La Sentenza della Corte Costituzionale sul Fine Vita e il Caso Dj Fabo

La questione del fine vita è da tempo al centro del dibattito etico, legale e sociale in Italia, culminata con le decisioni della Corte Costituzionale in merito al caso di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, e al ruolo di Marco Cappato.

Infografica: Opzioni di fine vita e definizioni (eutanasia, suicidio assistito, accanimento terapeutico)

La Posizione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

Il "No" a Eutanasia e Suicidio Assistito

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha espresso un "no" pieno e ribadito a gran voce non solo all'eutanasia, ma a "qualsiasi forma di suicidio assistito". Questa posizione è stata sottolineata in diverse occasioni dai suoi rappresentanti. Il vicepresidente della CEI, monsignor Mario Meini, in apertura dell'assemblea, ha commentato la discussione sollevata dal caso Dj Fabo-Cappato. Nella contingenza del presente, la centralità della persona per la CEI si traduce anche nell'impegno a unire la propria voce a quella di tanti, a partire dalle associazioni laicali, per dire la contrarietà al tentativo di introdurre nell’ordinamento pratiche eutanasiche. Il segretario generale della CEI, monsignor Stefano Russo, ha riaffermato che "il medico esiste per curare le vite, non per interromperle". La Chiesa non concede aperture sul fine vita e chiede per i medici l’obiezione di coscienza, sperando in "paletti forti".

Foto: Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI

La Visione di Papa Francesco

Anche Papa Francesco ha toccato l’argomento in diverse occasioni, ribadendo che il fine vita non è una scelta di libertà, ma una "strada sbrigativa" che presuppone una considerazione del malato come "scarto" o una dimostrazione di "falsa compassione". I vescovi italiani si ritrovano unanimi nel rilanciare queste parole del Papa, sottolineando che "si può e si deve respingere la tentazione - indotta anche da mutamenti legislativi - di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia".

L'Impegno della Chiesa per la Dignità della Persona e i Malati Terminali

Alla Chiesa sta a cuore la dignità della persona, per cui i Pastori non si sono soffermati soltanto sulla negazione del diritto al suicidio, ma hanno rilanciato l’impegno a continuare e a rafforzare l’attenzione e la presenza nei confronti dei malati terminali e dei loro familiari. Essi si sono messi in ascolto delle paure che lacerano le persone davanti alla realtà di una malattia grave e della sofferenza, pur essendo consapevoli di quanto il tema si presti a strumentalizzazioni ideologiche.

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, ha espresso il suo pensiero in un'ampia intervista e in un evento pubblico a Roma, sottolineando le implicazioni culturali ed etiche del suicidio assistito e richiamando il principio inderogabile del rispetto della vita. La volontà di togliersi la vita, anche se attraversata dalla sofferenza e dalla malattia, rivela una mentalità diffusa che porta a percepire chi soffre come un peso. Per la Chiesa, vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente, e ogni persona ha una necessità costitutiva di relazione con gli altri, potendo realizzarsi solo nel dono di sé e nell’apertura al prossimo. La stessa malattia, se vissuta all’interno di relazioni positive, può assumere contorni molto diversi, e fare percepire a chi soffre che egli non solo riceve, ma anche dona.

La Sentenza della Corte Costituzionale e il Caso Dj Fabo

Il Contesto Giudiziario e la Sospensione del Giudizio

La questione è stata sollevata il 14 febbraio dello scorso anno dalla Corte d’Assise di Milano, a proposito della sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice Penale, che punisce chi aiuta o istiga una persona al suicidio. La Consulta aveva dato 11 mesi di tempo al Parlamento per legiferare, e normare quindi il fine vita, ma il testo base al momento non esisteva. La Corte costituzionale ha incaricato il Parlamento di legiferare attorno alle questioni dell’eutanasia e della morte volontaria, ma questo si è limitato a presentare alcune proposte di legge, senza pervenire né a un testo condiviso, né ad affrontare in modo serio il dibattito. La Consulta è intervenuta dopo aver lasciato undici mesi al Parlamento perché legiferasse, e il Cardinale Gualtiero Bassetti aveva fatto un estremo appello al legislatore, a pochi giorni dalla decisione, affinché non abdicasse alla propria funzione e almeno avviasse «un iter di discussione della legge che potrebbe indurre la Corte stessa a concedere un tempo supplementare». Proposta caduta nel vuoto.

La Decisione della Consulta: Non Punibilità in Certe Condizioni

In data 25 settembre 2019, la Corte Costituzionale si è pronunciata sul caso Dj Fabo-Cappato. Secondo la Corte, "in determinate condizioni è non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". In altre parole, aver accompagnato Dj Fabo nei suoi propositi di porre fine alla sua vita, costellata ormai da sofferenze insopportabili legate alla malattia, non costituiva reato. La Consulta è tornata a invocare un intervento legislativo sul fine vita. La Corte ha di fatto bocciato l’art. 580 c.p., che non garantiva adeguata tutela alle persone che si trovassero nelle condizioni di Fabiano Antoniani: sofferenza insopportabile, dipendenza da trattamenti vitali e, ovviamente, la volontà chiara e inequivocabile di morire.

Foto: Marco Cappato

Le Ragioni della Corte Costituzionale

La Corte ha riconosciuto che "la legge sul fine vita non è chiara, è logico che sia esplicitata". La sentenza della Corte costituzionale ha chiarito che il gesto di Fabiano Antoniani era un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. La Consulta, piantando una serie di paletti, si è espressa per la disobbedienza civile di Cappato per la morte di Dj Fabo, ma ha avvertito che il legislatore deve intervenire.

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Reazioni alla Sentenza

Il Commento di Marco Cappato e l'Associazione Coscioni

Marco Cappato, dopo la sentenza, ha affermato: "La Corte ha riconosciuto le nostre ragioni. È un risultato straordinario, arrivato grazie al coraggio di Fabiano Antoniani. È dunque di fatto un successo, un altro, dopo la vittoria sul biotestamento, di Fabo e della nonviolenza, oltre che delle tante persone malate che, iniziando da Luca Coscioni e Piergiorgio Welby e finendo con Dominique Velati e Davide Trentini, in questi 15 anni hanno dato corpo alle proprie speranze di libertà". Ha aggiunto: "Da oggi tutti più liberi, anche quelli che non sono d'accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. Si tratta della vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall'altra parte. Ora è necessaria una legge". Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni e legale di Cappato, ha definito la decisione "storica" e ha augurato che "finalmente il Parlamento si faccia vivo", invitando a unire le forze laiche e liberali.

La Reazione della CEI e del Mondo Cattolico

La CEI ha espresso "sconcerto e preoccupazione" alla luce della sentenza, ribadendo il rifiuto dell'accanimento terapeutico ma anche la distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale. La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. Il mondo cattolico ha espresso la sua forte contrarietà: Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita, ha dichiarato che la Corte "cede ad una visione utilitaristica della vita umana ribaltando la lettura dell'articolo 2 della nostra Carta". Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell'Associazione Giovanni XXIII, ha affermato che "questa sentenza apre un varco alla cultura della morte e separa il mistero della sofferenza dal calore della relazione e del vivere in famiglia". Massimo Gandolfini, leader del Family Day, ha parlato di "legittimazione del suicidio assistito" e ha chiamato a raccolta i cattolici per una battaglia in Parlamento. La senatrice Paola Binetti ha definito la sentenza "pessima", lamentando che non prevede l'obiezione di coscienza e carica di responsabilità i medici.

Il Dibattito Politico

Le reazioni politiche sono state divergenti. Il ministro della Giustizia Bonafede ha sottolineato che la Consulta ha posto un punto di riflessione, lasciando alle forze politiche il modo di valutare. Il Movimento 5 Stelle ha accolto la sentenza "con estremo favore", definendola storica e auspicando un rapido intervento del legislatore. Debora Serracchiani (PD) l'ha vista come una decisione che rispetta l'umanità e la dignità delle persone, senza aprire all'eutanasia, investendo la politica della responsabilità di legiferare. Mara Carfagna (Forza Italia) ha rimandato al legislatore la responsabilità di decidere su una materia delicatissima. Matteo Salvini (Lega) si è dichiarato "contrario al suicidio di Stato imposto per legge", ribadendo che "la vita è sacra".

Schema: Il percorso legislativo italiano e il fine vita

Le Associazioni Laiche

Filomena Gallo (Associazione Coscioni) ha sottolineato che la sentenza "apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine". Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, ha commentato che "non si può condannare una persona che, per compassione o per amore, aiuta e accompagna in Svizzera un individuo, che lo ha richiesto, affinché possa finire i suoi giorni in modo dignitoso", chiedendo una normativa che garantisca l'eutanasia e il suicidio assistito in Italia.

Il Ruolo del Parlamento e le Proposte Legislative

La Mancanza di Intervento Legislativo

La Consulta aveva dato 11 mesi di tempo al Parlamento per legiferare, ma il testo base al momento non esisteva. Nonostante l'invito della Corte, i partiti, all’unanimità, già da giugno avevano rinunciato alla calendarizzazione, tanto che il presidente della Camera Fico aveva dovuto prendere atto dell’indisponibilità di tutti. Il Parlamento si è limitato a presentare alcune proposte di legge, senza pervenire né a un testo condiviso, né ad affrontare in modo serio il dibattito.

Proposte e Critiche

Per evitare che una sentenza della Consulta provocasse lo smantellamento del reato di aiuto al suicidio, il Parlamento, come auspicato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, avrebbe dovuto in breve tempo discutere e modificare l’art. 580 c.p. La via più percorribile sarebbe stata quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio, nel caso particolare in cui ad agire siano i familiari o coloro che si prendono cura del paziente. Tuttavia, una proposta di legge firmata dal leghista Pagano, depositata alla Camera con l’appoggio trasversale di deputati anche del PD e di Leu, recepiva le indicazioni del Cardinale Bassetti, introducendo una modulazione della pena con un’attenuazione per i parenti stretti che aiutano l’aspirante suicida. Questa è stata vista come una legge fatta per tradire le indicazioni della Consulta, non per attuarle, poiché condannerebbe chi, come Cappato, non è congiunto del malato.

La Legge 219 (DAT) e la Necessità di Revisione

Ben prima che sul reato di suicidio, i lavori parlamentari dovrebbero essere dedicati a una revisione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), approvate con la legge 219 del dicembre 2017. Le disposizioni contenute in quel testo, infatti, rappresentano il punto di partenza di una legge favorevole al suicidio assistito e all’eutanasia. La legge 219 andrebbe rivista laddove comprende la nutrizione e l’idratazione assistite nel novero dei trattamenti sanitari, che in quanto tali possono essere sospesi. Andrebbero chiarite le circostanze che la legge stabilisce per la sedazione profonda e dovrebbe essere introdotta la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza alla norma. Il ministero della Salute, tramite Giulia Grillo, ha dichiarato di essere in fase di finalizzazione del decreto che darà attuazione al registro delle DAT, rendendo operativa la legge.

Implicazioni Culturali ed Etiche del Suicidio Assistito

La Libertà e la Dignità della Persona

L’ammissione di questa pratica avrebbe effetti estremamente rilevanti dal punto di vista culturale, poiché il suicidio assistito è inteso dai suoi promotori come un diritto da assicurare a chi sia irreversibilmente malato e come un’espressione di libertà personale. Tuttavia, la CEI contesta che si possa parlare di libertà quando si toglie la vita a una persona, o che il darsi la morte sia una scelta di autentica libertà. Se così fosse, non vi sarebbe ragione per prevenire il suicidio di alcuno. Il togliersi la vita non è dignitoso per l’essere umano; il semplice credere di poterlo fare è in grado di svuotare di senso tutta l’esistenza personale. L'eventualità di togliersi la vita rappresenterebbe in apparenza una via di fuga che assicura libertà, ma in realtà verrebbe a determinare una terribile incertezza: se sia più conveniente rinunciare all’esistenza o proseguirla.

Il Rischio di una "Cultura dello Scarto"

L’introduzione dell’eutanasia potrebbe indurre a selezionare, mediante la formulazione di appositi parametri sanciti dallo Stato, chi debba essere ancora curato e chi non ne abbia il diritto. Si creerebbero i presupposti per una cultura della morte, in cui la società perde il lume della ragione e il più debole viene indotto in uno stato di depressione, finendo per sentirsi inutile. Le leggi temute non farebbero che ampliare tale "obbrobrio", rendendo la vita umana sempre più simile a un oggetto e sempre più soggetta alla regola del consumismo: si usa e si getta. Questo si fonda su un presupposto utilitaristico, per il quale ha senso solo ciò che genera piacere o qualche forma di convenienza materiale.

Il Valore Inviolabile della Vita

L’approvazione del suicidio assistito nel nostro Paese aprirebbe una "autentica voragine" dal punto di vista legislativo, ponendosi in contrasto con la stessa Costituzione italiana, secondo la quale «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo», il primo dei quali è quello alla vita. Papa Francesco ha affermato che "laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile".

La Funzione della Professione Medica

Viene anche trasformato il senso della professione medica, alla quale è affidato il compito di servire la vita. Filippo Anelli, presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), ha cautamente dichiarato: "Abbiamo giurato di fare tutto per la salute del paziente, combattiamo le malattie e cerchiamo di combattere la morte, ma rispettiamo, e non potrebbe essere altrimenti, i principi costituzionali".

Distinzione tra Eutanasia e Rifiuto dell'Accanimento Terapeutico

L’eutanasia non va confusa con il rifiuto dell’accanimento terapeutico, distinzione che spesso non è compresa, quasi si volesse porre sempre in atto ogni possibile intervento medico, senza una valutazione delle ragionevoli speranze di guarigione e della giusta proporzionalità delle cure. Tuttavia, mentre nel caso del rifiuto all’accanimento, la morte è intesa come un male che ormai non può essere evitato, nel caso dell’eutanasia essa è direttamente cercata. Sia che si tratti di eutanasia attiva - mediante la somministrazione al malato di sostanze letali - sia che si tratti della sua forma passiva, con l’omissione di cure o del sostegno necessari alla sopravvivenza. L’eutanasia potrebbe essere attuata contro la volontà del malato, nel qual caso si delineerebbe come omicidio, oppure assecondando la sua richiesta, configurandosi allora come assecondamento della volontà del malato di porre termine alla propria esistenza. In quest’ultima forma, l’eutanasia viene a rassomigliare fortemente al cosiddetto "suicidio assistito", nel quale è il malato stesso a darsi la morte, in seguito all’aiuto prestatogli, su sua richiesta, da parte del personale sanitario, il quale prepara e porge le sostanze letali, che il paziente assume autonomamente. Dal punto di vista morale non c’è alcuna differenza tra eutanasia attiva e suicidio assistito, mentre da quello giuridico sì.

L'Opinione Pubblica e il Dibattito

Molti sondaggi confermano che l’opinione pubblica su questo tema è molto più avanti della classe politica. L'obiettivo delle manifestazioni pubbliche, come il concerto di piazza su questo tema, è proprio quello di tirare questo argomento fuori da un dibattito solo di palazzo o solo giuridico.

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