L’Ordine di Malta è uno dei pochi Ordini nati nel medioevo ancora attivo ed è l'unico rimasto che è nello stesso tempo religioso e sovrano. La natura cavalleresca spiega e giustifica il mantenimento del carattere nobiliare dell’Ordine, dato che molti dei Cavalieri religiosi provenivano in passato dalle famiglie nobiliari del mondo cristiano. Oggi, tuttavia, la maggioranza dei Cavalieri appartiene a ceti non nobili.
I membri dell’Ordine possono definirsi gentiluomini cattolici animati da altruistica nobiltà d’animo e di comportamento. Tutti i Cavalieri rispondono alla condizione prevista anticamente per il conferimento di titoli nobiliari: l’essersi distinti per particolari virtù. Il carattere cavalleresco dell’Ordine ha ancora oggi grande valenza morale perché denota lo spirito di servizio, di abnegazione e di disciplina che anima i Cavalieri. Tutti i Cavalieri e Dame che compongono l’Ordine - i frati professi, coloro che hanno pronunciato la promessa di obbedienza, i membri laici - sono votati all’esercizio della virtù e della carità cristiana.

Struttura e Ceti dell'Ordine
La vita dell’Ordine è governata dalla Carta Costituzionale e dal Codice. Secondo la Carta Costituzionale del 1961, riformata nel 1997, i membri dell'Ordine si dividono in tre ceti (art. 9):
- Al primo ceto appartengono i Cavalieri di Giustizia, ovvero Professi, e i Cappellani Conventuali Professi, i quali devono emettere la Professione dei Voti di povertà, di castità e d’obbedienza, con lo scopo di perseguire la perfezione evangelica.
- I membri appartenenti al secondo ceto, in virtù della Promessa, si obbligano a vivere secondo i principi cristiani e secondo quelli relativi allo spirito dell’Ordine.
- Il terzo ceto è composto da membri laici che si dedicano agli ideali dell'Ordine.
I requisiti di idoneità per i singoli ceti e categorie sono definiti dal Codice. Non vi sono dubbi sul fatto che per tendere alla perfezione si possono intraprendere diverse vie, ma il cristiano che sceglie di far parte di un ordine religioso manifesta attraverso tale scelta la volontà di attenersi alla tradizione di esso come specifica il decreto conciliare “Perfectae Caritatis”.
L’aggiornamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito primitivo degli istituti, e nello stesso tempo l’adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi. Torna a vantaggio stesso della Chiesa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia ed una loro propria funzione. È interessante notare che nulla è detto circa il numero dei Cappellani Conventuali Professi o circa la loro percentuale in rapporto ai religiosi laici o Cavalieri di Giustizia.

La Formazione e la Vita Spirituale dei Professi
Per coloro che si apprestano ad entrare nell’Ordine, la formazione costituisce un obbligo giuridicamente sancito dall’articolo 109 del codice melitense. Il programma di formazione ha nella sua parte spirituale il suo cardine principale e costituisce sicuramente il metodo da seguire per migliorare la qualità degli aspiranti. Per i novizi e la loro formazione, l’Ordine segue l’insegnamento della Chiesa nell’aspetto formale: aspirantato, noviziato, anni di Voti semplici, Voti pubblici e perpetui, maestro di noviziato, padre spirituale.
L’articolo 20 del Codice stabilisce che il maestro di noviziato abbia un coadiutore, cioè un Cavaliere di Giustizia o, in mancanza di questo, un Cavaliere di Obbedienza che guidi il novizio nella conoscenza dell’Ordine, della sua storia e lo edifichi con il concreto esempio della sua vita di consacrato; il coadiutore è una figura caratteristica dei Giovanniti.
Diventare Cavalieri di Giustizia, secondo le costituzioni dell’Ordine, significa appartenenza ad un ceto speciale ed elevato ma, soprattutto, significa appartenenza totale a Dio e al suo servizio. Questo è il fondamento su cui poggia una vita consacrata, che “è in primo luogo dono di Dio: dilexit me”. Nella chiamata di questi confratelli c'è un segreto, che è sempre un favore personale di Dio a cui solo è noto l'itinerario spirituale della loro risposta.
L'essere chiamati a “stare” con Gesù richiede:
- Continuità e profondità nella preghiera (di qui l'ufficiatura canonica).
- Conoscenza trasformante della Sua Persona (meditazione della Parola di Dio).
- Alimentazione quotidiana all'Eucaristia (il sacramento del Corpo, Sangue, Anima e Divinità del nostro Signore e Salvatore).
- Ricorso frequente alla Riconciliazione (esperienza della misericordia infinita del Padre).
- Pietà filiale per Maria Santissima (recita del S. Rosario).
- Accoglienza della esemplarità dei Santi e devozione amorosa particolarmente a coloro che hanno militato nello stesso Ordine.
- Confidente appartenenza alla Chiesa “Madre e Maestra”, garanzia indefettibile della Verità rivelata.
- Sentimento di profonda fraternità e comunione sincera con tutti i Professi dell'Ordine, con i quali si costituisce un’autentica comunità, “luogo” storico per ascesi e santificazione.
- Cosciente responsabilità nei confronti di tutti gli altri Membri del II e III ceto, per i quali si devono incarnare in sommo grado i valori evangelici nello specifico della Tradizione Giovannita, illuminata, sostenuta e giustificata nell’attualità del Carisma.
Il Cavaliere di Giustizia deve fare l’esame di coscienza ogni giorno e la Via Crucis in occasioni opportune. Dovrebbe avere un confessore abituale e fare gli esercizi annuali di cinque giorni organizzati dal Priorato. Deve inoltre “partecipare ai pellegrinaggi, visitare i malati e adempiere i propri doveri elargendo elemosine o visitando chi ha bisogno nel corpo o nello spirito”. Quando un Cavaliere emette i voti solenni si impegna a proteggere le vedove e gli orfani e, in generale, ad occuparsi degli interessi di coloro che la vita moderna lascia ai margini, ovunque egli si trovi.
La perfezione consiste nella carità che può essere raggiunta anche nel grado più alto possibile in qualsiasi stato e condizione di vita. Chi si impegna nella via dei consigli evangelici si pone, per principio, nelle condizioni migliori e vuole eliminare gli ostacoli alla crescita e alla manifestazione della carità. La Carta Costituzionale (art. 9, 1-2) utilizza le espressioni “perfezione evangelica” per i membri del Primo Ceto e “perfezione della vita cristiana” per i Membri del Secondo Ceto.

Il Carisma dell'Ordine: Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum
Appare chiaro che appartenere all’Ordine è una responsabilità, oltre che un privilegio. I carismi rappresentano i pilastri essenziali e irrinunciabili della spiritualità ospedaliera, ieri e oggi. Questo si manifesta nell’esercizio attuativo delle classiche sette opere di misericordia corporali e spirituali, nello spirito del “siate voi stessi pane per loro” (Lc 9, 13) che Gesù dà come mandato ai suoi fedeli discepoli. La storia dell’Ordine, inoltre, ci insegna ad essere avamposti della Chiesa e a collocarsi sulla sua linea di frontiera.
Se è vero che, secondo la cultura del Medio e Moderno Evo, la seconda parte del carisma - la Tuitio Fidei (difesa della fede) - venne per diversi secoli interpretata e vissuta come lotta armata contro l’Infedele, da oltre duecento anni si è chiamati ad una visione ben diversa. Per la difesa della fede cattolica oggi i Cavalieri sono chiamati a realizzarla anzitutto attraverso l’evidente radicamento dell’opera caritativa nella sempre più profonda esperienza di Gesù, divino modello. In secondo luogo, necessita una conoscenza puntuale e provveduta della dottrina teologica (Catechismo) e sociale della Chiesa: si testimonia credibilmente solo ciò che si esperimenta a fondo e si conosce con la maggior ampiezza possibile.
Conseguentemente, si è chiamati a “dire” la Fede con tutti i mezzi della comunicazione, sia nei rapporti interpersonali privati che in quelli pubblici, avendo sempre dinanzi agli occhi l’icona del Santo Patrono melitense Giovanni il Battista che apertamente dichiara la sua strutturale funzionalità a Cristo: “oportet Illum crescere, me autem minui” (Gv 3,30).
Il Santo Padre Giovanni Paolo II nel suo magistero per l’Ordine di San Giovanni ha più volte precisato come intendere oggi la tuitio fidei: “Oggi la difesa della fede si esprime soprattutto nella testimonianza resa con la parola e con la vita alle verità cristiane. Ciò suppone, come condizione preliminare, che si sia ben istruiti in quelle verità e ben convinti di doverle professare con coraggio e con fermezza, come è richiesto ad un “cavaliere” che onora la parola data. In questa prospettiva, mi è caro affidare idealmente a tutti i membri dell’Ordine di Malta il Catechismo della Chiesa Cattolica, per i grandi valori che la ragione umana, senza la luce della Rivelazione, rischia di non cogliere nella loro integralità e radicalità”.

L'Evoluzione dell'Impegno Religioso e i Cavalieri in Obbedienza
Storicamente, l’Ordine, come gli altri ordini religiosi, ha sempre avuto dei secolari affiliati, seppur impegnati in diverse categorie. Nell’epoca gerosolomitana dell’Ordine vi erano i confratres o cavalieri secolari affiliati, i cavalieri a contratto, i donati o oblati che avevano solo un’affiliazione spirituale. Nei periodi successivi si verificarono molte trasformazioni: i donati, ad esempio, divennero aspiranti cavalieri o Professi di seconda categoria, e anche i confratres e i cavalieri a contratto subirono mutamenti.
A poco a poco, i latori di onorificenze religiose si consideravano come degli affiliati all’Ordine, dedicandosi attivamente alle attività ospedaliere in conformità con il carisma giovannita o melitense. Si costituirono così delle associazioni su base nazionale che divennero sempre più importanti, mentre il centro dell’Ordine, gestito da pochissimi e anziani frati, decadeva sempre più. Per far fronte alla penuria di Professi con specifiche competenze, furono assegnate anche a secolari insigniti di croce ottagona cariche che in un ordine religioso sono normalmente appannaggio dei membri professi, causando non poco allarme nella Congregazione dei Religiosi della Santa Sede.
Successivamente, la Santa Sede propose una riforma degli Statuti dell’Ordine e, di fronte alla carenza di Professi che richiedeva necessariamente un ricorso ai secolari, ammettendo questa necessità ma chiedendo che tali secolari fossero in qualche modo religiosamente impegnati. La Santa Sede, infatti, paventava che la presenza di semplici secolari alla guida dell’Ordine compromettesse, con l’andar del tempo, la sua caratteristica di istituto di perfezione. Suggerì pertanto la creazione di una categoria di membri secolari che assumessero un impegno particolare con annessi obblighi religiosi.
L’Obbedienza è una caratterizzazione canonica per esclusione, l’unico impegno che taluni Cavalieri, spesso coniugati, possono assumere, poiché è esclusa sia la castità perfetta che la povertà. I Cavalieri e le Dame in Obbedienza fanno oggetto di contemplazione e meditazione alcuni capisaldi della spiritualità dell’Ordine al fine di dare un particolare indirizzo al loro impegno. Ovviamente, alcuni equivoci da fugare sono che i Cavalieri in Obbedienza costituiscano una sorta di speciale milizia soggetta ai Superiori e che diventare Cavalieri in Obbedienza sia una promozione.

Il Prelato dell'Ordine di Malta
Il Prelato è nominato dal Sommo Pontefice, udito il Cardinale Patrono. Egli vigila affinché la vita religiosa e sacerdotale dei Cappellani e il loro apostolato si svolgano secondo la disciplina e lo spirito dell’Ordine di Malta. Assiste il Gran Maestro, il Gran Commendatore e il Coordinatore del Secondo ceto nella cura della vita spirituale e dell’osservanza religiosa di tutti i membri e in tutto ciò che concerne il carattere spirituale degli enti e delle opere dell’Ordine.
Attualmente, il Prelato dell’Ordine di Malta è il Reverendo Monsignor Luis Manuel Cuña Ramos. Nato in Galizia (Spagna), a Ourense, nel 1966, Mons. Cuña Ramos ha trascorso buona parte della sua vita in Italia, soprattutto a Roma, dove ha conseguito il dottorato in Storia ecclesiastica e svolto gli studi di archivistica. È stato ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II il 14 giugno 1992 per la diocesi di Ourense. Trascorsi due anni nella sua diocesi, è tornato a Roma per lavorare all’Archivio Storico di Propaganda FIDE, dove è rimasto per quasi un quarto di secolo. È stato professore ospite presso la Pontificia Università Urbaniana e presso la Pontificia Università Gregoriana. Dal 2012 è consultore storico del Dicastero delle Cause dei Santi.

Rito della Professione Solenne
Solenne e storico è il rito della Professione religiosa perpetua da parte dei Cavalieri di Giustizia dell'Ordine. Il rito di investitura del Cavaliere di Giustizia è molto ricco di simboli e significati, a cominciare dal canto del Veni Creator e dalla Benedizione delle Spade portate su di un cuscino da ciascun Cavaliere all’inizio della Celebrazione eucaristica.
I Cavalieri, solitamente, concludono la celebrazione rivolgendosi al Signore Gesù con la preghiera dell’Ordine di Malta che ben riassume gli impegni che i nuovi religiosi si sono assunti: “...Restare fedele alle tradizioni del nostro Ordine, praticando e difendendo la Religione cattolica, apostolica, romana contro l'empietà, esercitando la carità verso il prossimo e specialmente verso i poveri e gli infermi. Datemi infine le virtù necessarie per realizzare secondo lo spirito del Vangelo, con animo disinteressato e profondo impegno.”