La Basilica Concattedrale di Sant'Agata a Gallipoli: Storia e Arte

Nel cuore del centro storico di Gallipoli sorge la splendida Basilica Concattedrale di Sant'Agata, una delle chiese barocche più suggestive della Terra d'Otranto. Fino al 1986 è stata sede dell'antichissima diocesi di Gallipoli, le cui origini risalgono al VI secolo, prima della sua piena unificazione con la diocesi di Nardò il 30 settembre 1986, a seguito della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche da parte della Santa Sede.

Veduta aerea del centro storico di Gallipoli con la Concattedrale

Le Origini dell'Episcopato e la Cattedrale Antica

Dalle notizie storiche emerge la certezza che già dalla fine del secolo VI Gallipoli è stata sede della cattedra episcopale, con vescovi titolari che esercitavano il proprio governo in spirititalibus et in temporalibus sul territorio di quella che è ritenuta una delle più antiche Diocesi d’Italia. Bisogna pur convenire che doveva pure esserci la Chiesa-Madre, anche se non è possibile produrre precise testimonianze circa il tempo di costruzione della fabbrica della stessa, il suo stile architettonico, le altre strutture e caratteristiche. Solo vaghe e generiche indicazioni sono contenute negli scritti dei memorialisti locali, con qualche notizia in più nelle relationes delle Sacre Visite.

La Dedicazione e le Prime Ipotesi Costruttive

La prima notizia, non più vaga e generica, è contenuta nella parte iniziale di un'epigrafe marmorea fatta apporre nel 1726 dal Vescovo Oronzo Filomarini al di sopra della porta d’ingresso alla sacrestia dell’attuale Cattedrale. L'epigrafe recita: “Templum Hoc Olim Divo Johanni Chrysostomo Postea Divae Agathae Post Eius Mammillae inventionem Anno Domini MCXXVI”. La Chiesa Cattedrale gallipolitana, cioè, sino al 1126, era intitolata a S. Giovanni Crisostomo e da detta data, a seguito della invenzione della Mammella di Sant'Agata, fu dedicata a quest'ultima.

Il dotto canonico F. D’Elia ne pone la costruzione “...verso il secolo XII... ed essendo sorta in epoca normanna, doveva essere simile alle Cattedrali consorelle della Puglia, cioè di architettura normanno-pugliese”, anche se, come osserva più puntualmente C.L. Fontana, che si riferisce a quanto si rileva da una rara stampa.

Struttura e Dettagli dell'Antica Fabbrica

Sulle fiancate laterali di questa zona centrale dell'edificio si aprivano sei finestre rettangolari per parte nel lato più alto; più in basso si saldavano le due strutture corrispondenti alle navate laterali, coperte dal tetto ad un solo spiovente, le quali risultavano piuttosto basse.

Due caratteristici campanili asimmetrici completavano l'esterno della struttura. Quello a sinistra si sviluppava a tre piani con finestre bifore per piano sulle facciate volte a nord-ovest ed a sud-est, e con finestre singole ad est e ad ovest: aveva un orologio tra la prima e la seconda coppia: in alto terminava con una campana e con due battitori delle ore. L'altro campanile sulla destra, era di dimensioni maggiori e si ergeva con cinque piani, oltre alla cella campanaria con copertura a cupola, completata da una croce: esso presentava finestre monofore ai primi due piani e bifore ai tre successivi. Una balaustra a colonnine correva tutt'intorno superiormente al terzo piano.

Il Ravenna, mutuando dalla S. Visita Pastorale del vescovo P. Cybo del 1567, riferisce che in una annotazione contenuta in quella relatio è detto: “inveni in ipsa Ecclesia, prope portarm majorem, in ala dextera, campanile magnum, cum tribus campanis cum funibus suis...”. Per il Ravenna, la planimetria presentava tre navate con l’altare maggiore ergentesi in fondo alla navata centrale, ed altri quattordici altari più piccoli sia nella navata sinistra che in quella destra. Tra questi si annoveravano l'Altare e cappella di S. Giovanni Battista (patronato di Dr.), l'Altare dell’Annunciazione di Maria, l'Altare dell’Assunzione di Maria e l'Altare della Purificazione di Maria.

È più logico, quindi, ritenere che l’antica Cattedrale gallipolitana, eretta presumibilmente nel XI secolo, abbia avuto tre sole navate e che lungo le pareti laterali ci siano state delle piccole cappelle o edicole dedicate ai ventotto o trenta Santi, rispettivamente secondo quanto riportava il Ravenna ed il D’Elia. Dette lamine, ritrovate in effetti nella vecchia fabbrica, per decisione di mons. O. Filomarini, furono inserite nel fastigio del dorsale del nuovo maestoso altare dedicato a S. Agata.

A seguito dell’invito del re, il vescovo Alessio Zelodano dispose “... di spendere ciascun anno sei once di oro pe’ bisogni della Chiesa Cattedrale...”.

Ricostruzione storica o dipinto raffigurante l'antica Cattedrale di Gallipoli

La Distruzione del 1284 e il Periodo di Trasferimento

Il Ravenna afferma che, pur dovendosi ritenere certa l’esistenza della Chiesa Cattedrale sin dal secolo XI, questa fu distrutta nel 1284, allorché Carlo I d’Angiò occupò e rase al suolo Gallipoli. Tale distruzione costrinse gli abitanti a rifugiarsi nella vicina Alezio e nel contado circostante, dove dimorarono per circa cento anni. Il vescovo, in quel periodo, esercitò le sue prerogative avvalendosi come "Cattedrale" della Chiesa della Lizza, alla quale per tutto quel tempo si diede il titolo della Protettrice Sant'Agata. L’usura dei materiali, infatti, si manifestò in termini di pericolo di nuovi crolli agli inizi del secolo XVII, tanto da giustificare la preoccupazione di monsignor G.

La Nuova Concattedrale Barocca: Architettura e Tesori Artistici

L'attuale chiesa, dedicata a Sant'Agata, fu elevata a Basilica Pontificia Minore nel 1946 dal Papa Pio XII, su richiesta del vescovo Monsignor Nicola Margotta (1935-1953). Essa fu costruita in poco meno di settant’anni, tra il 1629 e il 1696, in luogo dell'altra più antica dedicata a S. Giovanni Crisostomo. I lavori iniziarono il 27 maggio 1629.

La Maestosa Facciata e la Struttura Interna

La data del completamento della costruzione (1696) appare proprio in un’iscrizione sulla facciata, che si presenta quasi all’improvviso tra le mura fortificate e intersecate da una fitta trama di vicoli e corti fiorite del centro storico della città, in prossimità del settecentesco palazzo del Seminario. La facciata è realizzata in carparo locale, forse ad opera di Giuseppe Zimbalo, e arricchita da diverse statue in pietra leccese, tra cui quelle di S. Agata, S. Sebastiano, S. Fausto, S. Marina, S. Teresa e S. Giovanni Crisostomo.

L’interno è ripartito in tre navate a croce latina, scandito da un colonnato con fregio a mètope e triglifi di sapore rinascimentale. Entrando nella chiesa si ha la straordinaria impressione di vedere un unico grande dipinto, una vera e propria galleria di pittura sacra che sembra rivestire ogni angolo dell’interno, dalle volte fino al magnifico presbiterio.

Gallipoli - Basilica di Sant'Agata

I Grandi Maestri della Pittura Barocca

Nella pittura del Coppola, infatti, convergono elementi del manierismo fiorentino, dei maestri antichi e contemporanei. A Giovanni Andrea Coppola si devono numerose tele, tra cui le magnifiche pale dei Miracoli di San Francesco (II altare a sinistra), del Martirio di Sant’Agata (transetto sinistro) e dell’Adorazione dei Magi (III altare a sinistra).

Un altro artista che ha notevolmente contribuito alla galleria delle pitture della Basilica Concattedrale è il napoletano Nicola Malinconico (1663-1721). Di lui si può ammirare, tra l’altro, una grande tela sulla controfacciata, raffigurante Gesù che scaccia i profanatori del Tempio, e un’immensa pala di 100 mq raffigurante il Martirio di Sant’Agata che copre interamente la volta del tiburio. Numerosi altri lavori del pittore napoletano, chiamato a Gallipoli dal giovane vescovo teatino Oronzo Filomarino (1700-1741), rivestono l’interno della basilica, tra cui Il paralitico risanato, L’ingresso di Cristo a Gerusalemme e La Sepoltura di Sant’Agata, nonché altri dipinti del figlio Carlo Malinconico che furono tutti completati entro il 1721, l’ultimo anno di vita del padre.

Cappelle e Presbiterio: Dettagli di Finitura

Nel transetto destro si può vedere la cappella del SS. Sacramento, interamente rivestita in marmi policromi con una tela centrale raffigurante il Trionfo dell’Eucaristia del pittore Francesco Giordano e altre tele del Malinconico. Nel braccio sinistro del transetto si trova un’altra cappella interamente rivestita in marmi policromi, dedicata a S. Maria degli Angeli.

Il presbiterio comprende l’altare del maestro bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678), su cui campeggia il Crocifisso in legno del sec. XVIII e la cattedra episcopale di recente fattura. L’abside è interamente occupata dai 41 stalli del coro ligneo fastosamente intagliato in noce, opera del tedesco Giorgio Aver (XVIII sec.).

Dettaglio dell'altare maggiore e del presbiterio della Concattedrale di Sant'Agata

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