La Cattedrale di Colonia: Un Capolavoro Ferito dalla Storia
La Cattedrale metropolitana di San Pietro (in tedesco Hohe Domkirche St. Petrus) di Colonia, ufficialmente nota come Hohe Domkirche Sankt Petrus, è considerata la chiesa gotica più imponente d’Europa e del mondo. Essa si erge maestosa e indefessa in mezzo alle macerie di un'intera città, come testimoniato da una celebre foto del 1944. Durante i bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale, la cattedrale venne colpita 14 volte, ma fortunatamente non collassò, sebbene i danni furono ingenti.
Il più evidente tra i danni subiti dall'edificio risultò essere la distruzione di ogni singola vetrata incorporata nelle sue alte mura. Un vuoto che avrebbe necessitato, senza ombra di dubbio, un'attenta pianificazione e un appropriato ripristino alle condizioni originali.
Il Vuoto e la Necessità di un Rinnovamento
Tra le perdite più significative vi fu la vetrata sul lato sud, risalente all'epoca di completamento dopo circa sei secoli del maestoso progetto architettonico. Originariamente databile al 1863, essa commemorava, con un elaborato intarsio di vetri colorati della vastità di 106 metri quadri, l'immagine e l'opera degli antichi Re cristiani dell'Era Medievale a seguire.
Chiunque abbia visitato la Cattedrale di Colonia prima del 2007 e a partire dal 1948, avrà avuto modo di notare, in corrispondenza della sua alta parete sud, la semplice opera in vetro di Wilhelm Teuwen, un finestrone lievemente decorato ma per lo più monocromatico ed, in effetti, trasparente. Questa soluzione provvisoria dimostrò come le soluzioni semplici non sempre fossero risolutive, vista la maniera in cui, in particolari ore del giorno, il bagliore della luce fosse perfettamente capace di oltrepassarla, accecando i fedeli facenti parte della congregazione, il loro sacerdote ed ogni possibile visitatore dell'edificio. Un effetto altamente indesiderabile, proprio perché andava a ledere la fondamentale atmosfera di raccoglimento e preghiera della Kölner Dom.

La Commissione e la Scelta di Gerhard Richter
Fu così che nel 2003, dovendo stanziare i fondi per l'impegnativo restauro del gigantesco elemento, il capitolo dei canonici di Colonia scelse di istituire un concorso per i principali artisti interessati a dare il proprio contributo: la vetrata sarebbe stata dunque ricostruita, più magnifica, inconfondibile e pregna di quanto fosse stata per oltre mezzo secolo di tempo. In un primo momento, il soggetto favorito sembrò essere quello proposto dai pittori Edith Stein e Maximilian Kolbe, finalizzato a commemorare l'Olocausto ed i martiri tedeschi del '900.
Almeno finché sulla scrivania dei committenti non giunse il progetto del loro concittadino Gerhard Richter, un diretto adattamento del suo celebre quadro del 1976, 4096 Farben (4096 colori). Eclettico, geniale artista visuale, le cui quotazioni nelle case d'aste rivaleggiano ormai da decenni quelle di una figura monumentale come Picasso, Richter proponeva un qualcosa di assolutamente privo di precedenti: non più figure umane o scene della Bibbia secondo la tradizione dei luoghi sacri d'Occidente, bensì una composizione astratta, priva di alcun significante o scopo apparente, escluso quello di instillare indirettamente, anche nei fruitori più materialisti, l'inquieto sospetto dell'esistenza di un'armonia e di un'Intelligenza superiore.
La Vetrata di Richter: Descrizione e Impatto Visivo
La Cattedrale di Colonia nel 2007 ha installato alcune grandi vetrate disegnate dall’artista Gerhard Richter, in sostituzione delle precedenti, andate distrutte. La grande Vetrata di cattedrale, alta 23 metri e larga 9, pari a 113 metri quadrati, fu inaugurata proprio in quell'anno. Inserita mirabilmente nel transetto sud dell’edificio gotico medievale, si compone di 11.500 tasselli di vetro soffiato, di 72 colori, rievocando il suo celebre dipinto del 1974 intitolato "4096 colori".
Tali vetrate sono composte da tavole quadrettate in cui si alternano tessere di varia coloritura, a mo’ di pixel. La luce che filtrano e proiettano all’interno delle navate assume pertanto le stesse caratteristiche che avevano le precedenti vetrate; la mescolanza dei colori rende una luce calda e limpida, ma priva di tinte dominanti. La scelta dei 72 colori non è casuale.
È stato suggerito che per Gerhard Richter questa vetrata sia proprio una gigantesca metafora dei nostri schermi sui quali si formano le immagini scomposte e ricomposte in migliaia di pixel (sostituiti in questo caso dagli 11.500 quadrati colorati) che si confondono-nascondono quando guardiamo un’immagine elettronica. Voltando l'angolo che porta dall’ingresso della chiesa alla vasta e incommensurabile scenografia della sua navata, il visitatore potrà scorgere qualcosa d’inaspettato. Soltanto voltandosi, mentre tenta di dare un senso a tale straordinaria visione, egli potrà scorgerne l’origine: la forma immediatamente riconoscibile del tipico finestrone gotico, “riempito” da qualcosa che può essere soltanto descritto come l’immagine di una schermata informatica successivamente a un blocco del tuo PC. L’immagine, composta da questi tasselli colorati come da atomi di materia, non è compiutamente visibile ai nostri occhi, ci supera e ci trascende, immergendoci in una scala di misura extra-umana.

I segreti delle cattedrali medievali
La Genesi Artistica di Gerhard Richter
Uno dei grandi artisti che hanno per certo fatto la storia dell’arte contemporanea è l’artista tedesco Gerhard Richter, nato a Dresda nel 1932. Richter è un artista che ha indagato il campo delle relazioni tra l’illusione e la realtà. Anche se le sue opere negli anni appaiono molto diverse tra loro, sono tutte accomunate da un unico tema: quello della realtà come processo di creazione materiale e revisione, mezzo per avvicinare le immagini - cioè le idee e gli ideali irraggiungibili - attraverso la forza del dubbio. Si autodefinisce un surrealista, la cui preoccupazione non è l’arte ma sempre per cosa l’arte possa essere usata.
Grande avanguardista delle arti visuali, Gerhard Richter aveva iniziato la sua opera nel territorio conflittuale della Germania dell’Est, dipingendo alcuni murales di soggetto socialista, prima di scappare verso l’Ovest due mesi prima dell’erezione del muro di Berlino nel 1961. Fu nel periodo successivo che accedette agli onori delle cronache della storia dell'arte, grazie alla sua originale fusione di fotografia e pittura, espressa in una serie di opere basate su immagini spostate fuori dal contesto e “rivelate” attraverso strati sovrapposti di colore, sconfinando spesso nell’astrattismo. Fu a partire dal 1973, con l’evolversi continuo della sua visione, che iniziò a lavorare su una forma espressiva di tipo completamente diverso, quella delle tavole di colori casuali posizionati nella forma di rettangoli in una matrice. A partire da “256 Farben” e poi “10 Farben”, fino al magnum opus del 2007, rivelato al pubblico nello stesso anno della finestra della Cattedrale di Colonia, “4900 Farben” 1 e 2, una serie di 49 armonie cromatiche prodotte in due versioni successive, ciascuna rappresentata in una tavola rettangolare frutto della generazione numerica casuale. Le sue opere sono, fin dalla giovane età, figure animali, dettagli del reale, frammenti di natura e immense campiture di colore, rappresentando, nel complesso, una delle esperienze artistiche più passionali del secondo Novecento.
Reazioni e Controversie
Le nuove vetrate hanno fatto scalpore perché la grande cattedrale gotica di origine medievale si è trovata con opere significative e di grande visibilità, dal taglio decisamente attuale. Nel 1996 la Cattedrale di Colonia era stata inserita nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità, e la domanda era se il lavoro di Richter non portasse una variazione eccessiva nella sua architettura.
Il lavoro di Richter, costato 370.000 euro, benché l'artista non avesse chiesto alcun tipo di onorario, data la complessità tecnica degli esattamente 11.263 pannelli quadrati uniti con una speciale tecnica a base di silicone, non tardò a generare critiche. La più accesa di tutte fu quella del cardinale tedesco Joachim Meisner, non coinvolto nel capitolo della cattedrale, che tuttavia non poté esimersi dal definire la nuova finestra come «Fuori luogo in una chiesa cristiana, sembrando più adatta a una moschea o altra casa di preghiera». Questa visione delle cose, innegabilmente superficiale, si basava unicamente sul divieto, in base alla fede islamica, di rappresentare la figura umana. La critica del cardinale non fu particolarmente condivisa dal resto del mondo cattolico, vista l’immediata richiesta da parte della cattedrale di Reims di realizzare qualcosa di simile anche lì, che Richter scelse di rifiutare.
Realizzazione Tecnica: Derix Glasstudio
La realizzazione delle complesse vetrate di Richter è stata affidata a Derix Glasstudio. Fondata nel 1866 e dichiarata “Vetreria pontificia” da Pio X nel 1906, questa azienda ha sempre mantenuto i suoi caratteri di azienda artigianale familiare. Anche oggi, vi lavorano una settantina di specialisti. Data la sua vasta esperienza e la notevole dotazione di apporti artigianali e tecnologici, si tratta di un’azienda capace di offrire non solo quanto di meglio sia oggi disponibile per la produzione di vetrate, ma anche corsi e consulenze sull’arte vetratistica, di solito rivolti ai progettisti e agli artisti. Derix Glasstudio ha realizzato opere per alcuni dei maggiori artisti vetratisti del mondo.
Il Contributo e l'Eredità di Richter
Nonostante le critiche, si può inserire Richter tra i grandi della vetrata artistica perché con la sua opera ha sicuramente innovato e artisticamente provocato, sorpreso e rinnovato quest’arte, comunicando anche come le moderne tecnologie non pongano limiti ad un’espressione che deve essere contemporanea e non ispirata per forza al passato, anche se il contesto è una cattedrale gotica. Queste vetrate sembrano essere una moderna scomposizione delle antiche vetrate andate distrutte, come se fossero state ricomposte con tanti pixel colorati per ripristinare la stessa vibrazione e cromia della luce entrante: osservando le colonne e i fregi gotici illuminati da questa luce, l’emozione, la sacralità e il raccoglimento sono gli stessi.
Non è la prima volta che Richter si cimenta nel trasportare la sua pittura fra le mura di un luogo sacro. L'artista si è poi dedicato anima e corpo, a partire dal 2020, alle finestre dell’abbazia di Tholey, monastero benedettino nel distretto di Sankt Wendel. Questa sarà, in base alle sue dichiarazioni, l’ultima opera di grandi proporzioni della sua leggendaria carriera d’artista, una scelta comprensibile considerando il venerando traguardo raggiunto dei 90 anni d’età. Il lavoro straordinario di Richter, realizzato sulla base dei motivi astratti della serie degli anni Novanta Pattern, è considerato il numero 957 all’interno del catalogo del pittore. Questa varietà e oscillazione di linguaggi disorienta l’osservatore, ma a ben vedere si tratta di un’indagine sopra un unico tema: quello dell’immagine.
L’opera scaturisce dagli abissi più profondi e imperscrutabili della disperazione post-bellica, pur avendo portato ad alcuni, inaspettati e singolari risvolti positivi, trasformando un vuoto storico in una riflessione contemporanea sulla luce, il colore e la spiritualità.
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