La Cattedrale di San Pelino, nota anche come Basilica Valvense dal nome dell'antica diocesi di Valva, rappresenta uno dei monumenti più significativi nel panorama dell’architettura romanica abruzzese. Il complesso, situato a Corfinio, un piccolo centro nella conca Peligna, sorge sui resti dell’antica capitale italica e fu dichiarato monumento nazionale nel 1902.

Contesto Storico e Fondazione
La storia della cattedrale è profondamente legata al martirio di San Pelino da Brindisi. San Pelino venne deportato a Corfinio, qui condannato a morte e ucciso il 5 dicembre del 662. La basilica originaria fu edificata sulla tomba di Pelino, vescovo di Brindisi e martire ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, sul luogo dove sorse un cimitero paleocristiano. Secondo la tradizione, la costruzione della chiesa di San Pelino si deve a un suo discepolo, Cipriote.
Ricostruzioni e Consacrazioni
Nel 1075 il vescovo Trasmondo, favorito dal pontefice Gregorio VII, promosse la riedificazione della basilica insieme a quella di San Panfilo di Sulmona, avvalendosi delle maestranze che avevano da poco edificato San Liberatore alla Majella. Durante questa fase, la costruzione fu interrotta nel 1092, e una prima chiesa incompiuta, provvista del solo transetto absidato e priva di navate, fu dedicata a Sant’Alessandro. Contemporaneamente venne eretta una massiccia torre quadrangolare a pianta quadrata, necessaria per l’avvistamento e la difesa, data la sua distanza dal centro abitato. L'opera fu ripresa e portata a termine dal vescovo Gualtiero (1104-1124), che consacrò solennemente la cattedrale nel 1124. Una lapide, oggi scomparsa ma di cui riferì Ughelli, attestava che il nuovo vescovo di Valva, l’abate Gualtiero, "die’ mano alla fabbrica per la nuova chiesa di San Pelino, accosto a quella di Sant’Alessandro (...) che nel 1124 vide completata".
Eventi Successivi e Restauri
In seguito, la struttura fu incendiata nel 1229 e successivamente restaurata da tale Giustino da Chieti, il cui nome e la data (1235) si trovano scolpiti all'interno della chiesa. Verso la fine del XIII secolo è attestata la costruzione dell’Episcopio a fianco della cattedrale. Più volte devastata da terremoti, la chiesa è stata internamente rifatta secondo il gusto barocco nei secoli XVII e XVIII. Lavori di restauro negli anni Settanta del secolo scorso hanno riportato l'edificio all'antico splendore romanico.
La Pianta e l'Architettura del Complesso
Il complesso architettonico comprende la Basilica Cattedrale di San Pelino e l'Oratorio di Sant'Alessandro. La cattedrale è formata dall'unione di due corpi distinti: l’oratorio di Sant’Alessandro, un ambiente rettangolare con abside al centro, capocroce di una chiesa consacrata nel 1092 e rimasta incompleta, e la basilica ultimata nel 1235.
La Basilica di San Pelino
L'impianto della Basilica si presenta a tre navate con transetto rialzato e distinto da un arco trionfale a tutto sesto, con la navata centrale che termina in un’abside completata nel XIII secolo. L'impostazione basilicale è ritmata da pilastri anziché dalle consuete colonne, nascendo dall'unione di elementi prettamente meridionali con altri di derivazione lombarda, all'insegna di una grande chiarezza d'insieme e di una notevole armonia delle proporzioni. Una delle novità architettoniche per l'area meridionale è l'assenza della cripta. L'interno della struttura, in alcuni suoi ambienti, è diviso in quattro campate con volta a crociera.
La Facciata
La facciata, realizzata in pietra bianca, presenta una parte inferiore con due arconi ciechi e un portale centrale di stile benedettino, decorato con fregi e volute, affiancato da due lesene e sormontato da una lunetta. La parte superiore è priva di ogni elemento decorativo, mostrando un'estrema sobrietà che contrasta con la ricchezza formale e decorativa dell'abside maggiore.

L'Oratorio di Sant'Alessandro
L'Oratorio di Sant'Alessandro si presenta come una costruzione a pianta rettangolare, absidata, situata al fianco destro della cattedrale e con annessa una torre di guardia. L'interno della struttura è diviso in quattro campate con volta a crociera. L'oratorio, insieme alla massiccia torre quadrangolare attaccata sul fianco sinistro (o destro, a seconda delle descrizioni nel testo), rivela pienamente l’intenzione propagandistica del loro committente, essendo edifici realizzati sui resti dell’antica e celebre Corfinium, un tempo eletta Capitale degli Italici.
Ornamentazione e Arredi Liturgici
L’allestimento definitivo dell’elegante ornamentazione esterna e la realizzazione del bellissimo arredo liturgico interno sono da ricondursi al periodo del vescovo Oderisio da Raiano (1164-1188). In questa fase del lavoro, i lapicidi abruzzesi, esperti modellatori della pietra locale, diedero vita a ornamenti di raffinata fantasia.
L'Ambone
L’unico arredo di spicco all'interno è l’ambone di pietra, anch'esso realizzato all’epoca del Vescovo Oderisio da Raiano (1168-88). Esso consiste in un palco quadrangolare con un lettorino semicilindrico sporgente ed è sorretto da quattro colonne con splendidi capitelli finemente lavorati. Alcuni fregi e i capitelli dell'ambone portano a fare confronti con il bellissimo ambone della vicina San Clemente a Casauria. Tutte le parti strutturali sono decorate con simboli vegetali in cui la perizia dei lapicidi locali si dimostra nella straordinaria capacità di resa degli elementi ondulati e flessuosi delle foglie, dei tralci e delle palmette, attraverso un taglio della materia metallico e sottile.
L’insieme, con cornici a palmette dritte e cuoriformi, tralci incrociati e piccoli grappoli o pignette, compone l’intelaiatura dei plutei, al centro dei quali emergono ornamentali fiori dalle forme ricercate ed eleganti.
Decorazioni Scultoree
Il ricamo e la grazia scultorea si ritrovano all’esterno negli elementi decorativi dell’abside poligonale. L’inesauribile creatività di queste originali maestranze si rivela anche nelle stravaganti figure animalesche e nelle estrose composizioni di intrecci scolpite sotto gli archetti pensili, a loro volta arricchiti con cornici a dentelli di sega e grossi rosoni. Il motivo del fiore o del rosone, disseminato in tutte le costruzioni e gli arredi ecclesiastici del Medioevo abruzzese, rappresenta una delle massime espressioni della maestria dei lapicidi locali. Nell'abside maggiore, sapientemente miscelati, emergono elementi di derivazione classica, bizantina accanto a quelli tipicamente romanici.
Abbazia di San Liberatore a Majella, XI sec.Uno dei importanti di architettura romanica in Abruzzo.
Opere Pittoriche
All'interno della cattedrale sono conservate diverse opere d'arte:
- Nella sagrestia, sulla sinistra dell’altare, è conservata una tela dipinta nel 1897 da Teofilo Patini, celebre pittore nato a Castel di Sangro, che raffigura una Crocifissione dai toni cupi, dei primi decenni del Quattrocento.
- Un altro affresco interessante è la figura a tutta altezza di Sant’Antonio da Padova, raffinata ed elegante.
- Nella nicchia ad arco dell’abside di destra, racchiusa in una colorata cornice fatta di bande e tralci dai colori vivaci e variegati, vi è l’immagine di San Benedetto rivolto verso il centro della composizione, dove è un Cristo con ali da cherubino.
- Legato ancora ai moduli bizantini è il bassorilievo murato nella parete dell’abside sinistra e raffigurante la Madonna con Bambino, riferibile al secolo XII e all’ambito benedettino.
- Tra i dipinti murali più antichi conservati, si ricorda l’affresco del Duecento di San Benedetto.
- L'abside è affrescato con figure di santi (XIII secolo).
Affreschi nell'Oratorio di Sant'Alessandro
A decoro delle pareti dell'Oratorio di Sant'Alessandro troviamo due affreschi del Trecento, con immagini sacre di carattere aulico e celebrativo. In uno è raffigurato Sant'Alessandro, patrono di Corfinio; il pontefice, in atto benedicente, è posizionato di fronte a una cortina riccamente decorata, sorretta da due angeli, e ai suoi piedi si trovano due piccoli monaci vestiti di bianco in preghiera, i cosiddetti committenti dell'opera.
Contesto Archeologico
L'intero complesso architettonico è circoscritto da un muro di recinzione con cancellata in ferro. Sul fianco opposto alla Basilica, in corrispondenza del presbiterio, si trova l'ex Palazzo Vescovile. All'interno dell'Oratorio sono presenti i resti di una necropoli di età longobarda. Dietro la bellissima abside, all'interno del recinto, è presente un'area archeologica con frammenti architettonici pertinenti ad edifici dell'antica Corfinium, alcuni sarcofagi medievali ed elementi decorativi appartenuti ai successivi rifacimenti barocchi.
Nelle immediate vicinanze della basilica Valvense di San Pelino, lungo il tracciato stradale che ricalca l'antica via Claudia-Valeria, si innalzano due suggestivi mausolei funerari detti "I Morroni", appartenuti sicuramente a personaggi della classe patrizia romana.
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