La Chiesa di San Marco e Santa Rita a Bergamo: Storia, Culto e Tradizioni

Annidata in una pittoresca piazza che porta il suo nome, la Chiesa di San Marco è un affascinante luogo di culto cattolico situato nel cuore di Bergamo. Conosciuta ufficialmente come chiesa dei Santi Marco e Maria, è popolarmente nota a tutti come chiesa di Santa Rita. Questo delizioso edificio, sebbene piccolo e in parte nascosto tra gli edifici circostanti, vanta una ricca storia legata indissolubilmente alle vicende assistenziali e urbanistiche della città bassa.

Veduta d'insieme della facciata barocca della Chiesa di San Marco inserita nel contesto urbano di Piazza Libertà

Le origini: L’Ospedale Grande di San Marco

Le radici storiche della chiesa risalgono al 1458, quando fu associata a un antico ospedale che serviva la comunità. Verso la metà del Quattrocento, per volontà del Vescovo Giovanni Barozzi e della municipalità, si deliberò di unificare undici piccoli ospedali sparsi per la città per creare un unico grande e più funzionale organismo: l’Ospedale Grande di San Marco.

Il nuovo polo ospedaliero venne costruito a partire dal 1479, mentre la chiesa annessa fu eretta nel 1572 con la dedicazione a San Marco e alla Vergine, in omaggio alla dominazione di Venezia. Per molti anni, nella chiesa venivano celebrati esclusivamente gli uffici funebri per i degenti del nosocomio e per gli "esposti" (i neonati abbandonati), disponendo anche di un apposito fonte battesimale. Nel 1610 fu inoltre costruito un piccolo Oratorio dei Morti sul fianco orientale, affacciato su un cimitero riservato a chi spirava in ospedale.

Mappa storica o schema infografico dell'antico complesso dell'Ospedale Grande di San Marco prima delle demolizioni del XX secolo

Il legame storico con Sant’Antonio Abate

Una domanda sorge spesso spontanea: perché si festeggia la ricorrenza di Sant’Antonio abate in questa chiesa? La risposta risiede nel rapporto che legò a lungo la chiesa di San Marco a quella di Sant’Antonio in Prato (detta anche di Sant’Antonio di Vienne), costruita sul finire del 1300 nell’attuale piazza Matteotti.

Quando l'ospedale di Sant’Antonio in Prato fu venduto alle monache di Santa Lucia Vecchia nel 1586, la chiesa di San Marco iniziò a essere nominata popolarmente come "chiesa di Sant’Antonio" per recuperare il culto della chiesa perduta. Ancora oggi, la statua di Sant’Antonio abate attesta il perdurare di questa antica devozione. Il Santo è noto principalmente come il guaritore dell’herpes zoster (il "fuoco di Sant’Antonio") e protettore degli animali.

Tradizioni e benedizioni

Malgrado il dissolversi della civiltà contadina, la devozione rimane viva. Ogni 17 gennaio ricorre la tradizionale benedizione degli animali e dei mezzi a motore nello spazio antistante la chiesa. In passato, i trattori stazionavano numerosi in attesa del rito; oggi, le automobili si sono sovrapposte alla civiltà rurale. Ai fedeli viene consegnata l’immaginetta del Santo, raffigurato con il maiale e il bastone a forma di Tau.

In piazza San Pietro la tradizionale benedizione degli animali

Trasformazioni urbanistiche del Novecento

Il volto di quest'area cambiò drasticamente tra il 1936 e il 1938. L’antico ospedale venne demolito per far posto alla Casa della Libertà (originariamente Casa Littoria), progettata dall'architetto Alziro Bergonzo, e alla Casa San Marco. Quest'ultima fu edificata proprio sull'area del vecchio nosocomio, inglobandone alcune tracce, come un piccolo cortiletto interno.

Prima di queste imponenti costruzioni, l'angolo tra l’attuale piazza della Repubblica e Viale Vittorio Emanuele era caratterizzato da un paesaggio agreste, fatto di prati e ortaglie. Si racconta che nel primo Novecento un contadino vivesse qui in un "piccolo eden" nel cuore della città, accompagnato da una pecora di nome Biancaneve.

Anno/Periodo Evento Storico
1458 Fondazione dell'Ospedale Grande di San Marco
1572 Inizio costruzione della Chiesa di San Marco
1710 Ultimazione della facciata barocca
1932 Introduzione del culto di Santa Rita da Cascia
1937-1939 Demolizione dell'ospedale e costruzione della Casa della Libertà

Santa Rita: la "Santa degli Impossibili"

La devozione che oggi caratterizza maggiormente la chiesa è quella verso Santa Rita da Cascia, introdotta nel 1932 dal rettore don Riccardo Belotti. Egli commissionò la splendida statua della santa, definita "bella e luminosa", all'artista bergamasco Giuseppe Siccardi. La statua, collocata in una nicchia a sinistra dell'entrata, è meta quotidiana di preghiere e richieste di grazie.

La festa delle Rose

Il 22 maggio, in occasione della festa di Santa Rita, la chiesa si riempie di rose rosse. Questo simbolo rimanda a un miracolo avvenuto poco prima della morte della santa: in pieno inverno, tra la neve del suo giardino a Roccaporena, fiorì una rosa bellissima che fu portata al suo capezzale. Durante la festa, le rose vengono collocate all'esterno e all'interno della chiesa, e i fedeli possono acquistarle per porle davanti alla statua in segno di devozione.

Dettaglio della statua di Santa Rita da Cascia di Giuseppe Siccardi circondata da rose rosse durante la festa del 22 maggio

Arte e Architettura

La chiesa presenta un design a navata unica con una pianta a croce latina. Oltre alla facciata barocca del XVIII secolo, l'interno custodisce opere di grande rilievo. Tra queste, i visitatori possono ammirare riferimenti a Lorenzo Lotto, uno dei massimi esponenti del Rinascimento veneziano che operò a lungo a Bergamo. In particolare, il legame artistico della zona con Lotto è testimoniato dalla presenza di sue opere nelle vicine chiese di Santo Spirito e San Bernardino in Pignolo, dove Sant’Antonio abate compare spesso come protettore dei borghi cittadini.

Oggi, la Chiesa di San Marco e Santa Rita rimane un gioiello nascosto, un luogo di tranquillità e spiritualità inglobato tra i palazzi moderni, che continua a raccontare secoli di storia bergamasca attraverso i suoi santi e le sue tradizioni.

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