La Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso (Barona, Milano)

La Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, situata nel quartiere della Barona a Milano, è un esempio significativo di architettura religiosa che ha attraversato secoli di storia, subendo numerose trasformazioni e ricostruzioni. La sua evoluzione è testimone delle vicende storiche e artistiche che hanno plasmato il territorio milanese.

Storia e Trasformazioni Architettoniche

Le Origini e le Prime Riadificazioni

La costruzione originaria della chiesa è attestata nel XIII secolo. L'edificio, come ci appare oggi, è il risultato di una complessa serie di interventi che hanno ridefinito la sua struttura nel corso dei secoli. San Carlo Borromeo, nel 1567, conferì il titolo di parrocchia a un edificio precedente. Si sa che la prima chiesa era di dimensioni ridotte, dotata di tre altari: il Maggiore, uno dedicato alla Madonna e un terzo a Sant'Agata, oltre a presentare alcuni dipinti alle pareti.

La vecchia chiesetta parrocchiale fu interamente riedificata negli anni 1592-1593, e di questa fase precedente non è rimasto nulla. La nuova chiesa aveva una pianta rettangolare, a navata unica, e un abside quadrato, seguendo lo stile tipico dell'epoca. Anche in questa struttura erano presenti tre altari: il Maggiore, uno dedicato a San Giovanni Battista e un altro alla Beata Vergine del Rosario. Già nel 1610, la chiesa era ricca di arredi, vantando un coro in noce, un organo e un campanile con tre campane, alto circa 32 metri (55 cubiti).

Vicino alla chiesa sorgeva un cimitero, che fu spostato nel 1786 e riedificato a circa 150 metri di distanza, vicino all'attuale ponte sul Lambro. Questo nuovo cimitero fu ampliato nel 1842, chiuso alle inumazioni nel 1875 e infine demolito nel 1930.

L'Ampliameno Neoclassico del XIX Secolo

Con l'aumentare della popolazione, lo spazio disponibile all'interno della chiesa divenne insufficiente a contenere tutti i fedeli. Il progetto di ampliamento fu affidato all'architetto Tanzini, che optò per la quasi completa demolizione del vecchio edificio per fare spazio a una nuova costruzione a croce greca in stile neoclassico, particolarmente in voga a Milano in quel periodo. I lavori di ampliamento e rifacimento iniziarono nel 1845 e proseguirono, con alterne vicende, fino al 1859, quando furono sospesi a causa dei moti rivoluzionari per l'unità d'Italia. In pratica, la chiesa esistente fu completamente ricostruita e ruotata di 90°, con l'aggiunta di due corpi laterali. L'unica parte ancora esistente della vecchia chiesa è la parete absidale, ora rivolta verso l'attuale via Svevo e celata da un muro a cui fu addossato un secondo altare, oggi dedicato alla Madonna. Si passò così da una modesta chiesetta a pianta rettangolare a una chiesa più ampia e dalla pianta complessa, dotata di due vaste cappelle laterali e di un battistero.

L'immagine neoclassica, austera e lineare, della nuova chiesa è particolarmente evidente negli interni, rifatti stilisticamente in modo unitario con colonne ioniche, cornicioni, fasce decorative, pareti intonacate e finestroni "termali", grandi aperture incorniciate e divise in tre parti da due pilastrini, tipici delle terme romane.

Solo verso il 1870 furono realizzati il coro in legno e due confessionali. In quel periodo fu anche costruito e sistemato l'organo con la cantoria sopra la bussola in controfacciata. Successivamente, fu la volta del campanile, alto 31 metri, dotato di un concerto di cinque campane. Nello stesso periodo furono aperte le due porte laterali poste in facciata e, verso la fine del secolo, fu posato l'attuale pavimento in marmette di graniglia di vari colori, dal design sobrio e decoroso.

Interventi e Restaurazioni nel XX e XXI Secolo

Nel 1928, la chiesa ricevette l'altare Maggiore in marmo, un dono di seconda mano dalla chiesa di Sant'Andrea. Durante l'ultima guerra mondiale, l'edificio subì gravi lesioni a seguito dei bombardamenti. Gli anni del dopoguerra furono dedicati alle riparazioni dei danni e alla collocazione di tutte le vetrate.

Tra il 1955 e il 1966, dopo il Concilio Vaticano II, la chiesa fu oggetto di importanti interventi di manutenzione al tetto e al campanile. Si procedette alla completa tinteggiatura interna, alla sistemazione dei locali della sacrestia e al rifacimento dell'impianto elettrico. Furono inoltre collocati due antichi confessionali datati 1732, e la chiesa fu dotata di un impianto di riscaldamento e di un nuovo impianto di diffusione della voce.

Nel 1980, il presbiterio è stato completamente rifatto su progetto dell'architetto Antonello Vincenti, con la supervisione di Monsignor Giancarlo Santi. Furono sostituiti l'altare, l'ambone, il seggio, il tabernacolo e il pavimento esistenti con elementi in marmo di stile più moderno, e vennero modificate le finestre nella parte alta del presbiterio.

In anni più recenti sono state apportate ulteriori modifiche al complesso parrocchiale. Tra queste, la costruzione di una casa adiacente la chiesa, sviluppata su quattro livelli e adibita a servizi parrocchiali, una completa pulizia e tinteggiatura della chiesa, e nel 1986 la costruzione di una cappella sul lato sinistro dell'altare dedicata al Santissimo. Si è anche provveduto al rifacimento di tutte le vetrate, irrimediabilmente danneggiate da una forte grandinata, e al consolidamento e ripristino dell'intonaco esterno del campanile. Il rifacimento del fonte battesimale, su progetto dello stesso architetto che ideò l'altare, è stato benedetto il 6 gennaio 1999.

Veduta esterna della Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso della Barona con il sagrato e il campanile

Architettura Esterna e Interna

Struttura e Facciata

La chiesa si presenta, per chi arriva da via Zumbini o da via Svevo, guidato dal suo slanciato campanile, in modo dimesso ma cordiale e accogliente. Il volume della chiesa, con il rosso dei suoi mattoni a vista, si affaccia su un vasto sagrato interamente pavimentato in cubetti di porfido. La facciata, a capanna e in stile neoclassico, è caratterizzata da quattro eleganti lesene con capitello corinzio che sorreggono il cornicione, sul quale si legge la scritta "Santi Nazaro e Celso". Al di sopra si trova una grande lunetta vetrata policroma e un timpano triangolare. Il portale principale di legno è semplice, senza ornamenti, così come le due porticine laterali. La chiesa è inquadrata sulla sinistra da un filare di pioppi dalla chioma insolitamente folta e sulla destra dalla piccola casa parrocchiale di colore giallo antico, le cui linee semplici e tradizionali ricordano le cascine della Barona e le modeste case di abitazione a un piano che sorgono lungo il naviglio.

Dettaglio della facciata neoclassica della Chiesa dei Santi Nazaro e Celso della Barona

Interni e Dettagli Strutturali

Superato il portale, caratterizzato da robuste spalle in granito bianco e dalla bussola in legno della fine del XIX secolo, si accede alla navata principale. La chiesa ha un impianto a croce latina, con una grande cupola e un abside semicircolare. La navata e il coro sono coperti da una volta a botte. All'interno, lo sguardo può abbracciare l'intera chiesa, con la sua doppia fila di panche, il pavimento lucido e le vaste pareti intonacate. Ai lati della parrocchiale sorgono la canonica e la cappella di San Carlo.

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Opere d'Arte e Arredi

Le decorazioni interne, risalenti alla seconda metà del XIX secolo, sono opera dei pittori Valtorta e Rusconi Giovanni. Tra il 1943 e il 1946, Carlo Cocquio affrescò gli Evangelisti nella cupola e un grande Cristo nel catino absidale.

Sopra l'altare maggiore pende un grande crocefisso in legno dorato, la cui realizzazione risale alla fine del XVI secolo. Di quest'opera si ha notizia già nella relazione della visita pastorale del cardinale Borromeo nel 1610.

Sulla parete destra dell'altare è esposto un grande dipinto: la "Deposizione di Gesù con San Francesco e Santa Chiara", olio su tela (255x188 cm), realizzato nel 1592 da Giovanni Battista Trotti, noto come "il Malosso", illustre allievo della scuola cremonese dei fratelli Campi.

Procedendo nell'arcata di sinistra, di fronte, sopra la porta che conduce al campanile, si trova la tela "SS. Nazaro e Celso", olio su tela (160x88 cm), centinata, risalente alla fine del XVIII secolo. Più in alto, sopra la porta che introduce alla cappella, è visibile il "Crocefisso con le due Marie, San Giovanni, San Filippo Neri, San Francesco e il cardinale Federico Borromeo", olio su tela (160x120 cm), datato alla prima metà del XVII secolo e di autore ignoto.

Dettaglio dell'opera

La Chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia

Oltre alla chiesa di Barona, un'altra importante Chiesa dei Santi Nazaro e Celso si trova a Brescia, città ricca di storia, architettura, religione e arte. Questa struttura è strategicamente collocata in Corso Giacomo Matteotti, esattamente all’incrocio con Via Bronzetti.

Nella seconda metà del ‘700, la chiesa di Brescia fu completamente ricostruita da Antonio Marchetti, basandosi su un edificio preesistente e di fondazione ben più antica. Ad oggi, è ampiamente riconosciuta come il più grande esempio di architettura neoclassica di Brescia e una delle più imponenti chiese della città. La facciata è molto imponente, interamente in stile neoclassico, ed è caratterizzata dalla presenza di ben otto colonne realizzate in stile corinzio.

All’interno, la chiesa custodisce numerose opere d'arte di grande valore, tra cui spicca il celebre Polittico Averoldi di Tiziano.

Facciata della Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia

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