Posta sulla sommità del colle Celio, la chiesa di Santa Maria in Domnica, nota anche come Santa Maria alla Navicella, è un’antica diaconia che sorge nell’attuale piazza della Navicella. Essa è sede del Titulus S. Mariae in Domnica, istituito nel 678 da Papa Agatone.
Origini e Significato del Nome
L’attributo "in Domnica" è stato oggetto di differenti interpretazioni. Una di queste lo fa derivare da dominicum, ovvero "del Signore". Proprio alla domenica allude il nome di questa chiesa stazionale, che nel giorno del Signore apre la seconda settimana di Quaresima. Un’altra interpretazione fa riferimento al nome di Ciriaca, una donna che sarebbe vissuta nei pressi della chiesa, ed il cui nome avrebbe significato "appartenente al Signore".
L’attributo alternativo "alla Navicella" fa riferimento alla scultura romana di una nave posta già in antichità nella piazzetta di fronte alla chiesa. Sebbene l'originale sia andato perduto, una copia fu rifatta sotto Papa Leone X.

Storia e Architettura
Origini e Prime Strutture (V-VII secolo)
Le prime strutture della chiesa risalgono al V secolo, quando è ricordata negli atti del sinodo di Papa Simmaco del 490. Una prima chiesa fu costruita qui in antichità, sfruttando un edificio pubblico di età romana: la caserma della V Coorte dei Vigili (pompieri), all'epoca inutilizzata. I suoi resti sono vicini alle caserme della Statio V cohortis, una delle sette stazioni dei vigili urbani della Roma imperiale, i cui resti sono stati rintracciati nei pressi e tornati in luce anche recentemente.
Il Rinnovamento di Papa Pasquale I (IX secolo)
La chiesa originaria, in cattive condizioni all'epoca di Papa Pasquale I (817-824), fu demolita. Tra l'818 e l'822, per volontà del medesimo pontefice, venne ricostruita in forme basilicali, ampliata e arricchita di splendide decorazioni. Il papato di Pasquale I coincise con un’epoca di rinnovamento e splendore artistico che coinvolse la Roma dell’inizio del IX secolo. L'aspetto attuale della chiesa è dovuto in massima parte a questo intervento di Papa Pasquale I che la riedificò dalle fondamenta. Il nuovo edificio, con un portico antistante la facciata, con l'abside e l'arco trionfale preziosamente ornato di mosaici, è giunto quasi intatto fino ai nostri giorni. La chiesa divenne una chiesa stazionale solo più tardi, tra il IX e il X secolo, come luogo di quiete per i fedeli stanchi dopo i primi dieci giorni di Quaresima, a causa del digiuno, della veglia e della lunga celebrazione trascorsa in San Pietro il giorno prima. Infatti, qui non si celebrava la stazione.

Periodo Medievale e Gli Interventi Medicei (XVI secolo)
Nel 1340 il complesso fu affidato ai Monaci Olivetani che vi rimasero fino al XVI secolo. Nei secoli successivi la chiesa passò alla famiglia dei Medici, a cominciare da Giovanni di Lorenzo de' Medici, futuro Papa Leone X. Dopo alcuni interventi del tempo di Innocenzo VIII (1484-1492), nuovi e importanti restauri furono eseguiti tra il 1513 e il 1514 da Andrea Sansovino (1467-1529) su incarico del cardinale Giovanni de' Medici (1475-1521), il futuro Leone X. Questi interventi promossero lavori di restauro come quelli alla facciata e alla fontana della navicella. Tuttavia, l'impianto è rimasto fedele all'originale.
La Facciata e il Portico
La facciata, realizzata nel 1513-1514 da Andrea Sansovino, è a capanna, aperta al centro da un oculo e due finestre rettangolari. È preceduta da un elegante portico a cinque arcate a tutto sesto, impostate su pilastri e lesene d'ordine tuscanico, con protomi leonine che alludevano al nome assunto dal Papa committente. Man mano che ci avviciniamo alla cima del colle Celio, il silenzio si spande nell’aria e la città moderna diventa sempre più lontana. Di lato, ecco la facciata bianca, dalle linee rinascimentali, con il portico a cinque campate ad archi a tutto sesto.

Architettura Interna
L’interno della chiesa è a pianta basilicale, diviso in tre navate da diciotto colonne di granito di spoglio con capitelli corinzi, diversi l'uno dall'altro, databili tra il I e il V secolo. La navata centrale è coperta da un soffitto ligneo a cassettoni, realizzato nel 1565-1566 su commissione del cardinale Ferdinando de' Medici (1549-1609). Nella decorazione intagliata nel legno si alternano gli stemmi della famiglia Medici con riquadri che illustrano mediante simboli le Litanie alla Vergine e i quattro evangelisti. Il soffitto continua il legame tra la famiglia Medici e la chiesa di Santa Maria in Domnica. Al di sotto, corre un fregio con motivi araldici disegnato da Giulio Romano.
La navata centrale è conclusa dal presbiterio, sopraelevato sulla cripta, e dall'arco trionfale, sostenuto da colonne in porfido con capitelli ionici e dall'abside centrale semicircolare.

Restauri Successivi
Un consistente restauro, mirato a curare gravi infiltrazioni di umidità e a riparare danni, ma anche a ricostituire l’unità stilistica interna della chiesa (che era ormai chiusa da tempo) e a restaurare il portico, fu condotto alla fine dell’Ottocento sotto la direzione tecnica di Busiri Vici e dell’architetto ingegnere Gaetano Bonoli, patrocinato dal cardinale Consolini e finanziato da Propaganda Fide. Con l’occasione venne anche fabbricata e installata la cancellata ancor oggi in situ, e il 5 marzo 1882 la chiesa venne ufficialmente riaperta. Nel 1958 è stata costruita la confessione semianulare sotto l’abside da Ildo Avetta, mentre risale al 1985 l’attuale sistemazione del presbiterio.
I Mosaici Absidali: Un Capolavoro Bizantino
Entrando nella chiesa a tre navate divise da colonne di spoglio, scorgiamo sul fondo il catino absidale e l’arco trionfale decorati da mosaici dove prevalgono colori smaglianti, specie il verde. Questi mosaici sono un capolavoro della cosiddetta “rinascenza carolingia” a Roma.
Descrizione del Catino Absidale
Al centro del catino vi è Maria seduta sul trono, vestita di scuro, con un fazzoletto che ne indica la dignità regale e il Figlio sulle ginocchia. Le figure mantengono una postura solenne, un po’ rigida, tipica dei modi bizantini, con grandi occhi larghi. La Vergine indica ai suoi piedi una figura inginocchiata di dimensioni minori rispetto alle altre, come di consueto: è Pasquale I, con un’aureola quadrata azzurra, segno che durante l’esecuzione dell’opera era ancora in vita. Ai lati, una schiera di angeli candidi.

L'Arco Trionfale
Sull’arco trionfale ci sono due figure, la più giovane delle quali potrebbe essere san Lorenzo, che aveva servito da diacono nella basilica, o piuttosto i due profeti Mosè ed Elia, poiché stringono un rotolo. Nella fascia superiore è raffigurato Cristo dentro la vesica piscis (vescica del pesce) o mandorla, diffusissimo simbolo della vita, affiancato dagli apostoli.
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L'Iscrizione Commemorativa
L’iscrizione che ricorda il Papa, visibile sotto i mosaici, fa riferimento a un passato che non c’è più, al luogo che prima era in rovine e ora “scintilla perennemente decorata con diversi metalli”. Essa continua facendo riferimento al sole chiamato alla maniera antica, con il nome del nume che lo governa, Apollo:
"ISTA DOMUS PRIDEM FUERAT CONFRACTA RUINIS NUNC RUTILAT IUGITER VARIIS DECORATA METALLIS / ET DEUS ECCE SUUS. SPLENDET CEU PHOEBUS IN ORBE QUI POST FURVA FUGANS TETRAE VELAMINA NOCTIS."
La traduzione recita: "Questa casa prima era stata ridotta in rovine, ora scintilla perennemente decorata con vari metalli e la sua magnificenza splende come Febo nell'universo che mette in fuga le tenebre della tetra notte."
La Fontana della Navicella e Altri Simboli
La navicella non è un marmo antico, ma una copia che commissionò Papa Leone X quando fu ritrovato il modello della scultura romana, che era andata persa. Questa scultura era forse un ex voto connesso ai culti di Iside che si svolgevano in questa zona, oppure offerto dai soldati dei Castra peregrina, caserme militari le cui tracce sono state trovate sotto la vicina Santo Stefano Rotondo. Una nave appare anche all'interno della chiesa come simbolo di Leone X, ma è anche un riferimento alla Vergine, l'“Arca dell’alleanza”.
