Il Centro di Accoglienza oratoriale semi residenziale Bartolo Longo, attivo nell'omonimo Centro Educativo “Bartolo Longo” e retto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la comunità. Offre sostegno scolastico, dalle classi primarie a quelle secondarie, e la possibilità di partecipare ad innumerevoli attività pomeridiane che vanno dalla lavorazione della ceramica all’apprendimento della musica, dallo studio dell’informatica allo sport. Si rivolge a circa 100 ragazzi provenienti da famiglie con gravi problemi sociali che, grazie al lavoro quotidiano svolto da appartenenti a varie associazioni di volontariato, ricevono un’adeguata istruzione, coadiuvata da esperienze di socializzazione.
Il Centro si configura così come un prezioso punto di riferimento per le famiglie in difficoltà e per i Servizi Sociali di Pompei e dei Comuni limitrofi, accogliendo i ragazzi per l’intero arco della giornata, dalle 8.15 alle 19.30, e offrendo loro un servizio scuola-pranzo-studio-attività. Ciò che il Centro si propone è divulgare i valori della solidarietà, della carità e dell’integrazione. I ragazzi, infatti, oltre che nella formazione culturale, sono seguiti anche in quella spirituale e religiosa e imparano ad amare la vita e a rispettare gli altri. Alle attività pomeridiane del Centro Polifunzionale Diurno possono partecipare anche tutti i ragazzi iscritti presso il Polo Scolastico. Numerosi sono, inoltre, gli eventi e le feste organizzate durante l’anno, aperte a chiunque voglia parteciparvi.

Le Origini: La Vita e la Missione di Bartolo Longo
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano (BR), Italia. Nel 1863 giunse a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Influenzato da amici e professori, si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando la fede cattolica alla quale era stato educato. Grazie al professor Vincenzo Pepe e al domenicano P. Alberto Radente, si convertì e si dedicò pienamente alla fede cattolica e alla carità. Tramite Santa Caterina Volpicelli conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli.
Tormentato dal dubbio su come avrebbe potuto salvarsi a causa delle esperienze passate, una voce interiore gli suggerì che se avesse propagato il Rosario avrebbe ottenuto la salvezza. Cominciò col catechizzare i contadini e iniziò anche a ristrutturare la piccola e fatiscente chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, mentre l’arrivo presso di essa della prodigiosa immagine della Vergine del Rosario, il 13 novembre 1875, segnò l’inizio di una nuova storia.
Il giorno dopo a Bartolo Longo, che aveva in animo di erigere un altare in onore della Madonna del Rosario, il Vescovo di Nola prospettò, invece, di erigere una nuova chiesa parrocchiale. Longo e la contessa accettarono e cominciarono a raccogliere offerte tra i contadini di Valle e gli amici dell’aristocrazia e della borghesia napoletana. In particolare, la De Fusco raccolse l’adesione della signora Anna Maria Lucarelli di Napoli, che s’impegnò a darne anche testimonianza, qualora la nipote Clorinda, in fin di vita, fosse guarita. La ragazza, per intercessione della Vergine del Rosario, guarì il 13 febbraio 1876, lo stesso giorno in cui l’immagine della Madonna venne esposta alla venerazione del popolo pompeiano: il fatto fu ritenuto come il segnale con cui la Vergine mostrava di gradire l’opera iniziata a Valle di Pompei. Nel 1877 Bartolo Longo compose e divulgò i “Quindici Sabati”, attraverso i quali «sviluppò l’anima cristologica e contemplativa del Rosario». Due anni dopo, guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della “novena di impetrazione”, da lui appena composta. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitarono, per la prima volta, la “Supplica alla Vergine del Rosario”, sgorgata dal suo cuore.

La Nascita delle Opere Sociali a Pompei
Intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva intanto una vera e propria città con le case per gli operai, il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello geodinamico. Bartolo Longo fu tra i più grandi promotori laici del Rosario tra il XIX e il XX secolo, erigendo uno dei santuari più noti e cari alla pietà mariana mondiale. Come apostolo del Rosario divenne evangelizzatore e difensore delle ragioni e dei diritti dei minori, compiendo una singolare azione di promozione umana a favore dei ragazzi emarginati del suo tempo, soprattutto gli orfani e i figli e le figlie dei carcerati.
A Bartolo Longo si rivolsero anche i detenuti per esortarlo a prendersi cura dei loro figli. Alla luce della preghiera, comprese che non solo era possibile recuperare i figli dei carcerati, ma che essi avrebbero potuto salvare i loro genitori dalla disperazione. Fin dal 1886, il Fondatore del Santuario di Pompei diede vita ad un grandioso progetto di carità indirizzato agli afflitti, agli emarginati e ai poveri del suo tempo. In particolare, la sua opera mirava ad offrire accoglienza, educazione e amore a tutti i bambini e ragazzi orfani o abbandonati, ai quali mancava un punto di riferimento familiare per la propria crescita umana e sociale. Allargò, in seguito, la sua azione benefica puntando soprattutto ai casi più difficili di allora, quali i figli e le figlie di detenuti. Queste istituzioni rappresentarono un modello di educazione integrale, unendo fede, cultura e lavoro.
Vicino agli asili sorti nel 1886, agli oratori per il catechismo e alle “Case operaie” del 1887, Bartolo Longo costruì tre Istituti per ospitare i minori disagiati del suo tempo. Tra questi:
- Nel 1887, vide la luce l’Orfanotrofio Femminile che accolse le fanciulle orfane e abbandonate, salvaguardandole dai pericoli provenienti dalla loro situazione di miseria materiale e morale. Il Fondatore ne affidò la direzione alle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”. L'orientamento educativo si ispirava ai principi evangelici della pedagogia cristiana, basato su esempio personale, istruzione, esortazioni, carità, pazienza, tolleranza e fermezza senza durezza.
- L'Istituto per i Figli dei Carcerati, poi concretizzatosi nel 1892 nell’Ospizio per i figli dei carcerati, affidandone la direzione ai Fratelli delle Scuole Cristiane. Il primo ragazzo accolto divenne, poi, sacerdote. Bartolo Longo comprese che la redenzione morale non poteva prescindere dalla formazione intellettuale e pratica.
- La Scuola Agraria, per insegnare ai giovani contadini moderne tecniche di coltivazione, potatura e irrigazione.
- La Scuola di Arti e Mestieri, un centro polivalente dove i ragazzi imparavano falegnameria, meccanica, forgiatura, tipografia e pittura decorativa.
Bartolo Longo morì a Pompei il 5 ottobre 1926, circondato dalla venerazione del popolo. Le sue ultime parole furono: “La mia giornata è finita”. Oggi la Città di Pompei è un centro religioso e culturale di rilievo mondiale. In oltre un secolo, le Opere Sociali realizzate da Bartolo Longo hanno accolto, preparato alla vita e a un lavoro, migliaia di ragazzi e ragazze.

L'Evoluzione degli Istituti Bartolo Longo
Nel corso dei decenni successivi alla scomparsa del Fondatore, le opere educative di Pompei hanno subito significative evoluzioni per adattarsi ai cambiamenti sociali e normativi.
Trasformazioni e Nuovi Nomi (Anni '60 - '90)
- Anni ’60: L’allora Vescovo di Pompei, Monsignor Aurelio Signora, per evitare la possibile emarginazione (derivante dalla particolare condizione familiare) di figli e figlie dei carcerati, volle fondere l’Orfanotrofio con l’Ospizio Sacro Cuore, per poter accogliere tutti, senza alcuna discriminazione.
- 1966: Si operò anche una divisione all’interno dell’Istituto Bartolo Longo: i maschi della Scuola Elementare furono trasferiti nei locali dell’IPSI (Istituto per la Specializzazione Industriale), che fu denominato Istituto “Assunta Ponzo”, in onore di una benefattrice del Santuario, ed affidati alle cure delle Suore.
- 1973: I bambini dell’istituto furono in seguito ospitati anche in una struttura per il Seminario, inaugurata dallo stesso Mons. Signora.
- Anni ’80: I quattro Istituti di Pompei ospitavano circa 600 alunni; ma, con l’evolversi di scenari e bisogni sociali, il numero e la tipologia degli utenti erano destinati a mutare. Nel decennio successivo, il Santuario promosse corsi di aggiornamento per educatrici ed educatori.
- 1994: Nello stesso periodo, cambiò la legislazione riguardante le strutture per l’accoglienza dei minori; che, con la nuova legge regionale del 1994, non potevano superare i 40 ospiti. L’esigenza di adeguarsi alle nuove disposizioni, creando una nuova, specifica alternativa educativa, portò alla ristrutturazione dell’Orfanotrofio Femminile, che nel settembre del 1994 prese anche la nuova denominazione di Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”, articolato in quattro comunità autonome. Anche gli altri Istituti cambiarono denominazione. L’Istituto “Bartolo Longo” divenne così Centro Educativo “Bartolo Longo”, con quattro comunità maschili di Scuola Media e Istituto Professionale (“San Giuseppe”, “Sacra Famiglia”, “Angeli Custodi”, “San Domenico Savio”).

Adeguamento alle Nuove Normative e Nuove Realtà (Dal 2000 ad Oggi)
La legge quadro n. 328 del 2000 - per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali - rappresentò un fondamentale cambio di paradigma, introducendo “interventi di sostegno per i minori in situazione di disagio tramite il sostegno al nucleo familiare di origine e l’inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di accoglienza di tipo familiare e per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. La nuova legge prevedeva (entro la fine del 2006) la chiusura degli Istituti, con la trasformazione dei servizi e strutture residenziali in comunità di tipo familiare. La necessità di adeguarsi alle nuove disposizioni avviò un percorso di evoluzione (anche ideologica) dei Centri Educativi del Santuario, con il definitivo superamento della logica dell’Istituto, confermata anche dalle nuove norme in materia di adozione e affidamento dei minori (Legge 149/2001). Le nuove realtà che ne sono scaturite includono:
- 6 novembre 2000: Nasceva la Comunità di tipo familiare “Giardino del Sorriso”, in Via Arpaia; e il “Gruppo Appartamento” presso il Centro “Beata Vergine del Rosario”, dove convivevano le ex-alunne maggiorenni studentesse universitarie.
- 2003: Il giorno successivo alla seconda visita di Giovanni Paolo II, il Centro accolse, inoltre, una ragazza madre con il suo bambino, Emanuele; e da questo gesto d’amore nacque “Casa Emanuel” per gestanti, madri e bambini. Nello stesso periodo, l’Orfanotrofio fu trasformato in Centro Diurno semiresidenziale.
- 2008: L’Ospizio fu anch'esso trasformato in Centro Diurno semiresidenziale.
- 2013: È divenuto realtà il Centro per il Bambino e la Famiglia “Giovanni Paolo II” con l’arrivo, il 7 dicembre 2013, della famiglia Cretella.
30 Settembre 2021 Latiano BR Bartolo Longo, il film di una vita straordinaria
Il Beato Bartolo Longo e la Sua Eredità Spirituale
Bartolo Longo è stato un laico straordinario, le cui opere di carità e devozione mariana hanno lasciato un'impronta indelebile. Il 2 giugno 1934 il Prelato di Pompei Monsignor Antonio Anastasio Rossi istruì il Processo Informativo Ordinario super fama sanctitatis vitae, virtutibus et miraculis, seguito da due Processi Rogatoriali a Oria e a Pavia nel 1935, e dal Processo Apostolico a Pompei negli anni 1947-1948 e 1968. La Positio super virtutibus fu sottoposta ai Consultori Teologi nel 1975, che espressero parere unanime affermativo. La Consulta Medica, il 22 marzo 1978, dichiarò scientificamente inspiegabile una guarigione, e la Positio super miraculo passò poi all’esame dei Padri con esito positivo.
Dopo il 1980 e fino ai nostri giorni, è stata costante e vieppiù diffusa la fama di santità e di segni del Beato Bartolo Longo, come attestano autorevolmente le lettere di conferenze episcopali nazionali e di interi episcopati regionali italiani. Molteplici risultano anche gli approcci culturali, sociali ed economici alla figura del Beato, che dimostrano l’ampiezza e la fecondità della sua azione apostolica. Emergono nella Positio le prove dell'estensione del culto e della vigorosa devozione di un’ampia fascia del Popolo di Dio verso il Beato; significative sono le attestazioni del potere di intercessione del Beato che si manifesta con il conseguimento di grazie materiali e spirituali; numerose sono le testimonianze sulla rilevanza della sua figura nel campo culturale, sociale ed economico. Bartolo Longo, la cui vita è stata un esempio di fede e carità eroicamente vissuta, è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica, riconoscendo ufficialmente la sua santità.