senso di vulcanità, richiamando la potenza naturale e il lavoro umano che la domina.

La Chiesa di Ragusa

Nella Chiesa di Ragusa, al termine di una celebrazione, il delegato diocesano per il Giubileo, don Cesare Bianchi, ha portato il suo saluto di ringraziamento. In questa particolare circostanza, è stata rivolta a Papa Francesco la gratitudine per aver donato un Anno Giubilare dedicato alla Misericordia, con lo specifico intento di rivolgere lo sguardo, il cuore e la fede verso il Padre ricco di misericordia.

L'Eredità Duratura del Giubileo: Una Misericordia Quotidiana

La conclusione dell’Anno della Misericordia non esaurisce il suo tema centrale. Come Dio continuerà a mostrare ai suoi figli la sua misericordia, così i figli di Dio sono esortati a mostrarla nei fatti ai loro fratelli. «La misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto», ha detto Papa Francesco; «c’è tanto bisogno oggi di misericordia, ed è importante che i cristiani la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali».

È necessario passare dall’Anno straordinario della Misericordia a una testimonianza ordinaria, quotidiana, permanente della misericordia di Dio. Questa deve diventare un percorso di conversione personale e comunitaria, perché - come ricorda Papa Francesco - alla radice dell’oblio della misericordia, c’è sempre l’amor proprio (l’amore troppo centrato su se stessi) che prende la forma della ricerca esclusiva dei propri interessi, di piaceri e onori, uniti al voler accumulare ricchezze. Il primo passo della conversione consiste nel riconoscere i propri limiti, i propri egoismi, le proprie omissioni, il che consente di vedere più chiaramente le disparità, le ingiustizie e tutte quelle condizioni che “rendono straniera la misericordia nel mondo”.

Questo percorso di conversione porta, con l’aiuto della grazia di Dio, a essere “testimoni di misericordia” nelle relazioni interpersonali, nelle comunità religiose e civili, nel mondo, avendo come statuto le Beatitudini proclamate da Gesù e come stile di vita l’attuazione delle opere di misericordia corporale e spirituale. L'amore altro non è se non la Misericordia, una parola composta da tre termini: miseri-cor-dare, cioè dare e offrire il proprio cuore a chi è misero. Il premio promesso ai misericordiosi è quello di trovare misericordia; Dio darà loro, in pienezza, la misericordia che hanno esercitato. Ma la misericordia è Dio stesso, la sua intimità, il Dio cordiale.

Misericordia è la celebrazione di Dio nel cuore stesso della miseria umana: miseria di uomini piccoli che spasimano per un giorno di gloria, miseria di poveri relegati nel bunker della povertà, miseria di corpi martoriati, di cuori feriti, di spiriti alienati, miseria di mille volti e del peccato. E, tuttavia, miseria che non riesce ad arginare la follia amante di Dio. Gesù è il volto della misericordia del Padre; essere misericordiosi significa superare deliberatamente uno stile di relazione umana governata dal calcolo. La misericordia introduce, infatti, nei rapporti umani un principio essenziale di generosità, in base al quale non si misurano più i meriti e i debiti reciproci, ma si dona e si perdona fino a settanta volte sette, cioè sempre! La misericordia designa la dimensione incondizionata dell’amore: il riconoscimento dell’altro, il rispetto che gli è dovuto, l’aiuto del quale ha diritto. Misericordia è un dono offerto “gratuitamente e graziosamente”.

La misericordia è la passione di Dio per l’uomo, e la stessa passione d’amore viene richiesta da Dio al credente nei confronti di ogni uomo, chiunque egli sia. Sono gli atti di amore vero, autentico, gratuito a tenere acceso l’amore di Dio nei nostri cuori. E solo un amore ardente e inalterabile è capace di rischiarare un’esistenza. Ciascuno, per il dono della fede, deve sentire compassione della folla del mondo che cammina nelle tenebre e ha fame di verità eterne, di questa fiumana di uomini e di donne che vagano spesso senza meta e rischiano di cadere nell’oblio.

Questo tempo messianico di misericordia comprende quattro gesti caratteristici, che possiamo anche chiamare carità, nei confronti del prossimo: «annunciare un lieto messaggio, proclamare la liberazione, proclamare la vista ai ciechi, rimettere in libertà gli oppressi». Questi quattro gesti di misericordia e carità non si esauriscono nell’anno giubilare, ma hanno un orizzonte di tempo e di azione sociale molto più vasto. L'esortazione finale è, pertanto, a tutti i convenuti e all’intera Chiesa a continuare la missione dell’annuncio della Misericordia del Signore. Avanti, dunque, sempre nel nome del Signore. Amen.

GIUBILEO: spiegato in 3 minuti

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