Don Tonino Bello: Una Vita tra Scritti e Testimonianze

Don Tonino Bello, fratello vescovo, è una figura la cui memoria è più viva e attuale che mai, anche a distanza di anni dalla sua scomparsa. Il vescovo di Molfetta è stato un pastore attento a tutto e a tutti, un profeta con uno stile di vita e un messaggio che risuonano ancora oggi.

Ritratto fotografico di Don Tonino Bello con espressione serena e accogliente

La Vita e il Ministero di Don Tonino Bello

Un Ricordo Indelebile

Don Tonino Bello, nato ad Alessano, nel Salento, il 18 marzo 1935, è morto a Molfetta il 20 aprile 1993, città dove è stato vescovo per quasi 13 anni. Il suo funerale ha visto un oceano di 60 mila persone invadere l'intero porto, a testimonianza del profondo impatto che ha avuto sulla gente.

A vent'anni dalla sua scomparsa, il ricordo in chi lo ha conosciuto è ancora vivido. Il cimitero di Alessano è un luogo di continuo pellegrinaggio, dove la sua tomba, adornata da una piccola croce e poche parole ("Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Ruvo-Terlizzi-Giovinazzo"), attira persone che si soffermano su alcune delle sue frasi più famose incise su rocce circostanti: «Ama la gente, i poveri soprattutto. E Gesù Cristo»; «In piedi, costruttori di pace»; «Ascoltino gli ultimi e si rallegrino».

La causa di beatificazione, avviata nel 2008 dall'allora vescovo di Molfetta, monsignor Luigi Martella, si avvia alla conclusione della prima fase diocesana, prima di passare a Roma, in Vaticano. Ma per la gente, don Tonino è già un santo, sia a Molfetta che ad Alessano, a Ugento (dove fu vicerettore del seminario) e a Tricase (dove fu parroco).

Il "Fratello Vescovo" dei Poveri e della Pace

Ovunque, dagli edifici ecclesiastici agli uffici pubblici, dalle piazze alle vie, si trova il segno di don Tonino: una foto, una dedicazione, una targa, o una delle sue frasi celebri. Era sempre e solo "don Tonino", il «fratello vescovo povero con i poveri», mai monsignor Bello o Antonio.

Il suo pastorale e la croce di legno (di ulivo, simbolo della sua terra), l'appartamento episcopale invaso da senzatetto e migranti stranieri, le sue passeggiate tra i poveri e gli ubriaconi del porto e della vecchia Molfetta, la sua porta sempre aperta anche per una prostituta affamata e fradicia di pioggia alle quattro del mattino: sono tutte immagini che raccontano il suo impegno concreto.

Don Tonino parlava di «pace, giustizia e salvaguardia del Creato come Trinità terrestre» e tuonava contro chi voleva "militarizzare" la sua terra, la Puglia, con le basi degli F16 negli anni Ottanta. Come presidente di Pax Christi, nel dicembre 1992, pur gravemente malato, sfidò i cecchini di Sarajevo durante la sanguinosa guerra di Bosnia con l'iniziativa "Beati i costruttori di pace". Insieme a monsignor Bettazzi, a don Albino Bizzotto e al "piccolo popolo di pacifisti di ogni provenienza", la "Marcia dei 500" violò l'assedio della capitale bosniaca, convincendo i soldati a lasciarli passare, consolando le vittime di entrambe le parti e dispensando aiuti a sarajevesi e serbi.

Testimonianze della "Marcia dei 500"

Il Testamento Spirituale

Il 18 marzo 1993, a meno di un mese dalla morte, don Tonino compiva 58 anni. Costretto a letto, si era fatto portare nella camera la sua icona preferita di Maria. La sera di quell'ultimo compleanno, il cortile dell'episcopio si riempì di centinaia di giovani con le chitarre, che gli cantavano "Freedom, libertà" e «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta».

In un video di quel momento, don Tonino disse: «Avrei voluto farvi salire e abbracciare a uno a uno, ma non è possibile perché siete tantissimi. Chissà», aggiunse, «se il Signore mi darà la forza e la salute di mettermi non avanti a voi, come capofila, e neppure dietro di voi, ma in mezzo a voi. Non abbiate mai paura di essere carichi di utopie, di idealità purissime, soprattutto quelle che si rifanno ai grandi temi della pace, della giustizia, della solidarietà». Concluse con un semplice ma profondo: «L’augurio che mi fate ritorni su di voi, per la vostra vita, i vostri sogni, il vostro futuro. Vi voglio bene».

L'Eredità Viva: I "Ragazzi di Don Tonino"

L'eredità di don Tonino è tangibile. Dai "ragazzi di don Tonino" è nata la Fondazione don Tonino Bello, presieduta da Giancarlo Piccinni, e l'editrice La Meridiana, guidata da Elvira Zaccagnino. Guglielmo Minervini, uno di quei giovani, è stato sindaco di Molfetta e assessore regionale in Puglia. Maria Mazzone, presidente della cooperativa sociale Adelphia, gli dedica ancora oggi «la testimonianza delle nostre fatiche e dei nostri errori» nell'assistere disabili gravi, malati mentali e giovani in disagio sociale.

Mimmo Pisani, vicedirettore della Caritas di Molfetta e responsabile della Casa d’accoglienza Don Tonino Bello, gli chiede aiuto «quando non ce la faccio più», ricordando le parole del vescovo prima di morire: «Ti raccomando il centro di solidarietà e i poveri».

Monsignor Luigi Martella, già vescovo di Molfetta, ha sottolineato la "pesante eredità" di don Tonino, ma anche come la sua conoscenza e la sua vicinanza come "fratello maggiore" lo abbiano aiutato a esserne degno. Don Gigi Ciardo, parroco di Alessano da 36 anni, lo considera, insieme ai genitori, la persona più importante della sua vita, avendolo formato «come uomo e come prete» fin dai tempi del seminario.

Don Gigi ricorda gli insegnamenti di don Tonino sulla contemplazione della natura, sul fare sentire ogni persona «unica e importante», e sulla fede come "mani aperte" (che non trattengono nulla), "mani protese" (che fanno il primo passo) e "mani giunte" (nella preghiera). «Ci ha insegnato l’accoglienza: davanti a una persona non si discute, la si accoglie».

Lo Stile Pastorale Innovativo

Don Tonino Bello fu eletto pastore di Molfetta nel 1982, dopo aver rinunciato due volte all'incarico. Tre anni dopo divenne presidente nazionale di Pax Christi, un ruolo che lo rese noto in tutta Italia per il suo impegno infaticabile a favore della pace e per le sue posizioni "senza se e senza ma".

L'episcopio di Molfetta divenne la sua nuova casa, una casa dove il vescovo in persona apriva la porta a chiunque bussasse. Il suo era uno stile pastorale pioniere, che tentava di mettere in pratica il Concilio Vaticano II, al quale aveva partecipato come assistente di monsignor Ruotolo, e che aveva immediatamente cercato di divulgare con corsi e lezioni in diocesi. Interpretava uno stile di Chiesa che, con la Bibbia in mano, leggeva la Parola di Dio sfogliando anche il giornale: «la Chiesa "della stola e del grembiule", secondo una felice espressione di don Tonino», come spiega don Mimmo Amato, vicario generale di Molfetta e vice-postulatore della causa di beatificazione.

Di fronte al "problema" degli immigrati, don Tonino invitava lo straniero a bussare alla sua porta. Nella "Lettera al fratello marocchino" scrisse: «Perdonaci, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia, a proposito di clandestini come te, hanno sapore poliziesco, non tutelano i più elementari diritti umani, e sono indegne di un popolo libero come il nostro. Perdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l’ospitalità della soglia».

Monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento, conclude che «la chiave di tutto il suo operato è mettere in pratica il Vangelo sine glossa e sine modo, cioè senza aggiunte o menomazioni. Ma anche senza confini e senza misura».

Temi Centrali negli Scritti di Don Tonino Bello

Le Tentazioni delle Tre "P": Profitto, Prodigio, Potere

Negli scritti di don Tonino Bello, un tema ricorrente è quello delle tentazioni, esemplificate dalle "tre P": profitto, prodigio, potere. Queste rappresentano la strumentalizzazione delle cose, di Dio e dell'uomo. La tentazione del profitto («Fa' che le pietre diventino pane») è ridurre tutto a economia, a ventre, convertire i sogni in assegni circolari, l'ideologia della produzione mascherata dall'ipocrisia di voler saziare la fame dei popoli.

Il prodigio («Gèttati dall'alto: Lui ti salverà») è la strumentalizzazione di Dio, il distorcimento della religione a scopi d'interesse, un Dio utile e funzionale ai propri progetti. Il potere («Ti darò in mano tutti i regni del mondo») è crescere salendo sulle spalle dell'altro, schienare il prossimo perché dipenda da sé, negargli la dignità, usurpare un diritto che anche Dio esercita con pudore.

Gesù reagisce a queste tentazioni con altre tre "P": Parola, progetto, protesta. La Parola («Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio») è più importante del pane perché orienta i passi. La Parola di Dio spinge alla carità: «spezza il tuo pane con l'affamato. Introduci in casa tua i miseri, senza tetto. Vesti chi è nudo».

Il progetto («Non tentare il Signore Dio tuo») significa non rinunciare a precisi progetti storici che richiedano impegno, fatica, intelligenza, ma adoperare strumenti propositivi adatti, strategie di intervento intelligenti, senza pretendere miracoli da Dio o imprigionarsi nel fatalismo. Infine, la protesta («Vattene, Satana») è smascherare i despoti, opporsi al vitello d'oro della produzione delle armi e del loro commercio clandestino, contrastare il peccato delle strutture che opprimono i popoli. Anche la Chiesa deve guardarsi dalle insidie nascoste del potere e «non si addicono i segni del potere. Ma solo il potere dei segni».

L'Eucaristia e l'Audacia Evangelica

Nello scritto "La pace è finita, andate a Messa", don Tonino Bello riflette sul vero significato dell'eucaristia. Il frutto dell'eucaristia dovrebbe essere la condivisione dei beni, ma i comportamenti umani spesso invertono questa logica. Le messe dovrebbero smascherare le ipocrisie individuali e del mondo, fare spazio all'audacia evangelica. Se dall'eucaristia non scaturisce una forza prorompente capace di cambiare il mondo, di dare ai credenti l'audacia dello Spirito Santo, la celebrazione è inutile. L'inedito, per don Tonino, è la piazza, il luogo della sofferenza, dove il Signore dovrebbe condurre i fedeli con una audacia e un coraggio nuovi. L'invito non è "la messa è finita, andate in pace", ma "la pace è finita, andate a messa".

Il Segreto del Maestro

Nell'opera "Scrivo a voi...", don Tonino Bello riflette sull'importanza di un vero maestro. Egli tornava a trovare il suo vecchio maestro elementare non solo per gratitudine, ma per la speranza di risolvere "qualche altro complicato problema" che le sole quattro operazioni dell'aritmetica non bastavano a risolvere. Il maestro di don Tonino non aveva l'ansia di rivelare tutto, non era malato di onnipotenza culturale e non imponeva le sue spiegazioni. Piuttosto, invitava alla contemplazione della bellezza del creato, insegnando a non abbattere le rondini "perché Dio, la sera, le conta una ad una" e a restituiva la gioia di esserci a chi era diverso. La grandezza del maestro stava nel far sentire unico e importante chiunque avesse davanti.

L'Accoglienza dell'Immigrato: La Storia di Rut

Don Tonino Bello affronta il tema dell'immigrazione attraverso la rievocazione della storia biblica di Rut. Nel vangelo di Matteo, il nome di Rut, una donna fugace come un fremito d'ala, sorprende e commuove. La sua storia provoca a vincere gli istinti xenofobi, che si ammantano di ragioni patriottiche e scatenano atteggiamenti di rifiuto, discriminazione, violenza, razzismo nelle città. La segregazione è la risposta più sbagliata al problema razziale, così come è un errore voler assorbire la "diversità" altrui senza lasciarne traccia. La storia di Rut dimostra che la fusione di etnie diverse è possibile e rappresenta una sfida cruciale per la sopravvivenza della civiltà.

Gli Auguri di Natale Personalizzati

Don Tonino Bello, in un suo scritto, esprime la difficoltà di formulare auguri di Natale generici, paragonandoli a "presepi bell'e confezionati" e freddi. Sottolinea l'importanza di auguri personalizzati, che tengano conto delle singole situazioni di vita. Rivolge auguri diversi a Ignazio, immobilizzato dopo un incidente stradale, e a Franco, impegnato in spese pazze per lo sci. A Katia, prossima alle nozze, e a Rosaria, che ha appena firmato la separazione. A Nicola, amico ateo, e a don Donato, uomo di fede. A Corrado, nella casa di riposo, e ad Antonietta, che ha perso la fede. A Gianni, in ospedale, e a Piero, in carcere. In ogni augurio, don Tonino cerca di portare la luce e il significato profondo del Natale, invitando alla riflessione, alla speranza e alla riconciliazione.

Vergine dell'Attesa: Una Preghiera per la Speranza

Nella "Vergine dell'attesa (versione lunga)", don Tonino Bello invoca Santa Maria affinché le lampade della speranza non si spengano. Chiede olio per le lampade perché le riserve si sono consumate e la gente è "a corto di speranza", soffre una profonda crisi di desiderio. Prega per le madri che hanno perso i figli, per i giovani smarriti, per chi ha sbagliato tutto nella vita. Chiede un'anima vigiliare, capace di sentire i brividi dei cominciamenti di fronte ai cambi della storia, e di capire che "non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell'attesa".

Il Viaggio a Betlemme

Nello scritto "Andiamo fino a Betlemme", don Tonino Bello descrive il viaggio verso la nascita di Gesù come un percorso lungo, faticoso e difficile, "molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori". Per noi, questo viaggio richiede di abbandonare "i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste". Non basta l'entusiasmo dei pastori, ma serve un impegno più profondo e una rottura con le proprie sicurezze per andare incontro al mistero della Natività.

Una Raccolta di Scritti Profetici

Don Tonino Bello ha lasciato un'ampia produzione di scritti che esaltano la vita vissuta pienamente e con passione per Dio e per l'uomo. La sua espressione "Vi voglio bene" è stata utilizzata in molteplici occasioni e circostanze, riflettendo la sua profonda umanità e capacità comunicativa.

Tra i suoi numerosi titoli figurano:

  • Sotto la Croce del Sud
  • Alla finestra la speranza
  • Nelle vene della storia
  • Quella notte a Efeso
  • Ti voglio bene
  • Parole d’amore
  • Stola e grembiule
  • La navata del mondo
  • Coraggio, non temere!
  • Cirenei della gioia
  • Il vangelo del coraggio
  • Volti rivolti
  • A tutte le donne
  • Coraggio!
  • Da Mezzogiorno alle Tre
  • Al pozzo di Sichar
  • Dissipare l’ombra di Caino
  • Chiesa di parte
  • Ex rupe
  • Dire Dio oggi
  • Fiori tra le rocce
  • Parola giovane
  • Affliggere i consolati
  • Fino in cima
  • Laudate e benedicete
  • Il Rosario
  • È il tempo
  • Cammino verso la Pasqua
  • Non c'è fedeltà senza rischio
  • Con viscere di misericordia
  • Tra diluvio e arcobaleno
  • Benedette inquietudini
  • Preghiere
  • Manifesto di pace
  • In confidenza di padre
  • Luce, solo luce
  • Il tabernacolo del Signore
  • Pace è... ricerca del volto
  • Servi inutili a tempo pieno
  • Come vela s’inarca il grembo del mondo
  • Ascoltino gli umili e si rallegrino
  • La teologia degli oppressi
  • Santa Maria dell’abbondanza
  • Alle porte del Regno
  • Fotografie del futuro. Le Beatitudini come stile di vita
  • Pensieri di pace
  • Profeta… abbastanza
  • Gio’
  • Parabole e metafore
  • Epistolario minimo
  • Tanti auguri!
  • Coraggio, gente!
  • Catechesi
  • Chiesa
  • Pace
  • Missione. Anche tu!
  • Parabole
  • Convivialità delle differenze
  • Vi ho dato l’esempio
  • Icona della Trinità
  • Carità
  • Fatti per essere felici
  • La bisaccia del cercatore
  • Sentinella del mattino
  • Il fuoco della festa
  • Chiamati ad evangelizzare
  • Con Cristo sulle strade del mondo
  • Qualcosa di Bello
  • Un testimone giunto dall’avvenire
  • Quaresima-Pasqua
  • Avvento-Natale
  • Ci vuole audacia
  • Danza la vita
  • Giovani
  • Epistolario. Lettere dalla ferialità
  • Speranza
  • Milagro
  • L’uno per l’altro
  • Via Crucis
  • Mondo
  • La parrocchia
  • Una fede sul limite
  • Mistica arte

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