Un Capolavoro del Rinascimento Fiorentino
Il Battesimo di Cristo è un dipinto di straordinaria rilevanza nel panorama del Rinascimento italiano, eseguito a olio e tempera su tavola tra il 1469 e il 1478 circa, con una datazione spesso indicata intorno al 1475. Quest'opera, che misura 1,78 x 1,50 metri, è frutto della collaborazione tra il maestro Andrea del Verrocchio e il suo giovanissimo allievo Leonardo da Vinci, e oggi è conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Molti artisti nella storia dell'arte si sono cimentati con il tema del Battesimo di Cristo, ma pochi dipinti su questo soggetto sono singolari come quello realizzato dal Verrocchio (Andrea di Michele di Francesco di Cione; Firenze, 1435 - Venezia, 1488) e Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 - Amboise, 1519).
Il dipinto è una delle opere più studiate del Rinascimento, affascinante per la sua capacità di mostrare la relazione tra il maestro, l'allora quasi quarantenne Verrocchio, e il suo promettente allievo, un Leonardo ventenne. È inoltre una delle rare opere pittoriche attribuibili con certezza all'attività della bottega del Verrocchio, artista la cui fama è legata principalmente alla scultura, lasciando molte incertezze sulla sua produzione pittorica.

La Bottega del Verrocchio: Un Centro di Formazione Artistica
L'opera fu realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi, in un periodo in cui la bottega di Andrea Verrocchio era la più importante di Firenze. L'atelier del Verrocchio era un vero e proprio crogiolo di formazione artistica, dove si svolgevano diverse attività che andavano dalla scultura alla tarsia, dall'oreficeria alla pittura. L'organizzazione del lavoro nelle officine artistiche del Quattrocento era perfettamente efficiente, con una "moderna" divisione dei compiti e dei ruoli: era prassi che il capobottega ideasse l'opera, lasciando poi l'esecuzione di parti secondarie ad allievi e collaboratori. Questo metodo garantiva sia alta qualità che rapidità di esecuzione.
Il Verrocchio impostò la struttura compositiva del dipinto e iniziò a dipingere in parte le due figure principali di Gesù Cristo e di San Giovanni Battista, caratterizzandole con il suo stile lineare e nervoso, derivato dalla sua specializzazione nell'oreficeria.
Descrizione e Composizione dell'Opera
La scena si attiene alla descrizione evangelica e alla tradizione iconografica quattrocentesca: Gesù Cristo, coperto dal solo perizoma, riceve il battesimo da San Giovanni Battista sulle rive del Giordano. Il Battista, chinato, sorregge un'esile croce e un cartiglio con la scritta «ECCE AGNUS DEI QUI TOLLIT PECCATA MUNDI» ("Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo"), compendio della missione salvifica. La colomba dello Spirito Santo scende su di loro dall'alto, sorvegliata da Dio Padre, che appare mentre invia lo Spirito Santo, qui visibile solo nelle mani, e il cui volto si rispecchia, grazie a un'invenzione di grande creatività, nell'acqua della ciotola che il Battista tiene sollevata.
A sinistra, due angeli inginocchiati assistono all'evento. Uno di essi regge le vesti di Gesù, fungendo non solo da comprimario ma quasi da commentatore dell'evento straordinario. L'opera è impostata su una composizione triangolare, con al vertice la ciotola nella mano di San Giovanni Battista e come base la linea che collega il piede sinistro del Battista a quello dell'angelo inginocchiato. La figura centrale di Cristo, stante, dà alla scena un movimento rotatorio e corrisponde alla torsione del Battista, accentuata dalla posizione di tre quarti dell'angelo sulla sinistra che volge le spalle all'osservatore. Lo sguardo di quest'ultimo angelo, inoltre, guida lo spettatore verso Gesù Cristo, creando una direttrice che dal margine esterno convoglia l'attenzione al centro e riequilibrando, in uno schema perfetto, il moto nervoso del corpo scolpito del Battista.
Grazie alla valenza allegorica del triangolo, il gioco di sguardi e di gesti, proprio in virtù della calibrata scansione degli spazi e delle geometrie, realizza una sintesi straordinaria sia sul piano compositivo che simbolico. Sullo sfondo, il paesaggio della valle del Giordano è immerso in una luce chiara che ammorbidisce e sfuma le forme, in antitesi con le rocce squadrate che chiudono a destra la quinta scenica e con la palma stecchita e metallica a sinistra, allusiva alla redenzione. Un rapace nero in fuga rappresenta l'antitesi tra bene e male, verità ed eresia, contrapposto alla colomba dello Spirito Santo circondata da raggi divini.

L'Intervento di Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci era ancora un apprendista quando gli fu chiesto di partecipare alla realizzazione del Battesimo di Cristo. Il suo coinvolgimento si riconosce in alcuni dettagli minuziosamente naturalistici. Gli studi più recenti attribuiscono al giovane artista di Vinci l'angelo di profilo, audacemente rivolto verso lo spettatore, che spicca per la posa articolata del corpo, la delicatezza dei lineamenti e la straordinaria naturalezza dei panneggi del manto, quasi simile a quello della Vergine delle Rocce. A Leonardo sono attribuite anche le velature a olio che unificano i piani del paesaggio in profondità e addolciscono il corpo del Cristo, il suggestivo paesaggio fluviale avvolto di luce dorata, e gli effetti di rifrazione sulle acque trasparenti del Giordano in cui Gesù e il Battista immergono i piedi. Anche i morbidi peli del pube di Cristo, resi con particolare accuratezza, potrebbero essere opera sua. Nel tempo, tutte queste parti leonardesche divennero il principale motivo d'attrazione del dipinto.
Giorgio Vasari racconta nelle sue Vite che "[Per] Andrea del Verrocchio [...che stava] faccendo una tavola dove san Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un angelo, che teneva alcune vesti; e benché fosse giovanetto, lo condusse di tal maniera che molto meglio de le figure d'Andrea stava l'angelo di Lionardo. Il che fu cagione ch'Andrea mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui". Sebbene sia improbabile che un maestro affermato come Verrocchio si sia così mortificato dal talento del suo allievo, l'episodio la dice lunga sullo stupore suscitato da un genio in erba e sul potenziale di Leonardo. È piuttosto da evidenziare come il più anziano pittore abbia consentito al ragazzo di dipingere secondo il proprio stile, senza obbligarlo a uniformarsi a quello della bottega, testimoniando la ricerca di un proprio indirizzo per il rinnovamento dell'arte quattrocentesca da parte di Leonardo, convinto che scopo della pittura fosse riprodurre la natura nel modo più fedele possibile, senza idealizzarla.

QUART | Battesimo di Cristo a cura di Leonardo Guerini
Altre Collaborazioni e Ipotesi Attributive
Nel corso del tempo, sono state formulate ipotesi su ulteriori collaborazioni. L'angelo visto di fronte, per esempio, non è attribuibile con certezza né a Leonardo né al Verrocchio. Alcuni studiosi lo hanno attribuito a Sandro Botticelli, anche se questa ipotesi è suggestiva ma poco probabile, poiché Botticelli lasciò la bottega del maestro già nel 1470. Se fosse vera, si dovrebbe anticipare l'esecuzione della tavola al 1469, quando Leonardo, appena diciassettenne, aveva da poco iniziato a frequentare la bottega. È probabile che, oltre a Leonardo e Verrocchio, abbia collaborato alla tavola un altro pittore più anziano, autore di dettagli meno evoluti come le mani di Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo.
Storia e Provenienza
L'opera, originariamente realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi, passò successivamente al monastero di Santa Verdiana. In seguito alle soppressioni, venne destinata alla Galleria delle Belle Arti e solo nel 1810 pervenne agli Uffizi, dove è tuttora conservata. Il dipinto è stato sottoposto a restauro nel 1998, intervento che ha contribuito a rivelare la complessità e la stratificazione delle diverse mani artistiche.