La Chiesa dell'Immacolata Concezione a Calitri: Storia, Arte e Devozione

La Chiesa dell'Immacolata Concezione, situata sul poggio di San Biase, rappresenta un punto di riferimento storico e spirituale per la comunità di Calitri. La sua edificazione e le successive trasformazioni testimoniano secoli di fede, arte e resilienza di fronte agli eventi naturali.

Foto esterna della Chiesa dell'Immacolata Concezione a Calitri, con la facciata storica

Origini della Devozione e Fondazione della Chiesa

La devozione per l'Immacolata Concezione a Calitri ha radici profonde. Già nel XVI secolo esisteva una cappella intitolata all'Immacolata all'interno della chiesa madre, e una cronaca del Seicento attesta che l'8 settembre era una ricorrenza particolarmente sentita nel paese, durante la quale era consuetudine "prendere i Sagramenti".

Nel 1710, sotto la guida dei Gesuiti della Congregazione del padre Francesco Pavone, fu fondata la Confraternita dell'Immacolata Concezione. Fu proprio all'indomani di questa istituzione che iniziò la costruzione della chiesa, in una zona appena fuori paese conosciuta come il «sierro di San Biase». I lavori di edificazione si protrassero per quattro anni, e la prima messa venne celebrata il 9 aprile del 1714 dal padre spirituale D. Giovanni Barrata, che la consacrò.

Evoluzione Architettonica attraverso i Secoli

L'assetto originale della Chiesa dell'Immacolata Concezione era più semplice di quello attuale. Inizialmente, la chiesa era composta da un'unica navata. Nel 1729 fu voltata la cupola, arricchendo la struttura.

Un evento cruciale per la sua architettura fu il terremoto del 1732/1733. A seguito di questo sisma, l'assetto originario venne ampliato e la costruzione fu restaurata e abbellita. L'interno fu suddiviso in tre navate con l'aggiunta delle navate laterali, e vennero messi in opera il soffitto a cassettoni e un nuovo altare maggiore.

La chiesa che ammiriamo oggi è molto diversa da quella originaria. Fu innalzata nuovamente dopo il terremoto del 1910 e, in seguito al devastante sisma del 1980, che arrecò ingenti danni, fu necessario ricostruirla quasi per intero. Rimasero in piedi e vennero conservati soltanto alcuni elementi preziosi, quali l'antica facciata, il settecentesco portale d'ingresso in pietra e quelli laterali, testimonianza della sua lunga storia.

Interno della Chiesa dell'Immacolata Concezione, con la divisione in tre navate e il soffitto a cassettoni

L'Altare Maggiore e le Opere d'Arte

All'interno della Chiesa dell'Immacolata Concezione si distingue uno splendido altare maggiore in legno di tiglio, realizzato in stile barocco. Quest'opera fu creata dal calitrano Mastro Baldassare Abate, un artigiano che dalla Sicilia si era trasferito a Calitri.

L'altare è diviso in tre scomparti da quattro colonne corinzie, i cui fusti sono decorati da fogliami indorati. Al centro, in una nicchia principale, trova posto la statua dell'Immacolata Concezione, commissionata nel 1735 a uno scultore attivo a Napoli, forse Giacomo Colombo. L'opera, realizzata in legno di elce nel 1734, segue un modello di grande diffusione in epoca barocca: Maria è raffigurata sul globo terrestre, incoronata da dodici stelle e circondata da cherubini, mentre schiaccia il serpente del peccato; ai suoi piedi compare la mezzaluna, simbolo del continuo cambiamento del mondo terreno.

Nelle nicchie laterali dell'altare sono collocate le statuette in cartapesta di San Giuseppe e San Filippo Neri, acquistate nel 1747 a Napoli. Al centro, sotto la statua dell'Immacolata, spicca un'immagine stilizzata della terra di Calitri. L'architrave al di sopra delle colonne sorregge un complicato fastigio che culmina in una grande corona sormontata dalla Croce. Ai lati della mensa si aprono due porte che immettono al vano retrostante.

Il corredo ornamentale della Chiesa è ulteriormente impreziosito da un banco in legno di noce, risalente al XVIII secolo, su cui siedono l'officiante e i suoi assistenti durante le celebrazioni, e da preziosi dipinti eseguiti da artisti locali e non.

Dettaglio dell'altare maggiore e della statua dell'Immacolata Concezione

La Devozione e l'Influenza di Padre Francesco Maria Margotta

Calitri fu una delle terre che più subì l'influenza della Congregazione del Santissimo Redentore, fondata nel 1731 da Sant'Alfonso Maria de Liguori. Il messaggio alfonsiano, semplice e schietto, incontrò notevole successo tra gli strati più umili della popolazione, diffondendosi rapidamente in tutto il Regno di Napoli.

La sua affermazione a Calitri si deve soprattutto al sacerdote Francesco Maria Margotta (1699-1764), uno dei primi padri spirituali della confraternita. Padre Margotta, proveniente da una famiglia benestante, si addottorò in giovanissima età in diritto civile ed ecclesiastico e dedicò la sua vita al servizio della Chiesa. Fu amico di Sant'Alfonso e di San Gerardo, e donò tutte le sue ricchezze, incluso il palazzo di famiglia, per finanziare la costruzione della casa di Materdomini, di cui fu in seguito rettore. Morì a Napoli in concetto di santità e fu sepolto a Pagani.

A padre Margotta si devono molte delle tradizioni religiose di Calitri. Nel periodo in cui fu padre spirituale della confraternita, commissionò la statua e l'altare tuttora visibili in chiesa; istituì, insieme al sacerdote don Angelo Gervasi senior, la processione del Venerdì Santo e contribuì a diffondere presso il popolo le canzoni scritte da Sant'Alfonso, che costituiscono ancora oggi gran parte del repertorio sacro calitrano.

Europa. Storia culturale e tradizioni religiose - Cristina Acidini Luchinat

Episodi Miracolosi e Protezione Divina

La Chiesa dell'Immacolata Concezione è anche legata ad alcuni episodi che testimoniano la profonda fede e la percezione della protezione divina.

Una cronaca del tempo racconta di un episodio avvenuto nella congregazione eretta in onore dell'Immacolata Concezione sotto la direzione di padre Margotta: «È ella situata fuor dell'abitato: una mattina fu trovata aperta forzatamente e trovossi fatto un bottino di quanto si conservava in quella di più prezioso in argento e altre suppellettili, per fino smossa un poco la corona di 12 stelle di argento sopra la statua; ma nulla però vi mancava, che anzi trovossi un fiasco pieno di vino. Tutti conobbero la protezione di Maria in custodirsi il suo santuario senza però sapere il come.» Passato un anno, un uomo, probabilmente uno dei ladri, rivelò che mentre portatisi di notte per rubare, e dopo aver preso molto, facevano violenza per rapire la corona, «uscì una voce dalla statua che disse: finitela, altrimenti vi farò divorare da questo dragone». Il dragone preme sotto i piedi della statua. In tal modo, la divina Madre difese il luogo a lei consacrato, atterrendo gli empi che si diedero alla fuga.

Un altro evento significativo si verificò durante la festa del 1738, quando i congregati vollero celebrare con maggiore pompa. Essi eressero una nicchia più alta e adorna per collocarvi la statua, ma erano solo in tre e la statua, oltre alla sua grandezza, è molto pesante, sostenuta da una base con un gruppo di molti angeli e un dragone sotto i piedi della divina Madre. Pur confidando nella Madonna, vollero riporre la statua nella nicchia, la quale, con somma meraviglia, divenne loro leggiera, «a guisa di una piuma», consentendo loro di spostarla con facilità.

Illustrazione o riproduzione dell'episodio miracoloso della statua che diventa leggera

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