La Collegiata di San Michele Arcangelo rappresenta uno dei massimi esempi dell'architettura sacra in Abruzzo. Pur essendo l'esatta datazione d'origine incerta, la struttura riveste un ruolo centrale nella storia religiosa e civile della comunità, venendo ufficialmente elevata al rango di Collegiata nel 1353.

Evoluzione storica e ricostruzioni
Le vicende dell'edificio sono strettamente legate alle turbolenze storiche locali. Nel 1239, la chiesa fu distrutta insieme all'intero castrum per ordine di Federico II di Svevia. La struttura che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione avvenuta verosimilmente nel corso del XIII secolo. Nel corso dei secoli, il complesso ha subito diversi interventi di restauro e ampliamento; tra questi, si ricorda l'ampliamento della parrocchiale attribuito all'artista comasco Giovan Battista Gianni.
Elementi di pregio architettonico
L'edificio si distingue per un portale ogivale di singolare suggestività, realizzato nel 1326 dallo scultore atriano Raimondo di Poggio. Posto sul fianco che dà sul Corso, il portale interrompe la maestosa cortina muraria scandita da lesene. L'opera denota una chiara influenza della scuola atriana, pur distinguendosi per la scelta del sesto acuto, che sostituisce il tradizionale sesto tondo.
Il primato della chiesa sul contesto civile è simboleggiato dalla grande torre campanaria, alta 47 metri. Il progetto è attribuito al lombardo Antonio da Lodi. Due lapidi poste sul lato sud-est testimoniano la storia del campanile: la struttura originale fu eretta nel 1425 da maestranze napoletane, mentre l'attuale configurazione risale al 1709, in seguito al crollo causato dal sisma del 1706.

Interni e patrimonio artistico
L'interno della Collegiata, costituito da due navate, custodisce tesori di inestimabile valore:
- Soffitto a cassettoni: Realizzato nel 1911, cela un precedente soffitto a capriate decorato con affreschi trecenteschi attribuiti al Maestro di Offida.
- Statue e sculture: Si segnalano l'imponente statua lignea di San Michele (XIV secolo) e la statua in terracotta policroma della Madonna delle Grazie di Saturnino Gatti (XVI secolo).
- Opere pittoriche: Di grande rilievo la tela della “Madonna della Purità e Santi” (1611) di Tommaso Alessandrino, restaurata nel 2006.
- Arredi sacri: Dietro l'altare maggiore spicca il prezioso coro ligneo intagliato con leggio, opera dell'ebanista Giuseppe Monti (XVII secolo), affiancato da cinque cappelloni di altare di scuola napoletana.
- Sarcofago: È conservato il sarcofago quattrocentesco del Vescovo Amico Buonamicizia (1457).
L'organo monumentale
Di notevole rilevanza è l'organo della Collegiata, tornato al suo splendore dopo un accurato restauro nel 2023. Si tratta di un doppio organo con 1.218 canne, costruito in due fasi distintive: la prima dai Fedeli di Camerino (XVIII secolo) e la seconda dalla famiglia Gennari (XIX secolo). Un dettaglio che rende questo strumento unico al mondo è la sua cassarmonica in muratura, anziché in legno.

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