Per i cristiani evangelici, il concetto di profeta riveste un'importanza fondamentale, radicata profondamente nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. La figura del profeta non è solo quella di un premonitore di eventi futuri, ma primariamente di un portavoce di Dio, un interprete della Sua volontà e della Sua storia.

Introduzione al Concetto Biblico di Profeta
Il termine greco prophètes, presente 144 volte nel Nuovo Testamento, indica principalmente "chi parla al posto di un altro". Nella Bibbia, il profeta è il portavoce di Dio, colui che proclama il volere divino tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento. Sebbene nella concezione comune il profeta sia colui che prevede la storia, questo, pur essendo un aspetto presente, non è quello dominante della sua attività. La preposizione pro- può avere un significato sia geografico ("dinanzi, di fronte, davanti, in modo pubblico") sia cronologico ("anteriormente, in precedenza"); solo il contesto determina quale dei due sensi sia da adottare.
Il profeta inviato da Dio enuncia la Parola di Dio, parlando in Sua vece. I suoi interventi riguardano la storia passata, presente e futura, trasformandola in storia sacra. Il profeta è dunque un interprete della storia, e questa sua interpretazione può assumere i contorni più vari: esortazione, riprensione, condanna, salvezza, speranza. È cruciale sottolineare l'origine divina della profezia, giacché la Bibbia parla anche di falsi profeti, inviati non da Dio bensì dall'uomo, come si vede in numerosi casi nell'Antico Testamento, i più famosi dei quali concernono gli avversari di Elia e Geremia.
I Profeti nell'Antico Testamento: Ezechiele come Esempio
Uno dei profeti fondamentali dell'Antico Testamento è Ezechiele. Il suo nome significa "Colui che Dio fortifica". Vissuto nella prima parte del VI secolo a.C., il suo messaggio centrale è che il giudizio di Dio apre la strada alla grazia di Dio. Ezechiele è spesso considerato il profeta dello Spirito Santo, con almeno 25 riferimenti a Lui nel libro. Solo in questo libro si trovano notizie sul passato di Satana (Ezechiele 28:11-19) e sull'idolatria di Israele in Egitto. La "gloria dell’Eterno" è un tema ricorrente nel suo libro, manifestandosi in vari luoghi e culminando nel tempio, da cui esce un torrente di vita (Ezechiele 47:1-12). In questi movimenti della gloria dell’Eterno è raffigurata tutta la storia d’Israele. La Parola dell’Eterno giunse al giovane Geremia prima che fosse formato nel grembo materno, consacrandolo al servizio dell'opera divina (Geremia 1:5).

Giovanni il Battista: Il Precursore e Profeta Chiave del Nuovo Testamento
Tra le personalità più importanti dei Vangeli, la vita e predicazione di Giovanni il Battista (in ebraico Yohanan Hamathvil, "Giovanni il Precursore") sono costantemente intrecciate con l'opera di Gesù Cristo. I Vangeli affermano che fu concepito da Elisabetta, sposa di Zaccaria, quando i due erano in tarda età, un evento preannunciato da un angelo nel Tempio di Gerusalemme. All'anziano sacerdote levita l'angelo preannunciava la nascita di un uomo giusto, che non avrebbe mai bevuto vino né bevande inebrianti, e che avrebbe avuto la duplice missione di riunire gli Israeliti intorno al loro Signore e di riavvicinare i figli ai loro padri, superando la durezza dei loro cuori.
L'angelo assimilò Giovanni al profeta Elia, colmato di Spirito Santo e dei suoi carismi, oltreché della forza necessaria a riunire le famiglie e le Dodici Tribù intorno al re d'Israele. Giovanni fu colmo di Spirito Santo "fin dal seno di sua madre" (Luca 1:15). Annunciando a Maria la nascita di Gesù, l'arcangelo Gabriele le rivelò che la parente Elisabetta era al sesto mese di gestazione; quando Maria andò a visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno (Luca 1:44). Otto giorni dopo il parto, Giovanni fu circonciso secondo la legge ebraica, e i genitori seguirono le indicazioni dell'annunciazione per il nome.
Giovanni andò a vivere nel deserto, conducendo una vita di penitenza e di preghiera, secondo la tradizione ebraica del voto di nazireato, vestito di peli di dromedario e con una cintura di pelle, nutrendosi di locuste e miele selvatico (Marco 1:6). Nei Vangeli è definito "voce di uno che grida nel deserto" (vox clamantis in deserto), una profezia dell'Antico Testamento, fusione di brani di Malachia e Isaia, che lo identifica come il precursore che avrebbe preparato la via al Signore (Marco 1:2-3).
Giovanni riconobbe la divinità di Gesù fin dal grembo materno e, dopo aver visto la manifestazione dello Spirito su Gesù (Matteo 3:16) e udito la Voce del Padre che parlava di Gesù come dell'eletto (Marco 1:11), decise di non sciogliere la sua scuola e di non seguire Gesù come uno dei suoi discepoli. Continuò la sua missione, condannando il matrimonio tra Erode ed Erodiade, il che lo portò all'incarcerazione e alla decapitazione, divenendo così un martire.
Gesù stesso definì Giovanni il Battista, pur essendo il più grande tra i nati di donna (per i carismi ricevuti dall'infanzia fino al battesimo sul Giordano), "più piccolo del più piccolo nel regno dei Cieli" (Luca 7:28; Matteo 11:11). Giovanni non si sposò e non ebbe figli, rinunciando al diritto di trasmettere la primogenitura sacerdotale, ma fu il premio delle preghiere di Elisabetta e Zaccaria, ricompensati con il dono di un figlio in tarda età (Luca 1:5-7). Giovanni Battista è l'unico, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra non solo la morte ma anche la nascita terrena.
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Gesù Cristo: Il Profeta per Eccellenza e Compimento della Profezia
La figura di Gesù Cristo, "l’uomo che divide il calendario", è centrale per i cristiani evangelici. Numerosi eventi che caratterizzarono la Sua vita corrispondono perfettamente a decine di profezie raccolte nell'Antico Testamento. Gesù era il diretto discendente del re Davide, e da Davide era scritto che sarebbe venuto il Messia, un liberatore per il popolo d'Israele. Gesù è quel Messia che molti ebrei attesero per secoli, ma quando venne essi non lo compresero, aspettandosi un liberatore differente, un eroe a cavallo che cacciasse via i Romani, e non capirono il disegno più grande di Dio: sconfiggere il "nemico per eccellenza" e liberare tutta l'umanità dalla schiavitù del peccato che conduce alla morte eterna.
Gesù nacque a Betlemme, visse 33 anni, predicando l'amore per il prossimo e facendo del bene: guarendo gli ammalati, ridando la vista ai ciechi, sollevando gli zoppi, risuscitando i morti (Vangelo di Giovanni 21:25). Morì sulla croce, tradito dai religiosi del suo popolo, da coloro che conoscevano a memoria gli scritti che parlavano di Lui. Dopo tre giorni, però, risuscitò. L'apostolo Paolo avrebbe scritto che, se non fosse risorto, la fede in Lui sarebbe stata inutile (1 Corinzi 15:17).
Gesù è "Il fondatore del cristianesimo", il Figlio di Dio fatto uomo, venuto sulla terra per mostrare l'amore del Padre e il Padre stesso (Giovanni 14:9), attraverso il quale l'uomo si trova di fronte al meraviglioso mistero della Trinità. I suoi seguaci, chiamati per la prima volta "cristiani" nel libro degli Atti degli Apostoli (capitolo 11), continuarono a seguire le Sue orme dopo la Sua morte. Un movimento simile non trova spiegazione se non nel fatto che Egli è risorto davvero. Uomini definiti "popolani senza istruzione" (Atti 4:13) misero "sottosopra il mondo" (Atti 17:6) e sopportarono terribili persecuzioni per la loro fede in Lui.
Gesù è la salvezza del mondo, il mezzo che Dio ha offerto per liberare dall'oppressione del peccato e dalla morte eterna. La sua morte sulla croce fu una scelta volontaria, parte di un progetto divino (Atti 2:23). Discendente da una dinastia regale, mandato dal cielo direttamente da Dio, grande profeta, divino Maestro, esempio d'amore, Figlio di Dio: Gesù camminò in terra come noi, sperimentando ogni esperienza umana, definendosi "il Figlio dell'uomo" (Luca 9:58). La sua esistenza terrena non fu facile né lussuosa.
Per i cristiani evangelici, che credono nella Bibbia come unica e autorevole fonte, Gesù è l’unica strada per arrivare al Cielo e a Dio. Egli è vivente, non un ricordo del passato, e può e vuole diventare il migliore amico, il Signore e il Salvatore di ogni credente. Con Gesù, il ruolo profetico è compiuto perché la Parola di Dio si è incarnata, ed è di Lui che ogni altro profeta in senso biblico parla. Gesù è stato il profeta non ben accetto nella sua patria (Luca 4:24), ma che ha avuto parole di vita eterna (Giovanni 6:68).

Il Ministero Profetico nella Chiesa del Nuovo Testamento
Lo scopo dello studio dei termini ministeriali nel Nuovo Testamento è esaminare figure come apostolo, profeta, evangelista, dottore, pastore, anziano, vescovo, conduttore, preposto, diacono, relativi ai ministri nella Chiesa di Cristo. Il greco prophètes (144 volte nel NT) indica principalmente chi parla al posto di un altro, il portavoce di Dio. Nella concezione comune, il profeta prevede la storia, ma questo non è l'aspetto dominante della sua attività. Il profeta enuncia la Parola di Dio e i suoi interventi riguardano la storia passata, presente e futura, rendendola storia sacra. Il profeta è un interprete della storia, e la sua interpretazione può assumere i contorni più vari.
I profeti cristiani hanno molti aspetti in comune con quelli dell’Antico Testamento, e per questo portano lo stesso nome. La formula "Così dice il Signore", tipica dei profeti dell'Antico Testamento, nel Nuovo Testamento si trasforma in "questo dice lo Spirito Santo" (Atti 21:11). Sebbene questa frase sia usata una sola volta nel NT, colui che la pronunciò fu un uomo riconosciuto come profeta: Agabo.
Profeti Nominati nel Nuovo Testamento
Nel Nuovo Testamento ci sono tre profeti chiamati per nome: Agabo, Giuda (Barsabba) e Sila. Di profeti chiamati per nome, con questo specifico titolo, non ce ne sono molti nel Nuovo Testamento; mentre quelli senza nome sono tanti, anche se non è possibile fornire una cifra esatta, non disponendosi di dati definitivi.
Agabo: Profeta Itinerante e Predizioni
Agabo è menzionato in due testi: Atti 11:28 e 21:10. In Atti 11:27-30, Luca racconta che "in quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l’impero di Claudio." Questi profeti erano cristiani, anche se provenienti dal giudaismo, e il fatto che si recassero ad Antiochia, una nascente comunità cristiana, è un elemento significativo a favore della tesi che fossero cristiani.
Diversi studiosi e critici di riguardo confermano che si tratta di profeti cristiani itineranti. La loro attività era una caratteristica importante della chiesa primitiva, includendo esortazione e predizione del futuro, oltre a spiegazioni dell'Antico Testamento che mostravano come le sue profezie si fossero adempiute negli avvenimenti connessi con il sorgere della chiesa. Possedevano il carisma della "profezia" e in virtù di tale carisma facevano nelle adunanze cristiane discorsi di edificazione, esortazione e consolazione (1 Corinzi 14:3), potevano svelare i segreti del cuore di altri (1 Corinzi 14:25) e talvolta preannunciare eventi futuri.
Un secondo episodio, in Atti 21:7-14, narra che, mentre Paolo era a Cesarea, "scese dalla Giudea un profeta, di nome Agabo. Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: "A Gerusalemme i Giudei legheranno così l’uomo a cui questa cintura appartiene, e lo consegneranno nelle mani dei pagani"»." L'accettazione della profezia di Agabo da parte della comunità di Cesarea, e il fatto che Paolo stesso la ritenesse coerente con precedenti avvertimenti dello Spirito Santo (Atti 20:23), dimostrano che Agabo era riconosciuto come profeta cristiano ed esercitava il ministero profetico in mezzo alla cristianità.
Giuda e Sila: Profeti di Esortazione
Giuda e Sila sono menzionati in Atti 15:32: "Giuda e Sila, anch’essi profeti, con molte parole, li esortarono e li fortificarono". Questi due profeti furono mandati ad Antiochia, dagli apostoli e dagli anziani con tutta la chiesa di Gerusalemme, in compagnia di Paolo e Barnaba, per consegnare la decisione del concilio di Gerusalemme alla chiesa di Antiochia.

Il Dono di Profezia e la Verifica della Sua Autenticità
Il titolo di profeta non veniva accordato a qualsiasi credente, ma era riconosciuto a coloro che possedevano caratteristiche precise, non solo nel parlare agli uomini un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione (1 Corinzi 14:3), ma anche nelle predizioni di eventi futuri e nello svelamento dei segreti del cuore umano (1 Corinzi 14:25). Nel Nuovo Testamento, il dono di profezia era una delle manifestazioni dello Spirito Santo nella chiesa primitiva, con una più ampia presenza (Atti 2:17-18) e tutti i credenti potevano beneficiarne (Atti 19:6; 1 Corinzi 11:4-5; 14:26,29-33,37), sebbene alcuni fossero particolarmente dotati da meritare il titolo abituale di profeta.
Nell’Antico Testamento, una norma divina stabiliva le caratteristiche di un profeta del Signore:
- Quello che diceva il profeta, parlando nel nome del Signore, doveva avverarsi (Deuteronomio 18:22).
- Non ci dovevano essere sviamenti verso dèi stranieri (Deuteronomio 13:1-3).
Anche se il Nuovo Testamento non fa cenno esplicito a questa norma divina, non si può immaginare che nella cristianità non si effettuasse nessuna verifica per stabilire se un credente avesse ricevuto dallo Spirito Santo il carisma di profeta. La presenza dei falsi profeti non implica la negazione di quelli veri, ma sottolinea la necessità di discernimento.
Bibbia e Corano: Diverse Concezioni del Profeta
Quando si presenta la fede cristiana a persone di fede musulmana, sorge spesso la domanda: "che cos'è un profeta?" La risposta islamica comune all'asserzione cristiana che Gesù è il Figlio di Dio incarnato è: "per noi musulmani Isa (Gesù nel Corano) è un profeta come tutti gli altri profeti." Nonostante le similitudini, le differenze nel concetto di profeta sono degne di nota.
Nel pensiero islamico, il concetto del profeta è molto specifico e ha un ruolo ben definito da Allah. Nel Corano vengono nominati ventotto profeti, ventidue dei quali sono menzionati anche nella Bibbia. Le tradizioni islamiche parlano di 124.000 a 144.000 profeti venuti a proclamare il messaggio di Dio. Esistono due tipi di profeti: i nabi (un predicatore ispirato da Allah) e i rasul (un messaggero mandato, simile all'apostolo greco). Per l'Islam, ogni popolo ha ricevuto un rasul da Dio. Tra questi rasul ci sono Mosè, Davide, Isa (Gesù) e Maometto, che portarono i quattro libri dell'Islam: la Torah, lo Zabur (i Salmi), l'Injil (il Vangelo) e il Corano, considerato il sigillo dei profeti.
Inoltre, nel pensiero islamico, ogni profeta deve avere successo nella sua missione. Ecco perché una morte come la crocifissione di Gesù viene negata, poiché il suo messaggio non sarebbe stato ricevuto dal suo popolo e avrebbe sofferto la sconfitta assoluta morendo sulla croce per mano di uomini malvagi. L'Islam sostiene che il messaggio dei profeti rimane lo stesso, anche se poi la comunità a cui è proclamato oggi non segue l'Islam a causa della loro infedeltà alla parola ricevuta.
Per i cristiani, il ruolo profetico di Gesù, in accordo con i profeti di Israele prima di Lui, e la sua vittoria sulla croce (che per i Giudei fu uno scandalo e per gli stranieri pazzia - 1 Corinzi 1:23) rappresentano il compimento definitivo. Con Gesù, la Parola di Dio si è incarnata, e di Lui parla ogni altro profeta in senso biblico. Se Dio stesso porta il suo messaggio, non c'è bisogno di un altro messaggio.

La Bibbia: Parola di Dio e Fonte della Profezia
La Bibbia dice di sé stessa di essere la Parola di Dio: ogni sua parte è da Lui ispirata e pertanto fonte di verità nonché Verità anch'essa (2 Timoteo 3:16; Giovanni 17:17). Per l'uomo timorato dell’Eterno, la Bibbia è preziosa più d'ogni altra cosa e maestra d'insegnamenti insostituibili che lo formano e lo trasformano (Salmo 119:72,103,104). Ogni figlio di Dio, che ha ricevuto la vita eterna per grazia mediante la fede, conosce bene queste realtà. L'apostolo Paolo cita Abacuc 1:5 in Atti 13:41 e tre volte Abacuc 2:4 in Romani 1:17.
La testimonianza scritta più antica della parola "Vangelo" in senso cristiano ci viene da san Paolo, anche se l'uso del termine è precedente a lui. L'apostolo la utilizza senza aver bisogno di spiegarla a 20 anni dalla morte del Signore. Sulla bocca di Gesù la parola "Vangelo" suole essere accompagnata da un complemento: "Vangelo del Regno di Dio". La buona notizia consiste nel fatto che con Gesù si fa presente il Regno di Dio. Non solo Gesù è il messaggero di questa buona nuova, ma il messaggio si riferisce a Lui stesso. Dopo la risurrezione, Gesù inviò gli apostoli nel mondo intero per "proclamare il Vangelo a ogni creatura", il cui contenuto era ciò che Gesù disse e fece durante la sua vita terrena, la sua passione, morte e risurrezione, dimostrando così l'adempimento delle promesse dell’Antico Testamento.
Quello che è narrato nei vangeli, pertanto, rimanda alla verità dell'accaduto, a quello di cui gli apostoli furono testimoni e che predicarono allo scopo di comunicare alle genti di tutti i tempi che la salvezza si trova in Cristo morto e risorto, come annunciavano le Scritture di Israele. La ricerca storica su ciò che è narrato nei racconti evangelici è un requisito indispensabile, non solo per consolidare la fede, ma anche per avere una migliore conoscenza della santa umanità del Signore, confermata da fonti non bibliche e scoperte archeologiche.
Principi di Fede Evangelici
I cristiani evangelici credono in Dio, unico e nel contempo Trino. Credono nella salvezza per grazia di Dio, nella confessione diretta dei peccati a Dio sapendo di ricevere il perdono per mezzo di Gesù Cristo. La Bibbia è la base dei principi di fede evangelici, considerata unica e autorevole Parola di Dio.