La Cattedrale metropolitana di Santa Maria de Episcopio rappresenta il principale luogo di culto di Benevento e la sede vescovile dell'omonima arcidiocesi. La sua storia millenaria è un susseguirsi di stratificazioni architettoniche, distruzioni belliche e pazienti restauri che hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di inestimabile valore.

Le origini e le fasi paleocristiane
La fondazione più antica della Cattedrale è fatta risalire agli inizi del VII secolo, sebbene la chiesa beneventana fosse dotata di un proprio vescovo già dal IV secolo. La struttura originaria, costruita nel V secolo su un insieme di edifici pubblici romani in disuso, presentava un impianto a cinque navate, simile alle basiliche paleocristiane mediterranee, caratterizzato dall'utilizzo di cinquantaquattro colonne doriche di spoglio provenienti da un unico monumento romano.
Nel corso dei secoli, l'edificio ha subìto numerosi interventi:
- VIII secolo: Il duca longobardo Arechi II promosse un complesso intervento urbanistico, trasformando l'antica chiesa nella cripta della nuova cattedrale.
- IX secolo: In seguito all'acquisizione delle reliquie di San Bartolomeo e San Gennaro, le cappelle preesistenti furono unificate.
- XI-XIII secolo: Venne realizzata l'imponente facciata in stile romanico-pisano, tuttora visibile, e il campanile (elevato tra il 1277 e il 1280).
La distruzione bellica e la ricostruzione moderna
L'architettura della cattedrale, come appare oggi, è frutto della radicale ricostruzione effettuata dopo i bombardamenti del 1943. Le incursioni aeree alleate del settembre 1943 rasero al suolo gran parte dell'insula episcopale, riducendo in ruderi il tempio medievale. La facciata del XIII secolo e il campanile, seppur gravemente danneggiati, riuscirono a sopravvivere grazie a interventi di fortificazione ad hoc.
La ricostruzione, affidata all'architetto Paolo Rossi de Paoli, si svolse tra il 1948 e il 1965. L'interno attuale, a croce latina e tre navate, si presenta severo e luminoso, arricchito da opere recuperate dalle macerie, come la statua marmorea di San Bartolomeo in trono di Nicola da Monteforte.

La Janua Maior e le opere d'arte
Uno dei tesori più preziosi della cattedrale è la Janua Maior, una straordinaria porta di bronzo fusa tra il 1156 e il 1170. Composta da 72 formelle a bassorilievo, è considerata dagli storici dell'arte una delle più alte espressioni artistiche medievali dell'Italia meridionale. Ridotta in frammenti durante i bombardamenti, è stata oggetto di un restauro decennale e ricollocata nel 2012, dopo essere stata riprodotta in copia integrale con il metodo della fusione a cera persa.
Il percorso archeologico del Museo Diocesano
I lavori di ripavimentazione avviati nel 2005 hanno permesso di scoprire una stratificazione storica che parte dal Neolitico. Sotto il piano di calpestio della chiesa è oggi visitabile la sezione archeologica del Museo Diocesano, che comprende:
- Percorso ipogeo: Resti di insediamenti sannitici, strutture di epoca romana (tra cui un possibile macellum) e le fondazioni della basilica paleocristiana.
- Pseudocripta: Un ambiente suggestivo con colonnati di spoglio, resti di pavimentazione in opus sectile del XII secolo e cicli pittorici medievali, tra cui il ciclo dedicato a San Barbato.

| Epoca | Intervento rilevante |
|---|---|
| V secolo | Costruzione della prima basilica paleocristiana. |
| VIII secolo | Riedificazione longobarda e creazione della cripta. |
| XII-XIII secolo | Realizzazione della facciata romanica e fusione della Janua Maior. |
| 1943 | Distruzione bellica causata dai bombardamenti. |
| 1950-1965 | Ricostruzione moderna su progetto di Paolo Rossi de Paoli. |
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