Salute e identità religiose sono due facce della stessa medaglia. Ancor di più in una società multiculturale dove c’è una legge non scritta, quella morale ed etica, che va rispettata, senza però dimenticare che in sanità e nelle cure ci sono i protocolli da osservare. C’è la regola del buon senso da applicare quando un operatore sanitario si trova di fronte un paziente di una confessione religiosa diversa da quella cattolica. E bisogna attingere a piene mani a quella regola, spiega Cesare Milani, monaco buddista, ospite a Milano del Forum dell’infermiere organizzato dall’Opi Milano, Lodi, Monza e Brianza.

La natura della preghiera: prospettive a confronto
Secondo William James, se intendiamo per preghiera ogni tipo di comunione o conversazione intima con la potenza riconosciuta come divina, possiamo facilmente constatare che essa è la vera anima ed essenza della religione. La preghiera è religione in atto; è il vero movimento dell’anima che si pone in una relazione personale di contatto col misterioso potere di cui avverte la presenza. Ovunque questa preghiera interiore manchi, non v’è religione.
Considerata l’espressione più pura del linguaggio religioso, la preghiera testimonia la coscienza che l’uomo ha acquisito delle proprie fragilità, precarietà e dipendenza. Storicamente, essa si è evoluta dall'espressione dei bisogni di sussistenza verso la ricerca di significati profondi, ponendo l'individuo in comunicazione con una realtà dotata di caratteri altri rispetto alla realtà fenomenica.
Evoluzione e interiorizzazione
- Magificazione: la tendenza a trasferire sul piano magico i significati religiosi.
- Mentalizzazione: un processo progressivo dove la preghiera diventa meditazione, monologo saturo di forza religiosa.

Il concetto di preghiera nel Buddhismo
Nel Buddhismo, che si pone al di là del concetto di Dio personale, il significato di preghiera deve essere profondamente modificato, passando attraverso una profonda fluidificazione dei nostri paradigmi. In questo contesto, non si prega più per ottenere qualcosa in senso magico, ma si cerca di entrare in contatto con la propria natura interiore o con l'ordine naturale delle cose.
Attraverso pratiche come la recitazione di sutra o la meditazione, il buddhista non si rivolge a un'entità esterna, ma realizza un atto di consapevolezza. Spesso, nelle tradizioni buddhiste, strumenti come i "mulini di preghiera" o la recitazione rituale servono a interiorizzare l'insegnamento, rendendo il gesto esteriore un riflesso dell'armonia spirituale del praticante.
La comunicazione oltre la parola
L’analisi dei termini "preghiera" (dal latino prex, supplicare) e "orazione" (da orare, parlare) evidenzia come il linguaggio verbale sia solo una parte dell'esperienza. Una volta realizzata la certezza di comunicare con l'infinito, il sentimento di stupore può esprimersi attraverso il silenzio. Non un silenzio afasico, ma un silenzio poetico ed evocativo, fatto di innocenza e umiltà, che rappresenta la forma di espressione più adeguata al mistero ultimo.
Lascia che l'intuizione arrivi (ENG SUB) - Documentario
In un contesto multiculturale e sanitario, comprendere queste sfumature - che sia attraverso la preghiera verbale di una fede monoteista o il silenzio meditativo del buddhismo - permette agli operatori di approcciarsi al paziente con maggiore sensibilità, riconoscendo la dignità di ogni percorso spirituale e il valore del rispetto reciproco.