La Storia del Digiuno Eucaristico

La pratica del digiuno eucaristico è stata una consuetudine radicata nella Chiesa per secoli, rappresentando un elemento fondamentale nella preparazione dei fedeli alla ricezione della Santa Comunione. Sebbene oggi la situazione generale, anche a causa di circostanze eccezionali, possa talvolta impedire l'accesso alla comunione sacramentale, il desiderio di nutrire la vita spirituale attraverso altre forme rimane centrale per molti cristiani. Questo articolo ripercorre la storia e l'evoluzione delle norme sul digiuno eucaristico, analizzando il suo significato e il suo impatto sulle prassi ecclesiali.

Origini e Evoluzione del Digiuno Eucaristico

Sin dall'antichità, la Chiesa ha richiesto il digiuno come preparazione all'assunzione dell'Eucaristia. Questa disposizione, di carattere ecclesiale e risalente ai tempi più remoti, è degna di essere ricordata in quanto sancisce la preparazione per "l'incontro" più importante della giornata del fedele. Già ai tempi del vescovo d'Ippona, Sant'Agostino, erano ben comprese le parole dell'Apostolo Paolo: «Quando dunque vi radunate insieme, non è più per mangiare la Cena del Signore, perché, mentre si sta a tavola, ciascuno prende prima la propria cena e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O volete forse gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare quelli che non hanno niente? Che devo dirvi? Lodarvi?». Fin dai tempi più antichi la Chiesa ha fatto precedere la comunione eucaristica dalla pratica ascetica del digiuno.

illustrazione antica di fedeli che si preparano alla comunione

Il Significato del Digiuno Eucaristico

Il senso del digiuno non è solo di carattere formale o di apparenza. Già Pio XII ricordava che «tutti sanno per esperienza che, secondo le stesse leggi della natura umana, quando il corpo non è aggravato dal cibo, la mente diviene più agile e si applica con maggiore efficacia a meditare quell'ineffabile e sublime mistero, che si compie nello spirito come in un tempio, accrescendone l'amore divino». Questo sottolinea l'importanza di un incontro fondamentale, al punto che lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica (1387) ci dice che «per prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli osserveranno il digiuno prescritto nella loro Chiesa».

D'altronde, se la ricezione del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo è ritenuta davvero importante, sarebbe un controsenso arrivare all'ultimo momento e non in tempo utile per prepararsi a vivere con il dovuto raccoglimento la celebrazione della Messa.

Le Riforme del Digiuno Eucaristico nel XX Secolo

Fino al 1953, con la prima riforma di Pio XII, e poi definitivamente con il 1973, con Paolo VI, la comunione era riservata al primo mattino, dovendo rispettare il digiuno dalla mezzanotte. Questa lunga stagione ha pensato la comunione come atto privato (non legato alla celebrazione eucaristica) e normato dalle regole del digiuno, determinando una sfasatura profonda tra celebrazione del mistero e comunione con il mistero.

La Costituzione Apostolica "Christus Dominus" di Pio XII

Nel gennaio del 1953 (6.01.1953), Papa Pio XII, con la Costituzione Apostolica "Christus Dominus", modificò alcune norme sul digiuno eucaristico. Prima di questo provvedimento pontificio, "il sacerdote e i fedeli non potevano sorbire neppure una goccia d'acqua dopo la mezzanotte" prima della Messa e della Comunione. Era un sacrificio non indifferente per tutti. Padre Pio, commentando la costituzione apostolica, espresse parole di elogio per il pontefice: «Benedetto stò papa, che ha fatto questa riforma! Pensate a un povero sacerdote che doveva dire tre messe, e magari una a mezzogiorno, senza poter prendere niente, come arrivava all'ultima! Sia proprio benedetto questo papa!».

Il documento pontificio inizia ricordando l'istituzione della Santissima Eucaristia «nella notte in cui N. S.». Viene poi esaminata, nella prima parte della Costituzione Apostolica, la disciplina osservata dalla Chiesa fin dai primi secoli «circa il digiuno da premettersi alla celebrazione del Divin Sacrificio e alla S. Comunione». In principio del secolo V questa consuetudine poteva dirsi abbastanza comune e «ab immemorabili».

Pio XII, nel suo documento, prese in considerazione diverse situazioni che rendevano la disciplina del digiuno gravosa per i fedeli e il clero:

  • Il numero di sacerdoti era impari alle crescenti necessità dei fedeli, specialmente nei giorni di festa. Erano spesso obbligati a lavorare eccessivamente, a celebrare il sacrificio eucaristico molto tardi, o a celebrare più Messe (binare o trinare), e ad affrontare un disagiato cammino per non lasciare senza la Santa Comunione le comunità, specie nei paesi di missione.
papa Pio XII durante un'udienza

Ecco schematicamente le nuove principali disposizioni introdotte dalla Costituzione Apostolica e dall'Istruzione emanata in pari data:

  1. I fedeli infermi, sebbene non costretti a letto da un mese, se a causa della loro infermità non potevano senza grave incomodo stare digiuni fino alla Santa Comunione, potevano usufruire di una dispensa.
  2. Coloro che dovevano attendere a un lavoro debilitante prima della Santa Comunione (es. operai addetti alle officine, ai trasporti, ai lavori portuali, ad altri pubblici uffici, occupati in turni di giorno e di notte; coloro che passavano la notte in veglia come infermieri, personale d'ospedale, guardie notturne, ecc.) potevano bere liquidi e mangiare qualcosa.
  3. Le persone che solo a tarda ora potevano avere tra loro il Sacerdote che celebrava il sacrificio eucaristico, ovvero i fanciulli per i quali era troppo gravoso recarsi alla chiesa, o coloro che dovevano fare un lungo cammino per recarsi alla chiesa a fare la Santa Comunione (2 km.) potevano bere liquidi e mangiare qualcosa.
  4. La durata del digiuno fu ridotta: fino a un'ora prima della Santa Comunione. Fatta eccezione per l'acqua e le medicine, ogni altra cosa ingerita rompeva il digiuno.

Tutto ciò dimostra come lo scopo che l'Augusto Pontefice si prefiggeva con la Costituzione Apostolica «Christus Dominus» fosse un maggior incremento della vita eucaristica, che è quanto dire «vita cristiana».

L'Incoraggiamento alla Comunione Quotidiana di Pio X

La sana prassi della comunione quotidiana è stata incoraggiata agli albori del XX secolo da Pio X con il decreto Sacra Tridentina Synodus del 20 dicembre 1905, nel quale il Papa riprende la raccomandazione del Concilio di Trento che incoraggiava a fare la comunione sacramentale ma non indicava la frequenza. La novità del decreto di Pio X è stata appunto l'incoraggiamento alla comunione quotidiana: «De quotidiana SS. Eucharistiae sumptione». Scrive il Papa nel decreto: «La Comunione frequente e quotidiana, essendo sommamente desiderata da Cristo Signore e dalla Chiesa cattolica, sia resa accessibile a tutti i fedeli, di ogni ordine e condizione; così che nessuno, purché sia in stato di grazia e si accosti alla santa Mensa con retta e devota intenzione, possa esserne impedito».

Le Ulteriori Modifiche e il Concilio Vaticano II

Le cose sono cambiate a partire dagli anni '50 e definitivamente dal 1973, su tutti e tre i fronti: si è recuperata faticosamente l'unità tra sacramento e comunione, si è riconosciuto il rito di comunione come il luogo per eccellenza per la comunione dell'assemblea, si è ridotto il digiuno ad un'ora prima della comunione. Questi tre fatti teologici, pastorali ed istituzionali sono stati posti, ma non ancora pienamente recepiti. La teologia, la pastorale e le norme sul digiuno oggi dovrebbero portare a un ritorno al "fare comunione" come verità della celebrazione eucaristica e del sacramento, in una forma sorprendente, purché ognuno non si leghi a tradizioni che contraddicono la verità dei segni parziali, sbandierati però come definitivi ed esclusivi.

Una grande riconciliazione è stata ritenuta necessaria dal Concilio Vaticano II per recuperare il passaggio, necessario, dal Corpo di Cristo sacramentale al Corpo di Cristo ecclesiale. Quando una celebrazione si conclude con la comunione eucaristica, l'assemblea si riconosce come Corpo di Cristo: la sua esistenza porta il Risorto in mezzo alle case, avendo in sé la res del sacramento. Il tabernacolo, che custodisce la riserva eucaristica, è uno strumento della comunione, non un sostitutivo di essa. Le forme dell'adorazione eucaristica, ragionevoli in contesti in cui non c'è o non può esserci celebrazione della comunione, restano necessariamente al servizio dell'azione rituale di preghiera eucaristica e di rito di comunione.

Digiuno Eucaristico e Comunione Spirituale

In questo tempo di digiuno eucaristico obbligato, molte persone che erano abituate a fare la comunione sacramentale frequente hanno sentito in modo crescente la mancanza del "pane quotidiano" eucaristico. In modo veramente eccezionale è stata la Chiesa stessa ad accettare di imporre ai fedeli questo digiuno, come segno di solidarietà e partecipazione alla vicenda di popoli interi costretti a limitazioni, privazioni e sofferenze dalla pandemia.

La "comunione spirituale" è una prassi preziosa che ha accompagnato tanti santi. Ai tempi del catechismo si insegnava che ci si poteva unire spiritualmente a Gesù che si offre sull'altare, anche senza fare la comunione sacramentale ricevendo fisicamente l'ostia consacrata. Era una pratica religiosa che mirava a farci sentire uniti in modo più continuo a Gesù, non solo quando si riceveva la comunione durante la Messa, ma anche in altri luoghi o momenti. Non era un'alternativa alla comunione sacramentale, ma in certo senso la continuava e la preparava, nelle visite al Santissimo Sacramento o in altri tempi di preghiera.

GLI EFFETTI DELLA COMUNIONE SPIRITUALE

Ora, Papa Francesco, durante la Messa mattutina a Santa Marta, esorta i fedeli che pregano con lui senza essere fisicamente presenti a fare la "comunione spirituale". La "comunione spirituale", quando non si può ricevere quella sacramentale, viene anche giustamente chiamata "comunione di desiderio". Desiderare che la propria vita sia unita a Gesù, in particolare al suo sacrificarsi per noi sulla Croce.

Affinché la Comunione produca in noi i suoi frutti di salvezza, e non si traduca invece nella nostra condanna (1 Cor 11, 27-29), essenziali sono le nostre disposizioni, prime tra tutte la fede nella presenza reale del Signore sotto le specie eucaristiche e lo stato di grazia. Accostandoci alla Santa Comunione noi riceviamo il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Per questo è necessario un atteggiamento composto, raccolto e consapevole, sia prima che dopo aver fatto la Santa Comunione. Attualmente, per accostarsi alla Santa Comunione bisogna essere a digiuno da almeno un'ora. Fatta eccezione per l'acqua e le medicine, ogni altra cosa che ingeriamo rompe il digiuno.

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