La Solennità della Pentecoste nella Chiesa Cattolica

Significato e Origini Storiche

Il Dono dello Spirito Santo e la Riconciliazione

La solennità della Pentecoste viene celebrata 50 giorni dopo la Pasqua ed è una festa durante la quale si fa memoria del dono dello Spirito Santo. Questa effusione va a colmare la confusione di Babele (cfr Gn 11, 9): in Gesù, morto, risorto e asceso al Cielo, i popoli tornano a comprendersi nell’unica lingua, quella dell’amore. La Pentecoste Cristiana è l’ultima tappa della storia della salvezza e porta a compimento il grande progetto di Dio Padre sull’umanità attraverso il dono dello Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità. La parola "Pentecoste" significa letteralmente “cinquantesimo giorno” e con essa si conclude il Tempo di Pasqua.

illustrazione della Torre di Babele e una successiva scena di unità e comprensione tra popoli diversi

Radici Ebraiche: La Festa delle Settimane

La Pentecoste affonda le sue radici nel popolo ebraico, con la festa delle Settimane. Questa era una ricorrenza di origini agricole in cui si esaltavano le primizie della mietitura e si festeggiava il raccolto dell’anno. Successivamente, gli ebrei ricordarono la rivelazione di Dio a Mosè sul Monte Sinai con il dono delle Tavole della Legge, i Dieci Comandamenti. Per i cristiani, questa festa diventa il momento in cui Cristo, tornato alla gloria del Padre, si fa presente nel cuore dell’uomo attraverso lo Spirito, legge donata da Dio, scritta nei cuori. Papa Francesco ha affermato che «L’Alleanza nuova e definitiva è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio che fa nuove tutte le cose e si incide in cuori di carne» (Udienza generale del 19 giugno 2019).

Lo Spirito Santo: Nuova Alleanza e Nuova Lingua

Lo Spirito Santo è la "medicina" che rende capaci di parlare lingue nuove perché è l'unico dono in grado di creare cuori nuovi. Esso arriva proprio dove noi, da soli, non possiamo giungere, e lo fa dal di dentro: non imponendoci un peso ulteriore, né chiedendoci uno sforzo in più. Lo Spirito ci conduce alla verità, che non è un’idea, ma Gesù stesso, il quale ci educa a farci piccoli e poveri per imparare a fare spazio a Dio e agli altri. In fondo, la Pentecoste è proprio la festa della fraternità, della comprensione e della comunione. Se con la Torre di Babele gli uomini tentarono di costruirsi la loro autonomia, alla fine si accorsero che si stavano costruendo l’uno contro l’altro, non avendo più la capacità di accordarsi o di capirsi. Il progresso o il moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione, se da una parte rendono più autonomi, dall'altra stanno rivelando quanta fatica ci sia nel comprenderci a causa della diffidenza che tutto questo instilla nei cuori e nelle menti.

rappresentazione della colomba dello Spirito Santo che scende su persone diverse in segno di unità

L'Evento della Pentecoste negli Scritti Sacri

L'Apparizione di Gesù e il Dono dello Spirito (Vangelo di Giovanni)

Il Vangelo di Giovanni racconta che la sera del giorno di Pasqua, il primo della settimana, mentre i discepoli erano chiusi dietro le porte per timore dei Giudei, venne Gesù. Egli stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco, e i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,19-23).

L’evangelista Giovanni non ha paura di ricordare le “porte chiuse” dietro alle quali si trovavano i discepoli, imprigionati dalla paura. Questa chiusura, pur non permettendo ai nemici di entrare, non permetteva loro di uscire. Le porte chiuse svelano il turbamento, l'insicurezza, la vigliaccheria e la poca fede dei discepoli in quel Gesù con il quale avevano condiviso tre anni della loro vita. Eppure, Gesù “entra” attraverso quelle porte, sfonda la paura con il suo amore e raggiunge con la sua pace quanti sono prigionieri delle loro paure. Non li rimprovera né chiede spiegazioni, ma “mostra loro le mani e il fianco”, indicando che Lui ha vinto sulla morte.

La Bibbia - lo Spirito Santo scende dal cielo ( Atti 2:1-47 )

Dopo essersi “mostrato”, Gesù “invia” i discepoli. Quegli stessi discepoli impauriti, chiusi dietro le porte delle loro apparenti sicurezze, vengono ora “mandati” a testimoniare quanto hanno visto e toccato. La paura, il sospetto e il timore si superano nell’andare verso gli altri, nel farsi prossimi. Al cuore della testimonianza c’è la Misericordia. Questa è l’esperienza che i discepoli hanno appena vissuto con Gesù, ed è questa esperienza che ora sono chiamati a “narrare” agli altri, forti del dono dello Spirito. Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato ha invitato ad essere una “Chiesa in uscita”: una Chiesa capace di rendere testimonianza, anche con le sue paure e i suoi dubbi. Il Vangelo della Liturgia della Pentecoste spesso ripropone queste parole di Gesù, che parlano dell’opera dello Spirito in noi, sottolineando come vi sia un "troppo" che da soli non siamo in grado di portare, e lo Spirito ci rende capaci di vivere una vita all'altezza del dono di Dio.

La Discesa dello Spirito e la Nascita della Chiesa (Atti degli Apostoli)

L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, capitolo 2. Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo a Gerusalemme, nel Cenacolo. «Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi» (At 2, 1-4).

affresco o illustrazione della discesa delle lingue di fuoco sugli apostoli e Maria nel Cenacolo

A partire da questo evento straordinario, che include anche la comprensione delle lingue da parte di Giudei osservanti di ogni nazione, avrà origine la predicazione del messaggio nuovo: la testimonianza di Gesù risorto e vivo. Gli apostoli annunceranno il Suo Vangelo dando inizio all’attività apostolica della Chiesa. Il passo degli Atti degli Apostoli, scritto dall’evangelista Luca, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro che apre il cristianesimo all’orizzonte universale, dono dello Spirito Santo. La dimensione interiore-spirituale dell’evento richiama, come dono dello Spirito, la remissione dei peccati e il formare un solo corpo, il Corpo di Cristo.

I Doni e i Frutti dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo è la terza persona della Santissima Trinità, una forza divina che elargisce sette doni, come menzionato dal profeta Isaia (Is 11,1ss):

  • Sapienza
  • Intelletto
  • Consiglio
  • Fortezza
  • Scienza
  • Pietà
  • Timore di Dio

Questi doni, trasmessi grazie al Battesimo e confermati dal sacramento della Cresima, sono “inafferrabili” alla nostra esperienza se non li colleghiamo ai suoi frutti. San Paolo nella lettera ai Galati elenca i frutti dello Spirito: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22-23). I doni e i frutti si illuminano a vicenda, mostrando l'azione dello Spirito nella vita dei credenti. I cristiani saranno riconosciuti proprio da come vivono il dono dello Spirito: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). L’amore è il segno di riconoscimento che viviamo secondo lo Spirito, amando Dio per imparare ad amarci tra noi. L’amore a Dio non isola né estranea, ma aiuta a immergersi ancora di più nella realtà, ad andare oltre le diffidenze e le paure. Questo comandamento ci fa comprendere che l’amore non è solo sentimento, ma coinvolge tutta la persona, essendo una scelta e una decisione capace di trasformare chi ama.

Il Paràclito

Il termine Paràclito, che troviamo solo nel Vangelo di Giovanni, significa colui che assiste, colui che soccorre. È l’avvocato difensore che si oppone all’accusatore e divisore (satana). Gesù afferma: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che vi ho detto» (Gv 14,26). L’azione dello Spirito è un accompagnare dentro la realtà e un guidare alla pienezza di verità (cfr Gv 16,13). Tre sono dunque i doni che Gesù lascia e allo stesso tempo indica: l’amore a Lui (Signore e Dio), l’ascolto della sua Parola (Parola di verità) e l’osservanza dei comandamenti (garanzia del bell’amore). Sono tre doni concreti e verificabili, perché uno illumina e svela l’altro. Non basta dire «Signore, Signore» (cfr Mt 7,21ss) per dire che si ama il Signore, e non basta neppure dire che si “ascolta la Parola”, se questa non viene messa in pratica (cfr Lc 11,27-28). Per saperlo, basta verificare come si vivono i comandamenti, che non significa solo “osservarli”, ma coglierne lo spirito di fondo, che è l’amore (cfr il giovane ricco, Lc 18,18ss).

La Bibbia - lo Spirito Santo scende dal cielo ( Atti 2:1-47 )

La Celebrazione Liturgica della Pentecoste

Sviluppo Storico della Liturgia

La celebrazione liturgica della Pentecoste sembra risalire al primo secolo. Nella prima metà del III secolo già Tertulliano e Origene ne parlano come di una festa che segue quella dell’Ascensione. Nel IV secolo, la Pentecoste era già comunemente celebrata a Gerusalemme, come ricorda la pellegrina Egeria, e proponeva il tema del rinnovamento operato dallo Spirito nel cuore degli uomini. Nello stesso secolo, è stato introdotto il criterio liturgico della distribuzione cronologica, che ha superato il concetto della Pasqua come un’unica grande domenica, introducendo due delle prime feste liturgiche cristiane distinte dalla Pasqua. Così, alla celebrazione dell’Ascensione (quaranta giorni dopo Pasqua) si è aggiunta, al cinquantesimo giorno, quella della “discesa dello Spirito Santo”.

Nella vigilia di questa festa era invalsa l’abitudine di amministrare il Battesimo a coloro che non avevano potuto riceverlo nella notte di Pasqua. Si benediceva il fonte e si amministravano ai catecumeni il battesimo e la cresima, con il rito che si concludeva con l’Eucaristia. Nei secoli VIII e IX la celebrazione venne anticipata al pomeriggio e in seguito al mattino. La riforma di Pio XII nel 1955 ha conservato solo la celebrazione della Santa Messa, abolendo la celebrazione dell’ottava della festa e concludendo la celebrazione liturgica nella sera di Pentecoste.

La Veglia e la Messa del Giorno

Nel Messale Romano in uso nella Chiesa cattolica di rito latino è stata introdotta una celebrazione particolare riservata alla Vigilia di Pentecoste. Accanto alla solita modalità della Liturgia della Parola, viene data la possibilità di leggere quattro testi dell’Antico Testamento, preceduti dall'invito: «Fratelli carissimi, entrati nella vigilia di Pentecoste, sull’esempio degli apostoli e dei discepoli che con Maria, Madre di Gesù, perseveravano nella preghiera nell’attesa dello Spirito promesso dal Signore, ascoltiamo ora, con cuore disponibile, la parola di Dio». Dopo la quarta lettura, c’è il canto del Gloria e una preghiera-colletta. La Liturgia della Parola prosegue poi con la lettura dell’Epistola (spesso un brano della lettera ai Romani, come Rm 8,8-17), il canto al Vangelo e il Vangelo stesso, un brano in riferimento alla promessa di Gesù relativa allo Spirito Santo (ad esempio Gv 14,15-16.23b-26). La Messa continua poi con il solito schema. Queste indicazioni per la Messa vespertina o una celebrazione vigilare più ampia, partono dal presupposto che si partecipi anche alla “Messa del giorno”, come momento centrale della festa.

La Liturgia della Parola della Messa del giorno di Pentecoste propone come prima lettura il racconto dell’evento come riportato dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11), con il richiamo alla festa di Pentecoste presente allora nel calendario ebraico. Il dono dello Spirito effuso sugli Apostoli e Maria santissima nel Cenacolo è manifestato dai segni esteriori del vento impetuoso, delle lingue di fuoco, della comprensione delle lingue e della prima manifestazione della Chiesa. La dimensione interiore-spirituale dell’evento richiama, come dono dello Spirito, la remissione dei peccati e il formare un solo corpo, il Corpo di Cristo. La seconda lettura propone solitamente un brano dalla prima lettera dell’Apostolo Paolo ai cristiani, nel quale si richiama la realtà, per chi è battezzato mediante lo Spirito, di essere tutti insieme l’unico Corpo di Cristo. Il Vangelo riporta l’incontro di Gesù con i suoi la sera di Pasqua, dove, dopo il saluto «Pace a voi», Gesù annuncia il dono dello Spirito Santo con le parole: «Ricevete lo Spirito Santo…».

Elementi Caratteristici della Celebrazione

Caratteristica peculiare della Liturgia del giorno di Pentecoste è la Sequenza che si proclama dopo la seconda lettura. Si tratta del celebre inno Veni Sancte Spiritus, un testo antico che nel XIII secolo mise in forma poetica una serie di invocazioni che la comunità cristiana fin dai primi secoli innalzava allo Spirito Santo. La liturgia attuale la colloca prima del canto del Vangelo, ed è opportuno eseguirla in canto o declamata con un sottofondo musicale.

Per sottolineare il legame della Pentecoste con la Pasqua, si può iniziare la Messa con il rito dell’aspersione. La Pentecoste è anche chiamata “Pasqua delle rose” per un’antica tradizione diffusa prevalentemente in Italia, durante la quale si facevano piovere petali di rose sui fedeli per ricordare la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Da qualche anno tale tradizione è stata ripresa al Pantheon di Roma dove si svolge una commemorazione estremamente suggestiva. L'invocazione «Vieni Spirito Santo riempi il cuore dei tuoi fedeli, accendi in essi il fuoco del tuo amore» è una delle preghiere più conosciute dai fedeli cristiani in relazione alla Pentecoste. Dopo i Secondi Vespri termina il Tempo di Pasqua e si spegne il Cero pasquale, che viene portato presso il battistero e verrà acceso in occasione della celebrazione dei battesimi e delle esequie, per richiamare la prima e ultima Pasqua del cristiano.

fotografia di petali di rosa che piovono dall'oculus del Pantheon durante la Pentecoste

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