La Cattedrale di Reggio Calabria, dedicata a Maria Santissima Assunta, rappresenta una delle principali icone della città, simbolo identitario per eccellenza, in particolare per la comunità dei fedeli. Collocata nel cuore del centro cittadino, in Piazza Duomo, si distingue per uno stile neo-romanico con alcune varianti che lo rendono un unicum in Italia. La sua è una storia lunga e complessa, attraversata da continui moti di rinascita culturale, architettonica e spirituale, in seguito a saccheggi, incendi o distruzioni dovute a eventi sismici.
Origini e Vicende Storiche
Dall'Epoca Normanna alla Rinascita Barocca
Le origini dell’edificio sono da ricondurre all’arrivo dei Normanni di Roberto il Guiscardo in Calabria, con la costruzione avvenuta nel 1061. Questo periodo segnò per la città un processo di latinizzazione e l'adesione ai voleri del Papa, con il conseguente abbandono del culto greco-bizantino. Inizialmente, l'antico edificio sacro era in stile gotico a cinque navate. Rare sono le notizie relative all’edificio entro il 1594, anno in cui un incendio appiccato dai Turchi distrusse i documenti conservati nell’archivio arcivescovile, causando gravi danni alla stessa architettura ecclesiastica.
La Cattedrale fu restaurata dall’arcivescovo Annibale D’Afflitto e riaperta al culto nel 1599. Successivamente, un’importante campagna di lavori fu avviata dall’arcivescovo Gaspare Creales nel 1665 e completata sul finire del secolo dal successore mons. Martino Ybanez y Villanueva, che restaurò la Cattedrale con forme barocche.
I Terremoti e la Ricostruzione del Novecento
L’opera andò più volte soggetta a movimenti tellurici, incendi e saccheggi. Già nel 1574 fu distrutta una prima volta dai Turchi e riconsacrata dall’Arcivescovo Gaspare Del Fosso nel 1580. Anche dopo il terremoto del 1783 furono eseguiti lavori di restauro.
Il terremoto del 28 dicembre 1908 provocò gravi lesioni alla facciata, il crollo del tetto della navata centrale e danni non gravi alle navate laterali, lasciando quasi illeso il presbiterio ed in piedi i numerosi altari in marmo. Questi ingenti danni determinarono la ricostruzione dell’intera struttura. La Cattedrale fu riedificata dopo il terremoto del 1908, passando dall'originario stile gotico a uno stile “neo-romanico” e all'attuale stile eclettico-liberty che reinterpreta l'arte medievale romanica e gotica fondendone gli elementi. In un primo momento l’incarico per il restauro e la ricostruzione dell’edificio fu affidato all’ingegnere Gino Zani. Il progetto fu redatto dal geometra carmelitano Padre Carmelo Angelini e modificato dall’ingegliere.

La Dignità di Basilica Minore
Fu Papa Paolo IV nel 1978 a elevare la Cattedrale di Reggio Calabria a dignità di Basilica minore, sancendone la centralità territoriale quale chiesa madre dell'Arcidiocesi e più grande edificio sacro della Calabria. La decisione fu motivata nella bolla papale dell’epoca con parole che evidenziavano la fede e la pietà religiosa della Chiesa di Reggio, una delle più antiche e venerande, gloriosa per la venuta di San Paolo Apostolo e per la sua Chiesa Cattedrale. La Cattedrale misura all’interno 94 metri in lunghezza, 22 in larghezza e 21 in altezza.
Architettura e Facciata Monumentale
Il più grande edificio religioso della Calabria si trova nel centro storico di Reggio, in piazza Duomo. La monumentale Facciata si erge rispetto alla piazza prospiciente, a cui è collegata tramite una profonda scalinata. La divisione del prospetto riprende l’impianto interno a tre navate; all’esterno la superficie è divisa verticalmente da quattro torri addossate che si ergono su base quadrata e terminano con forma ottagonale.
Il centro dell'imponente facciata presenta una trifora sormontata da un rosone e tre portali in bronzo. Sul sagrato svettano le statue di San Paolo e Santo Stefano di Nicea, scolpite da Francesco Jerace.

L'Interno: Navate e Cappelle
Entrando nell'edificio, illuminato da grandi vetrate policrome, il visitatore incontra un impianto basilicale a tre navate, interrotte da tre transetti e divise da file di colonne in marmo. All’interno della Cattedrale vi sono otto cappelle, tra cui spicca la Cappella del Santissimo Sacramento.
La Cappella del Santissimo Sacramento: Capolavoro Barocco
Particolarmente sorprendente è la Cappella del Santissimo Sacramento, riconosciuta come il più importante monumento d'arte barocco-seicentesca dell'arcidiocesi reggina e dichiarata monumento nazionale nel XIX secolo. Le origini di questa cappella risalgono al 1539, quando l'Arcivescovo Agostino Gonzaga la eresse nel Duomo come Cappella della Santissima Trinità, in seguito denominata Cappella del Santissimo Sacramento.
Anche questa cappella ha subito un'intensa storia di distruzioni e rinascite. Già nel 1574 fu distrutta una prima volta dai Turchi e riconsacrata dall’Arcivescovo Gaspare Del Fosso nel 1580. Dopo nuove distruzioni, fu ricostruita dalla Congrega del SS. Sacramento alla fine del XVII secolo, durante il vescovado dello spagnolo Ibanez de Villanueva (1675-1695). Nel lavoro di riedificazione, seguì le sorti della Cattedrale: fu demolita nella parte muraria, ma accuratamente ricomposta nelle linee essenziali, con il recupero dei preziosi rivestimenti, del monumentale altare, delle statue e dei dipinti. Tuttavia, nell'attuale Cattedrale, la cappella non fu ricomposta dove era sempre stata ("in cornu evangelii") ma all’estremità del transetto sinistro. Fu danneggiata dai due terremoti, ma venne restaurata e non demolita. Nel 1943 si incendiò in seguito ai bombardamenti e venne risanata con una nuova ristrutturazione. Negli anni ’60, i lavori di restauro a cura della ditta Henraux di Querceta di Serravezza (Lucca), furono voluti e promossi dall’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro.

Decorazioni e Opere d'Arte della Cappella
La Cappella del Santissimo Sacramento è un suggestivo capolavoro artistico con marmi di vari colori preziosi e intarsiati, combinati in modo armonioso con lo stile classicheggiante di altri elementi architettonici, come capitelli e cornici.
- Statue Marmoree: Nelle nicchie delle pareti, otto statue marmoree, eseguite tra il 1930 e il 1933 su commissione dell’Arcivescovo Carmelo Pujia, raffigurano i quattro Evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni), i Santi Pietro e Paolo, e i Dottori della Chiesa (San Tommaso e San Bonaventura).
- Dipinti e Affreschi: Nei riquadri, i due dipinti con la Cena di Emmaus e l'Apparizione dell'Angelo ad Elia sono moderne esecuzioni del pittore Nunzio Bava. A Bava si attribuiscono anche gli affreschi dei lunettoni superiori, raffiguranti la Moltiplicazione dei pani e Mosè che fa sgorgare l'acqua nel deserto. Tra i vari dipinti spiccano anche un quadro di Domenico Mairoli da Messina.
- Decorazione Marmorea a Tarsie: La spettacolare decorazione marmorea a tarsie è opera di Placido Brandamonte, messinese. Tale decorazione, commissionata nel 1655 ed eseguita dai marmorari messinesi (poiché Messina nel Seicento era un notevole centro artistico), è stata realizzata con molte varietà di marmi a “mosaico fiorentino” e intarsi policromi damascati che rivestono tutte le pareti con un effetto notevole. Essa è tipico esempio di "spettacolare" decorazione barocca a tarsie o commessi marmorei diffusissimi in Sicilia. Questa avvampante decorazione, memore dei ricchissimi intarsi policromi napoletani, è ottenuta con marmi siciliani (rosso di Taormina, giallo di Castronuovo) e altre varietà di marmi (porfidi, diaspri, calcedonie ecc.). I motivi decorativi si armonizzano con le strutture ancora classicheggianti delle balaustre, dei capitelli, delle cornici e dei ricchi fregi in marmo bianco, facendo risaltare la serena bellezza del monumento sacro. La decorazione inizia su un alto zoccolo di marmo rosso, e presenta nella parte inferiore grandi volute di racemi fioriti e uccelli, mentre nelle zone superiori, sulle lesene e sui pilastri angolari, si impreziosisce di motivi più piccoli e più fitti.
La Lapide Sepolcrale del Canonico Gatto
Nella Cappella del Santissimo Sacramento si trova la lapide sepolcrale del canonico Francesco Gatto, patrizio reggino morto il 4 febbraio 1740. Fu tumulato in questa cappella in una sepoltura ornata con un busto e un’iscrizione, dettata dal canonico cantore Antonio Fava, originario di Amantea. La lapide, priva della parte superiore, riporta nel cartiglio centrale il testo dell’iscrizione.
La Cappella del Crocifisso
Un raro esempio di Barocco in Calabria meridionale si apre sul lato sinistro della Cattedrale, in corrispondenza del terzo transetto: è la Cappella del Crocifisso. Parti dell’antico altare e decorazioni marmoree di questa Cappella furono fatte erigere nel 1715 dal canonico Saverio Cama, originario della città di Sant’Agata, con il beneplacito dell’arcivescovo Emanuele Bellorado.
Tra le opere d'arte presenti:
- Due lastre figurate con scene bibliche: Realizzate da maestranze messinesi tra il 1715 e il 1728 in marmo scolpito e intarsiato. Dei due soggetti a rilievo, uno raffigura il Sacrificio di Isacco.
- Lastra con iscrizione: Sempre di maestranze messinesi (1715-1728), in marmo bianco scolpito, in origine era decorata con tarsie marmoree.
- Lastra con Testine alate: Eseguita da maestranze messinesi (1715-1728) in marmo scolpito e intarsiato. In origine sorretta da due colonne marmoree bianche con venature verdi, era posta a coronamento del Crocifisso ligneo del quale si legge la sagoma della parte superiore, attualmente esposto in Cattedrale. Nel tondo, sopra le testine, che chiudeva in alto la composizione, era l’immagine in stucco dell’Eterno Padre.
- Coppia di Angeli reggi Strumenti della Passione: Realizzati da maestranze messinesi (1715-1728) in marmo bianco scolpito e collocati nel 1728 nelle due nicchie laterali all’altare.
- Stemma gentilizio: Di maestranze dell'Italia meridionale, XVIII secolo, in marmo scolpito e intarsiato.
- Coppia di Putti: Di maestranze dell'Italia meridionale, XVIII secolo, in marmo bianco scolpito.
Altre Lapidi Commemorative e Devozionali
- Lapide devozionale con iscrizione (1777): In marmo bianco scolpito, opera di bottega calabrese, fatta eseguire da D. Pietro Zaccone, aromatario dell’Ospedale di Santa Margherita. L’iscrizione ricorda la concessione di quaranta giorni di indulgenza da parte dell’arcivescovo Alberto Maria Capobianco (1767-1792) a chi avesse recitato il Credo davanti alla statua dell’Ecce Homo.
- Lapide con iscrizione commemorativa dell’antico campanile (1841): Frammenti ricomposti di una lapide murata alla base del campanile della Cattedrale ottocentesca, ricostruito sul lato meridionale della facciata per volontà dell’arcivescovo Pietro de Benedetto, in seguito al crollo della torre campanaria quattrocentesca fatta edificare dall’arcivescovo Antonio De Ricci. Questa lapide è opera di bottega calabrese.
- Lapide sepolcrale del canonico Francesco Gatto: Di maestranze messinesi (?), XVIII secolo, in marmo bianco scolpito, situata nella Cappella del SS. Sacramento.
Il Culto Mariano e la Madonna della Consolazione
Un legame fortissimo lega da sempre il Duomo al culto Mariano. La devozione dell’intera comunità reggina verso la Madonna della Consolazione, patrona della città, è emblematicamente racchiusa nel quadro del reggino Nicolò Andrea Capriolo, risalente al 1547 e raffigurante la Vergine in trono, con in braccio il Divin Figlio, affiancata dai Santi Antonio da Padova e Francesco d’Assisi.

La Leggenda della Colonna di San Paolo
All’interno del Duomo di Reggio Calabria è custodito il prodigio di San Paolo. La leggenda della colonna di San Paolo è legata alle origini del cristianesimo in Italia Meridionale, quando l’apostolo Paolo giunse a Reggio Calabria come prigioniero dei Romani. Si narra che durante i festeggiamenti della dea Diana Fascelide, Paolo giunse al tempio e iniziò a parlare alla folla, raccontando di un Dio giusto, il quale aveva mandato nel mondo suo figlio per insegnare la fratellanza, liberare gli schiavi, consolare gli afflitti, e al contempo parlava male degli dei pagani quali falsi e bugiardi.
Questo portò i sacerdoti a scagliarsi contro di lui e ad intimargli il silenzio. Paolo chiese allora di poter parlare ancora il tempo necessario affinché si consumasse una candela che accese e pose sul capitello di una colonna di marmo del tempio. Una folata di vento fece vacillare la fiamma che, toccando la colonna, si incendiò come fosse di legno, compiendo il prodigio.