Personaggi Biblici nel Catechismo: Strumenti, Approcci e Riflessioni Teologiche

La presentazione dei personaggi biblici riveste un ruolo fondamentale nella catechesi, offrendo ai ragazzi uno strumento valido per comprendere e coltivare la fede. Questi personaggi non sono figure astratte, ma uomini e donne come noi, con pregi e difetti, che dimostrano come la fede sia un fatto reale che si può abbracciare e coltivare nel quotidiano, attraverso la rivelazione mediante parole e fatti intimamente connessi.

Dio cammina con gli uomini e la storia di Gesù offre ai bambini una prima intuizione d'insieme per collegare i grandi personaggi biblici e gli avvenimenti di cui furono protagonisti. Questa intuizione costituisce un valido fondamento per le ulteriori e graduali presentazioni dei grandi temi della Bibbia.

Strumenti e Risorse per la Catechesi sui Personaggi Biblici

Diverse iniziative e pubblicazioni mirano a facilitare l'incontro dei giovani con le figure della Bibbia.

L'Album dei Personaggi Biblici

La comunità parrocchiale San Nicola in San Nicolò (Aci Catena) propone un utile strumento per i ragazzi della catechesi: l’Album dei Personaggi Biblici. Si tratta di 48 personaggi, alcuni tratti dall’Antico Testamento - da Adamo ed Eva a Noè, Abramo, i patriarchi, Mosè e i profeti che hanno annunciato la venuta del Salvatore - e altri tratti dal Nuovo Testamento - da Maria e Giuseppe agli apostoli, Maria Maddalena, gli uomini che Gesù incontra sul suo cammino, Mattia, Paolo e Stefano. Questi personaggi aiutano i bambini a cogliere la rivelazione mediante parole e fatti intimamente connessi, mostrando come Dio cammini con gli uomini.

40 Personaggi della Bibbia: Un Approccio Narrativo

Un altro strumento efficace è il volume "40 personaggi della Bibbia" di Roberta Monetti, presentato ai ragazzi. Sono 20 figure dall'Antico Testamento - da Adamo ed Eva, passando per Noè, Abramo, Mosè, il re Davide, fino ai profeti che annunciavano la venuta del Salvatore - e 20 dal Nuovo Testamento - da Maria e Giuseppe, attraverso i discepoli e la Maddalena, fino a Paolo e Stefano.

Di ogni figura è presentata brevemente la vicenda storica, ma alla fine di ogni racconto è riportata una breve considerazione sul significato e la valenza di ogni personaggio anche sulla nostra vita. È importante, inoltre, la spiegazione di alcune espressioni e di alcuni termini che compaiono nella narrazione e che possono risultare difficili perché non più in uso o si riferiscono a usi e tradizioni lontanissime dalla nostra cultura. Il volume non è una "piccola Bibbia" per bambini, ma un sussidio per approfondire la conoscenza di figure centrali.

Copertina illustrata di un libro per bambini sui personaggi biblici

Itinerari di Iniziazione Cristiana: "Con Te!"

"Con Te!" è un itinerario di Iniziazione Cristiana della Diocesi di Milano che vuole introdurre e accompagnare i ragazzi, dai sette agli undici anni, all’incontro personale con Gesù nella comunità cristiana. Attraverso questo percorso, "accendendo i sensi" dei bambini, si annuncia la buona notizia di Gesù che rende figli di Dio.

  • I figli scelgono di diventare “discepoli”, incontrando Gesù che li chiama a seguirlo e a vivere insieme a lui.
  • I ragazzi scoprono che lungo il cammino di fede si crea lo spazio per un’amicizia sempre più forte con il Signore, che per primo li chiama “amici”.
  • I ragazzi possono ora scoprirsi e riconoscersi come cristiani, cioè appartenenti a Gesù Cristo e alla Chiesa.

Materiali Didattici Specifici

Esistono anche schede e materiali specifici per approfondire la conoscenza di personaggi e temi biblici:

  • Storia di Mosè in formato Word e PPT completa di scheda/riflessione.
  • Storia di Davide in formato Word e PPT completa di scheda/riflessione.
  • Schede con spunti di riflessione su due personaggi biblici.
  • Campi estivi per ragazzi basati su film o cartoni animati che offrono spunti sui personaggi e i loro cambiamenti, come il campo di due giorni sul tema "Il laboratorio del tempo: Dio trasforma il nostro presente" a partire dal film Mr. Peabody & Sherman, o il libretto per un camposcuola di 7 giorni tratto dal cartone Disney Koda fratello orso, adatto a bambini delle elementari.
  • Giochi per la conoscenza dei luoghi biblici, degli avvenimenti e dei personaggi del Vangelo, che attraverso probabilità e imprevisti valutano la preparazione dei ragazzi.

LA NASCITA di GESÙ BAMBINO | Storie della Bibbia per tutta la famiglia | Ciuf Ciuf

I Personaggi Biblici nel Tempo Ordinario e nell'Anno Liturgico

Nel corso del Tempo Ordinario, la Chiesa, sostando nell’ascolto delle Scritture, fa rivivere i progenitori Adamo ed Eva, e ritorna a solcare le acque l’arca di Noè. Abramo e Sara si rimettono in cammino, mentre Giacobbe e i suoi figli danno inizio all’epopea d’Egitto. Durante l’anno liturgico, la Chiesa si premura di dischiudere ai fedeli «i molteplici tesori dell’unica Parola di Dio».

Anche nel corso del Tempo Ordinario «la chiesa si edifica e cresce nell’ascolto della Scrittura e i fatti mirabili che un tempo Dio ha compiuto nella storia della salvezza vengono in mistica verità ripresentati» di fronte ai nostri occhi. Vengono ripresentati i progenitori Adamo ed Eva, i contrasti fra Caino e Abele, l’esilio di Noè e della sua famiglia sull’arca sotto il diluvio. Di nuovo Abramo e Sara, ma anche la schiava Agar, riprendono il cammino verso la Terra promessa. Giacobbe e i suoi figli danno inizio - in Giuseppe - all’epopea del popolo in Egitto.

Con Mosè, e con il suo successore Giosuè, Israele viene liberato e si installa in Canaan. Con Gedeone è ripresentata la fase dei giudici, mentre il re Davide è anticipato in Rut. Non mancano il rientro e la ricostruzione dopo l’esilio, con Esdra e Neemia, il racconto edificante del viaggio di Tobia insieme con l’angelo e la dura vicenda dell’ellenizzazione forzata, con l’episodio dei fratelli ‘martiri’ Maccabei.

Calendario liturgico illustrato con scene bibliche

Riflessioni Teologiche e Critiche sull'Interpretazione Biblica nel Catechismo

Un'analisi critica del Catechismo, come quella proposta da Ortensio da Spinetoli nel suo volume del 1999 "Bibbia e catechismo", mette in luce le sfide nell'armonizzare la ricerca biblica contemporanea con l'insegnamento cattolico ufficiale. L'autore mostra non tanto le fondamenta bibliche dell’insegnamento cattolico ‘ufficiale’, quanto, in certi casi, la loro assenza o una loro interpretazione che necessita di approfondimento.

La Rivelazione e la Ragione Naturale

Nel primo capitolo, il Catechismo ripropone i classici preambula fidei: quelle verità (ad esempio l’esistenza di un Dio creatore potente e amorevole) che l’essere umano potrebbe scoprire da solo, sulla base della propria ragione naturale, anche senza una rivelazione divina nella storia. Ortensio obietta che «il male fisico e morale, la ferocia, la crudeltà tra gli esseri inferiori, al pari della delinquenza tra gli uomini creano gravi addebiti all’esistenza di un principio buono posto all’origine di ogni cosa. La ragione non riesce a conciliare gli estremi della situazione cosmico-antropologica. Se l’uomo si lascia guidare dalla sola ragione finisce nell’ateismo o nel nichilismo».

Da cui la conclusione: «Il discorso su Dio è sempre ipotetico; tutto quello che si dice o si può dire è pura immaginazione. Non c’è alcuna possibilità di verifica». L'autore osserva la grande onestà intellettuale di Ortensio nel destrutturare il trionfalismo apologetico della ragione ‘naturale’, pur non essendo così certo che essa, da sé sola, finisca necessariamente «nell’ateismo o nel nichilismo». Questa convinzione, difesa da teologi di tutto rispetto, sembra smentita da pensatori ‘laici’ come Aristotele o Plotino, Bergson o Jaspers, che sarebbe inesatto definire atei o nichilisti.

La Natura della Profezia

Se la ragione da sola non basta a rapportarsi con una Realtà divina trascendente, come intendere la “rivelazione” che ci trarrebbe fuori dall’incertezza totale sul senso del mondo? Ortensio afferma che «i profeti s’incontrano nella storia di tutti i popoli e hanno tutti pari diritto di ascolto. Se per i cristiani il profeta è Gesù di Nazaret, ciò non può impedire che nel corso dei secoli, nell’immensa latitudine e longitudine del globo, non siano sorti e non sorgano altri portaparola dell’Altissimo per i popoli e gli uomini che vivono loro accanto. Iddio, se esiste, è sempre al di sopra dei settarismi dei suoi reali o sedicenti fiduciari. Perché è Dio e non un uomo, egli dona tutto a tutti e a nessuno nega i suoi favori».

Questi profeti agiscono «attraverso un personale, interiore intuito di cui non sono in grado di spiegare la natura e la provenienza, ma su cui non avanzano riserve. Essi non appartengono a nessuna confessione religiosa, a nessuna chiesa ma alla comunità umana; non rappresentano un gruppo o una setta, ma tutti gli uomini, la moltitudine dei fratelli. Sono profeti quelli che compaiono nella storia israelitica, ma con eguale diritto appartengono a tale schiera coloro che in vari tempi e luoghi hanno aiutato gli uomini a comprendersi e ad amarsi».

Fede, Teologia e Dogma

Se la ragione naturale non è sufficiente ed è necessaria la fede nella ‘rivelazione’ testimoniata dai profeti, in cosa consiste propriamente tale ‘rivelazione’? Il Catechismo non sembra avere dubbi: in «una sintesi di verità ‘superiori’ che la pura ragione non è in grado di perseguire. Il ‘credente’ e l’‘ateo’ pertanto si distinguono dal bagaglio di determinate dottrine, più o meno esoteriche, che uno non ha difficoltà ad accettare e l’altro trova arduo o impossibile».

Ortensio da Spinetoli ritiene questa concezione della fede nella ‘rivelazione’ insostenibile perché intellettualistica, nozionistica. La ‘fede’ è una qualche forma ineffabile di esperienza delle «mozioni interiori dello Spirito, della Bontà, dell’Amore, di Dio e non va confusa con la ‘teologia’ che è il modo umano di presentare agli altri la propria fede». La Bibbia è «un grande testo di teologia e non sempre la migliore. Chiedere l’assenso ad essa o su di essa è sempre ardito o assurdo. Il vero Dio non si ritrova nel Dio della Bibbia. È sempre il tutt’altro. Iddio non si confonde né con l’ebraismo né col cristianesimo».

Se la fede non è accettazione letterale, pedissequa, acritica delle teologie proprie degli agiografi (gli autori, conosciuti o più spesso anonimi, dei testi sacri), a maggior ragione non è accettazione dei “simboli” - ossia delle formule dogmatiche che intendono condensare le dottrine ‘rivelate’ essenziali - emanati dai vari concili ecclesiali (da Nicea nel 325 al Vaticano II del 1963-1965). Tali sintesi delle ‘verità’ irrinunciabili per un cristiano sono frutto di compromessi fra fazioni teologiche, e non di rado gruppi di potere politico, di fronti opposti: non è un caso che le dispute cristologiche del concilio di Nicea furono risolte grazie all’intervento decisivo di un imperatore, Costantino, neppure battezzato; e che, alcuni decenni dopo (381), il concilio di Costantinopoli approvò il «simbolo niceno-costantinopolitano» per opera dell’imperatore Teodosio.

«L’appello ai “simboli di fede” può essere sempre pertinente, ma può risultare ambiguo, perché si fa ricorso a formule in sé e per sé sempre relative, a diciture che non hanno perso nulla della loro precarietà originaria e che allontanandosi nel tempo sono diventate sempre più astruse. L’esegesi dei testi conciliari, ammesso che [tali testi] possano avere un valore decisivo, è più ardua di quella dei testi biblici. Si può sempre dire che si tratta di tentativi per “capire la fede”, legittimi e rispettabili, ma non di “definizioni uniche e irreformabili”».

L'Identità di Dio e la Creazione

Affrontando «il problema dei problemi»: l’identità di Dio, l'autore critica come vengano proposte come ‘verità di fede’, irrinunciabili, delle mere tesi teologiche che resterebbero tali - dunque opinabili - anche se si trovassero nelle Scritture; e che, comunque, non vi si trovano neppure. Paradigmatico è il caso del “dogma trinitario” (l’unica natura divina condivisa da tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo) che viene presentato come insegnamento biblico, laddove «in realtà le Scritture non suffragano il mistero trinitario».

Uno dei primi attributi di Dio è il suo essere ‘creatore’. Ma quando la Bibbia ne parla in questi termini vuole dare informazioni ‘scientifiche’ o ‘filosofiche’ sulla costituzione dell’universo? Il Catechismo sembra insistere sull’impostazione medievale sulla «‘spiegazione’ cristiana delle origini del mondo e degli esseri che lo popolano», ignorando che - secondo l’esegesi più avvertita - la Bibbia è interessata, piuttosto, al presente: a illustrare l’atteggiamento che l’umanità deve adottare nei confronti dell’universo da «conoscere, rispettare e soprattutto amare».

Con linguaggio contemporaneo diremmo che la preoccupazione degli autori biblici è l’ecologia, una tematica che «il nuovo Catechismo ha ignorato e non si vede il perché». Così esso persevera nell’interpretare «il testo di Gen. 1, 27-28 (“domini la terra”) quasi come un imperativo a sfruttare o a piegare con tutti i mezzi e i modi la terra e gli esseri, dalle piante agli animali, ai comodi dell’uomo».

Male, Dolore e Provvidenza Divina

Un essere umano responsabile della vita in tutte le sue manifestazioni storiche e cosmiche è anche esposto allo scandalo del male, del dolore, della sofferenza degli innocenti. Ortensio da Spinetoli trova inopportunamente consolatoria la dottrina tradizionale della “divina Provvidenza” che il Catechismo ribadisce come se le nuove teorie scientifiche imperniate sull’evoluzione non ponessero «profondi enigmi (la lotta per la sopravvivenza, le forze centrifughe o dispersive, la refrattarietà, gli egoismi, ecc.) che non sono ancora chiariti». Da qui l’avvertenza di non identificare la “provvidenza” con “il provvidenzialismo”, con «l’idea di un Dio che tutto prevede e tutto dispone, persino il cadere delle foglie degli alberi e che tiene registrato il numero dei capelli di ogni uomo».

Angeli e Demoni

Nella sua incessante lotta contro tutte le difficoltà della vita, l’essere umano è sostenuto da ‘angeli’ e ostacolato da ‘demoni’? Il Catechismo ribadisce la risposta affermativa tradizionale, senza neppure avvertire della possibilità che i passi biblici su questi “spiriti” (buoni e cattivi) vadano interpretati in senso non letterale. «Non è solo la Bibbia a supporre la presenza di spiriti buoni nella vita umana e cosmica, ma è un bagaglio che ricompare in molte culture se non in tutte. La teoria degli spiriti del bene e degli spiriti del male è presente nella vita di ogni uomo e di ogni popolo», sebbene si possa trattare di «personificazioni» più che di «persone».

La Condizione Umana, Evoluzione e Ruolo della Donna

«L’uomo è ancora il più grande mistero che la ricerca è chiamata ad affrontare. Darlo per risolto in partenza in base alle concezioni o categorie ebraico-bibliche è come risolvere il problema dei movimenti stellari in base alle affermazioni di un condottiero del XII secolo a. C. (cf. Gios. 10, 12-13)». L'autore nota che nel Catechismo «non ci sono le solite prese di posizione contro l’evoluzionismo (la derivazione dell’uomo da specie “inferiori”), la poligenesi (l’origine dell’uomo da più coppie) o il polifiletismo (la provenienza da più rami, cespugli distinti), ma si poteva dire una parola a favore o di rispetto verso queste proposte, almeno parascientifiche, che gli alunni di tutte le scuole ascoltano abitualmente dai loro rispettivi professori di scienze naturali che parlano insieme, prima o dopo, agli insegnanti di religione».

Una critica simile viene rivolta a proposito della figura e del ruolo della donna. A parere di Ortensio, il Catechismo non ha sposato in blocco la visione biblica (Gen. 2-3) secondo cui la donna sembra risultare “inferiore all’uomo”, creata dopo il maschio per «colmare il vuoto di Adamo» (che è «soddisfatto nel vederla; ma di lei non si dice nulla; l’importante è che sia contento lui»), prima responsabile della disobbedienza ai voleri divini: non l’ha adottato, ma neppure l’ha esplicitamente contestato. La teologia contemporanea va rivalutando la presenza della donna inseparabilmente dalla rivalutazione della coppia maschio/femmina, ma «la teologia della coppia è appena accennata nel testo catechistico, non messa bene a fuoco, quasi un po’ meno di quanto faccia il lontano autore di Gen. 2-3».

Schema che illustra teorie sull'evoluzione umana

Il Peccato Originale e l'Uomo Biblico vs. la Paleontologia

«La Bibbia - scrive Ortensio da Spinetoli - offre una versione incantevole dello stato originario dell’uomo. Uscito dalle mani di Dio egli è libero, onnisciente, saggio, equilibrato, impassibile, immortale, ma la visione che la paleontologia offre dello stato primordiale è ben diversa. La storia umana si confonde alle origini con quella dei bruti; l’uomo è semiselvaggio come la terra che lo ospita; ignora l’arte del vivere, il linguaggio, le altre agevolazioni che riuscirà pian piano e faticosamente a scoprire. Per la scienza i “progenitori” o i primi uomini sono da cercare tra il pitecantropo, il sinantropo o il neanderthalense. Per qualsiasi esemplare si opti si è ben lontani dall’Adamo biblico».

Comunemente si ritiene che la dottrina del peccato ‘originale’ compiuto da Adamo su istigazione di Eva sia un cardine fondamentale della ‘fede’ cristiana. E in effetti predicazione e liturgia, arte e letteratura, filosofia e psicologia in tutte le culture cristiane sono state influenzate da questo ‘dogma’ che, secondo la celebre asserzione di Pascal nel XVII secolo, è in sé ‘incomprensibile’ (perché, infatti, ogni bimbo dovrebbe nascere ‘macchiato’ da una colpa commessa milioni di anni prima da un progenitore sconosciuto?), ma senza il quale resterebbe ‘incomprensibile’ la condizione umana sulla Terra.

L’autore della Lettera ai Romani scrive: «Per la disubbidienza di uno tutti sono stati costituiti peccatori, così per l’ubbidienza di uno tutti saranno costituiti giusti» (5, 19). In forza di questo parallelismo è logico dedurre che come nessuno si salva se non replica liberamente l’obbedienza di Cristo, così nessuno si danna se non replica liberamente la disobbedienza di Adamo. Tuttavia, «il rapporto che Paolo stabilisce tra ‘tutti’ e Cristo sembra sminuire più che rafforzare il rapporto di colpa fra il “primo uomo” e i suoi eventuali discendenti, perché se anche Gesù è il salvatore di tutti gli uomini non cambia ipso facto la loro situazione morale e spirituale: lo stato creaturale dei redenti».

La Cristologia: Gesù come "Figlio di Dio"

I capitoli 12-15 del volume di Ortensio da Spinetoli presentano una cristologia pregnante e luminosa. Per il Secondo Testamento, Gesù è “figlio di Dio” non in senso ‘ontologico’ ma in senso ‘funzionale’; «più che nel piano dell’essere è tale nell’operare (Gv. 10, 32)». A lui, infatti, spetta questo titolo onorifico (diffuso nella tradizione biblica per indicare la tensione di profeti o di sovrani o - nei periodi più felici - dell’intero popolo ebraico ad operare in sintonia con i voleri divini) in quanto «colui che meglio di ogni altro ha espresso davanti agli uomini la sua carità, la comprensione, la misericordia verso i bisognosi, gli afflitti, i poveri, i malati, gli oppressi».

Questa è «l’incarnazione di Dio nel tempo, poiché attraverso le opere di Gesù, Dio si è fatto diretto protagonista della storia. Solo Gesù ha agito come Dio avrebbe agito se si fosse trovato ad operare». Queste riflessioni suggeriscono un approccio dinamico alla figura di Gesù, centrale nel catechismo.

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