La Madonna Sistina: L'Opera Immortale di Raffaello Sanzio

Chi ha Dipinto la Madonna Sistina? L'Autore e la Commissione

La Madonna Sistina è un celebre dipinto a olio su tela realizzato da Raffaello Sanzio tra il 1513 e il 1514 circa. Quest'opera, dalle dimensioni di 196 x 265 cm, è oggi conservata presso le collezioni della Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda.

Raffaello Sanzio ricevette l'incarico da Papa Giulio II nel 1512. Il "papa guerriero" fu uno dei più celebri mecenati del Rinascimento, colui che commissionò a Michelangelo Buonarroti gli affreschi della volta della Cappella Sistina e allo stesso Sanzio la realizzazione di molte altre opere, tra cui la Scuola di Atene. La Madonna Sistina era destinata alla Chiesa benedettina di San Sisto a Piacenza, dedicata a Papa Sisto IV della Rovere, avo di Giulio II. Il fatto che sia dipinta su tela e non su tavola, come era consuetudine di Raffaello, suggerisce l'ipotesi che l'immagine potesse essere utilizzata come stendardo da processione.

Raffaello Sanzio, La Madonna Sistina (dipinto completo)

Descrizione e Composizione dell'Opera

Il dipinto si dischiude come una vera e propria quinta teatrale. Un ampio panneggiamento verde apre il centro della scena dove la Vergine, giovanissima, si muove verso l'esterno tenendo tra le braccia il Bambino Gesù. Il quadro è attraversato da un sottile movimento, come un lieve soffiare di vento che muove le vesti della Madonna, rappresentata in una veste semplice, priva di ornamenti, mentre si avvicina a piedi nudi, circondata dalla luce.

Maria e il Bambino guardano direttamente lo spettatore, stabilendo un contatto e coinvolgendolo. La Vergine appare sulla scena come discendendo da un letto di nuvole che, a uno sguardo più attento, si rivelano composte da una miriade di teste di cherubini. Non è una maestà in trono, né un'icona stilizzata, ma un bellissimo ritratto realistico di una ragazza del popolo.

I Personaggi: San Sisto, Santa Barbara e gli Angeli

Ai due lati della Madonna sono presenti le figure di due santi che, con i loro gesti, accentuano la teatralità della rappresentazione e completano la geometria dei personaggi protagonisti in un'ideale triangolazione di sguardi tra l'interno e l'esterno del quadro.

  • A sinistra della composizione, Papa Sisto II - ventiquattresimo vescovo della Chiesa di Roma - volge lo sguardo alla Vergine. San Sisto è un anziano con capelli bianchi radi sulla fronte e una barba ispida e canuta. Sopra il candido camice veste un manto dorato lungo e ornato di ricami. Il copricapo è posto a terra, gli occhi sono rivolti in contemplazione verso l'alto. Il papa Sisto II altri non è che il committente Giulio II, le cui ghiande roveresche ricamate sul piviale del papa ne sono testimonianza. Egli indica con il gesto della mano noi spettatori fuori dal quadro, bisognosi di aiuto, evidenziando la sua funzione di intermediario tra l'umanità e la divinità. Il triregno appoggiato sulla balaustra allude a questo collegamento, mettendo in rilievo il potere conferito al papa quale successore di Pietro.
  • A destra, Santa Barbara è inginocchiata sulle nuvole, vestita con eleganti abiti cinquecenteschi e un'elaborata acconciatura. Alle sue spalle si scorge la torre dove fu rinchiusa, che ne è anche il simbolo distintivo. Gli occhi socchiusi e il dolce volto paiono porgersi verso un immaginario popolo di fedeli che più in basso si rivolge in preghiera alla Madre di Dio.

La perfetta epifania si completa con due gentili e paffuti angioletti che paiono presenziare sulla scena senza parteciparvi, come sospesi nei loro pensieri, appoggiati alla cornice del quadro. A parte le alucce, sono proprio due bambini, spettinati, senza ricci leziosi, con un'aria un po' discola e un po' annoiata, come bambini che devono aspettare ciò che decidono gli adulti. Questo realismo li ha resi estremamente popolari.

Dettaglio degli angioletti della Madonna Sistina

Analisi Stilistica e Innovazioni: Una Finestra sul Cielo

L'opera presenta elementi di grande novità rispetto alle pale d'altare tradizionali, che solitamente hanno un tono enfatico e cercano un effetto di ammaestramento emotivo. Raffaello apre una "finestra aperta sul cielo": la Madonna non ha corona sul capo ed è una giovane donna vestita in modo semplice che porta in braccio il suo bambino. A differenza delle icone tradizionali, non ci sono i normali segni del divino, niente raggi d'oro o di luce, mancano anche le aureole, solo nuvole bianche che sostengono le tre figure e che fanno da sfondo luminoso a Maria. L'unico elemento soprannaturale, che però si nota poco, è che queste nuvolette hanno facce da cherubini e sembrano accompagnare, quasi sospingere avanti la Madonna verso l'osservatore.

La simmetria non è perfetta, le immagini formano un'ellisse, contribuendo ad animare la scena. La tela porta il sacro in mezzo a noi, a tal punto che l'ebreo Vasilij Grossman vide la Madonna Sistina in ogni donna che con il proprio bambino veniva portata alla camera a gas nel campo di sterminio di Treblinka.

La Storia e le Vicende del Capolavoro

Realizzata sul supporto di una grande tela, l'opera fu esposta nella chiesa piacentina per 240 anni. Sino al 1754, quando fu ceduta dai monaci piacentini al Grande Elettore Augusto III di Sassonia per 25.000 scudi romani, una cifra enorme per l'epoca che consentì all'ordine ecclesiastico di ripianare i propri debiti. Si narra che il monarca fece addirittura spostare il proprio trono per poter meglio ammirare il capolavoro di Raffaello Sanzio, accogliendolo a Dresda nel 1757 con le parole: "Fate posto al grande Raffaello".

Il Viaggio e le Vicende Storiche

Il viaggio della Madonna Sistina non si concluse a Dresda. Messa al sicuro dai nazisti durante i bombardamenti che rasero al suolo Dresda tra il 13 e il 15 febbraio 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale il dipinto fu trafugato dall'Armata Rossa e trasferito in Russia. Qui rimase per un decennio nelle mani del Museo Puškin di Mosca, che ne curò la conservazione e il restauro. Dopo la morte di Stalin, in seguito all'instaurazione del Patto di Varsavia, l'opera venne esposta in una celebre mostra al museo moscovita, dove oltre 1 milione e 500 mila russi andarono a vederla, per poi fare ritorno a Dresda nell'ottobre 1955.

Oggi la Madonna Sistina si trova nelle Collezioni della Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, dove è esposta al pubblico. La sua storia, iniziata nel 1512 con la committenza a Raffaello Sanzio di Papa Giulio II per onorare la memoria dello zio, Papa Sisto IV della Rovere, durò 240 anni prima del suo grande viaggio attraverso l'Europa.

Mappa del viaggio storico della Madonna Sistina da Piacenza a Dresda a Mosca e ritorno

La Madonna Sistina di Raffaello Il capolavoro ritrovato ITA WEB x264 Dgn

Il Mistero sull'Originaria Collocazione

Secondo l'ipotesi dello studioso Grimme, la Madonna Sistina sarebbe stata commissionata in occasione dell'esposizione in pubblico della salma di Papa Sisto V. Il quadro di Raffaello sarebbe stato esposto posato sulla bara in questa solenne occasione, sullo sfondo a nicchia di una cappella laterale della basilica di San Pietro. Raffaello avrebbe rappresentato nel quadro la Madonna che, uscendo dallo sfondo della nicchia delimitata da due cortine verdi, si avvicina, in mezzo alle nubi, alla bara del papa. L'alto valore espositivo del dipinto venne quindi utilizzato in occasione della cerimonia funebre in onore di Sisto V. Solo dopo qualche tempo esso venne sistemato sull'altare maggiore della cappella del convento dei Frati Neri a Piacenza, a causa di un rituale romano che vieta che i dipinti esposti in occasione di una cerimonia funebre diventino oggetto di culto su un altare maggiore.

L'Impatto Culturale e l'Eredità della Madonna Sistina

Il re della Polonia e della Sassonia, Augusto III, non fu il primo né l'ultimo uomo ad essere stregato dal dipinto di Raffaello, considerato ancor oggi la più bella opera mai realizzata dal geniale pittore del Rinascimento italiano. Nei secoli la Madonna Sistina ha affascinato artisti, filosofi, scrittori, poeti come Goethe, Dostoevskij, Puskin, Schopenauer, Bulgakov, Nietzsche, Heidegger, Ernst Bloch, Vasilij Grossman, solo per citare i più noti tra loro. È un quadro che ha interrogato filosofi, poeti e letterati ed è stato fonte di ispirazione per innumerevoli artisti, da Schwitters a Dalì, Picasso, sino a Andy Warhol.

La Madonna Sistina tra Arte, Filosofia e Letteratura

Giunta in Germania, la Madonna Sistina divenne meta di pellegrinaggio. Winckelmann la considerò il miglior incontro fra arte greca e arte cristiana, mentre Goethe ne lodò l'espressione spirituale e insieme profondamente umana. Il Romanticismo tedesco se ne innamorò, rafforzato dall'aneddoto di fantasia - creduto vero all'epoca - di un sogno rivelatore della Madonna a Raffaello che ne spiegherebbe l'eccezionale intensità, trasformando il dipinto quasi in un'icona.

In Russia, la Madonna di Raffaello fu altrettanto celebre. Dostoevskij ne fece uno specchio cui rivolgere i propri occhi e quelli dei propri personaggi, ricordandola sia in Delitto e castigo che ne I demoni. Lev Tolstoj, a 29 anni, dopo averla visitata a Dresda, affermò: "Sono rimasto freddo davanti a tutto, esclusa la Madonna". Per tutta la vita tenne appesa in casa una riproduzione che lo accompagnò nel suo complesso risveglio spirituale. Persino Stalin sembrò rimanerne stregato. Vasilij Grossman, nel suo romanzo Vita e destino, trasformò la Madonna con Bambino in una metafora potente, l'icona di Treblinka, vedendo in essa il volto di chi soccorre i contadini uccisi negli anni della carestia e i fratelli e le sorelle di Treblinka: «La riconosco dall'espressione che ha sul viso, negli occhi. Guardo suo figlio e riconosco anche lui dall'espressione adulta, strana. Così dovevano essere madri e figli quando scorgevano le pareti bianche delle camere a gas di Treblinka sullo sfondo verde scuro dei pini, così era la loro anima».

Heidegger, invece, fece risalire lo spaesamento che il quadro pare esprimere dall'essere uscito dal proprio contesto originario, la Chiesa di San Sisto a Piacenza, che lo rende misterioso e impossibile da comprendere.

Gli Angioletti "Pop": Un Fenomeno Culturale

Ancor più famosi dell'opera stessa di Raffaello Sanzio sono i due indimenticabili angioletti alla base del dipinto. Sono stati riprodotti innumerevoli volte e in migliaia di composizioni, dalle più kitsch a quelle più pop, e ancor oggi sono probabilmente tra gli oggetti di merchandising più acquistati alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. Una delle più celebri rappresentazioni è quella fatta dallo stilista Elio Fiorucci che li raffigurò in chiave ultra-pop ciascuno con un paio di occhiali da sole colorati, facendone poi l'icona e incorporandoli nel logo del celebre marchio di moda Fiorucci, contribuendo senza dubbio al grande successo del brand negli anni '70 e '80 del XX secolo. Questi angioletti, staccati dal loro contesto, sono diventati una moda, un'icona simbolo "dell'Arte con la A maiuscola", riprodotti su scatole, tazzine, cuscini, ombrelli e ovunque. Questo fenomeno pone interrogativi sull'esperienza estetica, l'amore per l'arte o un semplice gioco ironico.

I Modelli Segreti di Raffaello

È difficile oggi sapere con certezza chi furono i modelli dal vero ad ispirare Raffaello, poiché le principali fonti al riguardo sono settecentesche o successive. Tuttavia, secondo le testimonianze più accreditate:

  • La figura della giovanissima Madonna sarebbe la stessa modella che posò per Raffaello in due quadri molto celebri del pittore urbinate, La Velata e La Fornarina, ovvero Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, che sarebbe stata la donna amata da Raffaello durante il suo soggiorno romano.
  • Per San Sisto II, l'ipotesi più prevalente è che abbia le sembianze del mecenate e committente del quadro, Papa Giulio II.
  • Per Santa Barbara, l'ipotesi prevalente è che la giovane e bellissima donna abbia le sembianze della nipote del papa, Giulia Orsini, mentre altri hanno immaginato che sia Lucrezia Della Rovere, un'altra nipote del pontefice.

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