Chiesa Parrocchiale dei Santi Michele e Pietro a Felizzano: Storia e Tesori

La Chiesa Parrocchiale dei Santi Michele e Pietro a Felizzano vanta una storia ricca e stratificata, le cui origini si perdono nel tempo. Già attestata nel 1285 come Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, la sua fondazione risale a un'antica cappella dei Romagnano, esistente già nel 1151. L'edificio attuale, nella sua forma primigenia, venne edificato all'inizio del XVI secolo e fu oggetto di significative trasformazioni e ampliamenti nel corso dei secoli.

Storia e Architettura

La chiesa dei Santi Michele e Pietro, sebbene risalga al XIII secolo nelle sue prime attestazioni, subì un'importante opera di quasi completa riedificazione e ampliamento tra il 1629 e il 1633. Questa imponente ristrutturazione fu promossa su istanza del felizzanese Marco Antonio Platone, allora segretario del Consiglio segreto e archivista dello Stato di Milano, a testimonianza dell'importanza della chiesa per la comunità locale.

Della primitiva fabbrica tardoromanica si conservano ancora i muri laterali e la robusta torre campanaria, a pianta quadra, che si erge per 27 metri. L'interno, completamente trasformato secondo il gusto barocco, è a croce latina, con navata unica fiancheggiata da cinque cappelle per lato. Il presbiterio termina in un coro che, da quadrato, assunse forma semicircolare. L'intera struttura è coperta da volta a botte con andamento ribassato e da calotta absidale, che furono affrescate nel 1914 da Giovanni Lamberti. I medaglioni principali, raffiguranti l'Arcangelo Michele e l'Adorazione del Santissimo Sacramento, furono opera di Luigi Morgari. L'ingresso principale è situato su via Roma, all'angolo con Piazza Vittorio Emanuele II.

Veduta esterna della Chiesa Parrocchiale dei Santi Michele e Pietro a Felizzano

Nel corso del tempo, la chiesa ha acquisito stili diversi: la sua facciata presenta un gusto già neoclassico, mentre l'interno, ad aula unica a croce latina con cappelle laterali e copertura a volte a padiglione, è prevalentemente in stile barocco, completamente decorato ad affresco.

Stucchi e Altari di Pregevole Fattura

Di particolare interesse sono gli stucchi delle cappelle, probabile opera di maestranze luganesi, attive tra il 1631-1633 e la prima metà del Settecento. Pregevoli sono anche gli altari: l'altare maggiore (1750) e quello del Santissimo Suffragio (1734), entrambi in legno laccato e dorato. L'altare di Santo Stefano (1749), in marmi policromi, è attribuibile alla bottega dei Pelagatta, attiva in Alessandria.

Il Ricco Patrimonio Artistico e i Restauri

La Chiesa Parrocchiale dei Santi Michele e Pietro custodisce un eccezionale patrimonio artistico, frutto di secoli di devozione e mecenatismo. Molte di queste opere sono state oggetto di meticolosi restauri.

Opere Restaurate e Maestri del Passato

Nel 2012 fu presentata la fine del restauro di 26 tele appartenenti alle chiese di Felizzano, la maggior parte delle quali alla parrocchiale. Tra il 2002 e il 2012 si provvide inoltre al restauro di ben 31 opere (23 appartenenti a San Michele e 8 a San Pietro), alcune delle quali provenienti da edifici sacri locali distrutti nel corso dei secoli.

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Tra le pitture di rilievo, il patrimonio felizzanese annovera:

  • Due preziose tavole dipinte: la Madonna col Bambino ed angeli musicanti e Santa Apollonia (primo decennio sec. XVI), forse facenti parte di un medesimo polittico disperso. Sono attribuite a Gandolfino da Roreto, uno dei maggiori maestri del Rinascimento piemontese.
  • Due tele di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, risalenti all'inizio del '600: l'Intercessione di san Francesco (proveniente dal soppresso convento dei francescani) e Sant'Ambrogio. Un'altra bella tela raffigurante Sant’Ambrogio è attribuita al tardo Moncalvo (1620-1625).
  • La tela Consegna delle chiavi a Pietro di Giorgio Alberini, firmata e datata 1620.
  • Quattro anni più tardi, la tela di Pietro Paolo Buffa, la Madonna del Carmine, anch'essa proveniente dalla soppressa chiesa dei francescani, situata nel convento sopra l'attuale chiesa della Madonna della Fonte.
  • La tela di alta qualità esecutiva dell'Educazione della Vergine (ottavo decennio sec. XVII), attribuita al pittore anconetano Giovanni Peruzzini, proveniente dall’everso convento dei Minori Osservanti di Santa Maria degli Angeli (poi di Santa Maria della Fonte). Una simile opera, datata alla fine del XVII secolo, è anch'essa presente.
  • La grande pala d'altare di San Michele Arcangelo (1758) del casalese Vittorio Amedeo Grassi, commissionata dalle autorità comunali del tempo e dipinta nel 1759, e la tela del Martirio di Santo Stefano (1764), del romano Costantino Borti, collocata nella cappella di Santo Stefano, di cura comunale. Quest'ultima fu dipinta nel 1769.
  • Dipinti su tela di Giovanni Dolce (Vergine con i Santi Cosma e Damiano) e di Martino Bonfini (Madonna delle rose).
  • Due ottagoni rappresentanti San Michele e San Martino (prima metà sec. XVII).
  • Due ovali dedicati a San Luigi Gonzaga e a San Giovanni Nepomuceno (ante 1753), donati dal marchese Leonardo Colli di Felizzano.
  • L'affresco della Madonna in trono che allatta il Bambino, di anonimo (inizi sec. XVI), tuttora in fase di restauro.

Fanno parte del patrimonio felizzanese anche opere di cui non è possibile conoscere l'autore o la cui datazione è incerta, tra cui: Natività e Adorazione dei Magi, Battesimo di Gesù, diversi quadri raffiguranti la Madonna con il Bambino e la Madonna Immacolata. Altri testimoniano le preferenze devozionali dei felizzanesi, come la pala di San Bovo.

Dettaglio di una tela votiva o pala d'altare dalla collezione della chiesa di Felizzano

Sinergia tra Autorità Civile e Comunità Religiosa

Le opere di Grassi e Borti, assieme ad alcune altre, documentano una perdurante collaborazione tra l'Autorità civile e la Comunità religiosa. Questa sinergia trova ancora oggi la sua migliore espressione simbolica nella cosiddetta cerimonia dell'“Offerta dei Filippi”, che si ripete ogni 26 dicembre, festa di Santo Stefano Protomartire, sin dal 1631, quale voto fatto dai Felizzanesi per impetrare la misericordia divina durante la peste di manzoniana memoria (1630-1631).

I Santi Titolari: Michele Arcangelo e Pietro Apostolo

San Michele Arcangelo

Nel Nuovo Testamento il termine "arcangelo" è attribuito a Michele, il cui nome, che significa "chi come Dio?", è documentato nella Bibbia. Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa. San Michele è il capo supremo dell'esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio. Nella Tradizione, Michele è l’antitesi di Lucifero, capo degli angeli che decisero di fare a meno di Dio e perciò precipitarono negli Inferi.

Michele, generale degli angeli, è colui che difende la Fede, la Verità e la Chiesa. Dante (1265-1321) illustra mirabilmente la bellezza e la potenza di questo Principe celeste e la sua solerzia nel proteggere il genere umano dalle insidie di Satana. Maria Vergine e l’Arcangelo Michele sono associati nel loro combattimento contro il demonio ed entrambi, iconograficamente parlando, hanno sotto i loro piedi, a seconda dei casi, il serpente, il drago o il diavolo in persona, che l’Arcangelo tiene incatenato e minaccia con la sua spada.

Iconografia di San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio, con spada e bilancia

Il suo culto è molto diffuso sia in Oriente che in Occidente, come testimoniano le innumerevoli chiese, santuari, monasteri e anche monti a lui intitolati. In Europa, durante l’alto Medioevo, furono edificati in suo onore tre gioielli di devozione, storia, architettura ed arte: l’abbazia di Mont Saint-Michel in Normandia, La Sacra di San Michele sul Monte Pirchiriano, in Piemonte, e il santuario del Monte Gargano in Puglia. Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel Sant’Angelo a Roma, ed egli è protettore del popolo cristiano, come un tempo lo era dei pellegrini medievali contro le insidie che incontravano lungo la via.

San Pietro Apostolo

Nativo di Betsaida, Pietro era un pescatore non più giovanissimo, figlio di Giona e fratello dell'apostolo Andrea. Ricevette il nome di Pietro, che sostituì il suo vero nome, Simone, da Gesù stesso con le celebri parole: «Tu sei Pietro, e su questa pietra fonderò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli.» Gesù lo chiamò insieme al fratello Andrea dicendo: “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini”. È anche simbolo della porta del Paradiso.

Rappresentazione di San Pietro che riceve le chiavi del Regno dei Cieli da Gesù

Alcuni episodi evangelici che lo hanno a protagonista sono notissimi, come quando, invitato a camminare sulle acque, la fede gli venne meno e cominciò a sprofondare.

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