Chi fu l'eremita che rifiutò di essere eletto papa

La storia della Chiesa cattolica custodisce l'episodio straordinario e, per molti versi, ancora misterioso del 1294: la breve e travagliata ascesa al soglio pontificio di Pietro da Morrone, noto come Papa Celestino V. La sua rinuncia al papato, a soli cinque mesi dall'elezione, rimane un evento unico che ha segnato profondamente la memoria storica e letteraria italiana.

Le origini di Pietro da Morrone

Nato tra il 1209 e il 1215 in una famiglia umile nella regione dell'attuale Molise (secondo alcune fonti a Sant'Angelo Limosano), Pietro Angelerio scelse fin da giovane la vita ascetica. Dopo aver tentato un primo viaggio a Roma, si stabilì in Abruzzo, ritirandosi in luoghi impervi come il monte Morrone e la Maiella. Nel 1234 si recò a Roma per essere consacrato sacerdote, per poi tornare alla solitudine della preghiera.

Nel corso degli anni, attorno alla sua figura di eremita si raccolsero numerosi seguaci, portandolo a fondare la Congregazione dei Celestini. Pietro impose regole severe, basate su povertà, digiuni frequenti e uno stile di vita essenziale, ispirato alla Regola di San Benedetto ma reso ancor più rigoroso. La sua fama di uomo di Dio attirò pellegrini e donazioni, permettendo l'edificazione di numerosi monasteri tra Abruzzo, Lazio e Puglia.

Mappa storica dei luoghi di eremitaggio di Pietro da Morrone tra l'Abruzzo e il Molise

Il Conclave del 1292-1294 e l'elezione

La morte di Papa Niccolò IV, avvenuta il 4 aprile 1292, aprì uno dei conclavi più lunghi e complessi della storia. Per oltre due anni, i cardinali - divisi tra le influenti fazioni delle famiglie Colonna e Orsini - non riuscirono a trovare un accordo. Le tensioni politiche tra il Regno di Sicilia, la Francia e gli interessi angioini paralizzarono ogni tentativo di elezione.

Nel marzo del 1294, pressati dalla necessità di superare l'impasse e influenzati dal bisogno di una figura spirituale, lontana dagli intrighi curiali e dalle logiche di potere, i cardinali rivolsero lo sguardo verso l'eremita del Morrone. Pietro, che aveva inviato messaggi di monito contro la sede vacante, fu eletto all'unanimità il 5 luglio 1294. All'epoca, l'eremita aveva circa 84 anni.

Il breve pontificato e la rinuncia

La notizia della nomina colse Pietro impreparato. Inizialmente esitante e in lacrime, accettò l'incarico con umiltà. Nell'agosto del 1294, scese verso L'Aquila, dove fu incoronato nella basilica di Collemaggio. Tuttavia, il disagio del neo-papa fu evidente fin dai primi giorni: estraneo alla macchina burocratica vaticana e incapace di resistere alle pressioni politiche - in particolare quelle di Carlo II d'Angiò - Celestino V manifestò un profondo senso di inadeguatezza.

Data Evento
4 aprile 1292 Morte di Papa Niccolò IV
5 luglio 1294 Elezione di Pietro da Morrone (Celestino V)
29 agosto 1294 Incoronazione a L'Aquila
13 dicembre 1294 Abdicazione formale a Napoli

Il 13 dicembre 1294, nel corso di un concistoro a Napoli, Celestino V compì un atto di rara lucidità: rinunciò al papato, togliendosi gli abiti pontificali per tornare alla tonaca del suo ordine. Questa scelta, motivata da umiltà e fragilità, scosse profondamente il mondo ecclesiastico.

CARDINALE SODANO SI RIVOLGE AL PAPA SUBITO DOPO ANNUNCIO DIMISSIONI

L'eredità storica e il giudizio di Dante

Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, III, 60), citò il suo gesto con la celebre frase: "colui che fece per viltade il gran rifiuto". Per secoli, questo verso ha condizionato il giudizio storico su Celestino V. Tuttavia, la critica moderna tende a reinterpretare il suo gesto non come viltà, bensì come un atto di coraggio e di suprema umiltà, volto a proteggere la dignità della Chiesa.

Dopo le dimissioni, il nuovo pontefice Bonifacio VIII, temendo scismi, ordinò il suo arresto. Dopo un tentato espatrio via mare, Pietro fu catturato e rinchiuso nel castello di Fumone, dove morì nel maggio del 1296. Ancora oggi, la figura dell'eremita divenuto papa resta un simbolo di chi, pur investito del massimo potere, scelse di anteporre la propria coscienza e la salvezza dell'anima alla gestione del dominio temporale.

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