La condizione territoriale dell’area su cui insiste Marcianise non dovette subire trasformazioni significative anche nella tarda latinità. Certo, l’invasione dei Vandali di Genserico, che saccheggiarono Capua nel 455, dovette sicuramente avere qualche effetto anche nel nostro territorio. Non è difficile credere che il processo d’incastellamento sia stato favorito proprio dai signori longobardi di Capua e forse dalla nobile famiglia dei Marciano-Marzano, con cui c’è un’evidente assonanza per quanto riguarda il nome di Marcianise, oltre che una presenza diretta nel toponimo Carzano, evidente corruzione dell’iniziale Marzano, che ancora designa un quartiere di Marcianise.
Prime Citazioni e Origini Castrensi
La prima citazione della città di Marcianise è presente in una pergamena di età longobarda del 979, edita per la prima volta dallo storico ed erudito del ‘600 Michele Monaco e ora da Giancarlo Bova, importante storico di Terra di Lavoro. Questo documento, relativo all’ordinazione da parte dell’arcivescovo di Capua Gerberto di Stefano Menicillo a vescovo della diocesi di Caiazzo, fa riferimento alla chiesa di “sanctus Ianuarius in Marcianisu” (San Gennaro in Marcianise).
A distanza di 73 anni, una seconda citazione, stavolta più articolata e presente in una fonte narrativa (Leone Ostiense, Chronica Sacri Monasteri Casinensis, libro II cap. LXXXVI), lega direttamente alcune proprietà possedute in Marcianise da nobili longobardi, probabilmente della famiglia Marzano, che le portano in dote al monastero di Montecassino, al momento della propria scelta di vita religiosa. Tra questi possedimenti sono elencati “terras in gualdo de Mataloni et in Marcenisi” (terre nel bosco intorno a Maddaloni e in Marcianise).
Altre citazioni sono presenti in pergamene di anni successivi, mostrando l'evoluzione del nome: nel periodo normanno si trova Marzanesi (1174); in quello svevo Marchanisii (1228), Marcicisi (1242), Marczanisii (1252); e in quello angioino Marzanisii (1269), Marzanisio (1270), Marchanisio (1281).
Molto difficile per queste epoche determinare la situazione urbana della città, anche se è fuori di dubbio che la sua forma, in quest'epoca altomedievale, in ogni caso dalla fine del secolo XII, dovette essere di natura castrense. Riferimenti al castello (castrum) di Marcianise partono dal 1174. L'intera area territoriale era caratterizzata da un insediamento diffuso, come rivela l’ampia diffusione in zona di numerose località e chiese presenti nel 1113, citate nella Bolla di Senne, l’importante documento dell’arcivescovo metropolita di Capua che ribadisce i confini tra le diocesi di Capua e quella di Caserta.

Il Castello di Marcianise e le Chiese del Territorio
L'esistenza del Castello di Marcianise è testimoniata dalle fonti a partire dal XII secolo, epoca in cui presumibilmente furono dipinte le tavole del coro della cattedrale di Capua, andate perse nel 1720, una delle quali raffigurava proprio il Castello di Marcianise, di cui si rivendicava la giurisdizione all'arcivescovo di Capua. Questa giurisdizione rimase costante nel tempo, almeno per tutta la durata della dominazione angioina nel Regno di Napoli.
Il Castello di Marcianise è documentato, oltre che nelle famose tavole, anche in numerosi documenti notarili del 1366 e del 1371 riportati da Iannelli, dai quali risulta addirittura che l’arcivescovo di Capua Stefano della Sanità aveva abituale residenza presso il castro di Marcianise.
Delle molte chiese citate nella Bolla di Senne, alcune sono scomparse e alcune ancora esistenti. Tra queste:
- Casauria (oggi Casoria), in una pergamena del 1126 localizzata “prope ecclesiam Sancti Laurentii” (vicino alla chiesa di San Lorenzo).
- Cappellone con la chiesa di San Pietro.
- Nella zona dell’attuale rione di Puzzaniello sorgevano le chiese di San Marcellino, di Sant’Angelo, San Giacomo e di San Giuliano (queste ultime due sopravvissute).
- Ad Airola (oggi Castel Airola, località a sud ovest di Marcianise, ove tuttora è possibile vedere una bella torre d’età normanna e un edificio annesso), sono registrate ben cinque chiese: quella di San Giovanni, San Pietro, San Nicola e Santa Maria, cui va aggiunta quella di Santa Giuliana (tutte attualmente scomparse, tranne l’unica esistente intitolata a San Giovanni).
- A Loriano, a sud di Marcianise, ove attualmente è visibile il castello detto, appunto di Loriano, sono presenti la chiesa di San Marcello e quella di Santa Maria o Santa Marina.
- Nella zona centrale della città, che aveva già assunto il nome di Marcianise, erano localizzate le chiese di San Silvestro, San Simeone, San Vito, Sant’Angelo e San Martino.
- In località Pagnali la chiesa di Santa Maria Assunta.
- A Trentola sono registrate ben quattro chiese, indice che ancora nel XII secolo la località era abbastanza popolata. Esse sono la chiesa di San Nicola, di Santa Maria Assunta, di San Vito, di San Giacomo. Di queste resta attualmente solo quella di Santa Maria Assunta.
- A Campocipro erano poste le due chiese di San Cesario, di Santa Venera e di San Procopio.
- In località Sala era presente la chiesa di San Lorenzo.
È da notare che, sebbene siano menzionate diverse chiese dedicate a Santa Maria, nessuna di esse è specificamente identificata come "Santa Maria della Sanità" nei documenti storici relativi a Marcianise qui forniti.

Evoluzione Amministrativa e Dinastica
Nei primi decenni del 1400 Marcianise conobbe un periodo triste, caratterizzato da numerosi fatti d'arme. Marcianise fu occupata nel 1420 dalle truppe del capitano di ventura Muzio Attendolo Sforza (1369-1424), capostipite di quella famiglia Sforza che s’impadronì del ducato di Milano, giunto in Campania a sostenere le ragioni di Luigi III d’Angiò che rivendicava la successione della regina Giovanna II di Napoli. L'anno successivo la città fu occupata dalle truppe di Braccio da Montone, appellativo di Andrea Fortebraccio (1368-1424), famoso capitano di ventura, chiamato nel regno dalla stessa regina Giovanna II, ferocemente nemica dello Sforza.
Questo confuso e tormentato periodo si concluse alla fine con la caduta di Marcianise, legata al partito di Renato d'Angiò, ad opera di Alfonso d'Aragona il Magnanimo, che prese Marcianise e vi sostò più giorni prima di marciare su Napoli nel 1436. L'avvento della nuova dinastia aragonese a Napoli vide anche la modifica del regime giuridico di Marcianise, fino ad allora feudo degli arcivescovi di Capua.
Con gli Aragonesi, Marcianise divenne Casale di Capua, città autonoma e demaniale, e fu retta da una rappresentanza elettiva, la cui autorità e la cui elezione venivano confermate dalla municipalità capuana e dal suo Regio Capitano. In pratica, all'amministrazione ecclesiastica, che in ogni caso restava suddivisa tra le due diocesi di Capua e di Caserta, si aggiunse quella civile e criminale estesa all’intero casale, affidata alle autorità della città di Capua.
Sicché Marcianise continuò a mantenere vincoli e, in qualche misura, dipendenza da Capua, i cui "eletti", insieme al Capitano, presenziavano non a caso alle sedute destinate all’elezione appunto dei sei "eletti", più il Sindaco che gestivano il potere in sede locale. All’ultima età aragonese va ascritta la seconda infeudazione di Marcianise da collocare nel quinquennio 1488-1493.
Testo elaborato da: Salvatore Delli Paoli, Nove capitoli sulla storia di Marcianise.