La Cattedrale di San Pietro Apostolo di Mantova: Storia, Arte e Dettagli dell'Interno

La Cattedrale di San Pietro Apostolo rappresenta il cuore pulsante di Mantova. Questo monumento è un sublime connubio di storia, arte e architettura, fungendo da testimonianza viva e autentica della storia cittadina, intrecciando le vicende di re, principi e popolo. Oltre alla sua funzione religiosa, la Cattedrale è un luogo in cui si celebra l'arte e la cultura, custodendo opere di incommensurabile valore e rappresentando un punto di riferimento per la tradizione artistica e culturale della città. Il Duomo di Mantova, in quanto Cattedrale, è la chiesa più importante della Diocesi, prendendo il nome da "Cattedra", da cui il Vescovo svolge idealmente la sua missione di "maestro in cattedra".

Veduta generale dell'interno della Cattedrale di Mantova, mostrando le navate e le coperture

Le Antiche Origini e le Trasformazioni Architettoniche

La Cattedrale di Mantova vanta origini antichissime: alcune cronache fanno risalire la sua fondazione al 313 d.C., con una prima costruzione molto più piccola risalente ai primi secoli del cristianesimo. Sorge nella zona più antica della città, dove si trovavano i primi insediamenti, e la più elevata, quindi più protetta dalle inondazioni. Qui sono stati trovati resti di un'antica Domus romana con bellissimi mosaici. Di origine paleocristiana, il Duomo di Mantova presenta oggi un insieme eterogeneo di stili.

La chiesa fu più volte ampliata e rifatta: nell’894 un incendio la distrusse e venne quindi ricostruita in forme romaniche. Successivamente, fu ulteriormente ampliata nel Quattrocento. Tra il 1395 e il 1401, fu ricostruita in stile romanico. La facciata gotica che possedeva un tempo è ricordata solo da un famoso quadro in Palazzo Ducale di Domenico Morone, poiché fu sostituita nel 1756 con l'attuale. Del periodo tardo gotico rimangono alcuni ricordi nel fianco destro, in cotto rosso, dove una serie di pinnacoli e cuspidi ornate da rosoni richiamano quel periodo. Il campanile è di fattura romanica, costruito sopra una più antica torre.

La Rinascita Manierista dell'Interno ad Opera di Giulio Romano

Il Cinquecento segnò una delle trasformazioni più radicali per la Cattedrale. Nella notte fra il 31 marzo e il primo aprile del 1545, tra il Giovedì e il Venerdì Santo, un incendio scoppiato dopo la Messa in Cena Domini, danneggiò gravemente la chiesa, riducendo in cenere i resti di San Celestino. Questo evento, seppur tragico, divenne l'occasione per un intervento radicale. L'allora Cardinale Ercole Gonzaga, Vescovo e Reggente del Ducato, approfittò della sua duplice autorità religiosa e politica per commissionare all'architetto ducale Giulio Romano un rifacimento completo dell'interno.

Giulio Romano presentò il progetto in pochi giorni e i lavori iniziarono immediatamente. Purtroppo, l'architetto morì poco dopo, rendendo questo il suo ultimo, significativo lavoro. I lavori procedettero secondo il progetto di Giulio fino al transetto. Romano si ispirò alle prime basiliche paleocristiane di Roma, sua città d'origine, come San Pietro (nella sua forma originaria), Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura e Santa Sabina, per creare una basilica dall'aspetto solenne.

Questa scelta architettonica aveva anche un forte significato politico-religioso: nel 1545 era appena iniziato il Concilio di Trento, istituito per contrastare l'azione di Lutero e dei protestanti che negavano il valore della tradizione. Allacciandosi alle prime chiese di Roma, Giulio Romano volle ribadire il valore della tradizione cattolica. L'architetto, un esponente del Manierismo, l'ultima fase del Rinascimento, infuse nel suo progetto elementi innovativi e sorprendenti, tipici di questa corrente che egli stesso, secondo alcuni, aveva inaugurato con Palazzo Te.

Dettaglio delle colonne corinzie e dell'architettura interna manierista, opera di Giulio Romano

L'Architettura Innovativa: Sette Navate e Coperture Variate

L'interno, con pianta a croce latina, fu ristrutturato da Giulio Romano in modo unico e ineguagliabile. Una delle particolarità più sorprendenti è la configurazione delle navate: nel progetto originale di Romano, le cancellate delle cappelle laterali non erano previste, e quelle che oggi sembrano cappelle sono in realtà spazi correnti, vere e proprie navate aggiuntive. Perciò, la Cattedrale di Mantova presenta ben sette navate, una caratteristica insolita e quasi unica in Italia.

Ancora più sorprendente è la varietà delle coperture. Lungo l'asse centrale si osserva una copertura orizzontale a cassettoni dorati. Le due navate adiacenti presentano una volta a botte con lacunari a ricami. Le successive sono nuovamente orizzontali, mentre le estreme sono curve, nella forma di piccole volte a botte alternate a cupolette. Questo crea un ritmo davvero inconsueto di coperture: orizzontale, curva, orizzontale, curva, che contribuisce a rendere l'ambiente maestoso e dinamico.

Il Ricco Apparato Decorativo e Didattico

Le mani di maestri artigiani hanno dato vita a sculture, affreschi e mosaici, creando un connubio di forme e colori in cui l'arte diventa preghiera visiva. L'apparato scultoreo e pittorico che decora la Cattedrale è molto ricco, opera di diversi artisti tra cui l'Andreasino, Teodoro Ghisi, Gerolamo Mazzola Bedoli, Domenico Fetti, Giambettino Cignaroli, Domenico Brusasorci, Giuseppe Bazzani e Felice Campi.

L'interno è scandito da colonne corinzie che, nella loro solennità, richiamano le antiche basiliche paleocristiane. Sulla cupola ottagonale, gli angeli del Paradiso circondano un Dio benedicente, mentre le cappelle laterali sono ornate da tele di manieristi mantovani, come Domenico Brusasorci e Bernardino Malpizzi. Fra le opere degne di nota, si trovano un sarcofago paleocristiano, la sacrestia affrescata da un allievo di Mantegna, i dipinti dell’abside di Antonio Maria Viani, gli affreschi trecenteschi del battistero e la Cappella dell’Incoronata, ispirata alle architetture di Leon Battista Alberti.

Le figure presenti nelle chiese non sono solo ornamento, ma hanno uno scopo didattico, trasmettendo messaggi a un pubblico in gran parte analfabeta. Lungo la navata centrale è stato ideato uno schema di figure molto significativo, una serie di statue che sviluppano l’argomento della Redenzione. Da una parte, i Profeti dell’Antico Testamento indicano la redenzione annunciata. L'altare principale, dove la redenzione realizzata si rinnova ad ogni Messa, è seguito, nell'affresco dietro l'altare, dalla redenzione esaltata, glorificata e celebrata.

Con sorprendente originalità, queste sculture ad alto rilievo di Profeti si alternano con figure femminili: le Sibille. Questa non è una novità assoluta, come si vede anche nella Cappella Sistina. Le Sibille, personaggi immaginari dell'antichità pagana, erano consultate per responsi spesso criptici. Nel Medioevo, il ritrovamento di un manoscritto attribuito alla Sibilla Tiburtina portò a credere che i suoi responsi avessero paralleli con i profeti ebraici. Si diffuse così l'idea che le Sibille fossero l'equivalente dei Profeti per il mondo pagano, inviate da Dio per preparare i popoli alla venuta del Messia, un'interpretazione, seppur teologicamente errata, che ebbe grande fortuna nell'arte sacra.

Dettaglio delle statue di Profeti e Sibille lungo la navata centrale, con accento sulla loro funzione didattica

Custode di Reliquie e Devozione

Il Duomo di Mantova è dedicato a San Pietro Apostolo, ma custodisce al suo interno anche il corpo incorrotto di Sant'Anselmo, vescovo di Lucca e patrono della città e della diocesi, vissuto nell'XI secolo. Il corpo del santo si trova all'interno dell'altare maggiore. In questa chiesa si venera anche l'immagine di Maria Incoronata.

La Facciata Settecentesca e i Suoi Dettagli

La facciata, rifatta nelle sue forme odierne a metà del '700 per volontà del Vescovo Antonio Guidi di Bagno, mostra uno stile tardo barocco e fu progettata da Nicolò Baschiera, ingegnere militare di Roma. Essa riflette le forme di molte chiese romane del Settecento, con una parte centrale più stretta e alta e due ali laterali più basse. In alto, ai lati della croce centrale, le statue raffigurano i Santi Pietro e Paolo. Si riconoscono anche Papa San Celestino I, il cui corpo era un tempo custodito nel Duomo prima dell'incendio del 1545, e Sant'Anselmo, patrono della città. Nelle ali più basse sono rappresentate Santa Speciosa, San Luigi Gonzaga, il Beato Giovanni Bono e la Beata Osanna Andreasi. Tra il balcone e il portale centrale, una lapide ricorda il Vescovo che rifece la facciata e menziona, "pro bono pacis", anche Maria Teresa d'Austria.

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